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Il Mondo in Moto [Giovanni Lamonica]
CONQUISTADOR Y CONQUISTADO (SECONDA PARTE)
Le guide li chiamano cow boy, ma loro si definiscono ganaderos, che significa allevatori.

Poza Azul. Siamo nella Area de Protecciòn de flora Y Fauna Cuatro Cienegas. La zona, in pieno deserto a più di 750 metri d’altitudine, è costellata di pozas di acqua sulfurea alimentate da sorgenti naturali.

Messico e non nuvole.

Una rubrica per scoprire i posti più belli della Terra con Giovanni Lamonica. Viaggio in America, Messico, nel 2009, percorrendo 15.820 chilometri in 2 mesi.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Mercoledì, 18 Luglio 2012 - Ore 23:30

Il Messico è spesso sottovalutato: tutti conoscono la sua sterminata capitale, ricca di musei ed attrazioni, molti sanno dello Yucatan e dei suoi tesori archeologici, qualche spiaggia più famosa come Acapulco, Cancun, la onnipresente Puerto Escondido, ma poi? Città coloniali splendide, vere perle di una collana che riserva sorprese già ad una prima indagine leggermente più accurata: bellezze naturali incredibili, una per tutte la Barranca del Cobre, ben 4 volte più vasta del Grand Canyon, accessibile per ferrovia, per strada, persino con una splendida strada sterrata che scende vertiginosamente verso il suo fondo, per giungere nella magica Batopilas. Luoghi mistici come Real de Catorce, deserti, spiagge tropicali, vulcani altissimi, spenti o ancora in attività. Quando gli fu chiesto di descrivere il Messico, Herman Cortès, si limitò ad accartocciare un foglio di carta e posarlo sul tavolo: una topografia irregolare, folle, uno scherzo della natura che ha dato origine a incredibili varietà di luoghi, popolazioni e culture, oggi ormai accessibili a tutti. E questa è un’altra sorpresa che può meravigliare il motociclista viaggiatore: l’incredibile geografia, permette di creare un filo viario spesso panoramicissimo, di questo gioiello chiamato Messico. Come partire alla conquista viaria di un paese e rimanere conquistati da tante bellezze. Pronti? Si parte.
 
ITINERARIO
Veracruz, Campeche, Puebla, Città del Messico, Tapotzotlan, Tula, Timanzuchale, Xilitla, Landa de Matamoros, El Bernal, San Miguel de Allende, Guanajuato, Zacatecas, Real de Catorce, La Pesca, Monclova, 4 Cienegas, Parral, Altar, Ricardo Flores Magon, El Rosario, Cabo San Lucas, Pichilingue, Creel, Batopilas, Hidalgo de Parral, Durango, Espinazo del Diablo, Mazatlan, San Blas, San Patricio Melaque, Cuyatlan, Playa Azul, Patzcuaro, Città del Messico, Veracruz.
 
La mattina mi sveglio e dopo un abbondante colazione con frittata di gamberi, eh sì decisamente il pesce era freschissimo, mi metto per strada. Giornata ventosissima, mi allontano dal mare, salendo in montagna, percorrendo deserti. L’idea di giungere a quella che avevo ipotizzato come un fine tappa possibile si rivela una pura chimera. Arrivo a Saltillo, ma avendo ancora un paio di ore di luce decido di continuare, fermandomi nel primo posto possibile. La strada, che attraversa la Sierra Madre Oriental, è bellissima: un altopiano desertico chiuso tra montagne marrone scuro.
 
Il tramonto spinge la mia ombra sempre più lontano, esattamente come il mio ipotetico punto di arrivo: infatti i due villaggi riportati sulla cartina sono praticamente di 2 case ciascuno, quindi arrivo a buio inoltrato a Monclova. Changarro da 2,5 Euro, buono e motel a ore vicino una discoteca, un furto con condizioni igieniche da paesi africani, ma non ho voglia di perdere tempo in ricerche, sacco lenzuolo, tappi e via fino alle 7 di mattina!
 
Il giorno dopo naturalmente, proseguo di buona ora, ancora piccoli pueblos, qualche ranchos, poi arrivo a Las Flores. Mi scatto una foto con i soliti bei colori delle architetture locali. Annuso qualcosa, sensazioni, non so e comincio a dare un giro tra le case basse. Niente, mi sono sbagliato, capita. Riparto ma all’uscita del paese, un gruppo di 3-4 cavalieri richiama la mia attenzione.
“Puedo sacar fotos?”.
“Claro que si”.
Vengo così a sapere che di lì ad un paio d’ore sta per partire un’escursione a cavallo sulla sierra che prevede la partecipazione di diverse centinaia di persone. Non posso perdermela! Comincia l’attesa.
In una mezz’ora sono già l’italiano che “saca fotos”.
 
