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Uomini di Basket
CIAO, PINO MAZZARELLA.
Giuseppe ‘Pino’ Mazzarella, a Roseto degli Abruzzi, nel 2006.
[Nicola Celli]


Giuseppe ‘Pino’ Mazzarella e Gianni Petrucci, in una foto degli Anni ’80.
[Archivio Luca Maggitti]


Roseto, 1951. La tessera di Socio Fondatore dell’Arena 4 Palme di Giuseppe ‘Pino’ Mazzarella.
[Archivio Luca Maggitti]


Poche ore fa ่ scomparso, a 96 anni, un grande uomo che tanto ha fatto per Roseto degli Abruzzi. Fra i fondatori del Trofeo Lido delle Rose, nel basket ha vinto con il Banco di Roma, del quale ่ stato presidente e vice.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Mercoled์, 23 Ottobre 2019 - Ore 02:00

Poco dopo le ore 21 di martedì 22 ottobre 2019, l’amica Rita Giunco mi ha informato della morte di Giuseppe Mazzarella. Classe 1923, “Pino”, come era conosciuto e chiamato, è scomparso all’età di 96 anni. Nelle prossime ore si conosceranno luogo e ora delle esequie, che dovrebbero avere luogo a Roseto degli Abruzzi.

Conoscevo il dottor Mazzarella soltanto di fama quando, a fine Anni ‘90, lo contattai per chiedergli di poter usare su un mio lavoro le riproduzioni di alcune opere del ceramista e pittore Pier Giuseppe Di Blasio, del quale era nipote (sua madre era la sorella dell’artista). Fu felice di ricevermi nella villetta di Vicolo Siena, a due passi dal mare rosetano, dove viveva quando non era a Roma, dandomi il suo placet.

Poi, nel 2002, quando ero Capo di Gabinetto del Sindaco di Roseto degli Abruzzi, Franco Di Bonaventura, fu lui a invitarmi a bere un caffè e, indicandomi due grossi scatoloni, chiedermi di mettere in ordine le sue memorie. Nacque così il libro “MAZZABUBU’ – Rimembranza del tempo che fu. Zibaldone di racconti, citazioni, poesie, articoli, pitture, attestazioni, testimonianze fotografiche” che ebbi l’onore di curare e che fu pubblicato a settembre 2003 dalla Tipolitografia Rosetana.

Riordinando quei ricordi, sempre supportati da documenti e arricchiti da suoi quadri, scritti e poesie, ebbi modo di toccare con mano l’enorme mole di lavoro che Pino Mazzarella fece per amore della sua Roseto, potendo incidere nella vita di una cittadine in via di espansione grazie al suo ruolo di dirigente di un istituto di credito importante come il Banco di Roma.

La Villa Comunale acquistata dai Ponno, le scogliere frangiflutti, il pontile a mare. Di queste e di altre strategiche operazioni mi parlava il dottor Mazzarella, che contribuì con il suo potere decisionale o con la sua persuasione morale a rendere Roseto sempre più bella e al passo con i tempi.

Nato e cresciuto in Piazza Dante a Roseto degli Abruzzi, figlio (insieme a quattro fratelli) del proprietario di una oreficeria molto conosciuta, dopo le scuole elementari in paese si spostò a Teramo per le medie (che non c’erano a Roseto) e le superiori e poi, nel 1940, a Roma per frequentare l’Università, entrando nel Banco di Roma per mantenersi agli studi lavorando. Nel 1943, chiamato alle armi, frequentò l’Accademia Navale di Livorno, venendo fatto prigioniero dai Tedeschi in ritirata e deportato in Germania, dove lavorò anche come minatore.

