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QUEL RETROGUSTO DI ANTISEMITISMO STRISCIANTE


Anche nei periodi bui della diffusione dell’odio contro gli Ebrei si facevano dei distinguo. Poi arrivò la Shoah e si disse mai più. Purtroppo non è così. L’articolo di William Di Marco, pubblicato su Koinè.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Mercoledì, 20 Marzo 2024 - Ore 20:30

IL NAZISMO – Spulciando i libri di storia delle scuole di alcune decadi fa, risalta un aspetto che sin da allora, quando i testi furono scritti, non risultava affatto convincente. Si parlava dell'olocausto (dopo diventerà shoah) frutto della follia di un capo (Hitler) e di un ristretto gruppo di sodali che decisero, di punto in bianco, la "soluzione finale". Lo sterminio derivava dalla mente contorta di pochi che soggiogarono un popolo (gli Ebrei), i quali già nel corso dei secoli erano stati derisi, emarginati e maltrattati. Al di là delle cause più conosciute e forvianti della tradizione cristiana (erano descritti come deicidi, settari, strozzini, dediti a riti in cui le vittime erano i bambini ed altro), le ragioni dei seguaci di Hitler erano principalmente di tipo economico (avevano in mano le più importanti banche e centri finanziari) e ideologiche (erano la quintessenza del socialismo e del comunismo iniziato con i kibbutz). Celebri le due riflessioni: da un lato il fuhrer che li considerava dannati della Terra, poiché privi di una nazione e incapaci di crearne una. Dall'altro le ritorsioni del medico Josef Mengele (angelo della morte), autore di atroci operazioni di eugenetica sui corpi di adulti e bambini. Quando gli chiesero perché tutte quegli esperimenti sugli Ebrei, rispondeva con baldanza che questi appartenevano a un popolo incapace di ribellarsi: sapevano solo soffrire, per sacrificarsi a Dio.

IL DOPOGUERRA –
Finita la II Guerra mondiale, fu scoperchiata l'efferatezza dei campi di sterminio. Il mondo intero ne uscì traumatizzato. In molti, compreso gli storici, circoscrissero le colpe della tragedia, dimenticando che erano secoli che serpeggiava l'odio verso gli Ebrei. Inoltre, dalla metà dell'800 e per le prime decadi del '900 l'Europa (anche l'America non ne fu immune) aveva dato dimostrazione di non poter sopportare quelle genti che dopo il 70 d.C. iniziarono una diaspora (dispersione), rifugiandosi in varie parti del mondo. Azioni di condanna e intolleranza si ebbero in Inghilterra, Francia, Germania, Stati Uniti. In Russia ci furono i pogrom, cioè sommosse sanguinose contro gli Ebrei, che erano il capro espiatorio di tutti i mali. Hitler pescò in questo retroterra culturale così diffuso e così barbaro, che molti tollerarono l'antisemitismo dei germanici. Se è vero che non si sapeva l'entità dello sterminio, è anche vero che in tanti si girarono dall'altra parte. Gli arabi islamici divennero complici. Loro, che appartenevano al gruppo semita, furono risparmiati dai nazisti. Dopo l'incontro di Hitler con il Gran Mufti di Gerusalemme, fu quest'ultimo a suggerire uno sterminio di massa, in quanto avrebbe impedito il ritorno nella Terra di Israele a molti Ebrei che già a fine '800 si erano insediati in Palestina, grazie al movimento sionista. Insomma, la più grande tragedia della storia ebbe molti fiancheggiatori. Per questo motivo l'Onu, con un voto a maggioranza (Usa e Urss compresi), il 29 novembre 1947 votò la Risoluzione 181 per creare "due Stati e due Popoli", con un territorio diviso quasi equamente (55% agli Ebrei, perché l'area includeva una parte desertica e il 45% ai Palestinesi). Quello di Israele fu proclamato il 14 maggio del 1948, quello della contro parte non sorse mai per volontà proprio di tutti gli altri Paesi arabi. Per questi, se ci fosse stato il riconoscimento della Palestina, ci sarebbe stato di conseguenza anche quello di Israele. Da lì nacque subito la prima guerra (i conflitti, tuttavia, già c'erano stati pure prima) e poi tutte le successive. Uno degli ultimi tentativi di pacificazione (due Stati e due Popoli) si ebbe con i trattati di Camp David del 2000. Furono apposte le firme da Barak e Arafat, ma quest'ultimo, che doveva consultare i suoi, si rimangiò l'accordo.

CANCELLARE TUTTO –
Oggi, dopo l'attacco del 7 ottobre 2023, sta tornando quel gusto amarissimo di un antisemitismo demagogico e strisciante. A quel popolo irriso da tutti perché non aveva avuto la capacità di farsi Stato, si impedisce oggi di difendere un'esistenza statuale. Lo si accusava di non reagire, perché incapace di far valere la propria identità, però quando la reazione c'è stata gli Ebrei sono diventati i nuovi sterminatori. Certo, gli errori si sono concretizzati anche nel "popolo eletto", tuttavia non è facile vivere in un'area geografica dove nessuno Stato ha mai espresso la volontà di un minimo riconoscimento. Nel tempo l'Egitto e la Giordania hanno dimostrato aperture, ma tutto il resto odia Israele. Dopo l'attacco ultimo di Hamas e passati i primi giorni di una "falsa" comprensione, molti occidentali hanno cominciato a rivendicare, al grido di "Free Palestine", il ritiro dalla Striscia di Gaza dell'esercito israeliano. Nessuno si ricorda più dell'atroce attentato del 7 ottobre, delle brutalità inaudite e mai viste (nemmeno i più barbari criminali erano arrivati a tanto). La guerra è un dramma, ma è fatta di rivendicazioni e conquiste. Se veramente chi scende in piazza per la pace a favore dei palestinesi la invocasse con onestà, pretenderebbe dai terroristi (cioè criminali, va detto senza esitazione) di Hamas di rilasciare gli ostaggi, di non utilizzare la propria popolazione (spesso terrorizzata e impossibilitata a reagire) come scudi umani, di non buttare i tanti miliardi finora stanziati per costruire una ragnatela di tunnel sotterranei o, ancor peggio, per preparare gli attacchi ai nemici storici, di investire quelle enormi risorse a favore della gente che in quella zona soffre da anni. Infine, un invito ultimo a chi crede di essere al fianco dell'oppresso che subisce l'invasore: innalzi, insieme alla bandiera della Palestina, anche quella dell'Ucraina. Di là c'è un tiranno comunista del Kgb da spodestare; di qua c'è uno Stato democratico da rispettare.

William Di Marco
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