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Lunedì, 16 Marzo 2026 - Ore 4:33 Fondatore e Direttore: Luca Maggitti.

Controaliseo Rosetano
MARIO GIUNCO, IL CONSIGLIO COMUNALE E IL TORRENTE BORSACCHIO: COSA SUCCEDE IN CITTA’.
Mario Giunco.
[Luca Maggitti]


ROSETO.com e ‘controaliseo’ - il blog di Ugo Centi - insieme per diffondere notizie, riflessioni, pensieri e analisi su Roseto degli Abruzzi.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Lunedì, 16 Aprile 2012 - Ore 08:15

Grazie Mario, solo questo mi vien da dire.
13 aprile 2012
Ed al terzo appuntamento dei suoi incontri culturali, William Di Marco ha fatto davvero il colpo. Non che i primi due fossero da meno. Parlare del 151° dell’Unità d’Italia il 16 marzo e del disagio giovanile con la professoressa Celommi la settimana dopo, si era già rivelata una scelta azzeccata.
Ma l’appuntamento del 13 aprile alla sala “Piamarta” di Roseto ha avuto qualcosa di speciale. L’ospite della serata organizzata dalla “Cerchi Concentrici Promotor” era infatti Mario Giunco, anima della cultura rosetana. E per chi scrive, sentirlo è stato un regalo, o se volete un tonfo al cuore.
Giunco ha ripercorso la sua vita per la cultura. Dalla formazione classica a Pescara, conseguita con “insegnati senza paraocchi, che si adattavano alla classe come un allenatore di calcio si adatta alla sua squadra per tirarne fuori i talenti”, all’impegno tuttora in atto al servizio del Comune di Roseto. Ed in mezzo tanta curiosità e passione che io, rosetano da poco, ho percepito come una storia locale affascinante.
Dai versi di Terenzio (poeta romano del II°sec. a.C.) che attiravano il giovane Giunco in quel liceo pescarese di tanti anni fa, ai libri divorati nelle colà biblioteche. Interessato da tutto ciò che di nuovo c’era nell’Italia in ebollizione sociale degli anni ’60-’70. “Non so cosa sia la cultura, ma credo che significhi testimoniare il proprio tempo”, dice oggi Giunco rimandando il pensiero a quelle iniziative culturali della Pescara di allora.
Da Pescara a Roseto, quindi, Giunco cerca di organizzare “la cultura” in una cittadina giovane di nascita, ma non priva di antecedenti storici. E cerca di farlo essendo anzitutto protagonista della nascente biblioteca civica nel 1960. Insieme ad uno degli insigni rosetani, quel Raffaele D’Ilario, che riportava i libri da Roma. Tempi di pionieri quelli, anche nell’arte e nella cultura. Ed ecco l’episodio delle anfore romane ritrovate alla foce del Vomano intrecciate ad una storia che precede anche Montepagano. Ecco Donatello D’Orazio, giornalista di vaglia del “Resto del Carlino”, che aveva conosciuto poeti del calibro di Svevo o Saba e che a Roseto era venuto a vivere.
Giunco si lega a queste ed altre personalità. Mentre nella Roseto del boom arriva la manifattura “Monti”, con quel che ne consegue nella formazione politica e sociale nonché, mai da sottovalutare, parrocchiale. Sorgono le prime associazioni culturali. Sono i tempi di Giacinto Proti, Dante Pistilli e di Maria Pia Di Nicola assessore comunale alla cultura. Son loro che avvicinano Giunco al Comune, dove lo chiamano “l’in-dipendente” pur essendone un fedelissimo funzionario: “Per me lavorare per il Comune ha voluto dire lavorare per la comunità”.
Biblioteca, dunque, con le prime rassegne stampa ante-litteram; il “Paese Sera” della pagina locale; la “Realtà nuova” delle giovani esperienze giornalistiche rosetane. La riscoperta di Pasquale Celommi; l’acquisto del suo dipinto per eccellenza, quel “Ciabattino” ritrovato a Pescara e restaurato. L’idea, insieme al giornalista Luigi Braccili, della Pinacoteca e del Museo d’arte contadina di Montepagano.
Giunco, sempre in contatto con i nomi della cultura locale e nazionale, si dedica anima e corpo a “organizzare” le manifestazioni, ovvero le condizioni materiali della cultura stessa: la Villa polo culturale, il retrostante teatro all’aperto con i sacrifici per l’acquisto di un proiettore usato da un cinema di Fabriano, i rapporti sempre fervidi con le scuole, le prime stagioni teatrali. Ci senti l’anima in questi racconti, che Giunco ti porge quasi con timidezza (e ripeto, per me e penso per i ragazzi che l’hanno ascoltano, è un regalo sentire questi frammenti d’umanità rosetana).
Capisci da queste premesse perché del bellissimo “Premio di saggistica” è diventato quello che è diventato a livello nazionale e non solo. Perché uomini come Luciano Canfora e tanti attori, scrittori, artisti, hanno calcato questo Lido che non è certo Roma o Milano. Perché sempre, nelle manifestazioni culturali rosetane, si è cercato di sorreggere un filo logico che le tenesse assieme. “Non ho fatto altro se non testimoniare me stesso” ha concluso Giunco rimembrato l’amato Giacomo Leopardi e forse non accorgendosi (o magari sì, non so) di usare spesso verbi al passato.
Già, perché quella Roseto con l’anima che Giunco rappresenta senza dirlo, con la modestia che solo i veri colti si possono permettere; quella Roseto che, assai più modestamente, anch’io scoprii d’istinto nel 2009-2010; quella Città così aperta e solidale, insomma quella Città si stenta a riconoscerla in certi risentimenti personalistici, in taluni rancorosi discorsi ed anche in certe volgarità politiche-istituzionali dell’ultim’ora. Ma questo, ovvio, non l’ha detto Giunco: l’ho aggiunto io. Con rammarico. Sperando che la prima Roseto prevalga su quest’ultima. Ma questo, è ovvio, è in parte un altro discorso.
 
