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Serie A2 Est – Roseto Sharks
KHADEEM LATTIN: GLORY ROAD TO ROSETO!
Khadeem Lattin, con la maglia di Oklahoma.

Monica Lamb, madre di Khadeem Lattin, in una foto con il suo autografo di quando militava in WNBA con le Houston Comets, squadra con la quale ha vinto il titolo nel 1998 e nel 2000.

I Texas Western Miners, campioni NCAA 1966 e Naismith Memorial Basketball Hall of Fame dal 2007. David Lattin, nonno paterno di Khadeem, ่ il numero 43, a fianco di coach Don Haskins.

Gli Sharks aprono il mercato ingaggiando il centro statunitense figlio e nipote d’arte. Una storia familiare che inizia nel 1966, con una partita che fece la storia del basket.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Mercoled์, 05 Giugno 2019 - Ore 15:15

“Glory Road” – film del 2006 – è una pellicola vista da gran parte degli appassionati di basket.

Racconta la storia vera di Don Haskins, che lasciò il posto di allenatore di ragazze al liceo per diventare il coach dei Texas Western Miners, reclutando 7 afroamericani e vincendo la NCAA nel 1966, battendo 72-65 la Kentucky del mitico Adolph Rupp (Basket Hall of Fame dal 1969) e coronando così uno strepitoso campionato fatto di 23 vittorie e 1 sconfitta in stagione regolare.

Quella finale fece la storia (del basket e, più in generale, dei diritti civili nello sport tanto da ricavarne il film), perché nel 1966 il razzismo era ben maggiore di quello odierno e non era “normale” schierare una squadra di soli neri (era persino strano schierarne “troppi”). Basti pensare che Malcom X era stato assassinato un anno prima, nel 1965, e Martin Luther King – Premio Nobel per la Pace 1964 – sarà assassinato 2 anni dopo, nel 1968.

Quella partita fu perciò uno strumento utile a ribaltare tante convenzioni, come quella che 5 atleti afroamericani non possono organizzarsi e battere 5 atleti bianchi e che i neri giocano usando atletismo e potenza, mentre i bianchi usano il cervello fino. Finì, infatti, coi ragazzi afroamericani di coach Haskins che vinsero giocando una pallacanestro razionale, opposta al “run and gun” dei bianchi di Kentucky.

Quale fu il primo momento significativo di quella finale? La schiacciata che il centro dei Miners, David Lattin, piantò in testa a un avversario dei Wildcats di nome Pat Riley.

Sì, proprio “quel” Pat Riley, coach vincitore di 4 titoli NBA con i Los Angeles Lakers dello Showtime e 1 con gli Heat di Miami. Proprio il pettinatissimo e “gelatissimo” allenatore che dal 2008 è nella Naismith Memorial Basketball Hall of Fame e che da giocatore vinse l’anello nel 1972 sempre con i Lakers, per poi vincerlo altre 2 volte in qualità di Presidente e General Manager a Miami (ha pure vinto per 3 volte il titolo di coach dell’anno in NBA, allenando 9 volte l’All Star Game).

Spulciando nel mare magnum del web, viene pure fuori che Lattin, schiacciandogli in testa, urlò a Riley: “Prendi questa, bianco ‘honky’ (termine dispregiativo usato dai neri verso i bianchi)!”, sfogando la rabbia accumulata dopo che il suo coach gli aveva riferito che l’allenatore avversario, Rupp, aveva detto ai suoi Wildcats che 5 ragazzi neri non avrebbero mai piegato i suoi. Invece i Miners di Texas Western vinsero il titolo e furono inseriti, nel 2007, nella Hall of Fame.

David Lattin, conosciuto pure come “Big Daddy D”, giocatore classe 1943, dopo la vittoria della NCAA intraprese la carriera professionistica giocando in NBA con i San Francisco Warriors, i Phoenix Suns, i Pittsburgh Condors e chiudendo con i Memphis Tams (ha pure fatto parte degli Harlem Globetrotters). Dopo la carriera da atleta, Lattin ha avviato iniziative imprenditoriali e – l’anno dopo l’uscita del film Glory Road, quindi nel 2007 – scritto il libro “Slum Dunk to Glory”, ricordando la finale del 1966.

