“Martedì 20 agosto 1968 fu un tipico giorno estivo, caldo, con un sole velato. Praga era piena di turisti, intere famiglie passeggiavano o sedevano nei parchi. La città, anzi l’intero paese era tranquillo… era inconcepibile pensare che nel giro di poche ore i carri armati sovietici ci avrebbero assalito”.
Alexander Dubcek, “Il socialismo dal volto umano”, 1997, Editori Riuniti.
Arena 4 Palme, Giovedì 29 Giugno 2006, ultimo giorno della Roseto Summer League.
Vengono a trovarci, da L’Aquila, Giampiero Porzio e la sua dolce Silvia, per ringraziare quanti hanno comprato il libro Alta Marea e regalare magliette dell’Associazione Onlus L’Aquila per la Vita, destinataria del progetto.
Ci sediamo a mangiare pizza e arrosticini nel locale di Riccardo – forumista di ROSETO.com – che è un appassionato di basket e ha appeso all’interno del locale una serie di quadretti evocativi. Ci sono varie squadre del passato, che hanno partecipato al Trofeo Lido delle Rose.
Giampiero – secco – mi dice: “Lù, hai visto la foto dello Spartak Brno? Te lo ricordi il Trofeo Lido delle Rose del 1968?”
Io penso subito che sono – tanto per cambiare – un coglione che non si è mai soffermato a comprendere quelle foto, avendole soltanto guardate. Comprendere, mettere in relazione l’anno del Torneissimo e rifletterci un po’ sopra. Mai.
Poi però prendo la carta d’identità a due mani e rispondo: “Giampiè, io sono nato nel 1969…”.
Giampiero attacca: “Lù, è un ricordo struggente! Si giocava qui, non di là dove stanno giocando ora, qui dove adesso più che altro si pattina. Era l’estate del 1968 e l’Unione Sovietica invase Praga con i carri armati”.
Lampadina accesa: 1968, Praga, Cecoslovacchia, Trofeo Lido delle Rose (in quella edizione parteciparono la selezione USA Gulf Oil, l’Oransoda Cantù allenata da Stankovic, Zara e lo Spartak Brno).
“Continua, Giampiè…”.
“Al torneo c’erano quei poveri ragazzi dello Spartak Brno, Campioni di Cecoslovacchia del 1968, che praticamente subirono l’invasione sovietica stando a Roseto. Lù, avresti dovuto vedere quando scesero in campo per giocare… i rosetani si alzarono in piedi e ci furono lunghi minuti di applausi”.
Guardo Giampiero e penso che sono fortunato da una parte (aver commentato il Roseto Basket della serie A), e sfortunato dall’altra (essermi perso l’epica della pallacanestro e i suoi struggenti intrecci con la Storia).
Guardo Giampiero e gli vedo negli occhi un velo di pianto, che poi è la commozione di ogni uomo libero.
Penso a quei momenti che non ho vissuto e non posso fare a meno di tornare a battere su un chiodo fisso che ho da qualche settimana in testa: se è tutto questo, perché deve morire la pallacanestro a Roseto?