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Roseto e Basket IDEE PER RICOMINCIARE
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Qualche idea, sperando sia utile.
BASTA VACANZE! Un playground sul mare a Roseto degli Abruzzi.
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Roseto degli Abruzzi (TE) Giovedì, 8 Maggio 2008 - Ore 15:00
Io credo che il basket di alto livello manchi molto a Roseto degli Abruzzi, così come credo che si potrebbero fare molte cose utili allo sviluppo dell’amato Lido delle Rose, anche grazie al basket, se il basket rinascesse.
Intorno a Natale 2007, stampai “ROSETO.com Carta”, in cui lanciavo un sasso nello stagno. L’articolo – scritto su ROSETO.com il 3 Gennaio 2008 – e il numero di “ROSETO.com Carta” in formato PDF sono visibili cliccando qui.
In quel foglio, avevo promesso che sarei tornato sull’argomento, mettendo la mia parte di idee a disposizione della città che amo e nella quale sono nato.
Ecco quindi di seguito qui sul sito – non ho tempo per impaginare, stampare e distribuire un altro numero di “ROSETO.com Carta” – qualche riflessione introduttiva e le mie “idee per ricominciare”.
Spero possano essere utili a qualcuno che – animato da buona volontà e amore per Roseto degli Abruzzi e per la pallacanestro – voglia ricominciare.
ROSETO E’ UN CANESTRO.
Roseto è un canestro.
Come quelli variopinti che fanno la guardia ad ogni stabilimento balneare, pronti ad accettare scommesse a Campari e succo d’arancia.
Come quelli sgangherati ma dignitosi, che vedi negli angoli delle strade, sotto un pino marittimo o vicino a un segnale di divieto di sosta. E di libertà di passione.
Come quelli in cui provano a infilare i sogni di un pomeriggio i ragazzi alle prese con l’ultimo campione da imitare. E l’ultimo libro da evitare.
Roseto è un canestro.
Perché il barbiere affila il rasoio e ti spiega la 1-3-1. Perché la signora compra la verdura e non si spiega la crisi da trasferta. Perché qualsiasi sia il contesto, qualcuno ci insinua una palla a spicchi.
Roseto è un canestro con dentro migliaia di allenatori impigliati nella retina.
Roseto è un canestro perché se un giocatore è troppo bravo rompe gli equilibri. Se è troppo scarso non serve. Se segna 30 punti tira troppo. Se segna 10 punti non tira mai.
Roseto è un canestro perché il giocatore che serve è quello che non verrà. Perché la partita che lascia tutti contenti è quella in cui la squadra tira con il 100% dal campo. Forse.
Roseto è un canestro perché tutti conoscono la strada della verità e nessuno la percorre.
Roseto è un canestro perché migliaia di persone vanno in trasferta, spernacchiando la malasorte e provandoci ancora una volta.
Roseto è un canestro perché le domeniche senza basket sono lunghi e noiosi andirivieni fra una rotonda e l’altra, pensando alle emozioni che furono, impigliate ai nuvoloni del lunedì che incombe.
Roseto è un canestro perché è difficile infilare una palla a spicchi in un piccolo cerchio di ferro, alzato a 3 metri e 5 centimetri.
Roseto è un canestro perché tirare un pallone nell’infinito e vederlo finire, docile, dove i sogni diventano punti è il sale della vita.
IL BASKET A ROSETO: UNA STORIA DA TUTELARE.
Roseto è ricordata spesso per le due cose più preziose che ha: il mare e la pallacanestro.
C’entrano con la cultura? Definendo cultura il complesso delle conoscenze intellettuali e delle nozioni che contribuisce alla formazione di persone e popoli, senz’altro sì.
Il mare, i pescatori, le emozioni racchiuse nelle tele di Pasquale e Raffaello Celommi (i “pittori della luce”) sono cultura.
E la pallacanestro? Qualcosa che ha a che fare con il DNA, anche se non è dimostrabile in laboratorio.
James Naismith inventa il basket negli Stati Uniti a Springfield, Massachusetts, nel 1891, quando Roseto si chiama “Le Quote”.
La Federazione Italiana Basket-Ball, che poi diventerà Federazione Italiana Pallacanestro, nasce a Milano nel 1921, quando Roseto si chiama “Rosburgo” e già un giovane del luogo, Francesco Mataloni, frequentatore del Convitto Melchiorre Delfico di Teramo, scopre il gioco grazie ai fratelli Sisto, compagni di convitto venuti dagli Stati Uniti, che fanno conoscere il basket a Teramo e Rosburgo.
Nel 1927, la città diventa Roseto degli Abruzzi.
Le date parlano chiaro: la pallacanestro è nata a Roseto prima che la città si chiamasse Roseto.
Il Roseto Basket Lido delle Rose è stato affiliato alla FIP nel 1946, mentre un anno prima, con le ferite aperte della Seconda Guerra Mondiale, si giocò la prima edizione (la vinse il Napoli) del Trofeo Lido delle Rose: il più antico torneo estivo di basket d’Europa. Il “Torneissimo”, come lo chiamò Aldo Giordani, ha percorso in modo parallelo la vita della città. Ne è stato, per molti versi, uno specchio fedele. Dalla città che usciva dal dopoguerra e che ospitava gli atleti stranieri nelle case private, fino alle edizioni giocate al palazzetto, passando per quelle disputate nello storico catino dell’Arena 4 Palme, cuore pulsante del basket rosetano.
