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Domenica, 27 Novembre 2022 - Ore 2:50 Fondatore e Direttore: Luca Maggitti.

Abruzzesi buoni per il mondo
MARINO CARDELLI: DA MONTEGUALTIERI ALL’INGHILTERRA, FRA L’ARCHEOLOGIA E IL PRETUZIANO.
Marino Cardelli, alias Il Pretuziano.

Marino Cardelli, alias Il Pretuziano.

Marino Cardelli, alias Il Pretuziano, sul posto di lavoro.

Intervista al geniale autore dei doppiaggi in dialetto teramano della Regina Elisabetta. Vale la pena conoscerlo.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Sabato, 24 Settembre 2022 - Ore 09:15

Montegualtieri, frazione del Comune di Cermignano in provincia di Teramo, con la sua meravigliosa torre a base triangolare, fino a qualche settimana fa mi era cara soprattutto perché da lì arrivano due amici come il musicista e compositore Morgan Fascioli e il “pizzettaro del Papa” Franco Cardelli, alias Don Franchino.

Da qualche tempo, il luogo mi è caro pure perché da lì viene un altro Cardelli, che di nome fa Marino, anch’egli con un alias: Il Pretuziano.

Il Pretuziano, con i suoi divertentissimi doppiaggi in dialetto nostrano della compianta Regina Elisabetta II, ha praticamente creato un personaggio dotato di luce propria.

Umberto Eco, parlando del concetto di “kitsch” (e quindi del cattivo gusto) nel 1976 su RSI (Radiotelevisione svizzera di lingua italiana), mostrò delle applicazioni della Gioconda di Leonardo da Vinci su prodotti commerciali. Poi, di contro, propose come esempio di arte la Gioconda baffuta “L.H.O.O.Q.”, dell’artista dadaista Marcel Duchamp, spiegando che la differenza fra le riproduzioni commerciali della Gioconda e quella di Duchamp sta nel fatto che le prime erano menzogne intorno all’arte (e cioè riproduzioni di mano scarsa), mentre il dadaista fa ironia sulla falsificazione della Gioconda.

Ecco, io credo che la grandezza di Marino Cardelli stia nel fatto di aver fatto ironia di alto livello sulla Regina, senza mai scadere nel “kitsch”. Arte? Non saprei. Di certo divertentissimi video in grado di armonizzare una regina con le problematiche di ogni giorno parlando la lingua delle nostre parti. Video largamente più divertenti di tanta offerta “mainstream”, che ogni giorno arriva dai canali televisivi nazionali e da molta parte del web.

Per questo ho voluto conoscerlo meglio. Ecco quindi l’intervista. Dopo averla letta, se ancora non lo seguite (la cosa mi sorprenderebbe), andate su Instagram, Il Pretuziano, e il gioco è fatto.

Dottor Marino Cardelli, favorisca  i documenti...
«Ecco qua. Lo sapevo che prima o poi mi avrebbero beccato. Giuro agente, non ho fatto (ancora) nulla!
Nome: Marino.
Cognome: Cardelli.
Nato a: Teramo, Abruzzo, Italia.
Data di nascita: 29 maggio 1981.
Altezza: Reale.
Capelli: pochi.
Occhi: 2.
Sesso: Ogni tanto.
Residente in: Inghilterra, presso il figlio Sabbetta, Carlo III.
Professione: Archeologo sopravvissuto.
Stato civile: Guarda, l’importante è la salute.
Segni particolari: indosso un cappello diverso a seconda dell’umore.
Fine della battuta, adesso faccio il serio.
Mi chiamo Marino Cardelli, sono un archeologo teramano, mi sono trasferito per lavoro in Inghilterra dove adesso vivo con mia moglie (attualmente in dolce attesa) e mio figlio di 3 anni».

 
La tua passione per l’archeologia nasce dalla originale torre triangolare della natia Montegualtieri?
«Il borgo di Montegualtieri è stato il palcoscenico della mia infanzia/adolescenza e ha sicuramente influito sulla mia scelta universitaria. All’ombra della torre, noi bambini abbiamo esplorato grotte e cunicoli probabilmente scavati durante la Seconda Guerra Mondiale, siamo entrati in case abbandonate, ci siamo avventurati per boschi, abbiamo bevuto l’acqua di fonti antiche. Insomma: il fascino della scoperta era all’ordine del giorno. Non ho mai perso il semplice piacere di stare sempre all’aria aperta per interminabili ore, a prescindere dalle condizioni meteorologiche. Altrimenti non avrei potuto fare l’archeologo, tantomeno in Inghilterra».
 