Poi la fuga, come raccontò al giornalista e scrittore William Di Marco, in una intervista pubblicata su Eidos, Anno 7, N.171 del 13 ottobre 2012, dichiarando: «Nel 1945, poco prima della resa della Germania, scappai insieme a dei commilitoni e ci dirigemmo verso la Jugoslavia. Fummo catturati da delle truppe bulgare, alleate dei sovietici. La nostra vita era ormai segnata. Messi contro il muro, dovevamo essere fucilati. Dissi che noi eravamo stati prigionieri e che eravamo scappati dai campi tedeschi. Il comandante dei Bulgari aveva studiato in una scuola di Sofia, la Dante Alighieri, e parlava l’italiano. Ci capì e ci salvò la vita. Riuscii così a raggiungere Udine e da lì a piedi o con mezzi di emergenza il 24 maggio del 1945 arrivai a Roseto».

Sempre in quella bella intervista, Mazzarella spiegò come nacque il Trofeo Lido delle Rose, che contribuì ad organizzare per numerose edizioni, dichiarando: «La pallacanestro, o palla a cesto come si diceva alle origini, è stata la mia passione. Praticavo questo sport da molto tempo prima, sia a Roseto sia a Teramo. Facevo i campionati già a partire dalla fine degli anni ‘30 e d’estate disputavo dei tornei, come quello di Pasqua. Ma in quel 1945 nacque l’idea del “torneissimo”. Avevamo fatto alcune gare a Porto San Giorgio e ad Ascoli e qui Costantino Marinelli, già presidente del Comitato Provinciale di Pallacanestro a Napoli, ebbe l’illuminazione di fare un torneo estivo nel nostro paese. Marinelli non era nato a Roseto, ma era figlio di un ingegnere rosetano impiegato nelle ferrovie, il quale aveva sposato una signora di Bologna, madre di due figli, cioè Pino e Giorgio Marcacci, grandi giocatori di pallacanestro. In pratica il nostro Costantino aveva questi due fratelli acquisiti e così contattò la società partenopea, grazie ai suoi trascorsi dirigenziali, e la invitò a Roseto. Gli atleti giunsero su una camionetta dopo una giornata intera di viaggio e si aggiudicarono quella prima edizione disputata al campo di terra battuta della pineta centrale. L’anno dopo il torneo non fu disputato e a partire dal 1947 fino al 1954 la manifestazione la organizzai io, in collaborazione con Arnaldo Giunco ed Ernesto D’Ilario. Man mano questo torneo si stava trasformando in qualcosa di sempre più importante. I giocatori erano ospitati nelle case, mentre gli arbitri, che facevano a gara per venire da noi, negli unici alberghi che c’erano, cioè l’Imperiale e il Park Hotel. Nel 1949 una edizione fu disputata nel campo da tennis del villino Di Giorgio e poi, con la costruzione delle “Quattro Palme”, nella nuova struttura dal 1950 al 1977. [...] Ricordo l’allenatore della Nazionale italiana, lo statunitense Elliott Van Zandt, che fu ospitato in una casa privata. Quando la sera andò a dormire, si ritrovò una donna a letto la quale non sapeva della sua presenza. Ecco, questi sembrano fatti mitici, ma rappresentano la realtà di allora. Come lo erano quelle squadre che oggi sanno d’antico: la Gira Bologna, la Borletti Milano, la Triestina e tante altre».

Il resto dell’intervista di Wiliam Di Marco merita di essere letta, per capire quanto è stato importante Pino Mazzarella per Roseto degli Abruzzi. Eccola, di seguito.

Ma lei la pallacanestro l’ha anche giocata.
«Era uno sport che mi piaceva tanto. Nella capitale ero in forza alla Ginnastica Roma insieme ad Aldo Giordani e spesso tornavo anche il fine settimana per giocare in serie C con il Roseto. Poi per lavoro fui trasferito a Milano presso la sede meneghina del Banco di Roma e lì continuai a giocare. Mi cimentai prima con la formazione del Corriere della Sera per approdare poi al Gallarate, squadra con cui approdai dalla serie B alla serie A. Nel frattempo avevo sempre i contatti con gli amici rosetani e davo una mano come allenatore a Tonino Bruscia e Piero Di Blasio. Su un giornale apparve una notizia oggi surreale: il titolo era più o meno “Pino Mazzarella, il primo allenatore per corrispondenza”, in quanto io telefonavo o spedivo gli schemi che poi la squadra rosetana eseguiva. Ero avvantaggiato, poiché conoscevo “la zona”, allora importata dall’America da Aldo Giordani. Poi a 34 anni smisi, fino al 1963 rimasi a Milano, per poi andare a dirigere le sedi centrali del Banco di Roma di Livorno e Napoli. Alla fine sono tornato a Roma, dove vivo, e dal 1980 sono in pensione».