Fu all’Arena 4 Palme che i campioni di Cecoslovacchia dello Spartak Brno furono salutati da un grandissimo applauso, che poco aveva a che fare con la pallacanestro. Era il 1968, l’URSS soffocava la primavera di Praga con i carri armati e la storia si impigliava tra le retine di un torneo di basket, che ospitava una squadra cecoslovacca composta da atleti che giocarono sapendo del loro paese invaso. E fu sempre all’Arena 4 Palme che, nel 1976, l’Italia sconfisse per la prima volta l’URSS, la terribile Armata Rossa.
Roseto sta alla pallacanestro come le spine a una rosa: tanti piccoli spunzoni acuminati, che rendono ancor più misteriosa la conoscenza e il profumo del fiore. Ogni rosetano – o quasi – è stato giocatore, dirigente, allenatore, giornalista, mediatore culturale, cantore, storico, esegeta. A ognuno il suo compito con le immancabili divisioni, ma uniti nel costruire qualcosa che ormai fa parte dell’aria che si respira.
Perché il Roseto Basket non è soltanto una squadra, ma l’orgoglio di una città. Tanti uomini hanno dato molto al basket rosetano. Qualche nome importante, fra quelli che non ci sono più.
Giovanni Giunco, medaglia d’Oro CONI e CIO, padre nobile del basket rosetano.
Remo Maggetti, campionissimo che seppe conquistare Scudetti e titoli intercontinentali (“L’uomo di Madrid” titolò un quotidiano sportivo) a Varese e poi proseguire la carriera a Napoli. A lui è intitolato il palasport che per molti anni è stato chiamato “PalAnastasi”, in omaggio ad Aldo Anastasi, “Il Colonnello”, che voleva portare a Roseto addirittura l’Università del Basket.
Infine, Nicola Mariani, prezioso factotum dell’ultimo decennio, in grado di fare, da solo, quello che molte squadre professionistiche delegano ad un team di almeno tre persone. Mariani è scomparso nel 2005 in un incidente stradale insieme a due altri uomini di basket (Ernesto Settepanella e Domenico Belisari), tornando da un torneo precampionato, all’inizio di quella che sarebbe poi diventata l’ultima stagione in Serie A del Roseto Basket Lido delle Rose.
L’ultimo anno di un decennio strepitoso, che ha visto il Roseto salire dalla Serie C1 alla Serie A, in un crescendo che ha trascinato una città intera sulla ribalta sportiva nazionale.
Roseto parte per la lunga marcia del basket vincendo il campionato di C1 nel 1996, con la squadra guidata da coach Gabri Di Bonaventura. Dopo un anno di B2, il ripescaggio per meriti sportivi in B1 e l’arrivo a Roseto di Michele Martinelli, che insieme a Giovanni Giunco costruisce la squadra che, allenata dal coach rosetano Tony Trullo, vince Campionato e Coppa Italia di Lega. Un’annata strepitosa, identificabile in campo nel talento di Claudio Bonaccorsi e nella concretezza di Leo Busca.
In Serie A2 il Roseto rimane due stagioni, vincendo a mani basse la seconda, con Phil Melillo in panchina e Paolo Moretti e Mario Boni in campo. Arriva il traguardo storico della Serie A1, nel 2000, conquistato dal presidente Michele Martinelli, che rimane altre due stagioni, conquistando sempre i playoff Scudetto e una volta le finali di Coppa Italia. I rosetani, innamoratissimi, seguono la squadra anche nell’esilio di Chieti e in massa in trasferta (in mille a Fabriano o a Pesaro).
La terza stagione in A1 è quella della gestione di Enzo Amadio, che rileva la società e la iscrive anche alla Coppa Uleb. Roseto va a giocare in Europa e in Italia conquista ancora i playoff Scudetto e le finali di Coppa Italia. Quando ormai è “miracolo Roseto”, le prime crepe si notano. Amadio lascia la squadra, affidata al presidente-traghettatore Vittorio Fossataro.
A Novembre torna Martinelli, con la cordata di Domenico Alcini. Altre due stagioni e mezzo, con quella 2004/2005 culminata nel “Roseto più forte di sempre”, che arriva al settimo posto e disputa i playoff Scudetto, sospinta dalle magie di Mahmoud-Abdul Rauf, il “Califfo del Lido delle Rose”. La favola – in Serie A – del basket rosetano finisce nell’estate 2006. La squadra non viene iscritta perché non presenta la polizza fidejussoria e non ottempera ad alcuni pagamenti.
L’intera città, abituata ogni estate ad ascoltare la cantilena “al lupo al lupo” legata ai problemi economico-finanziari, alza la testa troppo tardi. Il Roseto di Serie A scompare identificandosi con gli stessi che lo avevano portato in Serie A, primo tra tutti Michele Martinelli, che sceglie la nuova sfida della Fortitudo Bologna e spacca ancora una volta la città fra chi lo ama e chi lo odia.
La stagione 2006/2007 vede un nuovo sodalizio – la Pallacanestro Roseto dell’imprenditore rosetano Alberto Rapagnà, che ha rilevato il titolo sportivo dal Nuovo Basket Silvi – ripartire dalla Serie B2, Girone B. La squadra arriva a giocarsi Gara 5 (la finalissima) dei playoff per la promozione in Serie B1, ma perde e Rapagnà cede il titolo sportivo a Chieti.
La stagione 2007/2008 è quella in cui Roseto cestistica tocca il punto più basso della sua storia. Per la prima volta nella storia del basket non esiste una squadra di basket maschile di Roseto in un campionato nazionale (dalla Serie A alla Serie C1).
