La scomparsa del basket di vertice a Teramo è stata un brutto colpo per il movimento cestistico locale. Ma grazie a realtà come il Penta, che recentemente ha festeggiato il proprio decennale, al PalaScapriano si continua a respirare pallacanestro. Con il presidente del sodalizio biancorosso Raffaele Sannicandro analizziamo la situazione attuale, e le prospettive future del club militante in Serie C Regionale.
Avete appena festeggiato il vostro decennale. Un bilancio sul cammino percorso fin qui?
Senza ombra di dubbio, più che positivo. Il 31 maggio del 2004 fondammo il Drink Team, nome goliardico per un gruppo di persone che viveva il basket come uno svago. Dopo tre anni lo cambiammo in Penta Basket: "Penta" sta per cinque, come gli amici che fondarono la squadra, e come il partner commerciale che si è legato a noi, la Penta Gruppo di Castelnuovo Vomano, che negli anni ci ha dato una mano importante. La scintilla per noi soci fondatori, e vecchi compagni di squadra, era quella di tornare a giocare insieme a livello agonistico; anno dopo anno siamo cresciuti, fino a diventare la realtà cestistica più "anziana" a Teramo.
L'ultimo campionato si è chiuso nei quarti contro Chieti. Il giudizio finale è comunque positivo, o si poteva fare meglio?
È stata una stagione agrodolce, condizionata nella prima parte dagli infortuni. Non ci hanno certo aiutato in tal senso le temperature polari del PalaScapriano, privo di riscaldamento fino a marzo, e causa di tanti guai muscolari. Poi siamo migliorati, risalendo la classifica e facendo quasi "saltare il banco" nei playoff: in gara-1 abbiamo espugnato Chieti di 21 punti, ma il vero rammarico resta quello di una gara-2 persa di misura, giocando senza due giocatori importanti come De Dominicis e Ferri (impegnati con l'Under 19 di Roseto). Non siamo riusciti ad ottenere il rinvio della partita, un peccato. Ringrazio comunque coach Gramenzi e l'intero staff per l'impegno profuso anche nei momenti difficili.
Teramo è ancora scottata dalla perdita della Serie A: pian piano sta tornando un po' di entusiasmo verso il basket?
Nell'estate del 2012 abbiamo provato in prima persona a riaccendere la passione, costruendo con grandi sforzi economici un roster importante, ed ingaggiando lo storico capitano del Teramo Basket Gianluca Lulli. La risposta della città è però stata tiepida, forse perché la ferita era ancora troppo grande. Adesso, dopo due anni, crediamo sia il momento giusto per un progetto che riporti Teramo nel basket nazionale.
Oltre alla prima squadra, il vostro lavoro si focalizza sul settore giovanile.
Da due anni abbiamo riorganizzato la nostra struttura: attualmente ben 7 squadre, per un totale di 80 ragazzi, portano il nome di Teramo in giro per l'Abruzzo. I risultati sono di ottimo livello, l'ultimo è il terzo posto dell'Under 14 allenata da coach Stirpe. Ma l'aspetto principale per noi è che il basket sia veicolo di socializzazione, facendo crescere i nostri ragazzi sotto ogni punto di vista. Per questo, dallo scorso anno abbiamo adottato un codice etico. Il fiore all'occhiello resta comunque la competenza e la preparazione del nostro staff tecnico.
Per la prossima stagione, previste tante conferme o si ripartirà da zero?
È ancora presto per dirlo, dipende dal tipo di campionato che andremo a fare. Adesso ci godiamo un po’ di vacanza, anche se molti contatti sono già in corso, seppur in fase embrionale. Di certo, allestiremo il roster migliore possibile, per quelle che sono le nostre ambizioni.
In C Regionale sono presenti due squadre di Teramo: un pizzico di rivalità può essere un modo per riaccendere interesse, o sarebbe meglio unire le forze per costruire un'unica realtà più solida?
In tempi non sospetti abbiamo provato l'unione, trovandoci però di fronte ad una società già costituita. I monopoli fanno male a qualsiasi livello, io credo che una sana e soprattutto leale competizione possa spingere a migliorarsi sempre di più. In questo momento due società che lavorano in ambito senior e giovanile può essere visto come uno spreco, ma ricordo quando a Teramo c'erano cinque società e da un ambiente così vivace sono usciti giocatori importanti come Mordente e Ciardelli. Negli anni del "monopolio" non mi pare di aver visto invece tanti teramani in giro per i campionati nazionali.
Intervista pubblicata su LA CITTA’ Quotidiano.
ROSETO.com
Il Mohicano del Basket [Stefano Blois]
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