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Olimpiadi: storie di soprusi e rivalse.
LA “POLITICA” GRECA
La bandiera con i cinque cerchi, simbolo delle moderne Olimpiadi.

Pierre de Coubertin, fondatore delle moderne Olimpiadi.

Scultura raffigurante gli antichi giorni olimpici.

Saltano le Olimpiadi di Tokyo? Niente paura, c’è Emanuele Di Nardo con le sue ‘storie a cinque cerchi’. Puntata 01.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Martedì, 23 Giugno 2020 - Ore 16:30

L’estate 2020 si avvia verso la sua fase calda ma, nonostante la brezza marina che ci accarezza il viso mentre passeggiamo sul bagnasciuga ed i classici tormentoni estivi che passano in radio, è innegabile che questa stagione non sia come quelle passate.

I postumi del Covid-19 sono ancora tangibili sulla società, impossibilitata a riprendere il normale corso della vita. E a farne le spese è stato anche lo sport, in particolar modo le Olimpiadi, in programma a Tokyo dal 24 luglio all’8 agosto 2020.

Olimpiadi che noi amanti della palla a spicchi attendevamo con una certa impazienza perché avremmo visto per la prima volta la nuova disciplina olimpica del basket 3x3. Ahinoi, ci toccherà attendere, salvo tristi complicazioni, un altro anno (luglio-agosto 2021).

Quando il futuro appare incerto, la mente umana si rifugia nell’idilliaco mondo del passato, provando una certa nostalgia nel ricordare pagine emozionanti della propria vita. A me è accaduto proprio questo. Esattamente un anno fa trascorsi la mia estate 2019 sulle “sudate carte” della tesi con l’obiettivo di ricostruire l’epopea cestistica jugoslava attraverso un confronto con i paralleli eventi bellici che scoppiarono nei primi anni Novanta nei Balcani.

I frutti della mia ricerca sono fruibili su questo sito, grazie allo spazio concessomi da Luca (che non smetterò mai di ringraziare). Eppure è stato proprio un lampo di nostalgia a darmi la forza per affrontare queste settimane prive di sport: a Barcellona ’92 la nazionale jugoslava (Serbia e Montenegro) venne esclusa per evidenti motivi “politici”, compromettendo il sogno di tutti i cestofili del mondo ovvero assistere alla finale tra il Dream Team americano e quello jugoslavo al completo.

Fu quello il primo caso in cui la politica entrò a gamba tesa nelle dinamiche sportive? Ma soprattutto: davvero le Olimpiadi sono un’oasi di pace e fraternità all’interno della quale la politica non opera oppure l’immagine “politicamente corretta” dei Giochi presenta molte più sfaccettature?

Da qui nasce l’idea di un viaggio nel tempo nel quale prenderemo in esame alcune delle Olimpiadi moderne più dibattute e celebri per dimostrare quanto la politica abbia giocato un ruolo da protagonista nello sport.

Ma scopriremo anche che questo legame affondi le proprie radici nel mondo antico. Quando il barone Pierre de Coubertin promosse il ripristino dei giochi olimpici nel 1896 scegliendo come città ospitante un luogo dal forte valore simbolico (Atene), fu spinto dalla ricerca di uno strumento, come il confronto sportivo, capace di sostituire quello bellico. Da qui il celebre motto: “L’importante non è vincere ma partecipare”.

Sicuramente De Coubertin trasse ispirazione dalla pratica greca d’interrompere ogni tipo di conflitto militare in prossimità dei Giochi, non solo quelli Olimpici. Diverse città (poleis) disponevano dei propri tornei: a Corinto si disputavano i Giochi Istmici, a Delfi i Giochi Pitici, ad Atene le Panatenaiche e a Sparta le Carnee.

Molti avranno visto il pluripremiato film “300” che, seppur in chiave molto hollywoodiana, ricorda la celebre battaglia delle Termopili combattuta tra gli Spartani ed i Persiani: lo storico greco Erodoto riporta la notizia, poi citata nel film da Zack Snyder, dei Persiani sbigottiti perché, per rispettare la tregua delle Carnee, i soldati di Sparta decisero d’interrompere la battaglia.

Ma non è oro tutto ciò che luccica: sarebbe errato considerare la “tregua” al pari della “pace”. In una società come quella ellenica, fondata sul mito dell’eroe, gli atleti partecipanti incarnavano un ideale politico ovvero quello della supremazia della propria città. Perdere significava disonorare sé stessi e la propria gente mentre vincere equivaleva ad avere gloria eterna ed una venerazione pubblica quasi simile agli dei.

La città vincitrice evidentemente mostrava tutto il suo potere e la sua caratura nel complesso quadro greco. Le Olimpiadi erano anche l’occasione per fare attività diplomatica, più o meno di nascosto. In tal senso la presenza di tiranni e sovrani era pressoché certa. Accordi diplomatici non si raggiungevano solo nella “stanza dei bottoni” per utilizzare un termine anacronistico ma anche durante una gara di pugilato o di lancio del disco.

“Nulla di nuovo sotto il cielo” si potrebbe dire. In effetti è proprio così.

Le Olimpiadi moderne non si limitano a recuperare le antiche discipline agonistiche ma, con esse, rivitalizzano anche il potente strumento politico di cui dispongono. Aristotele definì l’uomo un “animale politico”, non perché provasse un certo ribrezzo verso il genere umano, ma perché l’uomo è portato per natura ad unirsi ai propri simili per formare delle comunità.

Anche gli atleti olimpici sono, prima di essere sportivi, donne e uomini con una propria idea politica, che possono esprimere fino ad un certo punto ma che c’è lo stesso. Nelle prossime settimane vi terremo compagnia vedendo come, mentre in alcuni casi la propria identità politica abbia danneggiato la carriera di molti sportivi, in altri ne abbia decretato il successo.

ROSETO.com
Emanuele Di Nardo
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Emanuele Di Nardo
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