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Numero Uno
ETTORE MESSINA
AMARCORD
Ettore Messina qualche stagione fa, nella sala stampa del PalaMaggetti di Roseto degli Abruzzi, intervistato da Lorenzo Settepanella e Giancarlo Antonelli.


Intervista al coach Campione d’Europa in carica. Per iniziare bene l’anno…

Roseto degli Abruzzi (TE)
Martedì, 02 Gennaio 2007 - Ore 10:30

Ha vinto tutto? Si, Ettore Messina ha vinto tutto.
Ha scritto libri? Si, Ettore Messina ha scritto libri.
E’ laureato? Yes.
Fa “solo” l’allenatore vincente? No, è anche superconsulente per le migliori aziende, che lo chiamano quando hanno bisogno di spiegare – magari in un’aula universitaria – la motivazione e le tecniche di gestione del gruppo.
E’ un mito vivente come Paavo Nurmi? Beh no, non ancora almeno. Non ha la statua in piazza da vivo, né è stato decretato eroe nazionale come il mezzofondista e fondista finlandese, però ha già la sua pagina di Wikipedia.

E allora, per iniziare alla grandissima il 2007, noi di ROSETO.com dobbiamo intervistarlo. Già, ma figurarsi se Ettore Messina ha tempo per noi…

E invece sì.
Grazie a Franco Montorro – Direttore di Superbasket – ottengo la preziosa email. E siccome i grandi sono di norma educati, “Ettorissimo” mi pure risponde. Ma non basta, siccome è un signore e non ama le interviste in email, chiede se possiamo fare al telefono. E chiama lui, perché non vuole crocifiggere la mia bolletta facendola rosolare mezzora sulla graticola Roseto-Mosca.
Roba da grandi…

E vabbè, grazie Ettore. Possiamo iniziare.

Ettore Messina, sei l’unico allenatore imbattuto a Roseto e contro il Roseto. Cosa ricordi della squadra del Lido delle Rose?
“Momenti diversi. Ricordo quando siamo venuti a giocare con la Kinder Bologna contro il Roseto terzo in classifica, la squadra in cui c’era Mario Boni, con il palazzetto pieno. E mi ricordo la vostra bellissima stagione. Poi mi ricordo anche momenti in cui per Roseto era tutto più difficile e il palas era mezzo vuoto. Il ricordo più bello è quello del Roseto di Mario Boni.”

Coach, il tuo stipendio deve essere fra i primi 5 della squadra che alleni o c'è qualche altra regola che applichi per avere autorità percepita dai giocatori, oltre che naturale autorevolezza?
“Non credo che i gradi o lo stipendio portino all’autorità, così come credo sia importante l’autorevolezza basata sul rispetto che ti costruisci giorno per giorno e che non è dovuta ai formalismi. Ti dirò: non so quanto guadagna la stragrande maggioranza dei miei giocatori. E non mi interessa.”

Ettore Messina, zar dei coach, è un androide composto da quali percentuali di: gestione del gruppo e motivazione; tecnica; rapporti umani?
“Partiamo dal presupposto che quando alleni cerchi di ‘passare delle richieste tecniche’ per far sì che si stia anche bene insieme. Quando chiedi un passaggio o un blocco chiedi cose che devono andare al di là del semplice gesto tecnico. Il problema è come si arriva a condividere qualcosa di più di un gesto tecnico. Questo vale – ovviamente – nei progetti seri. Invece, quando ci si trova una sola stagione insieme vivendo sul provvisorio, le cose non sono poi così complesse, anzi direi che è una complessità diversa da quella relativa a progetti di lungo periodo. Nel lungo periodo gli aspetti di convivenza delle diverse personalità presenti in squadra sono prioritari, anche perché a certi livelli la tecnica e le competenze specifiche sono già mediamente molto elevate”.

Nel campionato italiano, giocatori che poche stagioni fa lottavano per non retrocedere in A2, adesso giocano le finali scudetto. China discendente irreversibile?
“Al momento mi sembra irreversibile, perché è soprattutto una questione economica. Io personalmente non sono favorevole a tutti questi stranieri nel campionato italiano, né mi entusiasma il numero elevato di squadre presenti in Serie A. L’Italia non può permettersele. Non siamo la Spagna, in cui una squadra di fascia bassa, come ad esempio Granada, ha 9.000 spettatori, sostegno, investimenti economici. Noi 18 squadre solide per la Serie A non le abbiamo.”