Come mai, da italiano e quindi vivendo nel paese che per un archeologo somiglia a un oceano di arrosticini, sei finito fra le braccia della “perfida Albione”?
«Con me Albione non è stata perfida. Mi ha teso la mano, mi ha sollevato e messo sui gradini più alti della carriera di un archeologo. Purtroppo non posso dire lo stesso per l’Italia. E me ne rammarico. Prendi ciò che ti dico con il beneficio del dubbio, ma parlo per me stesso. Infatti, a parte la formazione universitaria e alcuni cantieri, anche abbastanza importanti nel teramano e nell’ascolano, nella maggior parte dei casi, come archeologo sono sempre stato visto come un impedimento, una palla al piede per lo sviluppo dei cantieri urbani. Frasi come: “Mo bluccàm tùtt pè quàttre prète?”, oppure:  “Pùs ssù pennèll (mai usato in vita mia) sennò finiamo a Natale dell’anno prossimo” alle quali sono ormai abituato e mi ci faccio anche grosse risate. È cosi un po’ dappertutto, non solo nella nostra regione, ma fa parte del gioco, ho le spalle larghe. Purtroppo, se ci rifiutiamo di capire il passato è inutile pensare che possiamo avere un futuro. La molla che ha fatto scattare l’“operazione Albione”, è stato invece il fatto di non venire pagato o non venire pagato in tempo per il lavoro svolto. Dopo aver atteso circa 4 anni per il pagamento di una fattura che mi avrebbe permesso di continuare la libera professione in Abruzzo, ho rinunciato al privilegio di poter lavorare nella nostra bella penisola ed ho scelto l’Inghilterra. Molti colleghi cambiano professione, io ho solo cambiato aria».
 
3 cose che ami dell’Inghilterra?
«Il verde dei prati, è incredibile.
L’educazione e il rispetto che hanno le persone.
La quasi totale assenza di burocrazia».

 
3 cose che non sopporti?
«Il traffico del lunedì.
Il traffico del venerdì.
L’aumento dei prezzi dopo la Brexit».

 
Quando, come e perché è iniziata la tua “metamorfosi social” che ti ha portato a diventare Il Pretuziano?
«Il Pretuziano è nato come un progetto podcast in dialetto. Una sorta di diario personale dove poter andare a ruota libera, senza preoccuparmi tanto delle “shte” o le “nde”. Avevo registrato 4-5 episodi ed era ora di far sapere in giro che Il Pretuziano podcast era online. Conoscevo molto bene Instagram e quindi mi sono dedicato alla promozione degli episodi con piccoli doppiaggi in dialetto di personaggi famosi. Avevo già il sentore che qualcosa stesse cambiando dopo aver pubblicato un video con Lino Banfi sulla terza dose. Ricevevo messaggi di gradimento da parte di sconosciuti dopo aver pubblicato Silvester Stallone alle prese con la birra, ma con la Regina Elisabetta è cambiato tutto, il resto lo conosciamo. Adesso siamo più di 30mila agricoli».
 
Visti i tuoi numeri e il gradimento, rischia di diventare un secondo lavoro. Come la mettiamo con gli scavi?  
«Al momento la cosa è ancora gestibile. Il Pretuziano esiste da dopo cena fino a mezzanotte e posta durante le pause in cantiere. Marino Cardelli, invece, è un papà che deve riportare la pagnotta a casa e che vuole dedicare il suo tempo a disposizione alla famiglia. Vedremo».
 
Ti piacerebbe oltrepassare il “Vallo di Adriano” di Instagram e andare a fare cose per la televisione o comunque il mainstream? Tipo “Propaganda” su La7, per dire...
«Non conosco molto la trasmissione perché non guardo la televisione italiana (in realtà non guardo la televisione in generale), ma se si presentasse l’occasione valuterei attentamente le mie priorità, ma soprattutto l’offerta economica. Mentirei se ti dicessi che lo farei per puro piacere: nessuno fa niente per niente. Al momento sono molto felice e soddisfatto dei miei traguardi su Instagram, adoro la mia community ed amo parlare con la gente. Per ora va bene così».
 