I conti non tornano.
14 aprile 2012
Non aiutano a capire le dichiarazioni del sindaco Pavone (Socialisti liberali) e del presidente del consiglio comunale Di Marco (Socialisti liberali) diffuse in relazione alle polemiche con la capogruppo del Pd, Teresa Ginoble, conseguenti al consiglio comunale di giovedì scorso.
Teresa Ginoble aveva criticato l’atteggiamento della maggioranza e della presidenza del consiglio circa le cosiddette “comunicazioni”, un istituto che, pur essendo solo eventuale, è divenuto prassi nelle infuocate sedute del consiglio comunale rosetano dal giugno 2011 ad oggi. Un istituto, tra l’altro, che andrebbe letto in parallelo alle disposizioni sulla formazione dell’ordine del giorno e che invece furoreggia quasi fosse un appuntamento fisso.
Scrivono tra l’altro sindaco e presidente del consiglio: “Di prassi i preliminari durano un ora ed in quell’arco di tempo hanno parlato due consiglieri di minoranza e due di maggioranza”. E qui che i conti, però, non tornano. A parte che i definiti “preliminari” sono appunto le anzidette “comunicazioni”, va osservato che il Regolamento assegna ad ognuna di essa solo 5 minuti di illustrazione più altri 5 minuti di intervento per un solo consigliere ogni gruppo. Ora, con i “numeri” comunicati da sindaco e presidente si desumono appena 20 minuti di interventi (4 consiglieri). Messi anche i 5 minuti di illustrazione fa 25 minuti non un ora! Quindi, due sono le cose: o ci sono state ben 7 comunicazioni senza dibattito (5 per 7 uguale 35 minuti) oppure il presidente ha permesso uno stratosferico sforamento di orario!
Per non dire che l’articolo 30 del Regolamento andrebbe letto tutto, compreso il comma quinto. Quindi, per cortesia, non veniteci a dire che le riunioni del consiglio comunale rosetano siano così anglosassoni: purtroppo se ne è avuta esperienza!
 
