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Cultura
VALERIA DI FELICE, EDITRICE E POETESSA.
Valeria Di Felice.

2017, Marocco, Casablanca, XXIII edizione del SIEL 2017. Incontro sulla poesia con Valeria Di Felice e il poeta marocchino Hassan Najmi.

2017, Roma. Da sinistra: Odeh Amarneh, Valeria Di Felice, l’ambasciatrice palestinese Alkaila il poeta Murad Sudani.

A 26 anni ha fondato una casa editrice, i suoi libri di poesie sono stati pubblicati in Marocco, Emirati Arabi, Romania, Palestina, Giordania, Tunisia e Paesi Bassi. Intervista a una abruzzese buona per il mondo.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Mercoledì, 07 Aprile 2021 - Ore 16:15

Valeria Di Felice, abruzzese di Martinsicuro, è poetessa ed editrice, avendo nel 2010, a 26 anni, fondato la “Di Felice Edizioni”.

Dal 2012 è componente del Consiglio Direttivo dell’Associazione Editori Abruzzesi ed è socia fondatrice della “Casa della poesia in Abruzzo - Gabriele D’Annunzio”.

Ha pubblicato le sillogi L’antiriva (2014), Attese (2016) e Il battente della felicità (2018, seconda edizione 2019). Le sue poesie sono state pubblicate in Marocco (2012), negli Emirati Arabi (2015), in Romania (2016), in Palestina e Giordania (2017), in Tunisia (2020), Paesi Bassi (2021).

Nel 2020 ha ricevuto la menzione speciale al “XXXII Premio Camaiore – Francesco Belluomini”, per la raccolta Il battente della felicità, tradotta in arabo da Sana Darghmouni. Nel 2016 ha curato l’antologia poetica “La grande madre. Sessanta poeti contemporanei sulla Madre”, nel 2017 la miscellanea di critica e poesia “Alta sui gorghi” e nel 2019 il volume “Antonio Camaioni. Nell’ordine del caos”. Nel 2018 ha tradotto in italiano, in collaborazione con Antonella Perlino, il libro di racconti della scrittrice marocchina Fatiha Morchid, “L’amore non è abbastanza”.

Da pochi giorni L’antiriva è stata pubblicata nei Paesi Bassi dalla casa editrice Atalanta Pers, tradotta in nederlandese dal poeta Willem van Toorn, in collaborazione con Patrizia Filia.

Il sito web della casa editrice risponde all’indirizzo www.edizionidifelice.it .

Credo che Valeria Di Felice rappresenti un esempio di donna coraggiosa – fondare una casa editrice a 26 anni è davvero un atto di coraggio –  e valorosa, visti i traguardi raggiunti. Insomma, come amo ripetere, quando mi trovo di fronte a corregionali che si affermano in Italia e fuori dai confini: una abruzzese buona per il mondo!

Per conoscerla meglio, le ho fatto questa intervista.

Valeria, quando hai deciso che avresti fatto l’editrice?
«Nel 2010 mi sono laureata a Bologna e qualche giorno dopo ho deciso di aprire la mia casa editrice, la Di Felice Edizioni. Scherzando dico sempre che è stato un atto di sana incoscienza, più che coraggio. Ma in realtà dentro di me già sentivo da tempo il “profumo dei libri” e volevo impegnarmi in prima persona per il mio sogno: fare l’editore. Sì, perché credo che a un certo punto non basta “sentire” i propri desideri, bisogna agire per realizzarli. E così mi buttai a capofitto nell’attività editoriale. Avevo poca esperienza ma tanto entusiasmo e le idee diventavano sempre più chiare sul tipo di editoria che volevo proporre e che si potrebbe riassumere con questa domanda: libri che camminano nel tempo o libri senza tracce? A 26 anni sognavo tante cose, ma tutte riconducibili a una: il coraggio di abitare il mondo senza subirlo. Come? Leggendo, scegliendo contenuti, confrontandosi».

