Oscar, se il Pescara non fosse diventato Zemanlandia, Prandelli sarebbe mai arrivato a convocare Verratti nella Nazionale maggiore, per i test in vista degli Europei?
«Marco Verratti è un giovane con grande talento calcistico e soprattutto un ragazzo molto determinato. Anche senza Zeman avrebbe avuto una buona carriera e avrebbe giocato in un grande club di Serie A. Però Zeman è stato determinante in tre aspetti: una maturazione molto più veloce, avergli cambiato ruolo, aver contribuito a una sua maturazione anche fisica. È indubbio, infatti, che Zeman sia molto bravo con i giovani calciatori, soprattutto con quelli bravi. Lo ha responsabilizzato e gli ha fatto capire, con l’esempio, di come sia più importante il valore del collettivo rispetto al valore del singolo calciatore. L’aspetto più significativo è ovviamente aver cambiato il suo ruolo. Da mezzala a “facitore” di gioco, metronomo del suo 4-3-3. Verratti ha un gran “calcio corto”, non ancora il “calcio lungo” che lo farà diventare il numero in Italia. Ancora un anno con Zeman e anche questo piccolo dettaglio sarà a posto. Infine, per qualunque calciatore fare la preparazione fisica con Zeman significa imparare ad allenarsi. Quest’ultimo è l’aspetto più importante per la carriera di un calciatore e penso che Verratti capirà ancora meglio in futuro, quanto sia stato importante per lui aver incontrato Zeman in questo momento della sua carriera. Dopo questa lunga ma essenziale premessa, posso rispondere alla tua domanda: senza Zeman, Verratti non sarebbe stato convocato da Prandelli. In Nazionale ci sarebbe andato comunque, ma tra qualche anno».
Ma se Verratti andasse davvero alla Juventus, come si mormora, secondo te Zeman si incupirebbe?
«Quando e se Verratti andrà in una grande squadra, il primo ad essere contento sarà proprio Zeman. La gioia e la costanza con cui è capace di allevare giovani calciatori e la sua personale storia parlano per lui. Non ha mai trattenuto nessun giovane ma, al contrario, gli ha sempre permesso di poter spicccare il volo. Se la tua domanda invece si riferiva proprio alla Juventus, ti dico che non credo che, per Zeman, Juventus o Milan, piuttosto che Inter o Roma facciano molta differenza. In ogni caso, Marco Verratti gioca già oggi in una grande squadra, la squadra che gioca il miglior calcio d’Italia, che vince e segna più di tutte: questa squadra è il Pescara di Zeman».
Da un giovane e bravo calciatore ad un altro. Ricordiamolo, a favore della maggioranza: quanti gol ha segnato, nello scorso campionato, Ciro "tutto tranne che" Immobile?
«Ciro Immobile, “il bomber”, lo scorso anno ha segnato 2 gol. In questo campionato, a due partite e un po’ dalla fine, ne ha segnati invece 26. Con Zeman, gli attaccanti segnano sempre. Ne ha lanciati tantissimi: Totò Schillaci e Beppe Signori, per fare solo due nomi. Con lui alla Roma, Marco Delvecchio è stato capocannoniere in serie A. Lo scorso anno, in Lega Pro, Marco Sau e Lorenzo Insigne hanno segnato più di 40 gol in due. Il gol resta il marchio di fabbrica vero di Zdeněk Zeman».
Ci pensi mai alla scomparsa di Franco Mancini, che ha segnato con una profonda ferita questa stagione sportivamente radiosa?
«La morte di Franco Mancini è anche oggi un dolore indicibile. “Il giaguaro” è stato il vero protagonista della prima e unica Zemanlandia. Anche quando tutti i giocatori sono andati via, lui è rimasto e da lui Zeman ha ricostruito, più di una volta, le sue squadre. Ha rappresentato, non solo per me, l’idea stessa del calcio zemaniano, inventando un ruolo nuovo per il portiere. È stata una bella persona. Serio, umile, ma soprattutto un grande calciatore. Aveva un rinvio con i piedi da far invidia a Gigi Riva per la potenza e a Gianni Rivera per la precisione. Con la sua morte, per me, è morta per sempre anche Zemanlandia. La morte fa parte della vita, in fondo è la vita stessa e con essa dobbiamo re-imparare a dialogare».
Pescara capolista. Dammi una pennellata sociologica sugli effetti del primato in città.
«Per il momento, registro un entusiasmo e una gioia che è difficile riscontrare in una comunità. In città non si parla d’altro. Il Pescara di Zeman è sulla bocca di tutti e non solo per le imprese sportive, ma anche per il grande carisma del suo condottiero. I valori di questa squadra sono la vera vittoria di questa annata indimenticabile, non solo per la città adriatica ma per l’intera Serie B. La lealtà sportiva dei suoi calciatori e la voglia di arrivare e di vincere senza barare, ma rispettando sempre le regole sono a mio avviso la vera forza di questa squadra. La vera forza di un uomo vincente come Zeman. Spero che la nostra comunità, quella abruzzese intendo, segua le imprese sportive del Pescara, guardando alla sostanza delle cose e colga il vero messaggio di questa annata irripetibile. Si può ottenere tanto nella vita, a patto che si faccia bene il proprio lavoro, con serietà e rispetto per gli altri. Con umiltà, ma senza porsi limiti e soprattutto lavorando tutti insieme, come una squadra. Un insegnamento, quest’ultimo, che ci aiuterebbe a superare le difficoltà del dopo terremoto. Il valore della squadra: questo è l’insegnamento più bello di Zeman, più del 4-3-3 e molto di più delle triangolazioni in velocità o delle serpentine di Lorenzo “il primo violino” Insigne. In questo modo si può vincere davvero, tutti insieme».
Il tuo vaticinio: promossi diretti in Serie A e rimandati ai play off? Parla ora o mai più...
«All’inizio del campionato pronosticai Pescara e Verona in Serie A direttamente e Torino passando per i play off. Confermo questo pronostico, anche se il Torino rischia molto in questo finale di campionato e dovrà fare i conti con il ritorno prepotente della Sampdoria. Occhio anche al Varese, che è la squadra che mi è piaciuta di più tra quelle affrontate quest’anno dal Pescara. Adesso però godiamoci queste ultime tre partite e, soprattutto, Zeman tutta la vita».
ROSETO.com
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6 febbraio 2012
IL SEGNO DI ZEMAN
Intervista a Oscar Buonamano, intenditore del calcio di Zdenek Zeman, sull’attuale allenatore del Pescara.
QUASI RETE – Il blog letterario della Gazzetta dello Sport
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22 febbraio 2012
Punto Z
HO VISTO GIANNI RIVERA A BERGAMO. AVEVA IL NUMERO DIECI E LA MAGLIA GIALLA.
L’articolo di Oscar Buonamano che parla di Gianni Rivera e Marco Verratti.