Franco Gramenzi.
Luke Transazioni.
|
Intervista al nuovo coach del Roseto che – vivaddio! – ha opinioni diverse da Roseto.com e ci dice la sua. Da 25 anni, questo sito è aperto al civile confronto. Per cui la parola al veterano, che chiama il Lido delle Rose tutto ad andare avanti.
Roseto degli Abruzzi (TE)
Lunedì, 26 Giugno 2023 - Ore 12:30
1° ottobre 2001, dopo Roseto-Pesaro, finita con la vittoria dei marchigiani in trasferta per 65-82, pagella a Mario Boni, autore di 9 punti.
VOTO: 5.
GIUDIZIO: Male in attacco, si spende in difesa con 8 rimbalzi. Non è simpatico all’arbitro Ramilli, che lo punta, ma la sua prova è comunque insufficiente.
Ho ancora nelle orecchie la reprimenda supermariana, che arrivò puntuale come una tempesta tropicale nel Golfo del Bengala, visto che il fuoriclasse non ammetteva – fra le cose terrene – voti alla sua persona inferiori al 7.
Ma questo è il lavoro che mi sono scelto. Il giornalista scrive “con tutti o contro tutti, secondo verità” i fatti e, quando richiesto, le opinioni (come una pagella). Disposto a pagarne le conseguenze.
Corsi e ricorsi applicati alla pallacanestro e – 22 anni dopo – eccomi a scrivere un articolo sulla Pallacanestro Roseto. Una sorta di pezzo spartiacque, che fa il punto della stagione 2022/2023 e dei suoi errori e guarda avanti, con più di una preoccupazione, al campionato 2023/2024 quando a Roseto allenerà un altro amico (per me, come SuperMario Boni) e cioè Franco Gramenzi.
E, infatti, ieri mi arriva questo messaggio (Marione e Francolino hanno modi diversi di interpretare il confronto).
«Ho letto, con colpevole ritardo, il tuo ultimo articolo sul Roseto e vorrei dirti la mia, non condividendo alcune cose».
Eccolo, il messaggio dell’amico Franco, che mo’ però è pure coach del Roseto.
Era solo questione di tempo, perché come detto l’amicizia è una cosa e i rispettivi ruoli sono altro. Prima o poi doveva succedere e, tutto sommato, è meglio per tutti che sia successo adesso.
Io, che aspettavo i primi ingaggi dei nuovi atleti per una intervista, ho ritenuto di cogliere la palla al balzo, per farne così una “preventiva”, sui massimi sistemi cestistici applicati al Lido delle Rose secondo la visione del veterano coach della Pallacanestro Roseto 2023/2024.
Questa è la nostra conversazione telefonica diventata intervista. In calce, l’articolo oggetto della stessa, per chi non lo avesse letto.
Franco, eccoci. Cosa ritieni opportuno precisare, nel tuo ruolo di coach, circa il mio articolo?
«Prima, cortesemente, consentimi di dirti che mi ha fatto molto piacere aver conosciuto Antonio “Lù Bòja”. L’incontro è stato bellissimo, io non lo conoscevo se non come tifoso e perciò “buongiorno e buonasera”, per cui quando al mio saluto si è fermato con la bici e abbiamo parlato sono rimasto contento e voglio cogliere questa occasione per ringraziarlo delle riflessioni che mi ha fatto, augurandomi di rivederlo al PalaMaggetti».
Adesso è proprio tempo del titolo: “Dopo la sbornia, i fichi secchi?”. Cosa non hai digerito, oltre ai fichi?
«Detto che hai fatto un articolo puntuale, ma non sono certo io che devo dirti che fai bene il tuo lavoro, mi permetto di avere alcune opinioni diverse. E siccome sono all’inizio di una nuova pagina della mia carriera lavorativa, avendo abbracciato un progetto al quale tengo molto e per il quale ho rinunciato sia a un migliore inquadramento economico sia a una categoria superiore da altre parti, voglio – approfittando del fatto che ci rispettiamo – dire la mia sapendo, che poi la città ti legge e quindi i tifosi possono riflettere anche sui miei punti di vista».
Grazie, Franco. Sai che questo giornale online da 25 anni – nato per amore del Roseto grazie a quel diavolo di Claudio “Bomba” Bonaccorsi – è veicolo di notizie e opinioni, aperto a tutti i gentiluomini, e tifa Roseto. Quindi cominciamo dal primo rilievo.
«L’acquisto del titolo di Serie A2. Ho letto che hai promesso di non scriverne più, ma io comunque ti volevo dire perché non è una buona idea, a mio parere, comprare un titolo oggi, in vista della stagione 2023/2024. Il motivo è che andiamo verso un campionato di B Nazionale a 24 squadre, con 6 retrocessioni. La mia decina di anni consecutivi in Serie A2 mi consente di dirti che per tradizione, forza economica e tutta una serie di altre questioni, circa 6 di quelle 24 squadre non retrocederanno mai, neanche nella più storta delle stagioni. Questo significa avere 6 retrocessioni su circa 18 squadre papabili. Quindi spendere molto per fare la squadra, oltre ad acquisire un titolo che già di per sé costa tanto, comporta svenarsi con il solo obiettivo di non retrocedere. Tieni poi conto che la nuova legge sullo sport porterà a nuovi adempimenti, che dobbiamo valutare con attenzione. Insomma: bisogna andarci piano, molto piano, per non fare il passo più lungo della gamba e gettare tutto alle ortiche».