Vista dall’esterno, la tua è una avventura un po’ romanzesca nella pancia dell’orso russo. Come si sta a Mosca?
“Ne parlavo proprio stamattina con un’altra persona. Dicevo che è paradossale la differenza fra come gli esterni vedono Mosca e la Russia e come invece la vediamo noi che ci viviamo. Noi non andiamo di corsa né ci incazziamo troppo, il club è efficiente, i giocatori sono in gamba, gli stipendi puntuali così come gli aerei che si devono prendere. Poi tieni conto che non c’è il pettegolezzo tipico di quando vivi nel tuo paese e vuoi sapere tutto di tutti. Vivi meglio perché non ti importa molto di quello che è il contorno. Torni a casa e segui il telegiornale che sono le dieci di sera. Insomma, siamo ‘pallacanestro e famiglia’. Poi tieni conto che Mosca è una città che – quotidianamente – muove circa 13 milioni di persone. Logico dunque che ci sia molta gente che sta bene e molta gente che non sta bene, ma questo esiste in tutte le metropoli mondiali. Io direi una bugia se ti dicessi che non sono un privilegiato e che è ovvio che, lavorando per il CSKA, vivo e frequento una parte ben determinata della città che vive bene. Altrettanto logico, quindi, che esistono anche a Mosca zone di degrado e periferia difficile, come se parlassimo di New York. Ecco, non credo che Mosca sia quella un po’ colorita, fra guardie del corpo e lunghe file, che ha descritto Pozzecco. Per quel che mi riguarda, se penso al disagio penso al massimo a un po’ di tempo in più perso a causa del traffico.”

Ettore, essendo l’intervista di ROSETO.com, ci sono alcune domande di alcuni amici dello staff. Eccole.

Marco Rapone ti chiede: Lei è quello che si dice un allenatore vincente. E lo ha dimostrato allenando squadre che seppur dotate di uomini molto talentuosi, hanno soprattutto espresso un grande gioco di squadra, praticamente valorizzando l’intero gruppo. Ci racconta come fa?
“Il problema non è come si fa – la risposta può sembrare banale – ma è cercare persone che condividano l’idea di lavorare in gruppo, che è una cosa che richiede grande disponibilità. Direi che oggi è più importante come si fa la squadra di come la si allena. Non è un caso che alcuni giocatori che abbiamo voluto al CSKA provenienti dal campionato italiano (Smodis, Vanterpool, Van Den Spiegel), hanno alte qualità tecniche, ma hanno soprattutto grandi qualità morali. Questo significa che capiscono cosa dare e cosa ci vuole in un gruppo e ciò sapendo mettere anche il proprio interesse personale dietro quello della squadra, sapendo che questo porterà benefici a tutti, quindi anche a loro. E’ un equilibrio sottile, ne sono consapevole, ma se non lo si percepisce, è inutile andare in un club in cui si vuole giocare di squadra. Poi si può anche vincere con una squadra in cui due tirano sempre e gli altri remano…”

Sempre Marco: Gherardini ha attraversato l’oceano, il “Mago” Bargnani in Nba sta piano piano dimostrando le sue indubbie qualità, e pare che molti coach americani cerchino di copiare le alchimie di D’Antoni. Esistono possibilità di vederla lavorare oltreoceano, così avremo la quadratura del cerchio?
“Secondo me è abbastanza improbabile che me lo vengano a chiedere. Se me lo venissero a chiedere sarei molto interessato, ma sinceramente non credo sia probabile.”

Luigi Di Paolo ti chiede: in un trend tecnico che vede le squadre europee in genere tendere all'esaltazione del talento individuale, sulla stregua di quanto già successo in NBA, come crede sarà il suo impatto nella lega Pro Americana (perchè tanto è li che andrà a finire), lei che è uno dei pochi rimasti che riesce a far giocare le stelle in un "sistema"?
“Allenando il CSKA Mosca, al momento parliamo di niente.”

Sempre Luigi: crede che la "spettacolarizzazione" del gesto atletico, più che tecnico, che sembra alla base della pallacanestro di moda oggi, ed il tramonto del gioco di squadra in favore dei giochi che coinvolgono 1 o 2 attaccanti, o al massimo 3, possano a lungo termine portare davvero più spettatori ed interesse verso il basket? Oppure, dopo la prima ubriacatura mediatica e spettacolare ci si accorgerà, come in NBA, che si è perso qualcosa, ad esempio in fondamentali di gioco? In sostanza, è possibile che anche il basket, in Europa, si "americanizzi"?
“Secondo me no, perché ci sono allenatori migliori nella media e perché le squadre che in Europa fanno tendenza sono squadre che insistono sul gioco di squadra e sull’uso di determinati fondamentali (blocco fatto bene, passaggio fatto bene, uno contro uno). Batti il Maccabi se ti proponi a livello di gioco di squadra uguale o superiore a loro. Chiunque ha provato a batterli puntando sull’individualità ha preso botte. La stessa cosa in Italia: Treviso ha vinto lo Scudetto giocando di squadra.”

