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2010. Diego Di Bonaventura e Luca Maggitti.

2012. Diego Di Bonaventura e Luca Maggitti con il libro ‘Samarcanda’ di Luca Maggitti.

2013. Luca Maggitti e Diego Di Bonaventura.

La mia posizione su un articolo pubblicato oggi sul quotidiano ‘La Città’, nel quale vengo dato come probabile futuro Capo di Gabinetto della Provincia di Teramo.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Venerdì, 14 Giugno 2019 - Ore 12:13

Oggi, venerdì 14 giugno 2019, è uscito un articolo sul quotidiano “La Città”, a pagina 5, dal titolo “Rinviate le deleghe ma scelto il capo di gabinetto”. Nel pezzo si parla della mia probabile chiamata, da parte del presidente della Provincia di Teramo, Diego Di Bonaventura, alla carica di Capo di Gabinetto della Provincia di Teramo.

Il risultato? Stamattina, causa messaggi, praticamente non sono riuscito a lavorare – eccezion fatta per lo storico titolo NBA vinto da Toronto, in cui sono vice allenatori due ex giocatori del Roseto. Ritengo perciò utile e doveroso fare alcune riflessioni, con questo messaggio, chiudendo per quanto mi riguarda la questione e potendo così tornare alle mie occupazioni.

Partiamo dall’articolo pubblicato da “La Città”. Non posso negare – perché sono un giornalista e difendo il lavoro dei giornalisti, donne e uomini sempre più in mezzo alla tormenta – che ho ricevuto una proposta di collaborazione, nei mesi scorsi, da parte di Diego Di Bonaventura. Pertanto, “La Città” è stata “sul pezzo”. Complimenti al giornale.

Conosco Diego, attuale Presidente della Provincia di Teramo, dal 2002 (non da ieri) e negli anni ho avuto il piacere di proporgli (vedendole attuate) alcune belle iniziative nella sua Notaresco. Parlo soprattutto di incontri del Premio Nazionale Paolo Borsellino (grazie a Leo Nodari) e di alcune altre iniziative, come la presentazione del libro del manager del Volo, Michele Torpedine, organizzata insieme a Morgan Fascioli.

La nostra pluriennale amicizia mi fa enormemente piacere. E desidero resti tale, magari ancora impegnata a portare qualcosa di buono a Notaresco e, più in generale, in provincia.

Per questo, quando Diego mi ha chiesto se volessi collaborare con lui in Provincia, ho declinato l’invito, pur dichiarandomi onorato di un simile attestato di stima. E dicendogli che quando avrò qualche idea culturale o di altro genere, che ritengo utile per il territorio, continuerò a sottoporgliela. Perché lui è un amico e un uomo che da tanti anni lavora per il suo territorio e la sua gente e questo mi piace. Quindi, se posso, lo aiuto.

Ho servito la mia città, Roseto degli Abruzzi, in qualità di Capo di Gabinetto del Sindaco Franco Di Bonaventura, dal 2002 al 2011, lasciando l’incarico alla scadenza naturale del mandato dell’allora Primo Cittadino, nonostante il Sindaco subentrante, Ennio Pavone, mi avesse chiesto di restare (e ancora lo ringrazio). Era giusto, dopo un decennio ricco di lavoro e soddisfazioni, che Roseto cambiasse i suoi interpreti a Palazzo di Città, anche in quel che si definisce lo “spoils system”.

Ho rifiutato – ringraziando per l’onore – l’invito a tornare in Municipio nel 2016, ricevuto dal Vice Sindaco Simone Tacchetti, a nome dell’Amministrazione guidata da Sabatino Di Girolamo, perché in questi anni ho trovato nuovi lavori (Il Messaggero, GIBA, Eidos News) che vanno onorati negli impegni presi. E perché ritengo che sia giusto che altri, più giovani e variamente forzuti di me, lavorino alacremente per il bene della città che io amo al punto da chiamarla, usando il suo palindromo, Otesor.

Una città alla quale mi sento visceralmente legato, essendo nato in casa in via Seneca 5, dove tuttora vivo. Una città che con la sua vita a misura d’uomo mi ha benevolmente sequestrato per quasi mezzo secolo (che compio il 12 ottobre 2019), eccezion fatta per il 1989, quando ho servito in Marina Militare a Ravenna, dopo un mese di CAR a Taranto. Una città dalla quale raramente – molto raramente, troppo raramente secondo i miei amici – espatrio.

Non ho accettato di superare le Colonne d’Ercole di Vomano e Tordino neanche nei primi Anni 2000, né nel 2006, quando il basket – sotto forma di offerte giornalistiche e manageriali di mass media e società – mi voleva strappare al mio amato Lido delle Rose per darmi visibilità nazionale. Anche perché, citando Karl Kraus: “Quanto darei per sapere questo: cosa se ne fa tanta gente di un orizzonte allargato?”.

E, a proposito di aforismi (perché ne è un cultore), ricordo pure di una proposta (a metà fra la battuta e l’intenzione vera) ricevuta da Gianni Chiodi per seguirlo nel suo staff in Regione, quando divenne Presidente dell’Abruzzo. Ci scherzammo su, in email. E rimasi a lavorare al Comune di Roseto.

Ho lavorato oltreconfine a lungo – a Giulianova, alla “Manifattura Nuova Giulia”, dal 1990 al 1993 e a Pagliare di Morro d’Oro, alla “Cordivari”, dal 1993 al 2001 – per poi realizzare il mio sogno: lavorare a Roseto degli Abruzzi. Prima in Comune e poi a casa, da dove mi guadagno da vivere dal 2011. Sto bene così e non desidero altro.

Recarmi ogni mattina a Teramo, affrontando un lavoro impegnativo come quello di Capo di Gabinetto della Provincia, oggi – sulla soglia dei 50 anni – per me equivale a una missione a Novosibirsk. E, detta fino in fondo e sempre schiettamente, non credo di essere neanche all’altezza di un compito così gravoso.

Spero di aver chiarito la questione, così da non dover rispondere oltre. E, comunque, grazie di cuore ai messaggi di stima e congratulazioni che in queste ore mi sono arrivati. Messaggi da parte di veri amici, prestigiosi colleghi, importanti rappresentanti del mondo della cultura, delle istituzioni e della legalità. Voi mi confondete... nel senso che mi sopravvalutate e mi avete preso per qualcun altro!  :o)

Un’ultima cosa. La mia posizione politica è nota e chiara da sempre: sono un socialdemocratico e progressista. O, almeno, ci provo (anche se, nel 2019, potremmo interrogarci sul cosa significhi essere socialdemocratico e progressista e chi rappresenta queste parti oggi). Per questo, aver ricevuto proposte di collaborazione anche da parti politiche che non ho mai votato mi onora doppiamente. Significa (o spero significhi) che sono un professionista degno di fiducia, al di là dei miei convincimenti.

POST SCRIPTUM
La mia compianta nonna paterna si chiamava Amina Di Bonaventura.
Uno dei miei più cari amici, con il quale ho scritto un libro, si chiama Gabri Di Bonaventura.
Uno degli artisti che apprezzo di più si chiama Vincenzo Di Bonaventura.
Alla Cordivari ho lavorato con il mitico Vito Di Bonaventura.
In Comune a Roseto ho lavorato con il sindaco Franco Di Bonaventura.
Insomma: ho questo bellissimo cognome nel destino!


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Luca Maggitti
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