Attualmente, esistono due società di Serie C2, la Virtus Roseto e la Roseto Basket Ball, che giocheranno i playoff promozione (la Virtus da prima in classifica al termine della stagione regolare) per la promozione in Serie C1.
Inoltre, esiste una squadra di basket femminile, le Panthers Roseto, militante in serie B2.
DALLA STAGIONE 1995/1996 AD OGGI: RIEPILOGO.
Roseto Basket Lido delle Rose – Stagione 1995/1996 – Serie C1
Vittoria del Campionato
Roseto Basket Lido delle Rose – Stagione 1996/1997 – Serie B2
Poule Promozione
Roseto Basket Lido delle Rose – Stagione 1997/1998 – Serie B1
Vittoria della Coppa Italia di Lega
Vittoria del Campionato
Roseto Basket Lido delle Rose – Stagione 1998/1999 – Serie A2
Play-off promozione
Roseto Basket Lido delle Rose – Stagione 1999/2000 – Serie A2
Vittoria del Campionato
Roseto Basket Lido delle Rose – Stagione 2000/2001 – Serie A1
Final Eight di Coppa Italia
Play-off Scudetto
Roseto Basket Lido delle Rose – Stagione 2001/2002 – Serie A1
Play-off Scudetto
Roseto Basket Lido delle Rose – Stagione 2002/2003 – Serie A1
Uleb Cup – Ottavi di Finale
Final Eight di Coppa Italia
Play-off Scudetto
Roseto Basket Lido delle Rose – Stagione 2003/2004 – Serie A1
Salvezza
Roseto Basket Lido delle Rose – Stagione 2004/2005 – Serie A1
Play-off Scudetto
Roseto Basket Lido delle Rose – Stagione 2005/2006 – Serie A1
Salvezza
Pallacanestro Roseto – Stagione 2006/2007– Serie B2 Girone B
Playoff promozione in B1, sconfitta in Finale.
Virtus Roseto – Roseto Basket Ball – Stagione 2007/2008– Serie C2
Campionato in corso di svolgimento
ROSETO, IL BASKET, IL FUTURO E GLI OBIETTIVI.
Roseto può e deve tornare ad esprimere un sodalizio cestistico nell’ambito del basket professionistico italiano (Serie A e LegaDue).
La città abruzzese – primo centro costiero della provincia di Teramo e seconda città in assoluto per importanza dopo il capoluogo – può in tal modo avere un sicuro punto di riferimento in quanto a popolarità e notorietà, attivando così una serie di circuiti virtuosi relativi alla vocazione turistica cittadina.
Roseto ha perso la propria squadra di Serie A, dopo averla salvata sul campo, nell’estate del 2006. Questa consapevolezza deve essere il punto fermo per un orgoglioso, leale e consapevole fronte comune, in grado di esprimere un progetto che – in un ambito temporale triennale – possa tornare in Serie A.
L’obiettivo di riportare a Roseto il basket che conta non può però essere disgiunto dalla necessità di dare alla città un sodalizio stabile ed in grado di attrarre soci-investitori sia fra le forze imprenditoriali cittadine sia nel mondo imprenditoriale regionale e nazionale.
Una società di proprietà di un gruppo solido di persone che, mediante un Consiglio di Amministrazione, deleghi alcune persone a gestire il progetto triennale garantendo sia il supporto sia l’assoluta libertà di manovra in rapporto agli obiettivi definiti, con verifica annuale dei risultati raggiunti.
E’ fondamentale individuare le persone giuste e consentire loro di lavorare, senza intralciarle con critiche provenienti dalla società stessa (pericolo sempre presente nei “patti di sindacato”, come ad esempio – a livello più alto – la gestione del Corriere della Sera).
Una società solida dunque, in grado di esprimere un sodalizio sportivo attento a tutto l’ambiente circostante e che sia un fattore di sviluppo, mediante partnership, dell’intero territorio, sia per quanto riguarda le imprese sia per quanto attiene alle istituzioni ed agli enti.
NUOVA SOCIETA’.
Al fine di garantire un futuro stabile e condiviso negli obiettivi al basket rosetano, senza pesare sulle spalle di un solo imprenditore, bisogna lavorare alla costituzione di una società (presumibilmente a responsabilità limitata) in grado di frazionare il capitale sociale fra gli imprenditori ed i piccoli azionisti che vorranno contribuire.
La società di capitali sarebbe la proprietaria del titolo sportivo e avrebbe il compito di realizzare la missione sociale che è quella di “fare basket” a roseto dialogando con le istituzioni locali, regionali e nazionali. Nella missione sociale va compresa anche la gestione e organizzazione di spettacoli e manifestazioni culturali di vario genere.
La società di capitali dovrebbe poi promuovere alcune associazioni sportive che possano gestire sia l’attività giovanile sia le eventuali iniziative non propriamente cestistiche della società stessa.
Per quanto riguarda i rapporti con il Roseto Basket Lido delle Rose S.r.l., a tutt’oggi attivo e titolare della storica affiliazione del 1946 e del Trofeo Lido delle Rose, la nuova società dovrebbe attivare un tavolo di trattativa finalizzato ad ottenere i Trofei e il Trofeo Lido delle Rose, posto che il Roseto Basket Lido delle Rose S.r.l. non ha intenzione né possibilità di proseguire la propria attività sportiva.
A livello gestionale, la trasparenza sarà la prima carta che la nuova società spenderà per farsi apprezzare. Questo significa gestione del bilancio sul sito internet e massima diffusione dei conti e delle modalità attuative della gestione. Qualcosa di davvero innovativo, a livello italiano.
