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Terremoto e Dignità
LA ROSA D’ORO DI GUIDO BERTOLASO? DIAMOLA A UMBERTO BRACCILI E GIUSEPPE CAPORALE.
Guido Bertolaso.

Umberto Braccili.

Giuseppe Caporale.

I fatti, le opinioni (dette quando contava dirle) e una modesta proposta di ROSETO.com.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Martedì, 24 Gennaio 2012 - Ore 23:06

Tutto nasce da una Rosa d’Oro. La rosa del Memorial Giovanni Giunco 2009 – tenutosi nei primi giorni del 2010 a Roseto degli Abruzzi – assegnata a Guido Bertolaso dal Comitato Organizzatore.
Un Comitato in perfetta buona fede, che prese per giusto tutto quello che i mass media – con pochissime eccezioni – dicevano di Guido Bertolaso, elevato al rango di semidio dalle taumaturgiche decisioni.
La Rosa d’Oro gli fu assegnata con la seguente motivazione: “Per aver dato ali, con il suo fare, alla speranza degli abruzzesi”. Gli fu assegnata, insomma, per quanto stava facendo in qualità di Capo della Protezione Civile a L’Aquila, dopo il terremoto del 6 aprile 2009.
 
Io partecipai a quella serata in qualità di giornalista. Avevo condotto la precedente edizione e mi fu proposto di condurre anche quella, ma quando seppi del premiato, preferii declinare l’invito, per certe mie idee sia in merito alla gestione della Protezione Civile sia del terremoto di L’Aquila.
Di più. Mi permisi di osservare che una Rosa d’Oro andava consegnata a Rosetane e Rosetani che avevano accolto oltre 7.000 sfollati – gratuitamente nei primi giorni e qualcuno non soltanto nei primi giorni – invece di dare un riconoscimento, che rappresenta la massima onorificenza rosetana, a un potentissimo dirigente dello Stato, pagato oltre un milione di euro l’anno per fare quel lavoro e farlo bene e dignitosamente. Per tacere del potere non monetizzabile del quale disponeva (come ne disponeva s’è visto poi).
 
Dal Memorial Giunco del gennaio 2010 passano 2 anni e ci ritroviamo a gennaio 2012, quando un giornalista e scrittore abruzzese, Giuseppe Caporale, propone per “la Repubblica” una inchiesta – supportato da Walter Nanni ed Enrico Melozzi – dalla forza dirompente.
Caporale trova infatti – fra intercettazioni telefoniche effettuate dai Carabinieri del Ros di Firenze, mai trascritte perché non attinenti all’indagine per le quali quelle intercettazioni erano state disposte – almeno due intercettazioni così forti da spingere, è notizia di oggi, la Procura di L’Aquila a indagare Guido Bertolaso per omicidio colposo plurimo e disastro colposo in relazione al terremoto. In particolare, Bertolaso è indagato per la telefonata in cui – una settimana prima del terremoto – dice all’assessore regionale alla Protezione Civile della Regione Abruzzo, Daniela Stati, che invierà scienziati a L’Aquila per una riunione che vuole essere “un’operazione mediatica” (e cioè tranquillizzare la gente).
 
Torniamo ora indietro di qualche giorno – siamo sempre a gennaio 2012 – e cioè a quando “la Repubblica” ha diffuso le telefonate scovate da Giuseppe Caporale.
In quel momento, un giornalista rosetano molto sensibile e attento, Alessandro Consalvi, ha proposto su Facebook di chiedere a Guido Bertolaso la restituzione della Rosa d’Oro. Non c’è bisogno, infatti, di un processo per chiedere indietro una cosa che per i rosetani è di gran pregio: basta sentire la telefonata fra Bertolaso e la Stati.
 
E allora, a proposito di giornalisti che “non si bevono” le versioni ufficiali e che non sono cani da riporto del potere, bensì cani da guardia, mi ricordo di un altro giornalista – abruzzese e rosetano – Umberto Braccili e dell’intervista che gli feci, a giugno 2010, in occasione dell’uscita del libro da lui scritto insieme a 13 genitori di universitari vittime del sisma del 6 aprile 2009 a L’Aquila.
 
Il libro si chiama “Macerie dentro e fuori” e merita di essere letto, a proposito di giornalisti che non hanno mai smesso di farsi domande dalla notte del 6 aprile 2009.
 
