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Giga – Traffico Dati
IVAN D’ANTONIO: COSÌ È NATA LA SERIE.
Ivan D’Antonio.

Alessandro Mollo, Massimiliano D’Aloiso, Angelica Orsini e Danil Aceto, protagonisti di ‘Giga – Traffico Dati’.

Intervista al regista e pittore di Montorio al Vomano, che dopo l’episodio pilota ha messo in linea su YouTube anche la seconda puntata. In calce, i link per vederle e l’articolo sulla serie pubblicato sul Messaggero Abruzzo.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Sabato, 25 Aprile 2020 - Ore 15:30

Ivan D’Antonio, regista e pittore 36enne di Montorio al Vomano, in questo periodo di quarantena ha creato “Giga – Traffico Dati”: cortometraggio realizzato in videochiamata unendo 705 chilometri di distanza  e tre regioni (Abruzzo, Lazio e Toscana), quattro attori (Danil Aceto, Massimiliano D’Aloiso, Alessandro Mollo e Angelica Orsini), un musicista (Setak, al secolo Nicola Pomponi) e un fonico (Davide Grotta).

Dopo l’episodio pilota, i complimenti e l’apprezzamento hanno mosso lo staff realizzare la seconda puntata, messa in linea da poche ore.

E allora abbiamo fatto una chiacchierata più approfondita con Ivan D’Antonio, per parlare di lui e del progetto. Eccovi l’intervista.

Ivan, sei regista e pittore. Una bella responsabilità...
«Mi divido tra queste due arti visive perché credo che ognuna nutra in qualche modo l’altra. Non mi va di sceglierne una, diciamo che ho letto troppe biografie dei grandi del Rinascimento e credo che spaziare su più fronti sia un ottimo modo per tenere sempre viva la curiosità, che è alla base di tutto secondo me».

Come ti è venuta l’idea del film a distanza?
«La mattina seguente alla notizia del lockdown, dell’Italia zona protetta, ho sentito il bisogno di fare qualcosa per chi come me era costretto a rimanere a casa. Avevo diverse opzioni in mente anche utilizzando la pittura, ma in quel momento sentivo di voler raccontare delle storie. Dico spesso che la cosa che preferisco quando inizio un lavoro sono i limiti, mi piace conoscerli bene e usarli a mio favore, non mi piace pensare troppo in grande per poi essere costretto a ridimensionare le idee, preferisco, piuttosto, vedere “dove finisce il campo” e fare in modo di coprirlo per intero! E così ho pensato che il limite più grosso di girare un cortometraggio in quel momento fosse proprio quello di non poter incontrare di persona gli attori e mi sono detto “un modo di vederli e interagire però c’è!”. Ho scritto una sceneggiatura di getto, non mi era mai successo ma in tre ore l’avevo completata, le parole venivano da sole e mi sembrava di conoscere da sempre quei personaggi! Ho subito contattato l’attore Danil Aceto, con cui collaboro da sempre e con cui ho mosso i primi passi in questo settore, ed era entusiasta della cosa. In poco tempo abbiamo messo su tutta la squadra, fatta di persone straordinarie che si sono buttate anima e corpo in questa folle avventura. E che non riuscirò mai a ringraziare abbastanza! Le persone in questione sono gli attori Danil Aceto, per l’appunto, Massimiliano D’Aloiso, Alessandro Mollo e Angelica Orsini: senza la loro bravura questi personaggi non avrebbero mai preso vita sullo schermo! La colonna sonora è di Nicola Pomponi, in arte Setak, che ci ha dato la possibilità di utilizzare le tracce del suo disco d’esordio “Blusanza”, un vero capolavoro. Per ultimo in ordine di elenco ma non in ordine di importanza, un mio grande amico con cui sono cresciuto: Davide Grotta, che si è occupato del mix audio e che ha fatto davvero dei miracoli con le tracce audio provenienti dai cellulari».

Il Coronavirus è il convitato di pietra, che arriva nel finale e blocca l’emozione degli abbracci, ma non può bloccare il piacere di rivedersi via rete. Cosa si sta prendendo dunque, a tuo avviso, questo Covid-19?
«Questo virus, oltre al dramma che purtroppo vediamo tutti i giorni, rischia di toglierci per molto tempo alcune delle abitudini a cui sono più legato. Il contatto con gli altri esseri umani credo sia una delle esperienze più belle della vita. Quante volte ci sono mancate le parole e un semplice abbraccio ha detto molto di più della frase che avremmo potuto formulare a stento? Quanto una stretta di mano può rivelarci sulla persona che abbiamo davanti? La rete aiuta tantissimo in questo momento, se non avessimo avuto questi mezzi di comunicazione adesso, sarebbe stato davvero difficile per tutti rispettare le regole senza risentirne enormemente a livello emotivo. La tecnologia ci sta aiutando davvero tanto, direi che è in questa situazione che ne ho compreso il reale potenziale. Fino a tre mesi fa mi ero staccato dai social, dalle chat, volevo tornare a vivere come negli Anni ’90, ero stanco di essere sempre reperibile e bombardato da notifiche. Adesso che invece la tecnologia mi sta aiutando a sentirmi vicino alle persone a cui voglio bene, ho voluto dedicarle un piccolo tributo in questo lavoro».