ORGANIGRAMMA.
Questo, per sommi capi, l’organigramma per funzioni pensato per la società di capitali e per le associazioni sportive.
SOCIETA’ DI CAPITALI
(Esempi di nomi: Nuovo Roseto Basket S.r.l.; Roseto Basket 2008 S.r.l.)
-Presidente e Legale Rappresentante.
-Consiglio di Amministrazione con 3, massimo 5 Consiglieri di Amministrazione.
-Direttore Generale e Amministratore Delegato.
-Settore Segretaria e Amministrazione.
-Settore Relazioni Esterne, Marketing e Pubblicità.
-Settore Prima Squadra.
-Settore Giovanile.
Le cariche di Presidente e Legale Rappresentante e di Consiglieri di Amministrazione sono a titolo onorifico e quindi gratuito.
Per ogni Settore vanno poi individuati e fissati i ruoli, in relazione alla solidità che si riuscirà a dare al progetto.
In particolare, per quanto attiene al Settore Prima Squadra, vanno individuati: Direttore Sportivo, Team Manager, Allenatore, Vice Allenatore, Assistente Allenatore, Preparatore Atletico, Medico Sociale, Massofisioterapista.
ASSOCIAZIONI SPORTIVE
-Presidente e Legale Rappresentante.
-Consiglio Direttivo di 3 persone.
-Coordinatore dell’Associazione.
Le cariche di Presidente e Legale Rappresentante e di Consiglieri Direttivi sono a titolo onorifico e quindi gratuito.
SQUADRA.
Tenendo conto della tradizione cestistica di Roseto degli Abruzzi ed analizzando l’andamento della stagione 2006/2007, in cui si è ripartito dal progetto di Serie B2 con un nuovo sodalizio, appare importante riproporre a Roseto un sodalizio cestistico che possa già ricollocarsi nell’ambito professionistico.
Infatti, se l’acquisizione di un titolo di Serie B1 è ovviamente meno oneroso di un titolo di LegaDue, i costi di gestione del campionato appaiono troppo onerosi per una Serie B1 finalizzata alla vittoria del campionato. Le sole due promozioni sconsigliano poi questa modalità. Vincere sarebbe difficilissimo, anche stante la concorrenza.
Di contro, l’acquisizione di un titolo di LegaDue consentirebbe di ripartire “quasi” da dove il discorso sportivo si era interrotto, ricollocando Roseto in una categoria comunque professionistica e con la possibilità di riguadagnare la massima serie nell’ambito temporale di un triennio.
Ovviamente, la difficoltà è quella di reperire sul mercato un titolo di LegaDue, il cui costo – da voci sentite – si aggira intorno ai 500.000 – 600.000 Euro.
SETTORE GIOVANILE.
La nuova società dovrebbe puntare alla ricostituzione di un settore giovanile.
Stante i costi ed il dispendio di energie, si potrebbe proficuamente lavorare alla strutturazione di una serie di accordi con gli operatori che già oggi fanno basket a Roseto lavorando con i giovani. Una sinergia che salvaguarderebbe le peculiarità di ciascun operatore di basket giovanile, che però potrebbe beneficiare di un coordinatore di tutte le attività giovanili: un nome di valenza nazionale chiamato a lavorare sul territorio rosetano e circostante dalla nuova società.
In tal modo, i giovani avrebbero un ideale punto di arrivo nella squadra di LegaDue, che fornisce un coordinatore di grande qualità a tutte le società rosetane e vicine che lavorano sulle giovanili.
Da evitare assolutamente l’attrito fra le varie società sportive rosetane che lavorano con i giovani.
UNIVERSITA’, MUSEO DEL BASKET E PARTNERSHIP.
Partendo da un vecchio progetto del “Colonnello” Aldo Anastasi, si potrebbe realizzare a Roseto degli Abruzzi l’ambiziosa “Università del Basket” e cioè un centro che sia un coordinamento serio e certificato di una serie di partnership con tutti gli elementi vivi del mondo del basket: federazione, leghe, giocatori, allenatori, arbitri.
L’Università del Basket sarebbe quindi una struttura promossa direttamente dalla nuova società e realizzata in collaborazione con tutti i livelli istituzionali del territorio, alla cui guida andrebbero messi i dirigenti della società stessa, in modo sia da risparmiare risorse sia da ottimizzare il lavoro e la cura dei risultati.
I questo ambito, si inquadra una serie di partnership da strutturare, in modo da fare di Roseto – la cui felicissima posizione al centro dell’Italia è oggettiva – un punto di incontro nazionale per i vari componenti del mondo della pallacanestro .
Tali partnership avrebbero sia la funzione di ricollocazione politico-sportiva di Roseto nel mondo del basket che conta sia quella di sviluppare il turismo, visto che Roseto offrirebbe le proprie strutture per gli incontri delle componenti citate in apertura .
Inoltre, la sinergia potrebbe estendersi con i tornei che si svolgono ormai da anni o decenni a Roseto (Trofeo Lido delle Rose, Roseto Summer League, Trofeo Ministars, Torneo Cittadino).
L’Università del basket avrebbe il proprio fiore all’occhiello e cioè il “Museo del Basket”: un percorso museale allestito in maniera fissa all’interno del PalaMaggetti, opportunamente protetto, che di mattina possa essere un efficace richiamo anche per le scolaresche dell’intera regione e delle regioni vicine.
Di seguito, un elenco dei possibili interlocutori con i quali strutturare partnership.