Il figlio di David, Cliff, sposò in prime nozze Monica Lamb (che in seconde nozze ha poi impalmato Felix Powell), giocatrice di basket professionista in Italia a Priolo, Milano e Parma e vincitrice del titolo WNBA nel 1998 e nel 2000. Monica, classe 1964, ha pure vinto con gli USA le Universiadi di Edmonton nel 1983, nell’anno in cui è entrata al college, e quelle di Zagabria del 1987. Cliff e Monica hanno avuto due figli: la primogenita Oni Ayanna Lattin (classe 1991) che è una giocatrice di pallavolo professionista (centrale di ruolo, la scorsa stagione ha giocato in Francia) e il secondogenito Khadeem (classe 1995), che invece ha ricalcato le orme di nonno David e mamma Monica.

E siamo arrivati alla fine di questa Glory Road, che si ferma a... Roseto degli Abruzzi!

Già, perché gli Sharks oggi hanno deciso di ripartire “dal centro”, ingaggiando Khadeem Lattin, centro statunitense classe 1995 di 208 cm, nativo di Houston, Texas, nipote di David.

Primo ingaggio degli Squali 2019/2020: alzi la mano chi si ricorda una squadra del Lido delle Rose costruita ponendo la prima pietra il 5 giugno!

E che prima pietra. Dopo Mahmoud Abdul-Rauf e il suo passato nella NBA fra sport e diritti, dopo Brandon Sherrod e i suoi due talenti per basket e musica, dopo Wesley Person Jr. figlio e nipote d’arte di due giocatori ex NBA... ecco arrivare il figlio d’arte di una “bicampionessa” WNBA e il nipote d’arte di un campione NCAA, la cui storia è stata narrata in un film di successo prodotto dalla Disney e il cui titolo vinto è stato una sorta di spartiacque fra un basket razzista e uno più aperto e inclusivo. E tralasciamo il fatto che due ex del Roseto – Adrian Griffin e Patrick Mutombo – stanno giocando in questi giorni la finale NBA da assistenti allenatori dei Toronto Raptors.

Insomma: che meraviglia il basket del Lido delle Rose! E quanto è ricca di spunti questa nuova, prima pagina del Roseto 2019/2020.

Conosciamo meglio, fatta la doverosa e gloriosa premessa, il nuovo totem dell’area pitturata degli Squali.

Khadeem Lattin ha frequentato la Redemption Christian High School, per poi militare in NCAA con l’Università di Oklahoma – nella difficile BIG XII Conference, la stessa in cui milita Davide Moretti con i Red Raiders di Texas Tech – dalla quale è uscito nella stagione 2017/2018 giocando 32 partite (27 in quintetto) a 20,1 minuti, 6,6 punti e 5,8 rimbalzi. I suoi migliori numeri con i Sooners li ha avuti nella stagione da junior (la penultima, 2016/2017), con 31 partite tutte in quintetto a 23,8 minuti, 8,3 punti e 6,2 rimbalzi. Nel complesso, dopo 4 stagioni al college, le sua statistiche totali parlano di 134 partite (95 in quintetto) a 19,4 minuti, 5,5 punti e 5,1 rimbalzi.

Nella sua ultima stagione a Oklahoma è stato compagno di squadra di Trae Young, il formidabile cannoniere classe 1998 che gioca negli Atlanta Hawks in NBA (primo rookie della storia nella lega a segnare almeno 45 punti e 15 assist in una partita).

Non scelto nel Draft NBA 2018, la scorsa stagione Lattin ha giocato in G-League – il campionato professionistico di sviluppo della NBA – con i Raptors 905 (da ottobre 2018) e con i Northern Arizona Suns (dal 15 gennaio 2019), totalizzando 39 partite delle quali 7 in quintetto base a 14,2 minuti, 4 punti e 5 rimbalzi.

Con i Raptors di Mississauga, Canada (franchigia di proprietà dei Toronto Raptors... 905 è il prefisso telefonico dell’area di Toronto), ha giocato 24 partite delle quali 7 in quintetto a 17,7 minuti, 4,7 punti e 6,12 rimbalzi.