Roseto, nel frattempo, aveva bisogno di lei.
«Non lo so. So per certo che i sindaci spesso mi cercavano per vedere come ottenere dei finanziamenti a dei progetti. Noi apparteniamo alla generazione che voleva bene a Roseto, come lo dimostra l’edificazione delle “Quattro Palme”, realizzata per volontà di Flavio Piccioni che si impegnò personalmente insieme a noi che gli demmo una mano. Ricordo quando la famiglia Ponno ci cedette la parte davanti alla struttura, poiché il resto era delle Ferrovie di Stato. Poi negli anni ’70 venni a sapere che la Villa Ponno era in vendita e stava per acquistarla un mobiliere locale. Mi attivai e feci in modo che i proprietari la cedessero al Comune di Roseto, allora retto dal commissario prefettizio Calogero Di Maira».

Tanti sono stati i progetti pubblici a cui ha cercato di facilitare i finanziamenti, eppure ce n’è uno che non è andato in porto.
«Il mio più grande rammarico è stato quello di non veder realizzata la variante alla Statale 16. C’eravamo quasi riusciti, ma il Consiglio Comunale di allora non la volle. Con grandi sacrifici includemmo la grande arteria tra i lavori da realizzare da parte dell’Anas, facemmo disegnare a tempo di record il progetto, ma quando occorreva il via libera istituzionale, il Consiglio di allora per ben due volte bocciò l’opera. Mi dissero che bisognava salvaguardare degli interessi particolari di alcuni proprietari. E tutto andò a discapito dei cittadini».

Ha amato e ama Roseto, ma se dovesse individuare le positività e le negatività della nostra città, cosa citerebbe?
«Per le positività sicuramente la bonomia della gente - che è straordinaria - e la spiaggia, secondo me la più bella del litorale. Tra le cose che non mi sono piaciute in tutti questi anni devo annoverare: una ridotta capacità di programmare il turismo, compreso il fatto di aver costruito poche strutture ricettive all’altezza; l’astiosità politica; ma soprattutto la mancata realizzazione della variante alla Via Nazionale, che avrebbe cambiato il volto alla nostra città».

Dichiarazioni che danno la misura dell’amore di Pino Mazzarella per la sua Roseto e che sottolineano il suo mecenatismo.

Ma il dottor Mazzarella si è fatto onore anche nella capitale, parlando di basket, visto che è stato il Presidente – dal 1978 al 1981 – della Virtus Roma. Con la sua guida, nel 1980 il sodalizio capitolino fu promosso in Serie A1 (allenato da Nello Paratore) e con la sua vice presidenza o dirigenza vinse Scudetto, Coppa dei Campioni e Coppa Intercontinentale, guidato da coach Valerio Bianchini.

Scorrendo le pagine di “MAZZABUBU’” lo rivedo in foto con un giovanissimo Gianni Petrucci, al quale era molto legato o posso ammirare la tessera di Socio Fondatore dell’Arena 4 Palme, datata 1951, oltre a molte altre suggestive pagine, come le lettere scritte alla famiglia dalla prigionia o alcuni scritti dedicati alla sua vita e alla sua amata Roseto.

Nel dare le mie condoglianze ai suoi familiari, concludo questo ricordo di Pino Mazzarella pubblicando alcuni frammenti tratti dal suo libro che ho avuto l’onore di curare.