Lorenzo Settepanella ti chiede: Michael Ray Richardson, Predrag Danilovic, Emanuel Ginòbili. Li ha allenati tutti e tre, e con tutti e tre ha vinto. La più grande qualità ed il maggior difetto di ciascuno di essi. Se vivessero nella stessa epoca cestistica e potesse sceglierne uno per la sua squadra, chi prenderebbe? E perché?
“Non fatemi fare classifiche, per questo ci siete voi giornalisti. E poi si tratta di giocatori a cui sono molto affezionato e che mi hanno tutti aiutato a vincere.”

Coach, inizia un nuovo anno. Ti va di fare gli auguri ai lettori di ROSETO.com?
“Certo. Auguri di salute, soprattutto, perché è l’unica cosa che non dipende da noi e che se non abbiamo è un problema. Poi – cestisticamente – auguri di vedere un campionato di Serie A competitivo, ma che abbia anche prospettive future.”

Grazie, Coach Ettore Messina.

Luca Maggitti


ETTORE MESSINA
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


Ettore Messina (Catania, 30 settembre 1959) è un allenatore italiano di pallacanestro.

Dopo aver giocato a livello giovanile, inizia ad allenare nel vivaio della Reyer Venezia a soli 16 anni. Nel 1980 è nominato responsabile del settore giovanile a Mestre. Nel 1982 va a Udine per essere assistente di Massimo Mangano.

Nel 1983 passa a Bologna dove viene nominato responsabile del settore giovanile ed assistente della prima squadra e dove lavora insieme a Sandro Gamba, Alberto Bucci e Bob Hill. Nella stagione 1989-90 diventa primo allenatore della Virtus Bologna e vince subito Coppa Italia e Coppa delle Coppe, regalando così il primo trofeo continentale alle Vu nere.

Dopo aver vinto uno scudetto e un'altra Coppa Italia, nel 1993 diventa capo allenatore della Nazionale italiana con cui nel 1997 vince l'argento agli Europei in Spagna. Nello stesso anno torna a Bologna e inizia subito a cogliere una valanga di successi: nel 1998 è doppietta scudetto - Eurolega, nel 1999 vince la coppa Italia e nel 2001 compie il suo capolavoro con le vittorie in serie di coppa Italia, Eurolega e campionato.

Dopo l'ultimo successo in bianconero con l'ennesima coppa Italia conquistata a Forlì nel 2002, è chiamato alla dirigenza tecnica della Benetton Treviso: la prima stagione alla guida della Benetton é stata ricca di successi, con scudetto, Coppa Italia, Supercoppa italiana ed il titolo di vicecampione d'Europa alla Final Four di Barcellona del 2003. Nel 2004 e 2005 riconquista la coppa Italia.

Nel 2005 lascia Treviso per andare ad allenare il CSKA Mosca, una tra i più forti club del basket europeo, con il quale conquista prima la Coppa di Russia, e nell'aprile 2006, l'Eurolega, battendo in finale i campioni in carica del Maccabi Tel Aviv, vincitori delle ultime due edizioni, nonostante l'infortunio di uno dei migliori giocatori, David Andersen.

Curiosità
Sposato con Laura, ha una figlia, Lucia. Si definisce "Un po' orso", ma non è poi così vero...veste casual, nel tempo libero gioca a tennis, si rilassa facendo jogging o andando al cinema, magari per vedere "Momenti di gloria", la pellicola più amata, o i film con Vittorio Gassman o con Julia Roberts, i suoi attori preferiti. Le città che gli sono restate nel cuore, Venezia in Italia, Parigi in Europa, New York al di là dell'Oceano. Legge Repubblica, mangia preferibilmente un primo piatto accompagnato con cabernet, in vacanza va al mare portandosi dietro dei romanzi (le sue letture preferite), ascolta rock e blues ma il suo cantautore prediletto è Paolo Conte. Ha ammirato le gesta di Jesse Owens, gli piacciono i cavalli, il colore è il blu e il giorno più bello della settimana, il lunedì.
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