Nell’intervista, fra le altre risposte, alcune di Umberto – rilette a più di un anno e mezzo di distanza e sapendo cosa sta succedendo oggi alla luce delle telefonate scovate da Giuseppe Caporale – meritano di essere riproposte. Perché mettono ancora di più i brividi.
 
Eccole. Sono state rilasciate da Umberto, lo sottolineo, intorno a metà giugno 2010.
 
[…]
 
Come nasce questo libro? Te lo hanno chiesto o è stata una tua precisa idea?
“Non è stata una mia idea. Io sono stato a L’Aquila dalle 5.30 di quel maledetto sei aprile 2009 e tento di raccontare ancor oggi quel dramma che non si è certo chiuso. Diciamo che la soddisfazione massima è stata proprio quella della richiesta, da parte dei genitori, della mia collaborazione a quel progetto, a quel libro denuncia sul mancato allarme e su quelle case crollate definite ‘di burro’.”

Il terremoto di L'Aquila, prima che accadesse, ha questa grande macchia della riunione tenutasi e del verbale firmato dopo 6 giorni, ma ha anche la figura di Giampaolo Giuliani e delle sue ricerche sul radon. Un tuo pensiero su Giuliani?
“Non entro nel merito del discorso scientifico, non ne sono all’altezza. Certo è che gli allarmi di Giuliani hanno salvato molte vite e questo lo so per esperienza diretta. In America, me lo ha spiegato un sismologo di fama internazionale, nelle zone sismiche all’interno di ogni portone di una abitazione c’è un foglio che spiega dove andare in caso di terremoto. Gli americani sono anche dotati di kit con torcia, copertina, alimenti base e impermeabile. Poi, se ci sono scosse continue, si lancia l’allerta e l’americano decide se lasciare casa. In questo caso trova punti di raccolta attrezzati. Nel libro racconto di ragazzi usciti di casa dopo la scossa dell’1.30. Faceva freddo a L’Aquila in quell’aprile e il giorno dopo c’erano gli esami fissati nella settimana santa, in quella particolare situazione. Chi aveva un’automobile si è salvato, chi non aveva nulla è tornato a dormire anche perché quelle scosse, dicevano, facevano bene ed erano innocue. Tornando a Giuliani, il dubbio che mi assale è che quei comunicati ‘camomilla’ degli enti preposti siano stati concepiti forse per bilanciare l’allarme che il tecnico lanciava. E questo è ancora più tremendo”. 

[…]
 
Sì, avete letto bene.
 
E allora, visto che Roseto degli Abruzzi è stata la città che ha accolto – degnamente – più sfollati aquilani (oltre 7.000) di tutte le altre e considerato che la Rosa d’Oro per i Rosetani è una cosa seria, mi permetto una modesta proposta: ritiriamo la Rosa d’Oro a Guido Bertolaso e - anche se non la riconsegnerà mai - diamone una ai giornalisti Umberto Braccili e Giuseppe Caporale.
 
Perché loro se la meritano. Veramente.
 
 
ROSETO.com > Archivio
Terremoto di L’Aquila
LE MACERIE, DENTRO E FUORI, RACCONTATE IN UN LIBRO DA UMBERTO BRACCILI.
Il giornalista rosetano racconta la tragedia del terremoto in un volume, scritto insieme a 13 genitori di universitari vittime del sisma. Lo abbiamo intervistato.
Giovedì 17 giugno 2010 – Ore 15.00
 
YOUTUBE > Archivio
Terremoto di L’Aquila
GUIDO BERTOLASO E L’USO DISTORTO DEL POTERE
Una settimana prima del terremoto del 6 aprile 2009.
Inchiesta di Giuseppe Caporale. Video di Walter Nanni. Musica di Enrico Melozzi.
E’ a fine di marzo 2009, la città abruzzese da quattro mesi è ostaggio di uno sciame sismico e una nuova scossa di magnitudo 4.1 Richter ha appena fatto crescere la paura.
Guido Bertolaso racconta al telefono, all’Assessore Regionale dell’Abruzzo alla Protezione Civile Daniele Stati, che sta organizzando una riunione di tecnici al solo scopo di tranquillizzare la popolazione.
E sette giorni dopo la tragedia.
 
Luca Maggitti
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