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Lunedì, 20 Aprile 2026 - Ore 2:06 Fondatore e Direttore: Luca Maggitti.

Finali Nazionali Under 17 Femminile
A KIND OF MAGIKA
La Magika esulta dopo aver conquistato la Finale.
[Cristian Palmieri]


Coach Paolo Seletti riceve i complimenti dell’arbitro internazionale Luigi Lamonica.
[Luca Maggitti]


Mariella Santucci riceve il commosso saluto del papà.
[Cristian Palmieri]


La semifinale Magika-San Raffaele, raccontata da un tifoso rosetano del Castel San Pietro.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Sabato, 24 Maggio 2014 - Ore 04:45

Tifo Magika perché da bambino tenevo per gli indiani, anche se vincevano (quasi) sempre i cowboy.
Tifo Magika perché non mi ricordo chi vinse la maratona delle Olimpiadi di Londra 1908, ma mi ricordo dello stoico avanzare di Dorando Pietri.
Tifo Magika perché applaudivo Michel Platini, ma avrei stretto la mano a Massimo Bonini.
 
Tifo Magika, squadra di basket femminile di Castel San Pietro (città natale del mio amico coach Demis Cavina), perché quest’anno posso farlo, libero da gravami e incarichi ufficiali avuti lo scorso anno alle Finali Nazionali Under 17 di basket femminile, quando la Magika iniziò a starmi simpatica, perché le fattucchiere con la kappa erano come la gramigna. Tu incendiavi il campo, passavi il diserbante ma loro niente... rialzavano la testa sempre e comunque. Non invincibili, ma invitte, nel 2013 finirono al terzo posto.
 
Quest’anno, sapendole in semifinale a due passi da casa mia, decido di andare al PalaMaggetti a tifarle. Mi fa compagnia, neutrale, Luigi Lamonica, arbitro Numero Uno che domani sera dirigerà Roma-Cantù per i Quarti di Finale Scudetto (maschile). Mi serve una maglia gialla: trovo la polo dell’Aris Salonicco, bagnata di Coppa Korac, che mi regalò qualche anno fa SuperMario Boni. Adesso sono pronto davvero.
 
Di fronte alla Magika, il San Raffaele di Roma. Due esperti – veri, che rispetto, non cazzari come ce ne sono troppi nel basket – mi hanno detto che non c’è partita: troppo più grosse le capitoline, che però forse potrebbero pagare la panchina striminzita. Il coach delle romane ha un cognome prestigioso: D’Antoni. Amedeo D’Antoni. E non pensate ai Lakers... pare che Amedeo sia alla 47^ Finale Nazionale, come mi dice il collega Matteo Falzon. L’assistente delle capitoline è stagionato pure lui (come Amedeo): si chiama Antonio Panunzi e sfoggia scarpe da tennis che un rapper americano taglierebbe gole pur di averle.
 
Dall’altra parte c’è invece coach Paolo Seletti, una sorta di Jim Morrison in salsa emiliana, per via del diluvio tricologico, bravo a portare l’autorevolezza al potere. Niente scazzi, strilli o piazzate, ma un ciondolare funky a bordo di sneakers Nike, che dovrebbero essere le stesse dello scorso anno (è il basket femminile, baby, e la spending review è di casa da sempre). È cambiato invece il suo vice: il massiccio del 2013 ha lasciato il posto a un assistente maturo, con un quarto di secolo di esperienza. Perché chi è sicuro di sé non teme segate di panchina alle spalle.
 
La partita ha un primo quarto molto equilibrato: 7-5 Magika al 5°, 21-19 San Raffaele al 10°. Guardi gli aironi capitolini, li compari – misurandoli a occhio – con le nanerottole della Magika e più passano i minuti più ti convinci che prima o poi il San Raffaele assesterà la spallata decisiva, annichilendo la resistenza di Santucci e compagnia arrembante.
 
Invece la Magika fa come il calabrone di Igor Sikorsky: non può volare a causa della forma e del peso del corpo, in rapporto alla superficie alare, ma non lo sa e perciò continua a volare. Le gialle – manco fossero il Maccabi Tel Aviv, ste impunite! – sono su ogni pallone. Giocano ogni 24 secondi come fossero gli ultimi e assaltano alla baionetta le portatrici di palla avversarie (e non solo). Risultato: una caterva di recuperi per la squadra di coach Seletti, che va al riposo avanti 39-35.
 
