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Sabato, 24 Gennaio 2026 - Ore 18:37 Fondatore e Direttore: Luca Maggitti.

Libri
TUTTO IMPARAMMO DELL’AMORE
La copertina del libro.

Daniele Cavicchia.

Il compianto Franco Ferrarotti e Renato Minore, a Roseto degli Abruzzi, durante il Premio di Saggistica Città delle Rose.

Daniele Cavicchia recensisce il nuovo libro di poesie di Renato Minore, pubblicato da La nave di Teseo, che ha in quarta di copertina un contributo di Simone Gambacorta.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Sabato, 24 Gennaio 2026 - Ore 11:15

Nell’ultimo libro di Renato Minore, “Tutto imparammo dell’amore”, permea una consapevole leggerezza che non è evasione, ma forma di responsabilità dello sguardo. 

È una leggerezza che accarezza e ruota intorno al reale, lo definisce senza ferirlo, anche quando la memoria conferma i propri guasti. 

La parola accoglie ciò che emerge, dissotterra, ribattezza, prende atto. Non è rancore, perché tutto, anche ciò che manca, anche ciò che fa male, nasce dall’amore. 

La memoria, in questi testi, non è un tribunale ma luogo di santità laica; scorre, appiana, guarda indietro per ritrovare non solo ciò che è stato, ma ciò che avrebbe potuto essere. 

Non c’è resa nei versi di Minore; ogni istante ha diritto di riesistere. Il primo sorriso, la colpa cancellata, il passato che torna presente non sono la nostalgia che paralizza, ma esercizi di riemersione. 

La voce poetica lavora spesso per sottrazione e ironia mite; diminutivi gentili, cantilene della memoria, “un’ansia leggerina / leggerina” evidenziata anche da Simone Gambacorta nella sua illuminante quarta di copertina, il riassunto di silenzi, i piccoli gesti del riordino. 

È una poesia che non alza mai il tono, e proprio per questo trattiene. Si ha l’impressione di un autore che sorride mentre rilegge, ma è un sorriso attraversato dall’amaro a labbra strette, che non rimuove bensì stempera, accoglie l’urgenza del riunire ciò che si pensava disperso.

“Siamo ciò che raccontiamo”; questa affermazione, esplicita o forse implicata, sembra agire come sintesi dell’intero libro. 

Nei versi citati, la richiesta di qualcosa di definitivo di sé si infrange contro un uditorio incerto, mentre la scoperta di sé passa attraverso il pianto e il riso, attraverso la nostalgia per ciò che non è stato fatto.

“Finalmente avevo capito / perché piango e perché rido /…/ Ho solo nostalgia / delle cose che non ho fatto / il brusio delle parole / non c’è sonoro / che possa registrarle”.
 
Anche il linguaggio mostra la sua insufficienza; il brusio delle parole non trova un suono che possa davvero registrarlo, eppure, proprio questa insufficienza diventa materia poetica. Il timore di dire, di nominare, di riconoscere la presenza dell’altro, non è negata, ma detta fino al suo stesso nucleo: 

“Ho paura di questa paura. Vorrei che tu un giorno / / (un giorno qualunque) / / facessi un po’ di luce / nel gomitolo dei pensieri / ma so che quel giorno (quel giorno quel giorno) / mi sarai addosso così vicino/da accecare la tua presenza”.
 
È qui che la poesia di Minore trova una delle sue forze maggiori; non tenta di risolvere, ma nel lasciare che il senso resti in sospensione, come una figura che si annienta nei cieli e tuttavia continua a farsi sentire. 

Tutto scorre, in questo libro, come in un fiume; le forme si deformano, i detriti si ricompattano, qualcosa si perde e qualcosa si salva. Non c’è promessa di salvezza totale, ma un lavoro paziente di recupero, un’etica della cura applicata alla memoria e al linguaggio. 

Tutto imparammo dell’amore è così un libro che non si chiude, ma tiene aperto; uno spazio in cui il passato non viene archiviato, bensì ascoltato mentre continua a muoversi.

Renato Minore
TUTTO IMPARAMMO DELL’AMORE
La nave di Teseo, 2025
Euro 18

Daniele Cavicchia
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