Piero Millina arriva a Campli il 19 novembre 2014, diventando il coach della formazione farnese dopo la sconfitta in casa contro il fanalino di coda Pescara. Dopo quella gara, il Campli ha 6 punti contro i 12 della capolista Ortona. Il suo esordio è proprio nel derby contro Ortona, in trasferta, perdendo e ritrovandosi al terzultimo posto con 3 vinte e 4 perse.
Dopo lo sfortunato esordio, però, il Campli di Piero Millina vince 17 gare su 19 della prima fase (dopo Ortona, perde solo a Falconara... le altre due squadre che hanno vinto il campionato) e 5 gare su 6 della seconda fase (perdendo solo la prima a San Severo... l'altra squadra che ha vinto il campionato). Infine, la vittoria nello spareggio contro Sarno.
Fanno 23 successi in 26 gare, con l’88% di vittorie, perdendo solo con 3 squadre che come il Campli hanno vinto il campionato. Va bene che è un coach veterano che ha allenato anche Darryl Dawkins, ma – come dicono quelli che parlano male – è comunque “tanta roba”.
Nonostante i numeri, il tecnico bolognese non ha mai fatto (per dirla con un termine delle sue parti) “lo sborone”, precisando sempre che la dirigenza gli ha messo in mano una squadra, con i rinforzi di Bruno Duranti e Giovanni Fattori, in grado di competere per agguantare il terzo posto prima e la promozione poi. E la promozione è arrivata.
Questa è la chiacchierata con coach Piero Millina. In calce all’intervista, i link per rileggersi la sua intervista concessa a ROSETO.com il 24 novembre 2014, la sua lettera scritta a Campli e ai suoi tifosi all’antivigilia dello spareggio e il racconto dello spareggio stesso.
Piero, a novembre, dopo il -25 di Ortona al tuo esordio sulla panchina, all'uscita del palasport, sorridendo mi dicesti: “Guarda che conto di non farli giocare sempre così male...”. In effetti ci hai messo poco a cambiare marcia...
«Diciamo che comunque non è neanche stato tanto immediato il giocare bene; all'inizio abbiamo spesso alternato buone partite ad altre indecenti, vedi Gubbio, ed anche durante le stessa partita alternavamo quarti in cui giocavamo una pallacanestro bella e piacevole ad altri assolutamente inguardabili. Pertanto, direi che solo nel girone di ritorno abbiamo iniziato a giocare costantemente in maniera accettabile».
Quanto sono stati importanti i rinforzi di Duranti e Fattori?
«Sono stati fondamentali per quello che poi è stato il risultato finale; non dimentichiamo mai che quella che ha vinto ieri lo spareggio con Sarno non è certo la squadra che ho ereditato da Castorina. Questa è una squadra nettamente più forte ed equilibrata».
Su quali aspetti da te ritenuti basilari hai lavorato, ottenendo il cambio di passo che la classifica ha dimostrato?
«Credo che il tutto sia partito dal saper lavorare divertendosi, saper far fatica ma anche farsi una bella risata. A novembre, quando entrai per la prima volta nello spogliatoio, trovai una squadra più triste che demoralizzata. Quindi il mio primo obiettivo è stato fare intendere ai giocatori che sei triste se: hai due figli a casa a cui devi dare da mangiare e sei un disoccupato; sei ricoverato in un letto di ospedale; lavori in miniera. Ma mai, e dico mai, se ti pagano per buttare una palla in un canestro! Se invece vuoi una risposta più tecnica, ponemmo immediatamente l'attenzione sull'esecuzione del contropiede e, visto che io l'avevo e gli altri no, sul come sfruttare al meglio il Tatuato (Christian Di Giuliomaria, n.d.a.)».
C'è stato un momento in cui hai pensato di non farcela, in stagione regolare, a conquistare il terzo posto?
«Sono sempre stato convinto che il nostro campionato sarebbe passato obbligatoriamente dalla partita di Osimo e così è stato. Poi a quel punto, con Fattori che si stava sempre più inserendo, eravamo i più forti o quantomeno eravamo al livello dei più forti».
La conquista del terzo posto partendo di rincorsa, è tanto più prestigioso se pensi che le prime 3 sono state tutte promosse?
«I fatti dicono che il nostro girone è stato il girone più forte in assoluto e se invece di noi o di una delle altre si fosse qualificata Osimo, secondo me sarebbe tranquillamente andata fino in fondo. Il nostro terzo posto probabilmente è stato ancora più gratificante proprio perché a novembre eravamo terzultimi, con tre vinte e quattro perse».
Cos'hai pensato dopo la vittoria contro San Severo, con la mancata promozione diretta per 8 punti nello scontro diretto?