-Federazione Italiana Pallacanestro.
-Lega Basket di Serie A.
-LegaDue.
-Lega Nazionale Pallacanestro (B, C).
-Sindacato Giocatori (GIBA).
-Comitato Nazionale Allenatori.
-Associazione Arbitri.
SPONSOR.
Al fine di sostenere i costi del progetto di rinascita del basket di alto livello a Roseto è necessario individuare uno sponsor principale serio, possibilmente di livello nazionale, magari espressione del territorio abruzzese (DE CECCO, AIR ONE, etc.), che accetti di sposare un progetto triennale come quello del rinato Roseto. Un progetto trasparente e dai ritorni potenzialmente altissimi in termini di popolarità.
Oltre allo sponsor principale, andrebbero individuate una serie di attività alternative di finanziamento della società – come ad esempio SMS ad alto valore aggiunto o raccolta di donazioni a seguito di manifestazioni – in grado di fornire gettito liquido alla società per i vari bisogni.
Un grande sforzo va fatto per mettere insieme uno zoccolo duro di almeno 100 sponsor, di varie grandezze e quindi di varie capacità contributive, che sosterranno una parte importante del budget stagionale.
Oltre agli sponsor commerciali, va strutturata una azione seria e lungimirante anche con gli enti e le istituzioni territoriali, alla ricerca, quando non è possibile avere denaro in cambio di pubblicità, almeno di avere servizi o beni.
A solo titolo di esempio, il Roseto potrebbe avere fra i partner l’Acquedotto del Ruzzo che, se non ha soldi, potrebbe garantire la fornitura di acqua per un anno e pubblicizzare la qualità della propria acqua mediante una serie di blister riservati ai giocatori.
Se la società partisse nella stagione 2008/2009, avrebbe l’obbligo si sfruttare al meglio l’opportunità fornita dai Giochi del Mediterraneo di Pescara 2009, attivando ogni utile partnership finalizzata all’ottenimento di risorse, beni e servizi.
Nell’ambito del reperimento sponsor, va considerata l’opportunità di reperire uno sponsor in grado di legare il proprio nome al palasport Remo Maggetti di Roseto, che diventerebbe così una fonte preziosa di robusto finanziamento.
GESTIONE DEL PALAMAGGETTI.
Il palasport “Remo Maggetti” potrebbe essere richiesto in gestione dalla nuova società, in modo da avere un polmone – per quanto attiene organizzazione di concerti ed eventi – utile per il conseguimento della missione aziendale.
La società potrebbe ricevere dal Comune una quota di contributo annuale che sia – ad esempio – la metà dei costi oggi sostenuti per la gestione del palasport.
In tal modo, il Comune non spenderebbe quel che oggi spende ed anzi guadagnerebbe e la società potrebbe gestire iniziative finanziandosi.
PARTNERSHIP CON AMICACCI E ROSETO PANTHERS.
La società che riporta il basket maschile che conta a Roseto potrebbe attivare preziose e significative partnership territoriali sia con la Amicacci Giulianova (Serie A1 di basket in Carrozzina) sia con le Roseto Panthers (Serie B2 di basket femminile).
In tal modo, detto del coinvolgimento delle varie società operanti nell’ambito dei settori giovanili, la società nuova sarebbe un vero e proprio punto di riferimento, anche e soprattutto per autorevolezza, lungimiranza e attenzione sia sociale sia sportiva.
PARTNERSHIP CON UNIVERSITA’.
Il Roseto rinato dovrebbe attivare ogni utile partnership sia con l’Università di Teramo sia con quella di Chieti.
In tal modo, gli atenei potrebbero inviare alcuni selezionati studenti a perfezionarsi in stage presso la società sportiva, che avrebbe il vantaggio di avere personale qualificato in via di formazione ed a livello gratuito.
Quello degli stage è solo uno dei tanti possibili aspetti sviscerabili.
A solo titolo di ulteriore esempio, possiamo pensare alle tante iniziative organizzabili nell’ambito del progetto “Università e Museo del Basket”.
AMBASCIATORI DEL BASKET ROSETANO.
Nel corso dei decenni, Roseto ha avuto tanti personaggi che sono passati per lavorare nel mondo del basket. Alcuni anche di livello internazionale.
Una accurata selezione potrebbe consentire la nomina di “Ambasciatori del basket rosetano”, in grado di dare nuova e più forte visibilità al progetto di basket rinato a Roseto, sempre legandolo ai valori alti di sport e cultura e con richiami, ove possibile, alle partership universitarie.
GESTIONE COORDINATA DEI TORNEI.
A Roseto si giocano, nel periodo estivo, 4 importanti tornei di cui 2 di livello internazionale.
-Trofeo Lido delle Rose.
-Roseto Summer League.
-Trofeo Ministars – Memorial Remo Maggetti.
-Torneo Cittadino – Memorial Massimiliano Scarpone.
Uno degli obiettivi primari della società sarebbe quello di supportare e coordinare lo svolgimento dei quattro avvenimenti, gestendo in proprio l’organizzazione del più importante e cioè del Trofeo Lido delle Rose (da sempre appannaggio di chi ha la squadra di basket più importante in città).
Una gestione sinergica e coordinata consentirebbe di ottimizzare risorse e un grande coinvolgimento di mass media e di sponsor, valorizzando nell’insieme una estate del basket che potrebbe non far calare mai l’attenzione sulla pallacanestro a Roseto degli Abruzzi, nell’arco dei 12 mesi.