Quali sono state le difficoltà maggiori nel realizzare il corto, praticamente e tecnicamente parlando?
«Ci sono state diverse difficoltà nel realizzare questo progetto. La prima sicuramente era data dalla lentezza della connessione, perché mantenere dei ritmi di recitazione dinamici quando la connessione inizia a rallentare e le frasi arrivano agli attori dopo diversi secondi non aiuta molto! Ma i protagonisti sono stati talmente bravi a non perdere la concentrazione in quei momenti che con qualche trucco di montaggio ho potuto eliminare le attese troppe lunghe senza dare troppo nell’occhio. Un’altra difficoltà era quella di avere delle riprese di una certa qualità, non volevo realizzare una semplice registrazione dello schermo dove arrivavano i segnali, volevo un lavoro che fosse bello a livello visivo, il massimo che potevo fare con quello che avevo a disposizione. Ho chiesto ai ragazzi di realizzare ognuno la propria ripresa, abbiamo studiato insieme i punti migliori della casa dove realizzare le inquadrature e abbiamo sistemato un po’ le luci per cercare di trovare l’atmosfera giusta, che avesse una certa qualità ma che sembrasse comunque reale e non, perdona il termine, “leccata”. Con queste riprese separate ho poi ricreato il desktop di uno dei protagonisti sul quale potevo muovermi liberamente per riuscire a sottolineare meglio alcuni punti della storia. Per fare questo ho dovuto realizzare tutte le app, tutto quello che appare sullo schermo e animarlo in base ai tempi della recitazione per fare in modo che nessun elemento della storia andasse perso nei diversi passaggi. Prima citavo anche l’audio, tirare fuori dei suoni di qualità dal suono di un cellulare è un’impresa davvero ardua, ma il nostro Davide Grotta è riuscito a farcela!».

Un tuo pensiero sull’opera, e – se c’è – sulla morale che vorresti arrivasse?
«Questa storia, nonostante sia una commedia, parte dalle mie paure, dal timore di non tornare più a una certa spensieratezza. Non so perché ma sentivo di dover trattare il dramma che stiamo vivendo da un punto di vista diverso, non c’è solo comicità nella commedia, ma c’è anche tanto spazio per le riflessioni. Ed è quello che ho cercato di fare. Per questo ho voluto ambientare il primo episodio nel periodo leggermente precedente a quello che stiamo vivendo oggi. Quando le prime notizie sul virus cominciavano ad arrivare ma noi eravamo ancora in quella bolla che ci faceva essere sicuri “che non poteva succedere a noi”. Mentre scrivevo questa storia volevo rivivere attraverso quei personaggi quella spensieratezza che caratterizzava la nostra vita prima di tutto questo. Spensieratezza relativa, ovviamente, perché tutti abbiamo vissuto dei momenti che hanno fatto da spartiacque, eventi che hanno segnato un prima e un dopo netti nella nostra vita. Ma il bello di non conoscere il futuro è che non puoi vivere con l’ansia di quello che accadrà. Vivi quello che ti capita e certi di godertelo al massimo per tirarne fuori i ricordi più belli. Perché in momenti come questo, oltre alla tecnologia che ti aiuta a sentirti vicino agli altri, sono i ricordi di quanto è bella la vita lì fuori che ti fanno tenere duro per far arrivare il prima possibile al momento che tutti stiamo aspettando».

Dall’episodio pilota alla serie...
«Il progetto è nato come una serie, ma poi ho deciso di realizzare solo il primo episodio definendolo cortometraggio perché si reggeva abbastanza bene anche da solo. Avevo paura dei problemi tecnici di realizzazione quindi non ho voluto fare il passo più lungo della gamba all’inizio... torna sempre la storia del conoscere i propri limiti per evitare di dover ridimensionare le proprie idee. Comunque alla fine è andato tutto bene e ci siamo divertiti tantissimo, questo progetto ancor prima di aiutare le persone a casa a passare un po’ di tempo, ha aiutato noi a passare queste settimane. Quindi abbiamo deciso di andare avanti, anche grazie a molte persone che ci hanno chiesto di continuare, e realizzato il secondo episodio! Ti confido una speranza un po’ contraddittoria che vivo in questo momento: ovviamente ci tengo moltissimo a questo progetto e vorrei portarlo avanti il più possibile, ma allo stesso tempo non vedo l’ora di girare l’ultima puntata, perché questa cosa significherebbe che è tutto passato e siamo tornati alla vita di un tempo».

GIGA – Traffico Dati
Episodio 1
https://www.youtube.com/watch?v=A4l1VxaGrbI
Episodio 2
https://www.youtube.com/watch?v=vohl3YJCLpk


ROSETO.com > Archivio
14 aprile 2020
Il nuovo progetto di Ivan D’Antonio
GIGA – TRAFFICO DATI: IL CORTO GIRATO IN VIDEOCHIAMATA FILMA LA VITA AI TEMPI DEL COVID-19.
Il regista e pittore di Montorio al Vomano ha realizzato l’episodio pilota di una prossima serie, unendo 4 attori residenti in 3 diverse regioni e divisi da 705 chilometri. Articolo pubblicato sul Messaggero Abruzzo di domenica 12 aprile 2020.
http://www.roseto.com/scheda_news.php?id=18233

Luca Maggitti
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