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Roma Amor [Riflessioni dalla Capitale, di Mario Martorelli.]
RIFORMA DELLA GIUSTIZIA: LA PRESUNZIONE DI INNOCENZA E L’INGIUSTA DETENZIONE.
Mario Martorelli.

Mario Martorelli, avvocato, ci prende ancora per mano e conduce nella giungla della Giustizia, armato del machete della parola.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Giovedì, 13 Gennaio 2022 - Ore 16:27

Ogni giorno c’è qualcosa o qualcuno che ha il potere di farmi ancora meravigliare.

Alcune trasmissioni televisive, nel rappresentare gli eventi delittuosi, si prendono la briga di indicare “anche” chi è il colpevole. Non nutrono mai dubbi! Il colpevole è proprio l’indagato che a volte risulta essere soltanto un “sospettato”. Loro il processo lo fanno in televisione, con le notizie che i loro “inviati speciali” forniscono nel corso di ogni collegamento.

Qualche quotidiano, poi, è in grado di pubblicare le più recondite quanto inutili annotazioni, confluite nel fascicolo del P.M. A chi, dei lettori, risulterà utile sapere con quale dentifricio si pulisce i denti l’indagato?
 
Io che ho sempre creduto al “segreto  delle indagini preliminari”, mi sono fatto persuaso che se oggi volessi conoscere a che punto sono arrivate le indagini riguardanti l’artigiano sotto casa (di cui si sente dire che è indagato), mi dovrei rivolgere  a qualche testata giornalistica che ha mostrato coi fatti di essere in grado di pubblicare intere “paginate” di indagini in corso.

Va bene, direte voi, ma che valore possono avere le indagini preliminari? Nessuno, se quanto in esse riportato (con poche eccezioni) non verrà confermato di fronte ad  un giudice terzo ed imparziale che consenta alle parti il contraddittorio.

Vabbè, questo è puro diritto, ma vuoi mettere il diritto di cronaca-informazione?

Appunto, mi chiedo: non sarebbe opportuno evitare di “sputtanare” il prossimo, per il solo fatto che è sottoposto ad indagini preliminari? Se le notizie riguardanti il numero di detenuti in attesa di giudizio fossero tenute nella giusta considerazione, ci si renderebbe conto di quanti “futuri” innocenti sono stati presentati come colpevoli, che più colpevoli non si può.
 
Eh si, adesso i mass media hanno tempo di aspettare l’esito dei tre gradi di giudizio! Amico: tempus fugit o, come dicono a Las Vegas: “The show must go on”.

Ecco, qui mi sembra doveroso ricordare cosa diceva un valente professore quando qualcuno di noi accennava a far propria l’accusa  sposata dai mass media. “Ma Lei, si rende  conto che più parla e più aggrava la Sua posizione? Allora aboliamo gli organi di giurisdizione!”. E giù a ricordarci della presunzione d’innocenza.

Il germe della colpevolezza è entrato nel profondo dell’animo di gran parte della popolazione italiana, convinta di essere immune da qualsiasi forma di incolpazione  penale.  Si sente spesso dire: “Se i Carabinieri sono andati da lui/lei e da me non sono venuti, vuol dire che c’era qualcosa!”.

Quando, però, i Carabinieri  vanno da qualcuno che conosciamo davvero bene e del quale abbiamo fiducia, siamo convinti che i giudici hanno sbagliato e di grosso. Vediamo chiaramente la bilancia della giustizia, ma questa volta “bendata” e pendente dalla parte sbagliata.
 
Il 14 dicembre 2021 è entrato il vigore il D. Lgs. che ha riguardato la presunzione d’innocenza.

A ben vedere, si è trattato di un rafforzamento del secondo comma dell’art. 27, comma 2, Cost: «L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva».
 
Ma, allora, ci sarebbe da chiedersi: se vige la presunzione d’innocenza, che c’azzecca la  privazione della libertà alla quale si è sottoposti nel caso di misure coercitive custodiali, quando ancora non si è affrontato il  processo?

