[Pubblicato su IL TEMPO d’Abruzzo il 28 Marzo 2002.]
Ieri se n'è andato Giovanni Giunco, nato a Campli nel 1923 e rosetano da una vita.
All'alba, ha chiuso per sempre la porta. Me lo immagino, con l'aria da finto burbero, prendere la corriera che lo porta all'eterno riposo. Me lo immagino e ricordo le gioie delle promozioni, con lui a farsi da parte per lasciare la platea ad altri. Me lo ricordo nelle sue lucide analisi, nei suoi pungenti commenti figli di un intelletto purissimo e limpido. Mi appiglio ai ricordi, ma le corde saltano una a una.
Adesso, purtroppo, c'è soltanto la morte che si porta via Giovanni e la consapevolezza che, nel mondo dei vivi, non ci si potrà mai più incontrare.
E Giovanni ci mancherà, come mancano le intelligenze fuori dagli schieramenti. Mancherà il suo modo lucido di pensare e di dire le cose fuori dai denti, il suo essere schietto senza mai ledere la dignità di nessuno. Mancheranno i suoi insegnamenti in tema di managerialità sportiva.
Giovanni lascia la sua compagna, Minette e i figli Loretta, Cristina e Maurizio, ma non lascia soltanto familiari e parenti.
Lascia una Roseto alla quale ha dato tutta la sua prestigiosa e inesauribile voglia di fare, tenendo viva la fiammella della pallacanestro negli anni più bui della serie C, quando nessuno ci credeva più.
Lascia le sue battaglie e le innovazioni come quella dei ciclisti russi portati nel circuito professionistico. Già, ciclismo, perchè Giovanni, medaglia d'oro CONI e medaglia d'oro CIO (il non plus ultra dei riconoscimenti) è stato uomo di sport a tutto tondo, dirigente di fiducia del Cavalier Borghi e del Commendator Scibilia, professionista stimato da tutto il mondo sportivo.
Ricordo quando Adriano De Zan lo salutava dai microfoni della Rai, durante il Giro d'Italia o quando gente importante dello sport lo avvicinava in modo ossequioso.
Lui è rimasto sempre il Presidente capace di essere anche padre di famiglia per i suoi atleti.
Con lui finisce, probabilmente, l'era del mecenatismo nello sport.
Giovanni ci lascia sereno, con una cravatta blu, sulla quale sono impressi tanti palloni da basket dorati.