Ti piacerebbe tornare a fare l’archeologo in Italia?
«Una campagna di scavo con qualche università? Forse, ma sinceramente no. Qui sono all’apice della mia carriera, ho uno stipendio che mi permette di sopravvivere dignitosamente, ho un futuro. Se dovessi tornare in Italia farei altro. Tipo il Pretuziano».
 
Sei conscio di aver reso simpatica l’istituzione monarchica anche in terra repubblicana come la nostra, grazie alla tua etero direzione della Corona, creando “Sabbetta”?
«Sinceramente no, non mi sono reso conto di cosa stesse realmente succedendo in Abruzzo dopo la pubblicazione dei miei video. Ho solo pensato: OK, fa ridere, però adesso andiamo avanti. Solo dopo la morte della Regina ho capito l'impatto che la figura della commara Sabbetta ha avuto sugli abruzzesi. Ho ricevuto centinaia di messaggi di cordoglio, alcuni devo dire anche molto toccanti, di persone alle quali la monarchia non è mai minimamente interessata. Messaggi tipo: “Ce l'hai fatta amare”, “Era la commara d’Abruzzo”, oppure: “Mo ‘nda faciam senza Sabbetta?”. Un’icona, un volto, una donna che ha indossato la corona più a lungo di chiunque altro. Vuoi o non vuoi, la commara Sabbetta, al secolo Elisabetta II d’Inghilterra, è stata e sarà sempre “La Regina”».
 
Dalla madre al figlio, per un altro tuo alter ego: come vorrai etero dirigere Carlo III? Oppure è un personaggio che lascerai per dedicarti alla progenie, vedi le commarelle?
«Tutta la Royal Family è costantemente nel mirino del Pretuziano. Devo dire che Carlo è un personaggio che si presta molto alle gaffe, ma adesso ha troppa pressione addosso; diamogli il tempo di ambientarsi e sono sicuro che avrò a disposizione dell’ottimo materiale. Le commarelle piacciono molto, nonostante nella vita reale non siano in buoni rapporti. Ketty, Meggy e i fratelli sono (per me) quattro giovani abruzzesi normali, seppur con i loro difetti, ma sempre forti e gentili».
 
Tornando, almeno con la mente, in Abruzzo. Scelta secca, con breve spiegazione: Flaiano o D’Annunzio?
«D’Annunzio. Non si direbbe ma anch’io sono un esteta».
 
Arrosticini o mazzarelle?
«Assolutamente arrosticini. Almeno 50. Senza pane, grazie».
 
Timballo o chitarra con le pallottine?
«Chitarra. Mi piace sporcarmi».

Silone o Mazzarino?
«Silone. L’ho studiato per l’esame di maturità».
 
Una massima che ti piace, in dialetto abruzzese, e che pensi sia utile nella vita di tutti i giorni?  
«Se posso, ne propongo una mia: Arspùnn sìmbr che sta tuttappòst, che tànd gnène frèc nìnd a nisciùne».
 
A cena con Rocco Siffredi. Le tre domande che faresti a un altro abruzzese fuori sede molto amato...
«Lì tì lì tèrre?
Quànd tà fàtt là lìva?
Paghi tu, sì?».


L’Abruzzo spiegato a un inglese ancora sobrio, in un pensiero?
«Ti piace il mare? Ti piace la montagna? Ti piace la collina? T vù stà a la cas? Vieni in Abruzzo, abbiamo tutto».

L’Abruzzo comunicato a un inglese alla quinta pinta di birra?
«Combà, ti fatt 5 spine e hai speso una fortuna. In Abruzzo, a lù stèss prèzz ti ci sciàv pur 20 rushtèll e stìje cundènde».
 
Ultima, doverosa avendo visto la tua immagine del podcast con la maglia del Teramo Basket: ma ti piace pure la pallacanestro?
«Ho seguito il basket per un breve periodo, ma non sono molto ferrato in materia».

Luca Maggitti Di Tecco
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