Henrique, che fa tutto con un mano, essendo l’altra perennemente impegnata a reggere una bottiglia di cerveza, mi domanda se sono per uso personale o cosa.
“Por uso personal, claro!” bleffo, ma la cosa non sembra interessargli più di tanto. Sarò praticamente costretto a scattare foto e mostrarle a decine di persone con Henrique che sapientemente dosa i miei impegni a secondo delle attrattive più interessanti. Sto assistendo praticamente ad un raduno di ganadorers, allevatori, che si svolge una volta all’anno ed al quale partecipano diverse centinaia di cavalieri, donne, uomini, bambini, ragazze e perfino bambini, ce ne erano alcuni di 5 anni.
 
“Hola”, Henrique mi chiama, va spiegando a tutti che mi chiamo Geovani, ma è come Juan in spagnolo, mi indica che un suo amico Manuel, fa un numero assai difficile: montando un cavallo, riesce a sdraiarlo e farlo restare immobile a comando. Manuel mi spiegherà poi che ci vogliono una decina di giorni di addestramento. Obiettivamente la sequenza fotografica è abbastanza interessante. E’ tempo di partire un po’ per tutti, saluto ringraziando e promettendo di inviare le foto alla municipalidad. Mi sa che non hanno bevuto la storia dell’hobby e dell’uso personale! A proposito di bere, Henrique ha cambiato bottiglia, ne ha ora una di un litro e mezzo!
“Guidado con la cerveza!”.
“Tranquillo, es por el recorrido”.
 
A Cuatro Cienegas un’altra sorpresa, stavolta attesa. La zona, in pieno deserto a più di 750 metri d’altitudine è costellata di pozas di acqua sulfurea alimentate da sorgenti naturali. Lo shock cromatico è allucinante: acque limpidissime, a volte di colore azzurro, in pieno deserto!
Ce ne sono più di 300 sparse nella zona, con una temperatura costante tra i 28 ed i 31 gradi, alcune attrezzate per la balneazione.
 
Pomeriggio inoltrato, sono a 300 chilometri di niente da Parras dove vorrei pernottare, in una zona famosa per la produzione di vino, con le cantine più antiche del paese.
Arriverò a destinazione e la sera raccomandato dalla simpatica proprietaria dell’hotel trovo il ristorante la Casona, in pieno centro, calle Madera, nessuna indicazione o insegna, insomma devo chiedere ad uno dei camerieri che è all’ingresso, come un viandante qualsiasi. All’interno il classico patio di stile coloniale. Un cortile, vino locale, di questa bodega San Lorenzo, datata 1597, mai sentito qualcosa del genere, una griglia, una bilancia in bella vista per la pesa del corte, il taglio della carne.
Il giovane mi raccomanda la Cabreria, chiedo papas fritas. Saranno 600 grammi di carne da sbandamento, cipolle gratinate e udite, udite, patate tagliate al coltello! Per terminare in bellezza, 2 tequilas Centenario! Esco bello chiarito, ma pienamente soddisfatto!
 
E la sera dopo, modificando ancora il programma, sarò ancora lì, seduto alla stessa sedia, con lo stesso appetito, camerieri diversi, ma l’asadero è lì, in agguato con i suoi cortes di carne. E carne sarà.
 
“Benvenuti nello stato di Chihuaua, il più grande del Messico” annuncia un cartello. Ed obiettivamente gli spazi sembrano dargli ragione. Ore di guida, qualche scatto, rifornimenti di benzina, poco più. Costantemente a 1.500 metri d’altitudine, il navigatore puntato sistematicamente verso nord ovest, alla fine immancabilmente la geografia prende il sopravvento ed il confine statunitense ricorda che l’itinerario deve focalizzarsi su un altro punto cardinale. Iniziano le città di confine, luoghi polverosi, freddissimi d’inverno, invivibili d’estate. Qui Chihuaua, lascia il testimone a Sonora “il secondo Stato del paese” come immancabilmente tengono a farmi notare altri cartelli e qui, dopo alcune ore di freddo intenso, spazzato da un vento di latitudine assai più estreme arrivo ad Altar, 15.000 anime.
 