Prendo atto, comprendo la tua riflessione e la offro agli sportivi e ai tifosi, rosetani e non. Altro aspetto sul quale ritieni utile, per la piazza rosetana, fornire la tua opinione?
«Quando parli di spese pazze. Io non c’ero e sono il nuovo coach per i prossimi due anni, dunque il mio obiettivo è guardare avanti e non ci voglio entrare nelle storie del passato, perché se non conosci gli argomenti è giusto tacere. Ma qui – da componente di un nuovo progetto – faccio con te una riflessione di carattere umano. Tutti noi nella vita abbiamo fatto, facciamo e faremo errori. Quindi, può capitare. Tutti noi, nel Roseto, sappiamo che oggi esiste questo giocatore che di cognome fa “Transazioni” (complimenti, perché ogni tanto te ne riesci con cose così simpatiche che davvero vanno sottolineate). Ripeto: lo sappiamo e ne siamo consapevoli. Adesso però dobbiamo essere bravi a costruire, sapendo che non abbiamo facilità di spesa, ma ciò non toglie che quando si arriverà in fondo, se dovesse esserci una necessità, la società farà uno sforzo. Questo lo so io e lo sa la società, perciò credo che debbano saperlo anche i tifosi, senza l’apporto dei quali non abbiamo motivo di esistere. Noi esistiamo per l’orgoglio di una comunità che è giusto sappia che, nonostante alcuni aspetti da definire legati a transazioni, uscite contrattuali o quant’altro, noi faremo il massimo per mettere in campo una squadra competitiva, coesa e, soprattutto, disposta a dare tutto con il giusto atteggiamento carico di cattiveria agonistica, che credo la proprietà non abbia visto nei playoff. In questi giorni, lavorando in team con il direttore sportivo Marco Verrigni e con il vice allenatore, Nando Francani, stiamo analizzando la composizione e le peculiarità delle squadre che hanno vinto la Serie B 2022/2023 e valutando più profili possibili di giocatori, compresi quelli che hai scritto tu».
Ti interrompo, sui giocatori, per uno spunto: non ritieni si debbano cercare atleti di categoria superiore?
«Ti rispondo con la mia opinione, che non vuol essere un gioco di parole: per vincere questa categoria, a mio avviso non servono giocatori di categoria superiore, bensì forti giocatori di categoria. Poi credo che sia molto più importante la cosiddetta chimica della squadra, piuttosto che i singoli giocatori. Tieni anche conto che il livello dei giocatori, rispetto alla B appena terminata, si alzerà perché questa è una B nazionale, rispetto alla B unica della scorsa stagione. E il livello si alzerà anche perché ci sarà una ulteriore importante novità, rappresentata dalla possibilità di ingaggiare un giocatore straniero comunitario (o extracomunitario, con passaporto comunitario), che farà tanta differenza in campo e sposterà gli equilibri offrendo elementi di novità a tutti noi. Quindi, come ho detto anche il giorno in cui sono stato presentato, lavoriamo per costruire un team che prima di tutto sia pronto a lottare: è stata l’unica richiesta della proprietà e credo sia significativo. Perciò ci vorrà tanta freschezza e, da parte nostra, anche il coraggio di puntare su qualche giovane, del quale magari fra qualche anno si parlerà a livello nazionale. Quindi non necessariamente dei profili già formati, anche perché mi sembra – con il massimo rispetto – che i profili già formati non abbiano portato alla conquista del risultato sperato».
Franco, ti conosco da sempre aziendalista, visto che mai hai detto una parola fuori posto, anche quando – tipo Barcellona Pozzo di Gotto – dopo aver vinto il campionato e ottenuta la promozione in Serie A2 fosti avvicendato. Adesso, forse grazie all’età, ti scopro ancor più aziendalista e perfino coach-manager alla “Sir Alex Ferguson”; e cioè allenatore che vuole fortemente essere al centro del progetto. Io, che quando ti hanno ingaggiato ho scritto che con te Roseto somiglia al progetto di Cividale del Friuli dove c’è il comune amico coach Stefano Pillastrini, ovviamente ne sono felice. Poi, però, sai che se hanno ingaggiato te, a maggior ragione i tifosi rosetani vogliono vincere...
