Danilo Gallerini, hai finito il girone di andata da capocannoniere del Roseto. E’ la prima volta, oppure è già successo?
«Nei primi anni di B2 capitava spesso, poi in B1 le cose sono cambiate e successivamente, giocando in squadre competitive, mi venivano richieste molte altre cose. Il risultato è stato segnare un po' meno, ma essere sempre uno dei primi per minutaggio».
Da molte gare il punto di riferimento della squadra. Come si guadagna il rispetto di un quintetto composto da veterani e ottimi giocatori di categoria?
«Non ho mai stimato particolarmente i fenomeni sopra le righe e cioè quei giocatori ai quali viene concesso dell'extra, a patto che le cifre sul campo siano tali da giustificarne il comportamento. Quindi credo che tutto parta dallo spogliatoio. Se si dimostrano qualità per stare in un gruppo, poi le capacità sul campo e lo stato di forma fanno il resto. Quando sei pronto, la squadra non avrà problemi a venirti dietro, giovane o anziano che sia».
Ti senti il leader di questa squadra o c'è qualcun altro per questo ruolo? E se c'è, chi è?
«Secondo me ci sono diverse sfumature dell'essere leader. Emotivamente, il nostro è sicuramente Marco Gnaccarini. Come carica e fiducia trasmessa, è una spanna sopra al 98% dei giocatori che ho conosciuto in carriera. Io mi sento più un punto di riferimento tecnico in mezzo al campo, come potrebbe essere Martin Caruso. Nello spogliatoio invece il leader è Nicola Elia, che dà spesso la giusta chiave di lettura alle cose».
In quali aspetti tecnico-tattici il tuo campionato a Roseto è finora diverso rispetto agli ultimi da te giocati, ad iniziare da quello vittorioso della scorsa stagione a Chieti?
«Lo scorso campionato, a Chieti, siamo partiti con un'idea che è rimasta uguale fino al 12 giugno 2011, quando abbiamo vinto Gara3 contro Fabriano. Durante la stagione ci siamo sempre allenati per arrivare a quel traguardo e questo ha sempre tenuto l'attenzione di tutti molto alta. Era però una squadra di veterani, con caratteristiche super per la categoria. A Roseto la situazione è ben diversa. Il nostro obiettivo è conquistare i playoff e la nostra attenzione è volta a innalzare il livello dell'intensità e la continuità del gioco. Questo aspetto per noi viene prima dello schema perfetto. Dobbiamo aumentare la "quantità". Solo così riusciremo a colmare la distanza fra noi e le altre più quotate in campionato».
La matricola Ernesto Francani è il coach sorpresa della DNB Girone C?
«Te lo avevo detto questa estate che era il mio coach preferito (sorride ma ha ragione, me lo aveva detto davvero, dichiarandolo nell’intervista del 14 settembre 2011, n.d.r.). Il cammino è ancora lungo, ma se riusciremo a giocare un finale di stagione all'altezza del girone di andata, sicuramente Ernesto potrà togliersi tante soddisfazioni. Sotto di lui ora, ci sono tanti coach navigati, ma - conoscendolo - non ci avrà nemmeno pensato».
Un pregio e un difetto del tuo coach?
«Un pregio che apprezzo tantissimo è la capacità di correggersi. Abbiamo iniziato con delle idee di gioco che, con il passare delle giornate, ha adattato alle nostre caratteristiche e questo non è da tutti. Spesso gli allenatori si fossilizzano. Un difetto? preferisce l'aggressività alla tattica sempre e comunque, ma è anche giusto che sia così. E’ l'allenatore che deve decidere come giocare».
Quale obiettivo per Roseto, preso atto del 2° posto nel girone di andata?
«L'obiettivo a breve sarà il campo a decretarlo. Personalmente, voglio restare più in alto possibile. Credo che l'obiettivo primario di questa stagione sia costruire qualcosa. Non parlo della società, che sta già operando benissimo, ma parlo proprio della squadra. Costruire un nucleo di persone e di gioco con il quale dare continuità».