Sono stanco, infreddolito, è buio, decido di fermarmi, un posto vale l’altro. Il Messico delle speranze, dell’illegalità, della paura, un altro Messico, facce impaurite, sguardi sfuggenti, ma quanti sono! Sono in uno dei punti nevralgici dell’immigrazione clandestina del paese. Comincio a girare per trovare un posto per dormire. Tariffa standard, 350 pesos e tutto pieno. Al terzo tentativo una signora mi spiega che la tariffa è auto imposta da tutti gli albergatori per darsi pari opportunità(!). Vicino la Plaza de Armas, trovo altri 2 motel, uno ha posto, sono stracolmi di gente, clienti, disperati, non so come chiamarli. Ci sono sbarre dappertutto, delle prigioni, dove però per entrare devi pagare! Penso a quante storie potrei sentire ma queste sbarre non mi vanno proprio giù! Mi ricorda Gat in Libia, ma lì l’atmosfera era completamente diversa.
 
Continuo la ricerca, alla fine in una via polverosa leggo un’insegna, vedo una piccola struttura arancione e mi infilo. Qui per lo meno non ci sono recinzioni o sbarre. Tomas mi chiede i soliti 350 pesos. Inizia una trattativa, ma ci prendiamo subito in simpatia e la cosa diventa esilarante. Alla fine 275 pesos: la maggior parte dei “clienti” sono immigrati clandestini che arrivano dal centro America, senza nessun permesso ed in attesa che qualcuno li prelevi dalle strutture per portarli oltre frontiera. Da qui dove stiamo parlando, Sasaba, al confine, un piccolo pueblo che ha il suo omonimo oltre frontiera, dista 98 chilometri. Una garitta, poco più ed uno dei punti meno transitati tra i 2 paesi, ma anche uno dei più difficili da controllare. Montagne impervie, centinaia di chilometri di sentieri e da qui le colonne di disperati tentano la sorte! 3-4 giorni di cammino, 1.500-2.000 Dollari a testa per realizzare un sogno che il 95% delle volte si rivela uno dei peggiori incubi per questa massa di disperati.
 
L’economia di Altar si poggia sul traffico dei clandestini, Tomas stesso riconosce che la sua attività si è consolidata grazie ai soldi degli immigrati. Nel frattempo arrivano la moglie con la figlia di Tomas e la cugina Luz, Luce, di nome e di fatto! E’ stata in Italia a novembre ed ha deciso di iscriversi ad un corso di italiano perché ha intenzione di tornare. Vorrei invitarla a cena ma l’incombente presenza del cugino mi induce a desistere da tale proposito. Quando tornerò troverò oltre a Tomas, anche il biglietto da visita di Luz.
 
Passiamo ai numeri: si stima che siano circa 16 milioni i messicani residenti negli Stati Uniti, dove in media lo stipendio medio è 6 volte più alto di quello messicano. Ogni messicano che vive oltre confine manda a casa in media 1.000 Dollari ogni anno, queste rimesse costituiscono la seconda fonte di valuta straniera del paese dopo quella derivante dal petrolio, stiamo parlando di qualcosa come circa 20 miliardi di Dollari. Ogni anno circa 400.000 messicani si trasferiscono al nord, molti come clandestini pagando per passare il confine con l’aiuto dei cosiddetti “coyotes”. Ogni anno oltre un milione di persone vengono arrestate mentre cercano di varcare illegalmente il confine, centinaia muoiono annegate, di sete o travolte dalle automobili. Le più recenti stime parlano di un 35% di messicani, quindi più di uno su tre, che vive illegalmente negli USA.
 
Arrivo a Ricardo Flores Magon con ormai il sole che sta schiacciando l’orizzonte con l’intensità dei suoi colori. E’ poco più di una intersezione fra 3 strade, qualche casa, molti changarros, 2 ristoranti ed un motel. Comincio da qui, e la signora mi fa subito lo sconto. Approfitto delle ultime straordinarie luci per scattare le foto di fine giornata. Bene ed ora si mangia. Opto per un changarro.
“Tiene comida?”.
“Solo burritos”.
Picadillo e subito a seguire chile relleno.
“Cerveza?”.
“Aja” la ragazza mi indica la porta di fianco al locale, naturalmente tutto gestito dalla stessa famiglia. Mi serve Adriana che, alla seconda birra mi chiede da dove vengo e soprattutto che faccio lì così conciato. Le spiego dell’Italia, di Panama e che sto andando verso Tijuana. Il suo stupore di splendida 17enne la porta a propagare la notizia a familiari, avventori, camionisti, persino alla nonna, che mi osserva con la meravigliata indifferenza che solo chi ha molta esperienza alle spalle sa rivolgere ai folli.
 
 
LANDSAILS Around The World
 
Il blog di Giovanni Lamonica.
 
Il diario completo del viaggio e tutte le foto.
 