«E io con loro. Ma il risultato va costruito e non lo creiamo con una campagna acquisti o in una giornata. Intanto, bisogna partite dalla società, strutturandola al meglio perché è vero che nessuna squadra è più forte della società che ha alle spalle. E io sto vedendo che, passo dopo passo, la società sta proseguendo nel suo percorso di consolidamento. Teniamo conto che è nata soltanto nel 2020 e che finora ha ottenuto risultati prestigiosi e questo non possiamo dimenticarlo. Adesso siamo nel secondo ciclo triennale, con il nuovo direttore sportivo e l’ingaggio di un coach esperto come me. Per le mie esperienze passate, dico che l’organizzazione ha sempre portato a costruire team che hanno ottenuto risultati, partendo da una proprietà che mette i soldi. E siccome so che il direttore sportivo della scorsa stagione è anche uno dei soci che in prima persona investe soldi, invece di pretenderne per il suo ruolo, oltre a ribadirti che tutti sbagliamo non mi sento di volergliene per come ha operato lo scorso campionato, nel suo anno di esordio in un lavoro complicato. Lo ha ovviamente fatto in perfetta buona fede, anche perché investiva soldi pure suoi e penso che Roseto debba, a lui e a tutti i soci, l’affetto di chi spende per dare qualcosa di importante alla città».
Parlando di staff e organizzazione societaria, come stai lavorando per il tuo staff tecnico?
«Spero sia confermato lo staff dello scorso anno, perché ho parlato con i componenti, li ritengo ottimi e competenti professionisti e ritengo di poter lavorare bene con loro. Stiamo lavorando per definire il tutto».
E sui giocatori, ci sono novità?
«Detto che stiamo valutando profili e che tra quelli, ribadisco, ci sono anche i citati nel tuo articolo, posso dirti – ovviamente in tono ironico e simpatico – che faremo di tutto per mettere in campo al meglio anche quel giocatore che fa di cognome Transazioni (ho capito che il coach ha gradito questa metafora, n.d.r.) e cioè che faremo di tutto per allestire un team che avrà sempre voglia di competere, al di là di queste difficoltà iniziali, dovute alle gestioni contrattuali del passato. Perché questo, a Roseto degli Abruzzi, viene prima dei risultati. So che prima di me questi concetti sono stati espressi da dirigenti del calibro di Giovanni Giunco e Michele Martinelli e da coach del livello di Phil Melillo, quindi sarò ripetitivo, ma è davvero importante che, prima di tutto, chi viene a Roseto abbia voglia di combattere per la maglia. In questo modo, tutti insieme, nei due anni che ci siamo dati, speriamo di centrare il risultato di riportare il Roseto in Serie A2, perché è una categoria che la città merita per storia e passione».
Franco, come sai ci siamo andati vicinissimo per due anni su tre. E questo può creare un fisiologico scoramento fra i tifosi...
«Certo, ma dobbiamo guardare avanti. I campionati si vincono a giugno, al termine di una stagione durissima, e si vincono anche se non arrivi primo al termine della regular season, come ha dimostrato Vigevano. E i campionati si possono vincere con giocatori di categoria motivati e quindi senza “star”, come hanno dimostrato sia Vigevano sia la Luiss Roma».
Franco, ti sento carico “a pallettoni” e determinato. Risento il sapore dell’estate 2020, con Tony Trullo. E cioè quella del passo dopo passo, con giudizio, affidandosi a un coach esperto e spendendo il giusto....
«Io sono determinato, altrimenti non sarei venuto qui, alla mia età e a questo punto della mia carriera. E vorrei convincere la tua parte di tifoso, caro amico giornalista, che bisogna mettere una pietra sopra sul passato, godendosi le cose buone che ha portato che, in soli 3 campionati, oggettivamente non sono poche. Adesso è tempo del futuro e vorrei che, grazie a Roseto.com, questa riflessione arrivasse ai tifosi. Tutto ciò che è stato, è stato. Le gioie e le delusioni devono essere archiviate. Adesso guardiamo avanti, consapevoli che Roseto è fortunata, perché ha una proprietà che trova risorse da investire e che, nonostante la delusione di un playoff finito male, ha avuto subito la forza di ripartire, dandomi l’onore di essere scelto a guidare questo secondo ciclo».
Franco, non potevi essere più chiaro. Ti ringrazio e pubblico la nostra intervista. Poi esco a correre e fare fiato sul lungomare con un mio muovo amico, che quando torni a Roseto ti presento...
«Grazie a te dello spazio, Luca. Il tuo amico è uno sportivo o è un po’ più sedentario come te? (Franco è laureato in Educazione Fisica, n.d.r.)».
È un fulmine di guerra, oriundo statunitense. Si chiama Luke Transazioni (rido di cuore al telefono)...
«Lù, conoscendoti non ti ci mando... (ride pure Franco, n.d.r.)».
ROSETO.com > Archivio > 22 giugno 2023
Serie B1 – Pallacanestro Roseto
DOPO LA SBORNIA, I FICHI SECCHI?
Le voci che girano, fra gestione delle uscite e trattative delle entrate, fanno pensare a una stagione al risparmio. Staremo a vedere. Intanto, Antonio ‘Lù Boja’ benedice coach Franco Gramenzi.
http://www.roseto.com/scheda_news.php?id=20720
Luca Maggitti Di Tecco
|