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Giovedì, 12 Febbraio 2026 - Ore 21:37 Fondatore e Direttore: Luca Maggitti.

Roma Amor [Riflessioni dalla Capitale, di Mario Martorelli.]
OSTRICHE NAPOLETANE
Piatto di ostriche di Cancale.
[Wikipedia]


Mario Martorelli, che d’inverno vive nella Capitale e d’estate nel Lido delle Rose, ci propone un racconto del suo caro amico capitolino Maurizio Sgueglia.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Giovedì, 12 Febbraio 2026 - Ore 16:15

Al Café des Arts di Cancale, nostro equivalente del Bar dello Sport di Frosinone, non passava sera che non si parlasse di Jean Pierre, detto il giacobino per il suo carattere intransigente.

Lì in Bretagna tutti vivevano allevando ostriche e Jean Pierre non faceva eccezione ma le sue avevano qualcosa di speciale: erano smisuratamente più grandi di tutte le altre, al punto che qualche malalingua le definiva dopate. 

Ma non era così. 

Tanti anni addietro un vecchio allevatore di ostriche aveva confidato al giacobino un segreto, quasi una magia, per far crescere le ostriche in quel modo strappando però la promessa che non l’avrebbe rivelato mai, pena la fine dell’incantesimo. 

Conobbi Jean Pierre durante un mio viaggio in quelle terre spinto dall’antico desiderio di mettere su un allevamento di ostriche, naturalmente abusivo, nel golfo di Napoli: in mezzo a tutti quelli di cozze, altrettanto abusivi, chi se ne sarebbe accorto?

I locali non persero occasione di raccontarmi, con maldicenza ed invidia, del mitico allevamento del giacobino, dal quale mi recai nella speranza di carpire il suo segreto. 

Lui teneva il punto sulla promessa fatta al vecchio allevatore ma davanti (ahimè) ad un pagamento in danaro si intenerì. 

Convinto che io non avrei mai costituito per lui un problema di concorrenza in quanto ben distante, mi chiese la somma per me inarrivabile di 10.000 euro per svelarmi il suo segreto. 

Nella disperazione mi ricordai di avere con me i numeri della carta di credito di un mio (caro) amico e, detto fatto, andai in una banca locale e ritirai i 10.000.

Seppi così di una antica filastrocca che andava cantata all’alba davanti alle gabbie delle ostriche le quali, per magia, al seguir delle note si ingrandivano sempre più. 

Dovetti superare la difficoltà della lingua, perché la filastrocca andava cantata in francese.

Figuriamoci: io parlavo a malapena l’italiano!

Preparai i bagagli: Napoli mi aspettava.

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Maurizio Sgueglia
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