La politica, a tutti i livelli, è sempre più fatta di marketing, comunicazione, utilizzo dei social media, slogan.
Senza farla troppo lunga, un politico deve essere “venduto” (sul mercato elettorale) come fosse una merendina o una macchina. Quindi, quando si avvicina un’elezione largo ad agenzie ed esperti di comunicazione (veri e improvvisati) assoldati dai politici, i quali pagano per risultare sexy, simpatici e svegli a chi li voterà.
Che poi sappiano davvero governare è sempre più residuale. Ma tant’è.
Roseto degli Abruzzi, in questo, non fa eccezione. E se le elezioni amministrative di una piccola città non somigliano a quelle politiche nazionali con i grandi nomi a trainare e il voto di opinione, ma sono una guerra di trincea casa per casa, i social media e la comunicazione le stanno comunque segnando in modo sensibile negli ultimi anni.
Parlando poi, nello specifico, delle amministrative 2016 di Roseto, gioverà sottolineare che queste elezioni appaiono come le più equilibrate e incerte da lungo tempo, per l’ingresso nel mercato elettorale della nuova offerta politica rappresentata dal Movimento 5 Stelle, che nel 2013 alle elezioni politiche risultò il primo partito di Roseto (non dice molto, guardando alle comunali, ma non è un dato da ignorare).
Inoltre, trattandosi di elezioni che potrebbero davvero essere molto equilibrate e incerte – nonostante il “semisuicidio” di un centrosinistra che, dopo aver perso nel 2011 perché diviso, ha pensato di gettare 5 anni di opposizione ripresentandosi ancor più diviso – una buona campagna elettorale potrebbe spostare quei punti percentuali necessari per andare al magari al ballottaggio (difficile che qualcuno vinca al primo turno) o vincere alla seconda tornata.
Insomma: è importante che i candidati facciano una buona campagna elettorale.
Questo significa programmi chiari e progetti realizzabili, per chi considera ancora la politica una cosa nobile e uno strumento possibile in mano agli uomini in un contesto democratico.
Per chi invece crede nella politica politicante, e vede quell’arte esclusivamente come un lavoro ben pagato dotato di formidabile ascensore sociale, una buona campagna elettorale significa fregare tutti, facendo un figurone fatto al 100% di fuffa. Tutto, basta che si vinca.
Come che sia, diamo un’occhiata a quanto sta finora accadendo, limitandoci agli slogan messi in campo, ad oggi, dai candidati a sindaco.
Non hanno ancora proceduto a diffondere slogan il candidato del Pd, Sabatino Di Girolamo, e quello del Movimento 5 Stelle, Milco Fasciocco.
Rosaria Ciancaione è stata la prima a muoversi, proponendo lo slogan “Insieme a Te” e valorizzando molto il simbolo del cuore. Bisognerà vedere se sarà questo lo slogan che la accompagnerà fino alle votazioni.
Enio Pavone, sindaco in carica, è invece uscito un paio di giorni fa con il suo slogan: “AVANTI PER ANDARE OLTRE”, a caratteri cubitali e con la parola avanti in giallo e le restanti in bianco.
L’uscita ha avuto subito un controcanto satirico, da parte di chi non apprezza il sindaco, visto che è stata bersagliata sul web da numerosi fotomontaggi che spernacchiavano lo slogan stesso. Alcuni esempi: “AVANTI PER ANDARE A CASA” e un “fake” in dialetto, con tanto di trattore e zappa messa sulla spalla del sindaco (partendo dallo slogan vero, fanno le tre immagini di questo articolo).
È il problema tipico degli uscenti: riproporsi all’elettorato, trovando lo slogan che riesca a non essere fatto a pezzi da quella fisiologica fetta di cittadini insoddisfatti del lavoro fatto nel primo mandato.
Gli uscenti, quindi, avranno senz’altro dalla loro parte la possibilità di mance elettorali e lavori pubblici di fine legislatura, ma devono registrare con certosina cura l’armamentario della comunicazione, per preservarlo dagli attacchi di delusi e insoddisfatti.
Nel 2006, Franco Di Bonaventura propose ai rosetani la sua conferma al secondo mandato di sindaco con lo slogan “ROSETO cresce con L’UNIONE”. Erano, sia chiaro, altri tempi: le elezioni furono “facilissime”, stante l’allargamento di un centrosinistra superecumenico che arrivò praticamente all’80%. Comunque, quello slogan non fu scimmiottato né sottoposto a “fake” da parte delle opposizioni o di chi non gradiva l’operato del sindaco uscente. Sia chiaro, non era perfetto ed anzi facilmente scimmiottabile (“ROSETO muore con L’UNIONE”, azzardo), ma le condizioni complessive non portarono a nessun scimmiottamento degno di nota (è pur vero che Facebook era nato da soli 2 anni).
