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Elezioni Regionali Abruzzo 2019
COSTA TERAMANA: COME SARÀ IL TURISMO A GESTIONE LEGHISTA?
Pietro Quaresimale.

Nessun politico delle sette sorelle della costa teramana in Consiglio Regionale. Male, visto che la zona esprime oltre la metà dell’intero turismo abruzzese. I numeri dell’Istat del 2017 (il 2018 non c’è ancora) e qualche riflessione.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Giovedì, 14 Febbraio 2019 - Ore 20:00

Lunedì 11 febbraio 2019, l’Abruzzo si è risvegliato leghista.

Matteo Salvini ha fatto il pieno, portando un partito che nelle Elezioni Regionali del 2014 non esisteva in Abruzzo a prendere 165.000 dei 300.000 voti andati al centrodestra, su 643.000 votanti (195.000 al centro sinistra e 126.000 al Movimento 5 Stelle gli altri).

E siccome il popolo è sovrano e la democrazia è la forma di governo migliore ad oggi trovata dagli uomini, poco importa se, come ha ripetuto fino a poche ore fa su La7 Roberto D’Alimonte, professore ordinario di Sistema Politico Italiano e Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche della LUISS: “L’attuale Lega di cui Salvini è segretario è ancora la Lega Nord per l’Indipendenza della Padania, come recita l’articolo uno dello statuto ancora in vigore. Ed è un partito che all’articolo due elenca le nazioni che ne fanno parte. In questa Lega il Sud non esiste. Toscana, Marche e Umbria sono il confine meridionale statutario della Lega Nord”.

Poco importa, dicevamo: gli abruzzesi hanno scelto di votare per un partito che neppure li considera esistenti nel proprio statuto? Pazienza. E complimenti a Matteo Salvini e al suo spin doctor Luca Morisi, che perfezionando “La Bestia” ha dato al suo prestigioso cliente uno strumento potentissimo da usare sui social media per analizzare ciò che pensano gli italiani, sintonizzandosi sui vari pensieri dominanti per argomento per poi blandirli e passare alla riscossione di dividendi politici. Questa è la libertà al tempo di Facebook e – che piaccia o no – bisogna farci i conti.

Matteo Salvini è l’asso pigliatutto dell’attuale momento politico, così come in passato lo sono stati Matteo Renzi e Silvio Berlusconi: gente in grado di toccare qualsiasi cosa e renderla elettoralmente oro.

Salvini, rispetto a Renzi e Berlusconi, è riuscito a fare qualcosa di ancor più difficile: prendere un partito da 4,1% (Politiche 2013) e portarlo al 17,4% dopo 5 anni (Politiche 2018), trascinandolo fino all’odierno 30% (e oltre) delle intenzioni di voto, dopo qualche mese al Governo in qualità di Vice (si fa per dire) Presidente del Consiglio e Ministro degli Interni.

“Matteo il social” ha preso un partito secessionista e lo ha trasformato, a colpi di foto e post, in un partito nazionalista: da “Padania is not Italy” a “Prima gli italiani”.

Tutto in maniera diretta, parlando “alla ggente”. Tutto sui social, tutto senza strutture di partito a dargli fastidio. Salvini tuona: “Porti chiusi” e i porti restano chiusi, anche se non c’è nessun atto formale che ne disponga la chiusura.

Insomma, oggi chi vince fa politica così e chi perde può fare – sostanzialmente – due cose: una lunga e pluriennale traversata del deserto dell’opposizione, con il rischio di non capirci niente e non tornare mai più a governare, oppure un forte bagno di umiltà, una comprensione di cosa gli italiani stano diventando e un tentativo di sintonizzarsi, magari utilizzando cose meno propagandistiche e più reali, per tornare al governo.

Ma torniamo al nostro Abruzzo a trazione leghista e, più in particolare, alla costa teramana e alle sette sorelle e cioè le cittadine costiere (Martinsicuro, Alba Adriatica, Tortoreto, Giulianova, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi) e a una voce che per queste località rappresenta forse la prima componente del PIL cittadino: il turismo.