Pagina 14
Ottimismo
Sorridi, pensa, lavora,
perché nel sorriso è la
giocondità della giovinezza,
nel pensiero la vita dell’anima,
nel lavoro la soddisfazione della vita.
Pino Mazzarella

Pagina 39
Campo di Prigionia
M.-Stammlager XVIII A
Allievo Ufficiale Giuseppe Mazzarella.
Prigioniero numero 34451
19 Marzo 1944

San Giuseppe!
Mamma e Papà carissimi,
finalmente, dopo sei mesi di ansiosa attesa, è giunta a rallegrare un po’ il mio animo un vostra lettera. E’ giunta Martedì 14, augurio, forse, al mio onomastico; e quale augurio! Essa mi viene da un paese che non è il mio, da una casa dove non ho mai vissuto, ma non importa; essa porta tre nomi: il tuo, Mamma, il tuo, Papà, il tuo Carla. Quindi voi state bene.
In verità è una lettera strana, molto strana.
Chi è il Capitano Amandolia? E’ un semplice consiglio il vostro oppure dirittura da seguire per una salvezza?
Non potete immaginare quale scompiglio abbia recato tra i miei compagni: si è discusso, si è strillato, si è ragionato. Tra estremisti e pacifisti ha vinto il partito moderato (da me impersonificato) e così si è concluso con una mia lettera inviata direttamente all’Amandolia per avere notizie più concrete.
Vorrei scrivervi molto a lungo, ma la lettera è finita e con essa la mia razione di Marzo.
Perché siete a Morro?
Pacchi ne avete mandati?
E zia Irene è con voi?
Tanti, tanti baci.
Pino Mazzarella

Pagine 60-61
Estate a Roseto
Spinte dalla fresca brezza della notte, le vele variopinte spiegate ai venti, le “lancette” si muovono lentamente, al tenue chiarore lunare, nel carezzevole risucchio del mare. Lo sciabordio quieto delle acque rende sommesse le voci rauche dei pescatori: quella di Paparone, di Papò “lu surde”, di “Cumpà Giurgì”, di Jaione “lu clacchiste” e degl ialtri “cutaruli” che hanno lasciato casa nel pieno delle tenebre “p’ì mmare”, una pagnotta ed un fiaschetto di vino in una mano, nell’altra una corda per trascinare fasci di spine con cui difendere le reti dai “talafini”. Essi vanno, ombre indistinte nel buio, con le barche dai nomi di Santi tra i quali primeggia quello di Santa Filomena patrona e protettrice, dove li spinge la speranza, talvolta vana, di un abbondante pescato.
Al loro ritorno, nel pomeriggio inoltrato, capannelli di persone, perlopiù casalinghe, si affollano sulla riva per contendersi le “scafette” con i pesci che guizzano ancora vivi.
Durante il giorno la spiaggia brulica di bagnanti d’ogni età. Ai lati del “Lido delle rose” due fili di “casotti” dai colori vivaci e dalle armoniose strutture fanno bella mostra sull’ampio arenile dove si allineano in buon ordine ombrelloni multicolori. Il mare, trasparente e verde dalla battigia alle secche, oltre diviene cangiante per assumere via via il colore azzurro del cielo. A ridosso del lido il lungomare si snoda dal suo armonioso belvedere, contornato di palme e fiancheggiato dalla fitta pineta, lungo ciuffi rigogliosi di oleandri e di pini marittimi multiformi: in su fin nella zona “lago rana” fronteggiata dalle dune, in giù al frontale della “casetta Filipone” che l’ostruisce. Piccole case sulle viuzze che le separano si mostrano ben curate al di qua della ferrovia che divide la marina dal centro storico, offrendo in toto un piacevole aspetto, motivo tra tanti dell’apprezzamento e della godibilità del soggiorno.
Alla sera, dacché l’oscurità ammanta il lungomare, la gente si riversa sulla canonica “nazionale” che sotto la luce intensa dei bei lampioni che la costeggiano, assume una veste ancora più festante ed esclusiva.
La notte suggella l’interesse e la corsa al divertimento dell’estate, nuovo ed antico ad un tempo a motivo delle passioni che suscitano l’ebbrezza del gioco d’azzardo e la sensitività della danza: il Casinò e il suo Dancing ne sono stimolante attrattiva. Nelle sale interne della Villa Di Giorgio i tavoli della roulette e dello chemin de fer si animano fino all’alba di giocatori incalliti e principianti e in strada è incessante l’arrivo delle macchine dalle quali uomini ossequiosi fanno scendere donne elegantemente vestite. Nel giardino, tremolio di palloncini luminosi colorati tra i pini che sovrastano la pista da ballo ai cui margini il maestro Lorè esegue al piano suadenti melodie ed al vibrafono, molto richieste, “Synphonie” e “Minnie from Trinidad”, mentre fuori dell’ingresso la gente si assiepa divertita per curiosare e sentirsi in qualche modo partecipe dell’effimero spettacolo.
Giorno dopo giorno l’estate a Roseto, questa estate del 1946, scorre tra avvenimenti soliti o stravolgenti la vita angusta dei mesi che verranno; poi, già le prime immagini dei pescatori che rammendano le reti veleranno la spensieratezza con cui si vive il tempo che corre: ma all’inverno ora è ancora presto per pensarci!
Pino Mazzarella