Cosa significa pubblicare libri, per te, nel terzo millennio?
«Non so se oggi il libro abbia ancora la capacità di riflettere la realtà e allo stesso tempo di strutturare il nostro immaginario (considerando l’eccessiva produzione di libri senza qualità e la proliferazione di altri mezzi di comunicazione). Tuttavia, credo che proprio per questo bisognerebbe ridare credibilità al “libro” per riconsiderarlo un luogo di resistenza e di sperimentazione delle relazioni umane. D’altronde che cosa significa “leggere” se non accendere una torcia per fare luce in noi stessi e intorno a noi?».

La tecnologia aiuta a tenere rapporti. Anche una piccola casa editrice può arrivare dappertutto. Ma a costo di quale impegno?
«Personalmente non ho un buon rapporto con i social, il web, ecc. Ho sempre paura che possano cambiare la percezione della realtà e che ci possano allontanare troppo da essa. Mi rendo conto, però, che i nuovi mezzi di comunicazione sono inevitabili e che l’unica cosa da fare è acquisire gli strumenti per proteggere la nostra “vita reale”. La casa editrice si impegna tanto per la promozione sul web, ma è attenta a non cadere nel tranello della “visibilità a tutti i costi”».

Qual è la “giornata tipo” di una editrice che è anche professoressa, per farci stare tutto dentro le 24 ore?
«Non c’è una “giornata tipo”. Se c’è una cosa che non appartiene alla mia quotidianità è la costanza. Ogni settimana è la risposta a una realtà imprevedibile e piena di rischi, il lavoro diventa l’inventiva (a volte anche estemporanea) a un mercato – quello dei lettori – che bisogna costruire, non solo intercettare. Fino all’emergenza sanitaria del coronavirus conducevo una vita piena di incontri, presentazioni, viaggi. Ora gran parte di queste cose si è virtualizzata sui social e i canali mediatici. Quindi il tempo lo passo davanti al computer, con il pensiero proiettato a progetti di lunga scadenza».

Quanti autori e titoli hai? Facci una panoramica...
«Il 22 aprile 2021 la casa editrice compie 11 anni. Tirando le somme: due marchi editoriali (Di Felice Edizioni e Arsenio Edizioni); circa 230 titoli pubblicati soprattutto di poesia; due proposte al Premio Strega, un partenariato con la Fondation Club Livre du Maroc a Fes (Marocco) nel 2015 e con l’Ambasciata palestinese a Roma nel 2017. E – e ci tengo a dirlo – l’affetto dei lettori che sostengono l’anima della casa editrice».

Tre cose molto belle della tua attività di editrice?
«La scoperta, l’incontro, la riflessione».

Tre cose insopportabili, ma ineludibili del tuo lavoro?
«Il doversi tutelare spesso da persone approfittatrici; dover dire a un autore che la propria opera non è piaciuta; dover difendere i libri che “camminano nel tempo” in un mare magnum di pubblicazioni senza senso».

La soddisfazione più importante, finora?
«Non ho dubbi: aver incontrato persone (poche!) delle quali fidarmi. Non è una cosa che capita tutti i giorni!».

Un pensiero su Roberto Michilli, proposto al Premio Strega 2021?
«Ogni libro di Roberto Michilli, come narratore e anche come traduttore e saggista, è sempre stato per me una iniezione di fiducia: verso la parola, la qualità, il rispetto del lettore. E quest’anno che con “La sirena dei mari freddi” Michilli è stato proposto allo Strega da Francesca Pansa, non posso che provare una doppia soddisfazione. Per il valore del romanzo e per una sorta di riscatto di tutti quegli autori che, come Michilli, non hanno mai tradito l’autenticità del loro mondo letterario».

Sei una poetessa, dunque oltre a pubblicare libri ne scrivi anche di tuoi. In quante lingue sono stati tradotti i tuoi libri?
«Sono stati tradotti in arabo, nederlandese, spagnolo e romeno e sono stati pubblicati in Marocco, negli Emirati Arabi, in Romania, in Palestina e Giordania, in Tunisia e nei Paesi Bassi. Prossimamente uscirà un libro in Spagna, grazie a una casa editrice di Siviglia, ma non posso dire di più...».

Valeria, la sua casa editrice e il suo futuro: tema libero, per finire...
«Se penso al futuro della casa editrice, penso a una strada un po’ più in salita che ci invita a respirare più profondamente per camminare meglio e chissà, forse, per arrivare a vedere sulla cima un orizzonte più ampio».

Luca Maggitti
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