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GLI ITALIANI VISTI DA ENNIO FLAIANO
La copertina del libro.

Ennio Flaiano.

Un pezzo tratto dalla raccolta di articoli giornalistici recentemente pubblicata da Adelphi.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Mercoled์, 02 Ottobre 2019 - Ore 21:30

[Pagine 201, 202, 203.]

SUI COLLI DI ROMA

Giacomo Devoto ha scritto, cito a memoria, che fra trent’anni l’Italia sarà non come l’avranno voluta i governi, ma come l’avrà fatta la televisione.

I trent’anni mi sembrano scaduti.

L’Italia è oggi come la televisione la sta completando, con le sue ansie, le sue necessità motorie, le sue leziosaggini, i suoi culti personali, le sue isterie, i «mi senti Ruggero?», i «sei lì Stagno», «e ora un applauso al nostro bravo coglione», eccetera.

Se qualcosa distingue l’uomo medio di oggi da quello delle altre nostre epoche, è proprio la sua capacità d’applauso, la sua enorme libidine d’entusiasmo: che trascende subito in «caciara», luogo di confusione dove si preparano i formaggi; o «casino», altro luogo di confusione erotica, sempre rimpianto.

Io non mi sono addolorato per quello che ho potuto vedere nelle strade durante i giorni della «Partita del Secolo». E nemmeno sorpreso.

So che questo popolo, pronto a interrompere il traffico se gli toccano i paraurti della sua utilitaria, è capace di prendere a calci la sua stessa macchina se è contento, se ha una prospettiva di vittoria.

Dopo aver sconfitto la Germania, sono stati assaltati accampamenti di turisti tedeschi. Bisognava farlo nel ’43.

E così ho visto gente sfogarsi contro le Volkswagen e le Mercedes, e altra gente fare il bagno nelle fontane, e suonare i clacson, perché in fondo il clacson fa rumore, lotta per il rumore.

Le cose non sono cominciate da poco. Già nell’inno nazionale, pur sempre un ballabile, la Vittoria porge la chioma all’elmo di Scipio, poiché fu creata schiava di Roma. La nostra retorica viene da lontano, ora trova soltanto un’applicazione più vasta con i più vasti mezzi d’informazione, e d’amplificazione sonora.

Salvatore Bruno, che è certo il più informato sulla psicologia del calcio, mi diceva che l’entusiasmo popolare poteva essere considerato una masturbazione preventiva nella certezza di un coito che non sarebbe avvenuto. Trovo la tesi affascinante.

E perciò direi che la follia delle bandiere, delle bare, dei fantocci da auto-da-fé, degli slogan in cui Pelé rimava con bidè, e in cui il Brasile doveva essere sodomizzato dai nostri «azzurri» immediatamente, mi ha ricordato non l’entusiasmo del 25 luglio 1943, e quello del 5 giugno 1944 (come molti hanno detto), quando Roma fu prima liberata dal fascismo e poi dal nazismo, ma piuttosto la lunga baldoria di una notte del giugno 1936, quando fu proclamato l’Impero, che «ritornava sui colli fatali di Roma».

E mi ha ricordato il grido che pochi anni dopo Mussolini (la cui volgarità non è mai stata studiata profondamente se non da Gadda, in Eros e Priapo, libro da diffondere nelle scuole elementari perché gli italiani vi imparino a leggere), il grido, dicevo, che Mussolini rivolgeva alle sue truppe senza scarpe: «Spezzeremo le reni alla Grecia». Fu quello il giorno in cui sentii più profondamente la vergogna di essere nato qui.

Bisogna sempre che una certa plebe abbia un nemico da sodomizzare per sentirsi forte: che è proprio il carattere dei veri onanisti. E stavolta, per un inconscio spirito di imitazione, trattandosi di rompere le reni al Brasile (che infine ci fornisce il caffè), ha subito il fascino del carnevale di Rio, visto al cinema; per cui possiamo dire che stavolta il Brasile non ha battuto l’Italia che amiamo, ma un Brasile immaginario, nate dalle sue stesse fantasie di Pulcinella che si avvia verso la tecnologia e il tempo libero, un popolo capace di rivolte ma inadatto alle rivoluzioni: poiché in fondo ama l’odore della sua baldoria, gli piace scrivere sui muri e onora i suoi «paraurti».

[Ennio Flaiano, L’ESPRESSO, 28 giugno 1970.]


Ennio Flaiano
L’OCCHIALE INDISCRETO
Adelphi – 2019 – 284 Pagine – 15 Euro.


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