Pagina 119
Roma, 21 Aprile 1995.
Lettera del Presidente FIP, Gianni Petrucci, a Pino Mazzarella.
Caro Mazzarella

ho ricevuto il suo simpatico messaggio e La ringrazio.
Sono certo che la città di Roseto risponderà con entusiasmo alla presenza della nostra nazionale anche e soprattutto con l’aiuto di “Mazzarella” i cui meriti sono in minima parte esaltati in confronto a quanto fatto per lo sviluppo della pallacanestro.
Con i migliori saluti.
IL PRESIDENTE
(Giovanni Petrucci)

Pagina 138
ROSETO MIA
E’ presuntuoso il possessivo? Non ne avverto l’imbarazzo, non mi curo dell’eccesso.
Simbiosi con la mente e col cuore, sintesi di amore, di angosce, di ardori, di gioie esplosive, di amarezze represse. Contrasti che hanno infuso attrazione mentre lo scorrere della vita idealizzava sempre più le visuali suggestive del mare, della spiaggia, delle albe, dei tramonti, degli anfratti collinari, degli avvenimenti, della gente comune, dei suoi personaggi, della crescita urbanistica, delle pause mortificanti. Ed io, pur nella lontananza, presente col pensiero lancinante, pronto ad accorrere, a sorreggere iniziative per il suo sviluppo, a seguire il compiere di opere con voluttuosa frenesia cementata dalla curiosità incessante di sapere e di vedere.
Mia nell’intimo dei sentimenti, quelli veri, duraturi, mai mutevoli nel tempo e nelle circostanze; pronto a difenderla ovunque e da chicchessia, pretenzioso e critico per quanto la desiderassi matura e civile.
Mia nelle solitarie passeggiate invernali lungo la riva del mare, limpido, trasparente; estasiato dello spumeggiare della risacca o del sovrapporsi violento delle onde, nel rincorrersi delle nuvole in chiaroscuri che rendono cangiante il colore dell’acqua e infondono sensazioni forti e piacevoli ad un tempo.
Mia nella percezione esclusiva del godimento che gli scorci di una natura splendente sanno dare.
Mia nel sorreggerla nell’agone sportiva, mia nella rimembranza di quanto mi è appartenuto: gli amici, quegli amici, le persone, quelle persone, i luoghi, gli avvenimenti, le gioie, i dolori, i racconti sentiti e ripetuti nelle notti d’estate di episodi, veri o ampliati, di cui erano fatti beffe amici o gente comune: un universo, il mio universo, quello di Roseto, di Roseto mia.
Pino Mazzarella

Luca Maggitti
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