Con i Suns di Prescott Valley, USA (franchigia di proprietà dei Phoenix Suns), ha giocato 15 gare senza partire in quintetto base a 8,8 minuti, 2,9 punti e 3,2 rimbalzi.

Centro con spiccate attitudini difensive, giocatore in evoluzione, questo dice del suo ingaggio il direttore sportivo del Roseto Sharks, Giacomo Rossi: «Con la firma di Lattin abbiamo voluto dare un segnale forte, ricominciando subito le operazioni in una piazza storica che si merita ulteriore crescita, nel solco di quanto di buono è stato fatto nel campionato 2018/2019. Khadeem era la prima scelta di coach Germano D’Arcangeli, che lo ritiene il tipo di centro perfetto per il suo sistema di gioco. L’atleta aveva offerte da buona parte della Serie A francese e dalla G-League e inizialmente non pensavamo potesse accettare la nostra proposta di A2, anche perché era fuori portata economica. Invece parlandoci, pian piano abbiamo fatto breccia nel suo cuore».

Già, perché le operazioni finalizzate alla costruzione degli Sharks 2019/2020 pare siano partite fin da gennaio 2019, come spiega Rossi: «Il nostro coach ha idee chiarissime sulle sue squadre e io che ci lavoro da anni lo so bene. Per cui sono contento di poter dire che abbiamo preso un giocatore con un potenziale NBA, che nel Roseto sarà l’ultimo baluardo di una squadra che farà dell’aggressività il suo marchio di fabbrica, oltre che il primo valore».

Lattin pare abbia anche importanti valori umani, come spiega il ds degli Squali: «Nella selezione dei profili che verranno a giocare con noi, come sempre facciamo, abbiamo scremato tutti quelli che non ritenevamo coerenti con i nostri ideali e valori. Diamo molto spazio alle caratteristiche umane delle persone e al fatto che siano bravi ragazzi, tenendoci alla larga da quelli con un talento variamente ingovernabile e con un carattere, diciamo così, complicato. Khadeem Lattin, ad esempio, ha prima voluto conoscere nei dettagli il nostro progetto e poi ha accettato l’offerta, chiedendoci addirittura di poter cominciare gli allenamenti prima del raduno previsto il 9 agosto: non credo capiti spesso, parlando di giocatori professionisti stranieri. Magari lo faremo arrivare prima, così inizia a prender confidenza con l’ambiente e i nostri allenamenti».

Nel Khadeem descritto da Rossi, pare scorgersi non solo il giocatore giovane e desideroso di crescita nella sua prima stagione oltreoceano, ma pure il ragazzo che ha ereditato gli esempi di una madre che gestisce una fondazione (che promuove progetti per la salute e il benessere di donne e bambini) e di un nonno che, con la sua vittoria e con il suo impegno successivo, ha lottato per una società più giusta.

Dunque niente “pazzi” nel Roseto 2019/2020, che dovrebbe conservare come timoniere capitan Simone Pierich, come chiosa Rossi: «Diciamo che siamo molto vicini al rinnovo. C’è la volontà di entrambe le parti e direi che la conferma è prossima».

La chiusura è ancora per Khadeem Lattin: «Si tratta di un giovane con una sola stagione professionistica alle spalle, in G-League, quindi possiamo definirla una scommessa se paragonato a Brandon Sherrod, che abbiamo voluto lo scorso anno come garanzia in una squadra che iniziava un progetto. È però una scommessa fatta su un potenziale da NBA e su un atleta serio, che vuole migliorarsi e crescere insieme al Roseto».

Insomma: dai Miners del nonno, che fecero la storia nella stagione NCAA 1965/1966, lottando contro stereotipi e razzismo (quando il razzismo assassinava ed estrometteva dai più elementari diritti civili), agli Sharks di A2 della stagione 2019/2020. Nonno e nipote, entrambi centri, entrambi componenti di un progetto originale e controcorrente.

Benvenuto a Roseto, dunque, a Khadeem Lattin. Roseto degli Abruzzi, dove tutto è basket e tutto il basket passa almeno una volta nella vita.

Sì all’internazionalizzazione dei sentimenti e della cultura mediante lo sport del basket, no al sovranismo (mai, come in questi casi, “sovraonanismo”) applicato alla pallacanestro.

Luca Maggitti
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