Mentre le uaglione devono il the del riposo, io do un’occhiata alle statistiche sfornate dalla Facciolinis Family. Cannoniera Magika è Federica Franceschelli, che ha segnato 14 punti, ma anche accumulato 3 falli che ne hanno condizionato il minutaggio (10 minuti su 20). Clara Capucci (9 punti e 4 rimbalzi in 14 minuti) e Greta Lipparini (6 punti e 2 rimbalzi in 8 minuti), supportano la principale bocca da fuoco, mentre è ferma a 3 punti e 3 rimbalzi in 13 minuti Mariella Santucci, leader della squadra, asfissiata dalla difesa delle romane, che provano a surgelarla mediante box.
 
La ripresa inizia e – in un amen – ecco il 4° fallo della Franceschelli, che torna in panca sulle punte. Si fa sempre più dura per la Magika, che però non molla di un centimetro. L’opera di collettivizzazione del basket, ordinata dal grande timoniere “Mao” Seletti, porta alla riforma agraria del 15x28, con le ragazze che lo arano con somma abnegazione, seminandolo di mille intercetti, palloni sporcati, raddoppi e altre diavolerie. Di là c’è la Wermacht, d’accordo, ma Stalingrado non deve cadere.
 
Si combatte metro per metro, la gara è davvero entusiasmante e la Magika continua a tenersi avanti, anche se il San Raffaele prova ad addentare i garretti delle pony emiliane. 47-44 Magika al 25°, poi le romane piazzano un parziale e sorpassano, ma alla fine del 3° quarto è 54 pari. Guardo Luigi Lamonica e – con cialtrona scaramanzia – proferisco: “Povere, ormai sono cotte. Adesso il San Raffaele la chiude”.
 
L’ultima frazione vede il ritorno in campo di Federica Franceschelli, che dopo 12 minuti di purgatorio in panca piazza subito una tripla. Però poi, nell’azione successiva, commette il 5° fallo, uscendo di scena a 7 minuti e mezzo dalla fine. Guardo Luigi e sussurro: “E vabbé, che vuoi fare, è andata così...”, provando ancora ad esorcizzare una imminente Caporetto.
 
Anche perché la 16 del San Raffaele, Elisa Policari, insacca in bello stile un canestro che fa balzare in piedi il Tex Winter con le scarpe trendy. Il peggio, per la Magika, sembra ormai arrivato. Ma non ho fatto i conti con l’icona delle emiliane: Mariella Santucci. La Tilda Swinton che gioca a basket – dritta come una scopa e determinata come un aspirapolvere – ancorché francobollata dalla 21 del San Raffaele (Francesca Ballirano, scudettata 2013 con la Fortitudo Rosa Bologna) e gravata di 4 falli, non cede né ai muscoli né alle lingue avversarie (“Me ne hanno dette di ogni, anche il loro coach”, chioserà sorridente e terribilmente distaccata a fine gara).
 
A 3,55 dalla sirena, dopo una palla gettata in Curva Sud da una compagna a causa di un malinteso, scorgo nel viso della Magika Mariella lo scoramento genitore della resa. Ma è un attimo, perché coach Seletti chiama time out e si trasforma in Panoramix il druido, somministrando parole balsamiche alle sue ragazze, che tornano in campo e impattano a 62, a 3 minuti dalla sirena finale che tutto chiarirà.
 
Sale la tensione di una partita bellissima, salgono i battiti cardiaci delle basketmamme e dei basketbabbi, sale – se possibile – ancor di più l’intensità delle giocate, tutte decisive. Il San Raffaele per due volte sorpassa, per due volte la Santucci esce dal gruppo e va a riprendere le fuggitive: 66-66 a 1,36 dalla fine (e Mariella sbaglia pure un libero). Poi sorpassa la Magika (68-66), ma Giulia Prosperi infila la tripla del controsorpasso capitolino (68-69) a un minuto dalla fine. Emili Nako-Moni, la lunga d’ebano della Magika, segna il suo unico canestro della partita, che vale il 70-69 a 40 secondi dal termine. Lucrezia Costa va in lunetta per il San Raffaele e – a 23 secondi dalla fine – fa 1/2, portando il risultato sul 70-70.
 
Time out. La vita è adesso.
 