L’ISTAT, sul suo sito, fornisce i dati aggiornati al 2017 (non sono ancora disponibili quelli del 2018) del turismo in Abruzzo.

Nell’anno 2017, in Abruzzo, sono arrivati 1.548.653 turisti, i quali hanno sviluppato 6.193.473 giorni presenza (dato ottenuto moltiplicando i turisti per i giorni di permanenza), restando in media in vacanza per 4 giorni. Il dato si riferisce alla somma del totale degli esercizi ricettivi: alberghi, esercizi extra alberghieri, campeggi e villaggi turistici, alloggi in affitto, bed & breakfast, e altro ancora.

Come sono divisi geograficamente, questi turisti? È sempre l’ISTAT a dircelo: l’86% arriva dall’Italia, il 14% da paesi esteri.

Quanto incidono le 4 Provincie? È presto detto, mediante i giorni presenza:
-    L’AQUILA, 859.808, pari al 13,88%.
-    TERAMO, 3.419.387, pari al 55,21%.
-    PESCARA, 957.754, pari al 15,46%.
-    CHIETI, 956.524, pari al 15,44%.

Teramo è dunque la Provincia regina del turismo d’Abruzzo, raccogliendo oltre la metà del totale di tutti i flussi turistici. E se Teramo è la regina – con ampio distacco rispetto alle altre 3 provincie che stano tutte a meno di un terzo del volume complessivo del teramano – la costa teramana e quindi le 7 città sono a loro volta le regine nell’accoglienza e gestione dei flussi turistici. Perché è lì che sono gli alberghi e le altre grandi strutture ricettive che fanno i numeri importanti.

Bene. Sapete quanti Consiglieri Regionali ha espresso alle elezioni dello scorso 10 febbraio 2019 il più importante territorio a livello turistico d’Abruzzo? Zero!

Ecco gli eletti della Provincia di Teramo.
- Pietro Quaresimale (Lega), da Campli.
- Emiliano Di Matteo (Lega), da Ancarano.
- Antonio Di Gianvittorio (Lega), da Notaresco.
- Umberto D’Annuntiis (Forza Italia), da Corropoli.
- Dino Pepe (Partito Democratico), da Torano Nuovo.
- Sandro Mariani (Abruzzo in comune - Regione facile), da Campli.
- Marco Cipolletti (Movimento 5 stelle), da Teramo.

Chi di questi eletti ha competenze in merito a una voce strategica importantissima come il turismo? Ci sono ex sindaci attenti al proprio territorio e quindi benvoluti e votati, ma quanti di loro, provenienti da piccoli comuni, hanno dimestichezza con problematiche relative a oltre 500.000 giorni presenza annui e a un turismo come quello balneare? Un turismo, quello del “prodotto mare”, che troppo spesso viene banalizzato mentre dovrebbe far pensare visto che l’Italia è una penisola e che la concorrenza è – logicamente – altissima fra le varie regioni.

L’augurio è che qualcuno di loro possa impegnarsi proficuamente per uno sviluppo territoriale attento e virtuoso in ambito turistico, con particolare attenzione alle 7 sorelle teramane, che rappresentano un motore dell’economia provinciale e regionale.

Si parla di Pietro Quaresimale prossimo Assessore Regionale al Turismo. Uno che a Campli ha fatto cose pregevoli. Vedremo, eventualmente, come agirà alle prese con il salto di qualità a livello di volumi e problematiche.

Nell’augurarsi massima attenzione da parte dei nuovi governanti, per il bene di tutti, non si può non chiudere con una riflessione amarissima e assolutamente scevra da ogni appartenenza politica, che è poi quella che dà il titolo a questo articolo: la mancanza di politici (destra, sinistra, centro, leghisti, pentastellati) provenienti dalle sette sorelle della costa teramana.

Insomma: la “miniera turistica d’Abruzzo” non ha saputo esprimere un solo rappresentante in Consiglio Regionale. E questa è una responsabilità grave che la politica locale tutta – intesa come classe dirigente che sui massimi sistemi dovrebbe persino saper superare barriere e steccati – ha oggettivamente sulla propria coscienza.

Luca Maggitti
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