Poteva essere la più grande rivoluzione del salto in alto, da quando lo “stile Fosbury” ha preso il posto dello “scavalcamento ventrale” con la vittoria, da parte di Dick Fosbury, dell’oro olimpico a Città del Messico nel 1968.
Ma Leonardo Tano, giovane classe 1999 e figlio dell’ortonese Rocco, noto a livello mondiale con il cognome d’arte di Siffredi, non ha apportato nessuna modifica alla sua tecnica.
E poco importa se in Abruzzo il calembour è dietro l’angolo e il verbo saltare, in dialetto, fa “zombare”, sinonimo di altra occupazione serializzando la quale papà Rocco è diventato una star mondiale.
Leonardo, al Festival Olimpico della Gioventù Europea riservato agli juniores svoltosi qualche giorno fa in Georgia, a Tbilisi, ha superato in stile fosbury 199 cm, arrivando al nono posto nella gara che sul podio ha visto l’ucraino Dmytro Nikitj con 212 cm, l’irlandese Ryan Carthy Walsh con 209 cm e il greco Antonios Merlos con 206 cm.
L’atleta vive a Budapest, in Ungheria, con la madre Rosa e il fratello minore Lorenzo, gareggiando per la nazionale magiara avendo preso la nazionalità della mamma.
Il ragazzo è un marcantonio di 195 cm per 76 chili di peso, come riporta la scheda della manifestazione, con un collo che sembra disegnato da Amedeo Modigliani.
Dopo la competizione internazionale, c’è da scommettere che Leonardo lavorerà più duro di prima per provare a vincere.
Attitudine che il padre ha, seppur in tutt’altra specialità, visti i numerosissimi premi ricevuti in qualità di pornodivo nelle sue molteplici sfaccettature (attore, regista, produttore).
Leonardo ha perso la medaglia d’oro per 13 centimetri. Suo padre, che di misure se ne intende, avrà trovato le parole giuste per consolarlo.