Palla Magika e il San Raffaele decide di non fare fallo, difendendo fino alla fine. Mariella Santucci amministra il possesso fino a quando ce n’è bisogno, ribaltando poi il lato per una compagna la quale smista a Greta Lipparini, che scaglia la tripla a fil di sirena. Il tiro rimbalza sul ferro, si impenna e poi – mediante colpo di culo degli dei del basket, notoriamente generosi con gli audaci – va a finire placidamente in rete. Apoteosi: la Magika vince 73-70 e va in Finale.
 
Le gialle – manco fossero il Maccabi Tel Aviv, si diceva – hanno sovvertito il pronostico e si gettano a terra, sciogliendo in un abbraccio tribale la tensione accumulata durante una gara giocata all’ultimo respiro. Anche quando era il primo. Coach Seletti sembra Pippo di Walt Disney, sorridente e stralunato, e si becca i complimenti, facendone a sua volta al San Raffaele e sottolineando il “Fattore C”, che ha influito nelle sorti dell’incontro.
 
Tempo di interviste, di sorrisi, della erre moscia di Greta Lipparini e della parlata a mitragliatrice di Mariella Santucci. Tempo di abbracci, come quello commovente che papà Santucci – gravido di pianto – riserva alla sua piccola Mariella.
 
Mi si avvicina Antonio, “Il Custode” del PalaMaggetti (ad oggi, 35 anni di basket visto, dal Minibasket alla Serie A, passando per la Uleb Cup), che sottolinea la bellezza della partita appena conclusa, menando vanto delle vincitrici mediante mirabile riassunto: “Hai visto come giocano? Sono un corpo unico!”. Chapeau ad Antonio, che mi fa tornare in mente la metafora, udita da coach Valerio Bianchini, relativa alle 5 dita di una mano che, quando sono coordinate e armonizzate, possono chiudersi a pugno e fare molto male (agli avversari).
 
Prendo le statistiche da Big Luciano Facciolini e mi salta agli occhi il 30 di valutazione in 32 minuti di Mariella Santucci, che chiude con 11 punti, 6 rimbalzi, 6 assist, 5 recuperi e 11 falli subiti. Te capì?
 
Vado a complimentarmi con coach Paolo Seletti (miglior coach delle Finali dello scorso anno) e reclamo la strepitosa t-shirt targata “LA MIA VITA FA SCHIFO”, in dotazione alla Magika. Miracolosamente ne ha una XXL e me la regala. Onorato. La vede l’amico Giorgio Pomponi: sabato a Mosciano aspetta la sua. Quella maglietta è l’essenza stessa della Magika: una squadra spiazzante, che sa ridere dei propri difetti e fare le cose sul serio, senza prendersi mai troppo sul serio.
 
Antonio Panunzi, il Tex Winter del San Raffaele, ferma Paolo Seletti sotto il tunnel. Io sono a due passi e origlio: “Coach, te volevo dì sta cosa da un paio de giorni... giocate proprio bene”. Il coach Magiko prende un po’ di rubizzo e ringrazia il collega anziano, sottolineando quanto sia pesante quel complimento, venendo dal fiero avversario.
 
Al PalaMaggetti, in una trentina d’anni, ho visto giocare Manu Ginobili e Toni Kukoc, Mario Boni e Claudio Bonaccorsi, Mahmoud Abdul-Rauf e Marco Belinelli. E chissà quanti altri. Ho visto allenare Mike D’Antoni ed Ettore Messina, Charlie Recalcati e Luca Banchi, Neven Spahija e Zelimir Obradovic. Eppure stavolta, alla sirena finale, mi sono emozionato come non mi era mai capitato. Forse perché per Ginobili era facile arrivare al canestro, mentre per Lipparini le cose sono un filo più difficili...
 
E allora, dato che ormai è sabato, me ne andrò a Mosciano Sant’Angelo – fuori giurisdizione e con il passaporto scaduto – a tifare ancora la Magika, che può portarsi a casa lo Scudetto 2014 Under 17. Non mi importa contro chi giocheranno, perché non tiferò contro. Tiferò solo pro.
 
La polo gialla Aris Salonicco è pronta. Fra qualche ora tornerò ancora a bordo campo, ad emozionarmi per un branco di nanerottole che, in campo, sembrano singole dita di una sola mano.
 
Tiferò Magika, perché la corrida non è noiosa solo quando vince il toro.
 
Luca Maggitti
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