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Il Critico Condotto
‘VOGLIO RADICARE LA MIA RICERCA DI VITA’
Valeria Di Felice.

La copertina di ‘Nudi Abissi’.

Vincenzo Di Bonaventura.
[Cristian Palmieri]


Simone Gambacorta a colloquio con Valeria Di Felice, autrice dell’audiolibro ‘Nudi abissi’. La voce recitante è quella di Vincenzo Di Bonaventura.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Lunedì, 03 Ottobre 2011 - Ore 21:45

Dirige il festival letterario MartinBook e il Premio Città di Martinsicuro. Come se non bastasse, sempre a Martinsicuro, dove vive, ha creato la Di Felice Edizioni (www.edizionidifelice.it). E’ laureata in Antropologia, disciplina con la quale si è confrontata anche dal punto di vista scientifico dando alle stampe il libro “Uomini tra realtà e immaterialità” (Leonida, 2007), e ha firmato numerosi interventi di critica letteraria. Ma oltre che editrice, saggista, critica e organizzatrice culturale, Valeria Di Felice scrive poesie: il frutto più recente di questo suo amore è “Nudi abissi” (Di Felice, 2011), un audio libro che ha riscosso successo e che si arricchisce della voce recitante di Vincenzo di Bonaventura.
 
Sei un’editrice, ma scrivi anche poesie: come convivono questi due versanti nella tua vita?
«Sono due modi diversi ma complementari di vivere la parola: come editrice attraverso la scrittura “scopro” gli altri e il loro mondo, ne colgo intuitivamente la ragion d’essere e cerco di creare un “filtro”, uno spazio di mediazione tra lo scrittore e il lettore. Come poeta – aspirante poeta! – attraverso la scrittura scopro me stessa e il mio mondo. Editoria e poesia sono due forme diverse per esprimere ciò che al momento mi sta più a cuore: radicare la mia ricerca di vita».
 
Di recente hai pubblicato un audiolibro, “Nudi abissi”. Prima di tutto parlami del perché di questa scelta, un audiolibro.
«In una civiltà come la nostra, per cui spesso lo scritto è considerato più premiante della parola orale e ad esso viene affidata gran parte della comunicazione e del patrimonio culturale, l’audiolibro vuole essere un piccolo esperimento di recupero dell’ascolto».
 
A proposito: perché questo titolo, “Nudi abissi”?
«”Nudi abissi” vuole dare l’idea di un lavoro di inabissamento esistenziale che, nel tentativo di catturare il discorso profondo, rende le acque della propria essenza meno torbide, più trasparenti, meno ingannevoli. In questo “movimento d’immersione” ma anche di “ri-emersione” prendono forma le immagini delle ali e delle mani. Il dimenarsi delle ali è legato alla volontà di non precipitare, di lottare, di sfidare in caduta libera la forza gravitazionale che ci àncora alla grossolanità del vivere quotidiano. Le mani, invece, rappresentano la sonda della mia ricerca: sono mani che esplorano, conoscono, toccano, chiedono conferma della realtà. Le mia silloge parte con l’immagine delle mani vuote, che non stringono appigli e che sperimentano la paura, e si conclude con l’immagine delle mani piene, che hanno ritrovato una presa sull’esistenza. La nudità, invece, si riferisce a quella del pensiero, che rinuncia a ogni pudore emotivo come autodifesa. In questo mettere a nudo il mio abisso, il mio inconscio, emerge la vicenda d’amore».
 
Quanti sono i testi raccolti in “Nudi abissi” e in che arco di tempo li hai scritti?
«È una raccolta di una trentina di poesie che ho scritto quando avevo poco più di vent’anni».
 