Toh! un ristagno nel Borsacchio...
15 aprile 2012
Avete notato il torrente Borsacchio nei pressi del ponticello della statale Adriatica?
L'acqua ristagna. Segno di una evidente contropendenza.
Eppure sono stati fatti di recente dei lavori. Anche molto reclamizzati politicamente!
 
E a voi sembran delle... “comunicazioni”…
15 aprile 2012
A ben vedere, gran parte delle risse (politiche) che stanno trasformando il consiglio comunale di Roseto in un ring (per fortuna per ora solo metaforico) nascono dalle cosiddette “comunicazioni”.
Un istituto, questo, che non tutti i regolamenti contemplano, ma che a Roseto sembra ormai debordato dallo spirito, se non dalla lettera, delle norme regolamentari. 
Dunque vediamo. Recita l’art.31 del Regolamento: “All'inizio della riunione, si dà luogo, nell'ordine, alle eventuali comunicazioni del Presidente del Consiglio comunale e del Sindaco o di un Consigliere comunale, contenute in 5 minuti ciascuna, su fatti di particolare interesse per la comunità. Concluse le comunicazioni, su tali fatti può intervenire un Consigliere per gruppo, per 5 minuti ciascuno.”
Ora è chiaro che l’articolo va interpretato alla luce delle altre disposizioni regolamentari. Nulla da eccepire, infatti, se il sindaco comunica la nomina o la revoca di qualche assessore o un consigliere la sua appartenenza ad un gruppo (è questa la razio delle comunicazioni), ma quanto in ogni seduta l’eventuale comunicazione diventa prassi preordinata ed i fatti di particolare interesse vengono selezionati secondo il libero dispiegarsi della fantasia senza passare al preventivo vaglio della conferenza dei capigruppo né al giudizio di ammissibilità del Presidente d’Aula o dell’Aula medesima, allora c’è qualcosa che incide sulla natura stessa della formazione dell’ordine del giorno delle sedute.
Così come le vediamo, le “comunicazioni” dribblano come un sol uomo le garanzie previste dall’art.19 del Regolamento. Non danno, cioè, la possibilità al Consiglio di valutare “l’opportunità degli argomenti” (comma 5); superano l’avviso ai consiglieri circa il loro contenuto (comma 8) e le prerogative della conferenza dei capigruppo (comma 9). Per di più, siccome l’ordine del giorno del Consiglio è pubblico, ma l’oggetto delle “comunicazioni” non vi è inserito, i cittadini non sanno nemmeno su cosa “litigheranno” i loro rappresentanti e quindi se sia il caso di andare a sentirli o meno.
Si dirà: le “comunicazioni” non deliberano, cioè non decidono, quindi tutte queste precauzioni, che pur il Regolamento garantisce, non sono ad esse riferibili. Anche le interrogazioni e le mozioni, però, sono atti non decisori, eppure sono sottoposte ai criteri di pubblicità preventiva ed ai canoni di inserimento in agenda al pari degli altri atti deliberativi. Del resto taglia la testa al toro, come si dice, l’art.38, che “elenca” le comunicazioni al pari degli altri strumenti consiliari. Dal che si può agevolmente desumere che quella parola, “comunicazione”, deve essere esplicitamente iscritta all’Ordine del giorno per poterla trattare.
Si potrebbe continuare, naturalmente. Ma per ora fermiamoci qui. Con lo stupore che nessun consigliere abbia finora posto una “mozione d’ordine” per arginare un fenomeno che sta evidentemente degenerando oltre la normale dialettica democratica.
P.S.: Un ultima cosa: dice tra l’altro l’art.30 del Regolamento: ogni intervento deve essere “contenuto entro i limiti dell’educazione, della prudenza e del civile rispetto. Non è consentito fare imputazioni di mala intenzione che possano offendere l’onorabilità delle persone”. Un dubbio: quando il Sindaco dall’alto del suo scranno attacca, additandoli per nome e cognome, singoli cittadini, onora per caso questo articolo? Che ne dice il Signor Presidente del Consiglio Comunale?
 
controaliseo il blog di Ugo Centi
 
Ugo Centi
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