Luca Maggitti |
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Serie A2 Femminile – Girone SUD – Caffè Mokambo Cus Chieti PLAYOFF: SI COMINCIA A PONTEDERA.
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Le Cussine aprono la serie in trasferta.
COACH Mimmo Trivelli.
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Roseto degli Abruzzi (TE) Giovedì, 8 Maggio 2008 - Ore 12:00
Riceviamo dal Cus Chieti e pubblichiamo.
Scatta per la Caffè Mokambo l’operazione Play-Off.
Si giocano infatti le gare di andata delle semifinali con il quintetto teatino impegnato (inizio ore 19) sul difficile parquet di un Pontedera, che ha chiuso la stagione regolare al secondo posto in classifica, immediatamente alle spalle della capolista Ancona e prima della Caffè Mokambo.
Una gara senza dubbio difficile per la formazione di coach Mimmo Trivelli reduce dal successo interno contro il Rende nella ultima giornata. Play-Off un po’ da tutti considerati come un nuovo torneo in cui tutto può accadere. In casa Caffè Mokambo c’è tutta l’intenzione di arrivare fino in fondo.
Durante la stagione le due formazioni, Chieti e Pontedera, hanno ottenuto una vittoria a testa, con le neroverdi vittoriose in trasferta e le toscane che hanno ottenuto il successo al Colle dell’Ara. Dunque esito del tutto aperto.
Una Caffè Mokambo che, in questi giorni ha lavorato con intensità per farsi trovare pronta all’appuntamento. La gara di ritorno a Chieti ci sarà domenica 11 maggio, mentre l’eventuale terza partita si giocherà di nuovo a Pontedera il prossimo 14 maggio.
Per la sfida di oggi coach Mimmo Trivelli avrà tutte a sua disposizione eccezion fatta per le infortunate Diodati e Crestani. L’Altra semifinale vedrà di fronte l’Ancona che ospiterà l’Umbertide.
CAFFE’ MOKAMBO – 5 De Luca, 6 De Biase, 7 Mazzoni, 8 Arioli, 9 Cardinale, 10 Di Rocco, 11 Di Matteo, 12 Poliandri, 14 Marino, 15 Mason.
ARBITRI – Nikolopoulos e Braga di Pavia.
ROSETO.com |
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Serie A – Siviglia Wear Teramo NUOVO COACH: LINO LARDO O LUCA BECHI?
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Sembrerebbe ristretta a due nomi la corsa alla panchina del Teramo 2008/2009. Massimo Bianchi probabilmente a Veroli in LegaDue.
CHI VA E CHI POTREBBE VENIRE… Da sinistra: Lino Lardo, Luca Bechi, Massimo Bianchi.
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Roseto degli Abruzzi (TE) Mercoledì, 7 Maggio 2008 - Ore 23:45
Dopo il vellutato comunicato stampa con cui il Teramo Basket si è congedato da coach Massimo Bianchi, si è aperto il toto-coach.
Tanti i nomi circolati nel primo giorno senza Massimo Bianchi: Markowski, Mazzon, Pillastrini, Lardo, Gramenzi.
Il Presidente Carlo Antonetti sembra però già aver ristretto il lotto a due nomi, uno dei quali non compreso nel primo lotto dei papabili. Infatti, il numero uno del sodalizio cestistico biancorosso sembrerebbe orientato a scegliere fra due soli allenatori: Lino Lardo e Luca Bechi.
Lino Lardo, classe 1959, ligure di Alberga (SV), ex giocatore, nell’ultima stagione ha allenato la Solsonica Rieti in Serie A, chiudendo il campionato con 14 vittorie e 34 sconfitte (41,2% di vittorie) e il 13° posto in classifica al termine della stagione regolare.
La scorsa stagione Lardo ha vinto il campionato di LegaDue con Rieti, senza passare dai playoff.
Coach già esperto, Lino Lardo ha esordito in Serie A a Verona nella stagione 2001/2002, chiudendo al 15° posto su 19 squadre con 26 punti al 36,1% di vittorie (13 su 36).
Una stagione in cui il tecnico si distinse per la grande motivazione che riuscì a trasmettere ad una squadra condannata al fallimento e alla sparizione, salvandola sul campo nonostante i giocatori non percepissero gli stipendi.
Con Verona Lardo esordisce anche in Coppa Korac, vincendo 4 gare sulle 8 allenate (50%).
Nella stagione 2002/2003, Lardo allena a Reggio Calabria, firmando una grande stagione che vede la squadra reggina nona dopo la stagione regolare.
Negli ottavi di finale dei Playoff (aperti alle prime 12 squadre), Reggio Calabria fa fuori il Roseto del Presidente Amadio e di coach Phil Melillo, ribaltando il fattore campo e andando a scontrarsi ai quarti di finale Scudetto contro il Benetton Treviso.
La squadra di Lardo scuote il mondo del basket, andando avanti – a sorpresa – 2-0 contro il Benetton di coach Ettore Messina, che però poi ribalta il risultato e vince alla 5^ partita. Per la cronaca, quel Benetton Treviso vince in stagione Scudetto, Coppa Italia e Supercoppa.
Complessivamente, la stagione va in archivio con 21 vittorie su 42 gare (50%).
Nella stagione 2003/2004, ancora a Reggio Calabria, chiudendo la stagione al 9° posto con 16 vittorie su 34 gare (47,1%).
Nel campionato 2004/2005, la grande occasione con la chiamata dell’Olimpia Milano.