 
Il Mondo in Moto [Giovanni Lamonica]
PUNTATE PRECEDENTI
 
001 Venerdì 9 Dicembre 2011
GIOVANNI LAMONICA: L’UOMO CHE GIRA IL MONDO IN MOTO.
 
002 Mercoledì 14 Dicembre 2011
LA STRADA NEL DESERTO. Africa, Libia, 2006.
 
003 Mercoledì 21 Dicembre 2011
A MARAMURES, NELLA TERRA DEGLI ANTICHI DACI. Europa, Romania, 2005.
 
004 Mercoledì 28 Dicembre 2011
SOGNI SUDAMERICANI. America, Bolivia, 2003.
 
005 Mercoledì 4 Gennaio 2012
LE MACCHINE DA PESCA. Europa, Italia, Abruzzo, 2008.
 
006 Mercoledì 11 Gennaio 2012
IL LAGO D’ARAL CHE NON C’E’ PIU’ E IL CAPITANO IMPAZZITO. Asia, Uzbekistan, 2006.
 
007 Mercoledì 18 Gennaio 2012
PATAGONIA EXPRESS. America, Cile, 2000.
 
008 Mercoledì 25 Gennaio 2012
MURMANSKAYA, INSEGUENDO IL SOLE DI MEZZANOTTE. Europa, Russia, 2001.
 
009 Mercoledì 1 Febbraio 2012
PRIMAVERA IN TRINACRIA. Europa, Italia, Sicilia, 2009.
 
010 Mercoledì 8 Febbraio 2012
IL RICHIAMO DEL GRANDE NORD. America, USA, Alaska, 2000.
 
011 Mercoledì 15 Febbraio 2012
TUNISI: LA CITTA’ CAPITALE. Africa, Tunisia, 2006.
 
012 Mercoledì 22 Febbraio 2012
LA VIA DORATA DI SAMARCANDA. Asia, Turkmenistan e Uzbekistan, 2006.
 
013 Mercoledì 29 Febbraio 2012
DAL CASTELLO AGLI EREMI. Europa, Italia, Toscana, 2009.
 
014 Mercoledì 7 Marzo 2012
CONQUISTADOR Y CONQUISTADO. America, Messico, 2009.
 
015 Mercoledì 14 Marzo 2012
I BALCANI. Europa, Bulgaria, 2005.
 
016 Mercoledì 21 Marzo 2012
PATAGONIA EXPRESS 2010. America, Cile e Argentina, 2010.
 
017 Mercoledì 28 Marzo 2012
IN ALTA TUSCIA, NELLA TERRA DEGLI ETRUSCHI. Europa, Italia, Alta Tuscia, 2010
 
018 Mercoledì 4 Aprile 2012
KALLISTE: LA BELLA CORSICA. Europa, Francia, Corsica, 2009
 
019 Mercoledì 11 Aprile 2012
CENTRO AMERICA: LA TERRA ‘MEGA’. America, Centro America, 2004.
 
020 Mercoledì 18 Aprile 2012
LUCE ETERNA. Europa, Scandinavia e Repubbliche Baltiche, 2001.
 
021 Mercoledì 25 Aprile 2012
ABRUZZO, SEMPRE E COMUNQUE. Europa, Italia, Abruzzo, 2009.
 
022 Mercoledì 2 Maggio 2012
ISLANDA: AI CONFINI DEL MONDO. Europa, Islanda, 2008.
 
023 Mercoledì 9 Maggio 2012
SUDAMERICANA. America, Sud America, 2003.
 
024 Mercoledì 16 Maggio 2012
TRIPOLITANIA. Africa, Libia, 2006.
 
025 Mercoledì 23 Maggio 2012
50 ANNI: DIMOSTRARLI TUTTI E FREGARSENE! Europa, Istanbul, 2012.
 
026 Mercoledì 30 Maggio 2012
BLOCCATO IN UZBEKISTAN. Asia, Uzbekistan, 2011.
 
027 Mercoledì 6 Giugno 2012
IN MOLISE PER LA CARRESE. Europa, Italia, Abruzzo, 2005.
 
028 Mercoledì 13 Giugno 2012
TUNISIA: LA PORTA DELL’AFRICA. Africa, Tunisia, 2006.
 
029 Mercoledì 20 Giugno 2012
PATAGONIA EXPRESS 2010 SECONDA PARTE. America, Patagonia, 2010.
 
030 Mercoledì 27 Giugno 2012
STRADE PERDUTE. Europa, Danimarca e Norvegia, 2012.
 
031 Mercoledì 4 Luglio 2012
HOGS IN STURGIS. America. Stati Uniti. Sud Dakota, 2000.
 
032 Mercoledì 11 Luglio 2012
ANDALUSIA. Europa. Spagna. Andalusia, 2008.
 
Giovanni Lamonica
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