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Basket & Mass Media
CI MANCA SUPERBASKET, CI MANCA STEFANO VALENTI.
Stefano Valenti al PalaScapriano di Teramo.
[Luca Maggitti]


Il marchio più recente di Superbasket.

Intervista al giornalista di Superbasket, per il punto della situazione e per i ricordi, sperando nel futuro.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Venerdì, 25 Maggio 2012 - Ore 16:00

Stefano, a Roseto arrivava ogni martedì mattina. Nell'edicola di Piazza Ungheria c'erano due copie prenotate: quella di Lorenzo Settepanella e la mia. Da qualche mese, Superbasket non c'è più. Come vivi questa scomparsa, tu che sei giornalista del settimanale fondato da Aldo Giordani?
«Come un giocatore che si rompe il crociato e da quel giorno conta i giorni che mancano per tornare a giocare. Sa che davanti ha mesi di duro lavoro per il recupero, confidando di bruciarli. E che poi tornerà come prima. E' la mia speranza. Non vorrei fosse un illusione».
 
Ci sono possibilità che "SB" torni in edicola?
«Purtroppo non dipende da me, ma dalla ripartenza della casa editrice che detiene i diritti sulla testata. Ad oggi resta che la pubblicazione di tutte le riviste del gruppo è stata azzerata. Ed i dipendenti posti in cassa integrazione».
 
Quanti anni hai trascorso a Superbasket?
«Sono redattore di Superbasket dall’1 novembre 1991».
 
Diamo i voti. Il collega più bravo a scrivere?
«Lo dirò quando non sarò più loro collega. Posso dire però che ne ho avuti diversi ed ognuno con qualità diverse e specifiche a seconda del pezzo da scrivere: cronaca, intervista, dossier, critica».
 
Diamo i voti. Il collega più bravo a capire di basket?
«Claudio Limardi ha una grande capacità di lettura dei momenti della partita».
 
Diamo i voti. Il direttore con il quale hai avuto il miglior rapporto?
«Ribalto la domanda: non ho avuto problemi con nessuno. Enrico Campana mi ha insegnato il mestiere, bocciandomi per mesi i pezzi. Ricordo una sua richiesta di scrivere un profilo di Toni Kukoc: finì tre volte nel cestino. Esercizio ormai caduto in disuso, ma che farebbe bene a molti. Ma è una deriva dei tempi e la Rete ha responsabilità palesi. Franco Montorro è stato colui che mi ha consentito di mettere a frutto, sul campo, ciò che avevo imparato da Campana; e per questo altrettanto importante, ricevendo fiducia e spazi. Claudio Limardi è stato quello che, in vent’anni di lavoro assieme, ho visto crescere meritandosi di salire al ruolo di caporedattore e poi direttore. Grazie ai miei consigli, si capisce… Scherzi a parte, gli devo l’essere stato per lui (credo) qualcosa di più di un suo redattore».
 
Diamo i voti. Il basket più bello che ti è capitato di raccontare in questi anni?
«Sempre quello della Nazionale, nel bene e nel male. Non c’è confronto: l’evento, che fossero Olimpiadi, Mondiali Europei; la maglia azzurra, l’inno di Mameli. I recenti fischi di Roma sono una vergogna, l’inno ascoltato a migliaia di chilometri di distanza dall’Italia rappresenta, da solo, una lezione di senso civico e di appartenenza di cui molti avrebbero bisogno. E questo al seguito di una squadra che rappresenta una Nazione, se può essere vero che, oggi, la Nazione non rappresenta così bene noi».
 
Il podio delle emozioni. Vita di redazione. Ricordo medaglia di bronzo.
«La chiusura del primo numero a Bologna, con l’allora Direttore Editoriale che, guardando l’orologio ad un’ora molto tarda della domenica notte ripeteva: “Facciamo un bagno di sangue…”, perché stavamo sforando tutti i tempi. Aveva ragione lui, ma quel mantra non ci aiutò a far prima dell’alba…».
 
Il podio delle emozioni. Vita di redazione. Ricordo medaglia d'argento.
«Un Direttore, del quale non farò il nome, che non riuscì a mandarci un pezzo perché “un’infiltrazione dal tetto del palasport aveva fatto gocciolare acqua sugli appunti rendendoli illeggibili”. E ci dovemmo inventare un pezzo».
 
Il podio delle emozioni. Vita di redazione. Ricordo medaglia d'oro.
«La medaglia d’oro è quella di Parigi 1999. Sia quella vera sul podio, sia l’aver deciso poi di mettere in copertina la dicitura “il settimanale della Nazionale campione d’Europa”. Non piacque a tutti, ma per me, che ne vissi l’emozione sul posto, quella scritta divenne un obbligo a cercare di meritarla quella medaglia, giornalisticamente parlando, ogni settimana».
 
Oltre al fatto che per te è il tuo lavoro, cosa ti manca di più di Superbasket?
«La sensazione del parcheggio, ai margini di un mondo che ho potuto sempre vivere sentendomene parte attiva. Poi il feedback con i lettori, su ciò che piace o è piaciuto; oppure sull’esatto contrario. Vivo in uno stato di “coma vigile”, ma questa è una definizione non casuale che al momento non posso spiegare, è connessa con la nostra situazione attuale. Vedo il basket, ma non lo vivo. E’ mortificante».
 
 
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27 Maggio 2012
Basket & Mass Media
CI MANCA SUPERBASKET, CI MANCA ENRICO SCHIAVINA.
Intervista al giornalista di Superbasket, per il punto della situazione e per i ricordi, sperando nel futuro.
 
Luca Maggitti
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