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Serie A1, Serie A2, Serie B.
CAMPIONATI SOSPESI E TAGLIO DI STIPENDI? OCCHIO A QUELLI CHE GIÀ GUADAGNANO POCO E NIENTE...


In attesa che tutto finisca anzitempo, un pensiero alle fasce deboli del mondo del basket.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Lunedì, 30 Marzo 2020 - Ore 20:45

«Annulleremo la stagione, è necessario farlo. La vita è più importante dello sport, in questo momento è indispensabile per dare la possibilità a tutti di salvare la propria pelle».

Così Dino Meneghin, presidente onorario della Fip. Il monumento del basket italiano è la voce più autorevole fra le molte che stanno ingrossando le file di chi vuole che i campionati siano dichiarati finiti. La Federazione ha già fermato Serie B Femminile, Serie C Gold e Silver Maschile e tutte le altre competizioni giovanili e di minibasket.

Nei prossimi giorni dovrebbe arrivare anche lo stop alla Serie B (che in Abruzzo interessa Chieti, Giulianova e Teramo), come richiesto dalla Lega Nazionale Pallacanestro.

Restano Serie A e Serie A2, che fino a ieri hanno espresso la volontà di concludere la stagione. Solo che il perdurare dell’emergenza dovuta al coronavirus Covid-19 e il quasi certo prolungamento della quarantena oltre il 3 aprile, sembra aver fatto cambiare idea anche agli ultimi strenui difensori della conclusione delle due stagioni. Molto probabilmente, dunque, anche la massima serie sarà interrotta e lo Scudetto non assegnato.

Il momento per gli annunci ufficiali? Verosimilmente a seguito del pronunciamento di Governo e Ministero dello Sport, in prossimità del 3 aprile. Per quanto riguarda la Serie A2, che in Abruzzo interessa il Roseto, dopo il Consiglio Direttivo del 26 marzo il presidente di Lega, Basciano, ha chiesto al legale della LNP, Guido Martinelli, di analizzare gli aspetti legali conseguenti ai provvedimenti di sospensione/interruzione dei campionati.

Il Direttivo di lega ha pure esaminato la bozza di accordo proposto alle diverse associazioni di portatori di interesse (giocatori, allenatori e procuratori), completando la piattaforma di ridefinizione degli accordi economici. La bozza sarà rimodulata in accordo con le indicazioni date dal Direttivo che, infine, ha deliberato di accogliere la proposta del Basket Ravenna di svolgere la Coppa Italia 2020 di Serie A2 e Serie B nel prossimo mese di settembre.

Dunque, si attendono gli sviluppi a livello governativo e ministeriale e poi, molto probabilmente, tutto sarà annullato e si comincerà a lavorare in chiave futura, pensando alla stagione 2020/2021. Una stagione che sarà complicatissima, vista l'imminente crisi economica e la scarsa disponibilità a investire nello sport da parte di imprenditori e sponsor.

Ma prima del futuro ci sarà da concludere, a livello di accordi e transazioni economiche, questa stagione. La questione non sarà indolore, visto che le società sono in grossa difficoltà per la mancanza di introiti a causa del campionato bloccato (non ci sono introiti dalla biglietteria e gli sponsor stentano, alle prese con l’emergenza coronavirus).

Dunque un problema non da poco, visto che a tutti i lavoratori del mondo del basket saranno chiesti sacrifici e cioè di concordare una riduzione di stipendio.

Vedremo come evolveranno i provvedimenti governativi e quelli, a cascata, di Coni, Federazione e Leghe.

Ciò che mi sento di sottolineare, seguendo da molti anni il basket cadetto e di Serie A2, mentre quello di Serie A1 l’ho seguito dal 2000 al 2006 (erano altri tempi), è il bisogno di prestare attenzione alle “fasce deboli”.

Di chi parlo? Dei tanti giocatori che scendono in campo per una cifra intorno ai 1.000 euro mensili (ma ce ne sono molti, anche in B, che giocano per meno). Dei tanti assistenti allenatori che sono pagati poche centinaia di euro, dei tanti altri lavoratori (preparatori fisici, massofisioterapisti, dirigenti, etc.), rimborsati con davvero poco denaro.

Ecco, io penso che sia certamente giusto accordarsi e che tutti debbano contribuire ad alleggerire la posizione economica delle società. Tutti, però, quelli che guadagnano una cifra dignitosa, non quelli che guadagnano già uno stipendio ai limiti della dignità per 10 mesi.

Perché, ad esempio, se chiedi un sacrificio tipo la riduzione del 20% o 30% a uno che percepisce 800 euro mensili per 10 mesi, praticamente lo ammazzi. E non sportivamente, bensì umanamente. Perché deve camparci con quei soldi, quando addirittura non mantenere una famiglia o contribuire al mantenimento. E se si trova senza soldi da marzo a settembre... è davvero durissima.

Dopo la Serie B1 dei tempi d’oro (e i molti soldi in lire) e la Serie A1 (2000-2006) a tanti soldi, negli ultimi 10 anni ho conosciuto molti lavoratori passati per l’Abruzzo cestistico fra Serie C, Serie B e Serie A2. E tante persone prendono davvero “4 soldi”, senza nessuna tutela previdenziale e sanitaria, per seguire la propria passione giocando pure lontano da casa.

Ecco, io mi auguro che gli accordi escludano – mediante una sorta di franchigia – quelli che percepiscono una somma minima annuale. Del tipo 20.000 euro.

Poi, a salire, è giusto decurtare in proporzione, in modo equilibrato.

Il discorso, in tempi eccezionali e mai vissuti, è esclusivamente quello del buon senso, con tutto il rispetto per i giocatori benestanti.

E cioè: se un giocatore di Serie A1 percepisce 200.000 euro annui (in quel caso netti, quindi ha pure i versamenti previdenziali che in A2 e in B non esistono), potrà affrontare un sacrificio. Ma gente che percepisce 20.000 euro annui vive già lui di sacrifici...

In NBA, il commissioner ha imposto un taglio degli stipendi del 20% ai suoi supermanager, per pagare gli impiegati della lega. Una giusta metodica di togliere a chi ha molto per dare qualcosa a chi ha poco o niente.

Spero che gli aventi causa ci pensino, quando si andrà al tavolo delle trattative. Perché è giusto, nella vita come nel basket, che una classe politica e dirigente degna di questo nome sia sempre dalla parte dei più deboli.

Luca Maggitti
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