Lardo chiude la stagione regolare al 4° posto, arrivando alla finale Scudetto dopo aver eliminato, in una memorabile serie di semifinale, il Benetton Treviso di Ettore Messina in gara 5 a Treviso. In finale, perde 3-1 lo Scudetto contro la Fortitudo Bologna di Jasmin Repesa, che a Milano trova il famoso tiro a fil di sirena di Ruben Douglas.
La stagione 2005/2006 lo vede ancora alla guida di Milano, che allena in Campionato per 17 gare vincendone 10 (58,8%) e in Eurolega per 11 gare (3 vinte con il 27,3%). Viene esonerato e al suo posto arriva Aleksandar Djordjevic.
Nella stagione 2006/2007 apre il suo biennio a Rieti.
Luca Bechi, classe 1970, livornese di scoglio, è da due stagioni il capo allenatore di Biella, dove ha preso il posto di Alessandro Ramagli, del quale era stato fidato assistente per alcuni campionati.
L’eventuale ingaggio di Bechi potrebbe aprire le porte al ritorno a Teramo del teramano Massimo Cancellieri, da due stagioni assistente di Bechi a Biella, che manterrebbe il suo incarico tornando ad essere il “numero 2” a Teramo dopo esserlo stato con coach Franco Gramenzi.
Nel campionato 2006/2007, Bechi ha guidato Biella – da esordiente – al 6° posto in campionato. Nei playoff Scudetto, è uscito ai quarti di finale contro la Virtus Bologna che poi ha perso lo Scudetto in finale contro Siena.
Bechi ha chiuso complessivamente la sua prima stagione da capo allenatore con il 48,7% di vittorie (19 vinte su 39 giocate).
Nella stagione appena conclusa, Bechi ha guidato Biella ad una salvezza tranquilla, anche se per lunghi tratti del girone di andata la squadra piemontese ha marciato al passo delle capoclassifica.
La stagione si è conclusa con il 15 vittorie in 34 gare (44,1%) e il 12° posto in classifica al termine della stagione regolare.
Per quanto riguarda invece Massimo Bianchi, rumors attendibili danno per probabile la sua firma a Veroli, squadra portata in LegaDue da coach Franco Gramenzi, che con coach Gigio Gresta si è appena salvata e quindi disputerà anche nella stagione 2008/2009 il campionato di LegaDue.
Luca Maggitti |
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Basket e Regole SONO CONTRARIO ALL’ALLONTANAMENTO DELLA LINEA DEI TRE PUNTI
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Enrico Schiavina, giornalista di Superbasket, dice la sua sulle nuove regole del basket.
TRIPLA Mahmoud Abdul-Rauf scaglia la tripla contro Vrbica Stefanov.
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Bologna Mercoledì, 7 Maggio 2008 - Ore 19:00
Circa un quarto di secolo fa, era il 1984, veniva introdotta in Italia e nel mondo la linea dei tre punti.
Più o meno in quel periodo, quando scrivevo i miei primissimi pezzi di basket, mi hanno insegnato a non usare mai e poi mai la prima persona singolare. Ho infranto quella regola pochissime volte, per occasioni del tutto eccezionali. Questa lo è: vorrei capire se sono l’unico al mondo a pensare che l’allontanamento della linea dei tre punti, dopo 24 anni di
sedimentazione del concetto a 6,25, sia un male e non un bene.
Annunciata ormai già da qualche giorno, la grande riforma finora non mi pare abbia sollevato alcuna voce di dissenso. Cinquanta centimetri in più per segnare una tripla: è un cambiamento epocale, stravolgerà il gioco, ma gli addetti ai lavori sembrano tutti d’accordo.
Chi entusiasticamente, chi in modo più tiepido, chi con qualche distinguo polemico (sui tempi lunghi di applicazione della riforma, sulla mancata equiparazione con l’NBA), ma sostanzialmente va bene a tutti, ed è questa la cosa che mi sembra più strana. Evidentemente sono io l’unico pazzo ad essere convinto che una linea più lontana avrà effetti nefasti.
Propongo solo qualche riflessione.
Le percentuali di tiro da tre, ovviamente, caleranno. Sono già basse oggi (se come tutti dicono oggi segnare da tre è troppo facile, perché la maggior parte dei giocatori non si schioda dal 30-35%?), con la linea più lontana scenderanno ancora. I punti complessivi segnati caleranno. I grandi bottini individuali, già oggi rari, diventeranno rarissimi.
La spettacolarità del gioco diminuirà. Ci sarà meno equilibrio, perché sarà più difficile ribaltare improvvisamente l’inerzia di una partita a suon di triple. Ci saranno meno emozioni, perché sarà più difficile fare grandi rimonte nei finali di partita. Infine, conseguenza più grave di
tutte, ci sarà un calo di vocazioni, visto che il basket non solo sarà meno bello da vedere, ma anche meno divertente da giocare: il dodicenne che si esalta perché ogni tanto riesce a buttarla dentro da 6,25, da 6,75 a malapena scheggerà il ferro, e si deprimerà. Qualcuno smetterà di giocare.
Tutto questo, in nome di cosa? Di un gioco con più equilibrio dentro-fuori? Del ritorno del palleggio-arresto-e-tiro? Siamo sicuri che sia proprio questo fondamentale ciò che al pubblico manca? Sicuri che il pubblico non preferisca piuttosto quello che oggi i fautori dell’allontanamento chiamano con disprezzo tiro al bersaglio? Ma cos’è che piace alla gente se non veder segnare tanti punti? Sono i canestri da tre quelli che nei palazzetti provocano i boati più forti, quelli che fanno scattare il pubblico in piedi e gridare. Linea più lontana uguale
meno triple uguale meno boati uguale meno spettatori.