Ma quand’è che si può “scrivere poesia”? Quale condizione interiore è necessaria per farlo?
«La poesia è il luogo dove ritrovo le condizioni ideali per creare o meglio per ricreare me stessa. È uno spazio meditativo in cui il silenzio e il vuoto diventano occasioni per sperimentare se stessi ed “essere soli”. Forse il fil rouge che unisce le poesie di questa silloge è la conquista faticosa della solitudine – come ideale in cui ritrovo la mia identità – e la scoperta dolorosa dell’amore “vero”, quello non egocentrico. Dico dolorosa perchè l’amore è estasi e mutazione, e l’agonia, la resistenza, sono i primi sintomi del cambiamento. Ecco perchè l’amore è spesso doloroso: implica coraggio, desiderio, presenza consapevole. Spesso è nei momenti di sofferenza che si ha la possibilità di innalzarsi a vette di consapevolezza e di creatività più elevate, di radicare nuove certezze nel centro più profondo partendo proprio dalla crisi di vecchie certezze. Ed ecco che la poesia diventa l’espressione di questo stato di agitazione, di subbuglio, di follia.
 
Vuoi provare a darmi una tua definizione di poesia?
«La poesia, proprio come la vita, se vissuta in modo radicato, autentico e viscerale, e non per affermare il proprio ego, può contenere milioni di forme di purezza e di intuizioni. La poesia è innanzitutto dedizione, atteggiamento, lotta, ricerca, libertà. Parte dal racconto della vita e diventa una sorta di rito trasformativo grazie al quale si incontrano resistenze, paure, bivi e ci si mette alla prova, si cresce, si conquista la libertà di scegliere. Essa, dunque, rimanda costantemente al “luogo delle origini”, al momento autentico e sorgivo di una identità».
 
Cosa lega fra loro i versi raccolti in “Nudi abissi”?
«Assolutamente l’Amore, vale a dire questa spinta antigravitazionale che ama le altezze elevate, che ci rende non ancorati, ma radicati, questo movimento che va in profondità, fino al magma creativo, fino alla propria verità. È una forma d’essere e la poesia schiude la soglia di questo miracolo che è l’amore e diventa il riflesso di un’intuizione pura, intensa, centrata».
 
Sono curioso di conoscere l’iter che ti porta a scrivere una poesia: dal lampo d’inizio all’ultima stesura.
«Partiamo dall’ispirazione che per me è “quando il desiderio di Essere si radica nella ricerca”, per cui sento crescere in me una spinta, un impulso che chiede di essere trasformato, ricreato, rinnovato. A questo punto, inizio a trovare le parole che meglio riescono a esprimere questo desiderio. A volte scrivo in modo istintivo, ma nella maggior parte dei casi ho bisogno di tempo per trovare le parole giuste».
 
Che cosa significa, che cosa ha significato, per te, per te come autrice, ascoltare le tue parole “reinventate” dalla voce di Vincenzo Di Bonaventura, l’attore che le recita nell’audiolibro?
«Per il gioco delle controparti, ero curiosa di ascoltare le mie poesie che sono declinate al femminile, con una voce maschile. È come se avessi provato a dimenticare per un momento il mio momento creativo, il mio lavoro poetico per diventare spettatrice di me stessa attraverso la voce di un attore come Vincenzo Di Bonaventura che stimo molto per la caparbietà, l’audacia e la professionalità con le quali si dedica da più di quarant’anni al teatro». 
 
“Nudi abissi” è stato presentato anche al Salone del Libro di Torino. Come vivi questo tipo di confronto col pubblico?
«All’inizio l’idea di avere un confronto con il pubblico mi terrorizzava. Ora lo sento molto amico, forse perchè ho anche una consapevolezza diversa di me stessa e del mio modo di relazionarmi con l’altro. Le presentazioni sono per me un’occasione preziosa per condividere la mia poesia, e spesso anche per avere nuovi stimoli. Ne è un esempio l’incontro-intervista a cura di Stefania Giudice organizzato al Salone del Libro di Torino grazie al quale sono nate nuove idee, nuove riflessioni, nuove prospettive».
Simone Gambacorta
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