Matteo, dopo la fantasmagorica Coppa Italia vinta con Avellino, dicesti che avresti potuto anche aprire un’edicola in Finlandia. Invece ti ritrovo in Asia Centrale, Kazakhistan, che alleni l’Astana. Perché?
«Innanzitutto perché mi hanno chiamato. Secondo perché mi hanno dato del tempo per arrivare al risultato. Terzo perché era evidente che i mercati da scandagliare, dopo la fine del mio rapporto con Roma, erano Russia, Cina e Turchia, come dissi al mio agente, Misko Raznatovic. Il Kazakhistan è arrivato inatteso, ma sono molto orgoglioso di aver fatto una scelta che si è rivelata giusta».
Phil Melillo, tuo assistente nella stagione bolognese - sponda Virtus - culminata con la vittoria dell'Eurochallenge, un’edicola l'ha aperta davvero, a Roseto. Ma cosa hanno di speciale queste edicole, per voi allenatori di basket?
«Ho detto a Phil, in una recente telefonata, che mi ha rubato l'idea. Per me rappresenta solitudine, silenzio, in mezzo alle pagine scritte. Ne sento spesso il bisogno. Phil mi ha raccontato il resto...».
Alleni in Kazakhistan. Qualche anno fa avrebbe fatto ridere gli italiani, oggi facciamo ridere noi italiani, visti dal Kazakhistan?
«Qualche anno fa, lavoravo in Belgio, facevamo ridere quando il nostro ex Presidente del Consiglio faceva le corna nelle foto ufficiali. Adesso facciamo preoccupare. Credo sia ancora peggio».
Lega kazaka, Superlega russa. Qual è la tua settimana tipo e come si dipanano gli impegni?
«Il ritmo delle partite non è regolare. Questo crea qualche problema nella programmazione del lavoro. Ci alleniamo quasi sempre due volte al giorno, con una grande attenzione al miglioramento individuale, fisico e tecnico dei giocatori. La parte più difficile sono i viaggi. Mai meno di tre ore di aereo, con punte di otto quando giochiamo in Europa (Polonia, Ucraina). Per arrivare a Francoforte ci servono sei ore di volo. Spessissimo cambi di fuso orario, che ti ammazzano. Quattro, cinque ore di differenza più volte in un mese, sono difficili da gestire. Io stesso, che non gioco, oramai mangio quando ho fame e dormo quando ho sonno, senza una grande relazione con l'ora del giorno. Non facile».
La tua attuale squadra, alla guida della quale hai vinto la scorsa stagione il Campionato e la Coppa (bissata quest’anno), che budget stagionale ha?
«Siamo attorno ai sette milioni di dollari annui. Un budget non enorme, visto quello che spendono squadre come CSKA, Kuban, Khimki, tutti oltre i venti, venticinque».
“In cauda venenum”. Cosa pensi dell'attuale situazione politico-economica di stallo (per non dir di depressione) che morde l'Italia?
«Penso delle cose molto banali. La prima è che siamo l'unico paese in Europa capace di sopravvivere in una situazione così complicata. La seconda è che ci sono circa nove milioni di Italiani che continuano a votare Berlusconi nonostante le cene eleganti, la nipote di Mubarak, le leggi ad personam, Lavitola, Dell'Utri, la restituzione dell'IMU con soldi suoi. Evidentemente, Berlusconi non è la causa, ma il prodotto di questa Italia e questo mi colpisce molto. La terza è che la sinistra italiana non è mai stata capace di costruire un’alternativa credibile, e questa forse è la cosa più grave. Sono orgoglioso della sua amicizia, e quindi mi dichiaro di parte, ma aver indotto alle dimissioni Walter Veltroni, che aveva portato il PD al 33 per cento per sostituirlo con Pierluigi Bersani, persona di grande spessore ma completamente inadatto alla comunicazione politica dei nostri tempi, mi è sembrato uno dei tanti errori di una classe dirigente sicuramente preparata, nella stragrande maggioranza dei casi onesta, ma evidentemente incapace di convincere i nostri concittadini della necessità di un cambiamento profondo radicale nel nostro paese. Peccato».