«La prima cosa che ho pensato è che avevamo giocato almeno due quarti al contrario e questo era innegabile, ma che comunque avevamo perso contro una grandissima squadra che si era guadagnata la vittoria finale con il lavoro di tutto l'anno sportivo. Poi ho pensato che, vista la possibilità dello spareggio, potevamo ancora arrivare alla fine del tunnel».
Su cosa hai lavorato nei 4 giorni fra la vittoria contro San Severo e lo spareggio?
«Ho lavorato sul Campli, non certo sul Sarno, perché sono sempre stato convinto e lo sono tuttora che, nel bene e nel male, la differenza in questa stagione l'ha sempre fatta Campli, a seconda di come è stata in campo».
Cosa vi è successo nei primi 30 minuti, soprattutto nel secondo e terzo quarto dello spareggio, per farvi giocare così male?
«Il primo quarto è stato meno peggio di quello che è sembrato, mentre il secondo ed il terzo sono stati orrendi. È stata un'altra partita, dove da fuori non abbiamo segnato e quindi anche per i lunghi si è fatta dura. Loro collassavano l'area e noi non riuscivamo ad aprire la scatola; in più abbiamo iniziato a giocare molto male anche senza palla e quindi stavamo per fare la frittata».
Benedetta l'incoscienza, unita agli attributi, di David Petrucci?
«È chiaro che per come si era messa e con lo spegnersi lentamente di Montuori che non stava bene, la scossa poteva venire solo da uno dei nostri talenti offensivi: o David o Fattorone. L’hombre del partido è stato David che, chiaramente giocando alla Petrucci al di fuori di ogni logica, ci ha preso in spalla e, fra una lacrima e l'altra, ci ha portati in B».
Quando sei arrivato, dopo i due rinforzi, pensavi di poter vincere il campionato?
«Alla grande! Anche e assolutamente dopo il meno trenta di Falconara, perché il martedì durante la riunione in spogliatoio, guardando in faccia i ragazzi, vedevo che mi continuavano a dare fiducia, nonostante una conduzione della partita decisamente insufficiente da parte mia».
Hai dediche da fare per questa Serie B?
«A mia moglie, ai miei figli, a Ernesto, a Chicco, a Murphj Sanguettoli, a tutti i miei collaboratori, a due giornalisti che sono prima di tutti miei tifosi personali da almeno vent'anni, ai miei Dirigenti, a Campli, ai nostri tifosi, a Bruno Impaloni, ma soprattutto ai miei ragazzi, ai miei guasconi, a quelli che vomitando in campo hanno voluto vincere o che operati il lunedì alla domenica hanno voluto essere in campo o quelli che nonostante arrivasse un giocatore che poteva portare via minuti in campo hanno fatto di tutto per inserire il nuovo compagno al meglio. Questo vuole dire avere le palle e io sono orgoglioso di questi ragazzi, perché quello che hanno fatto non è da tutti».
Il prossimo campionato, dove allenerai?
«Non lo so, non dipende da me. Se vorranno che resti lo farò con molto piacere, altrimenti Peter Pan cercherà un'altra isola, su cui andare a divertirsi con altri bambini grandi che vorranno correre dietro ad una palla e buttarla dentro e non fuori un cerchione arancione!».
Pensierino finale in libertà. Avendo vinto un campionato, ne hai facoltà. Quindi, marzullianamente, fatti una domanda e datti una risposta...
«Vorrei comprendere come faccio a provare ancora tanto amore e tanta passione per questo sport, come faccio ad emozionarmi per la vittoria di un campionato di Serie C e allo stesso tempo non sopportare niente di quello che è il mondo che certi soloni mi impongono tutti gli anni. Mi sa che Peter Pan deve proprio trovare l'Isola che non c'è!».
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PIERO MILLINA E CAMPLI BASKET PROMOSSO IN SERIE B
Lunedì 24 novembre 2014
PIERO MILLINA: IL BASKET? UN GRANDISSIMO AMORE, CHE POGGIA SU DI UN FILO SOTTILISSIMO.
Intervista al nuovo coach del Campli, fra l’avvocato Porelli e Darryl Dawkins, parlando di come è messo il basket attuale.
Mercoledì 3 giugno 2015
CARA CAMPLI TI SCRIVO, COSI’ TI RISCALDO UN PO’...
Lettera scritta alla città da Piero Millina, coach del Campli, all’antivigilia dello spareggio che vale la promozione in Serie B.
Venerdì 5 giugno 2015
L’URAGANO PETRUCCI PORTA LA SERIE B A CAMPLI
David, dopo il canestro-promozione in C2 contro Pescara, fa risorgere i farnesi contro il Sarno. Lo spareggio lo vince lui, con 26 punti e gli ultimi 5 minuti da antologia.