Secondo la Suprema corte di Cassazione, il Giudice delle indagini preliminari, su richiesta del P.M., nell’emettere un’ordinanza di applicazione delle misure cautelari coercitive custodiali, “non anticipa un giudizio di colpevolezza dell’indagato, ma bilancia gli interessi della collettività meritevoli di tutela”.

La  faccio semplice e  banalizzo: chi in tempi di Covid-19 si lamenta di essere stato privato della propria libertà, provi a confrontare il proprio status con quello dell’indagato-presunto innocente. costretto a subire una carcerazione “preventiva”, in attesa di giudizio.
 
È ovviamente scontato che il Giudice delle indagini preliminari (G.I.P.) studia, con l’attenzione che il caso merita, l’intero contenuto delle indagini; d’altronde si tratta della vita degli altri . Indicherà certamente gli elementi di fatto ed i motivi per i quali gli indizi a carico dell’indagato assumono rilevanza, ed applicherà la disposizione della privazione cautelare della libertà, in presenza di gravi indizi di colpevolezza, evitando in tal modo che il trascorrere del tempo comporti l’inquinamento delle prove, la fuga o la ripetizione del reato da parte dell’indagato.

Ai tempi di Checco e Nina, intendo dire in epoca remota, alla Sapienza di Roma, facoltà di Giurisprudenza, per superare l’esame di Diritto penale e poi quello di Procedura penale, dovevi preventivare un minimo di tre mesi di studio “a tavoletta” per ciascun testo, ognuno dei quali era composto da circa mille pagine.

Per quella modesta esperienza che negli anni a venire ho maturato come difensore di fiducia, ho constatato che se il G.I.P. aveva autorizzato anche le intercettazioni, la copia del fascicolo riguardante le indagini preliminari che si poteva ritirare in cancelleria del P.M. risultava essere un bel “faldone”  che superava il migliaio di pagine.
 
Ora, se per mera ipotesi scolastica ci fosse in Italia un G.I.P. così fortunato, ma così fortunato  che più fortunato non si può,  sul cui tavolo confluiscano soltanto cento casi per anno: quante pagine avrebbe da leggere  il “fortunato” G.I.P.? Il conto è presto fatto: cento (casi) moltiplicato (almeno) mille pagine, corrispondono a centomila pagine di “sana ed attenta lettura”.
 
Ah, tutto ciò in tempi in cui si parla di Riforma della Giustizia Penale, per aiutare il  G.I.P. a sorbirsi la lettura di un numero “ragionevole” di pagine di atti e documenti,  in considerazione del fatto che la sua poco attenta lettura potrebbe comportare la privazione della libertà dell’indagato. Non sarebbe questo un motivo sufficiente per “ingaggiare” un maggiore numero di G.I.P., rispetto agli attuali in “servizio permanente effettivo?

Sento qualcuno che suggerisce: “Ma contro l’ordinanza di custodia cautelare del G.I.P, se ritenuta ingiusta, si può presentare reclamo avverso l’esecuzione di detta misura. A chi? Al Tribunale del Riesame! Ma il loro tavolo è sempre stracolmo di faldoni!
 
E qui occorrerebbe ripetere quanto in precedenza richiesto per il G.I.P., vale a dire e con la riforma della giustizia si pensi di “ingaggiare” un maggior numero di Giudici da destinare al Tribunale del Riesame.

Va bene, c’è qualcuno che suggerisce: ma c’è poi  la possibilità di ricorso per Cassazione!  È tutto vero, ma nel frattempo l’assistito  è privato della propria libertà!

Preferisco non scapicollarmi  ad esporre statistiche che espongono quante migliaia di persone sono in carcere in attesa che venga celebrato il loro processo. Il coro dei “contrari” opprimerebbe  la mia intenzione di far soffermare l’attenzione del lettore sulla presunzione d’innocenza.

Se “soltanto” mille carcerati l’anno, in Italia, vengono assolti all’esito del loro processo: la carcerazione preventiva alla quale sono stati sottoposti è giusta oppure no?
 
A chi compete la  riforma della giustizia penale? Al Parlamento!

Qual è oggi la maggiore preoccupazione del Parlamento?  Non ve lo dico! Ditemelo voi che seguite la politica...
 
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Mario Martorelli
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