Dicono che una linea più lontana allargherà gli spazi, riporterà più spesso la palla più vicino a canestro e farà rinascere il gioco dei lunghi e per i lunghi.
Prima obiezione: non è detto che sia un bene. Era più spettacolare Vladimir Tkachenko o Oscar Schimdt? E’ meglio dar l’idea che nel nostro gioco per contare qualcosa sia necessario essere alti almeno due metri o che, con un buon tiro da fuori, può emergere anche chi è alto 1,75?
Seconda obiezione: non è detto che accada. Con minori pericoli in arrivo dal perimetro si avranno difese più arroccate sotto, quindi nessuna apertura di spazi per gli attaccanti d’area. E
giocare in post basso, nel traffico, sarà ancora difficile. Semmai un po’ più di spazio in più si troverà nella cosiddetta terra di nessuno, la fascia tra l’area e la linea dei tre punti, 5-6 metri da canestro, da dove oggi si tira pochissimo. Da lì si tirerà di più, ma varrà due punti soli. E tra qualche anno, si vincerà la classifica dei marcatori di serie A con 15-16 punti di media.
Ancora: il tiro da tre a 6,25 nel corso degli anni ha portato a sviluppare discreto tiro e buon controllo della palla anche per giocatori di 2,10 e passa. Non ha affatto impoverito tecnicamente il gioco, al contrario ha completato il bagaglio tecnico di molti lunghi. Col tiro da tre a 6,75 la maggior parte di questi ultimi tornerà ad essere carne da cannone: blocchi, rimbalzi, qualche rara giocata in post basso, ma guai ad azzardare un tiro da lontano. Inutile portare come paragone Nowitzki, che segna dai 7,23 dell'arco NBA: quello è un altro
mondo, e di Nowitzki ce n'è uno.
Tutto questo senza contare un altra, pesante controindicazione: la logistica. Buona parte delle palestre dell’orbe terracqueo non sono abbastanza grandi per adattarsi alle nuove misure. La Fiba non è l’NBA, che se decide un cambio di misure deve semplicemente modificare 30
campi. Se la Fiba decide un cambio di misure, si devono modificare le righe di migliaia di campi in tutto il mondo. Dall’Islanda alle Fiji, dallo Zimbabwe alla palestrina scolastica della
periferia di Bologna dove gioco io, da anni, tutti i lunedì sera, con anziani dopolavoristi come me, e dove l’arco a 6,25 si interrompe perché il campo è troppo stretto e incrocia le linee laterali. Figurarsi se fosse a 6,75...
Come dite? Tutta questa foga contro l'arretramento della linea è solo frutto della frustrazione di un tiratore fallito, invecchiato con le punte dei piedi inchiodate un centimetro oltre i 6,25? Uno che già oggi da tre sbaglia tanti tiri ma dal 2010 ne sbaglierà tantissimi? Beh, tutto vero. Puro panico da incapacità di allungare la gittata. Ma quanti milioni di tiratori falliti ci sono, in giro per il mondo, arrabbiati per lo stesso motivo? E quanti milioni di praticanti in meno ci ritroveremo, grazie a una decisione presa solo per scimmiottare un mondo distante anni luce dal campetto sotto casa di ognuno di noi?
Dalla nostra serie A alle minori, dalla femminile ai dilettanti, dalle giovanili ai veterani: 6 metri e 75, per la gran parte di questo mare di giocatori, oggi sono troppo lontani. Poi è vero che col tempo in tanti impareranno a tirare anche da lì, che è solo una questione di tempo e di allenamento, come si è visto in questo quarto di secolo con la linea a 6,25. Ma nell’immediato, il cambiamento sarà devastante. In peggio.
Qualcuno è d’accordo?
Enrico Schiavina |
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IngegneriA TE LA DO’ IO L’AMERICA
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Luigi Di Paolo, le stelle e le strisce…
FINALMENTE CI RIESCO! Felicità è imparare a leggere in tarda età…
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Teramo Mercoledì, 7 Maggio 2008 - Ore 16:00
Già le nuove prospettate regole FIBA tentano di emulare il basket NBA. Lo strano caso dei vincenti, a livello di nazionali, che favoriscono le perdenti, l’ex Dream Team.
Adesso ci si mette anche la proposta della Lega, sulla riforma dei campionati, che propone in sostanza le franchigie: sulla scorta delle franchigie NBA, ma, naturalmente, all’italiana, nell’accezione più deleteria del termine.
Così basta pagare, e non si retrocede, basta che si sia nel ranking delle migliori 14 negli ultimi 5 anni. Come a dire: voi neopromosse e piccole potete fare il turnover, noi danarose grandi, anche nuove venute, magari con wild cards, “facciamo un po’ come ci pare”. E il Coni, si badi bene, Petrucci, e non la FIP con Maifredi, approva: della serie noi rappresentiamo lo sport italiano. Alla faccia dello spirito olimpico.
Questo era il paese dei campanili, dei derby, delle passioni per le promozioni e per le retrocessioni, adesso, anche nel basket, sta diventando quello del potere per pochi, e sudditanza per gli altri.
Alla faccia dei risultati sportivi che propongono alla ribalta le piccole. Alla faccia di quelli che ancora si emozionano a sentire il pallone rimbalzare, o vedere un canestro appeso nelle parti più remote del mondo.
Luigi Di Paolo |
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Venerdì 9 Maggio 2008 Ore 18:25
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