Nel 2011 non ci furono sindaci uscenti, anche se Teresa Ginoble era la più vicina a quel concetto, essendo la prescelta dalla coalizione di governo a sostituire un sindaco durato due mandati. La candidata iniziò in modo piuttosto infelice, a mio avviso, con uno slogan che recitava: “Ho dato tanto, posso dare tutto”, attirandosi i primi “fake” e le prime derisioni fatte di distorsioni dello slogan stesso. Circa il tipo di derisioni, meglio non scendere nello specifico: basti qui sapere che alcune furono molto pesanti.
Ma, ricordiamolo sempre: se uno slogan è tanto vulnerabile, la colpa è di chi lo ha pensato così debole e dalla doppia lettura, non di chi lo spernacchia.
Ma torniamo al 2016, a Enio Pavone e al suo slogan da “uscente”, che ha prodotto subito diversi fake, tanto da sembrare debole e facilmente spernacchiabile.
Alcune prese in giro sono state fatte talmente bene, che sostenitori dichiarati di Pavone lo hanno condiviso sui loro profili Facebook senza leggerlo, pensando così di supportare il sindaco. Il che è tutto dire. Ed è qualcosa di preoccupante, dal punto di vista del primo cittadino.
Cosa non ha funzionato o non funziona in quello slogan e in quella immagine, con il sindaco Pavone che ha alle spalle Roseto vista da Montepagano?
Sottolineando che la comunicazione non è una scienza esatta (anche se più pensata e profonda di quanto si pensi) e ricordando che a volte il genio può stare anche nelle cose più semplici e a basso costo (storico lo spot pubblicitario delle siringhe Pic Indolor, con il celeberrimo bimbo che chiede: “Già fatto?”), diciamo che lo slogan di Enio Pavone “2016” è banale e indeterminato.
“AVANTI PER ANDARE OLTRE” sembra davvero uno slogan fatto per essere squadernato.
“AVANTI” rispetto a cosa?
“PER ANDARE OLTRE” dove? Oltre Roseto? Sicuri? Ma non volete governarla ancora?
Evidentemente, il sindaco uscente non impara dai propri errori. Fu proprio lui, infatti, ad “auto correggersi” nel 2011, quando lanciò la sua candidatura con un inguardabile “UN AMICO IN COMUNE”, slogan corredato di una brutta foto, che fu fatto a pezzi in pochi giorni a furia di doppi sensi (“l’amico in Comune” è, in effetti, un autogol).
Poi però Enio decise di fare sul serio e chiamò un’agenzia che lo “metallizzò”, cominciando dall’immagine fresca (camicia, senza giacca, cravatta, figo come il buon sindaco – con tutto il rispetto – non è mai stato) e gli diede lo slogan giusto: “CAMBIO ROSETO”. Che, se ci pensiamo bene, è l’esatto contrario di “UN AMICO IN COMUNE”, interpretato con la chiave dell’antipolitica.
Con “CAMBIO ROSETO” Pavone sfondò. La gente si aggrappò a quella promessa forte e radicale, dimenticando che Enio era stato per 8 anni su 10 il superassessore al bilancio e alle finanze del sindaco Di Bonaventura. Lui fu convincente, lo slogan forte, la gente lo premiò. Vinse.
E 5 anni dopo?
Enio appare appesantito, nella foto del nuovo manifesto. Si sa: il potere fa ingrassare, se non altro per le cene alle quali si è costretti a partecipare, ma “Photoshop” esiste ancora. Salta poi all’occhio la decisione dei suoi strateghi di metterlo in giacca ma senza cravatta, mentre nel 2011 era in camicia, ma con la cravatta perfettamente allacciata. Paradossalmente, quindi, mentre il Pavone del 2011 era un gran figo con camicia e cravatta ma senza giacca (l’uomo moderno che non è mai stato a Palazzo, ma che si sa vestire e sfida il potere... questa è la narrazione e non conta che sia vera bensì credibile), quello della foto 2016 appare stanco, un po’ ingrassato e peggio curato rispetto a quando era lo sfidante. E siccome – per dirla con Andreotti – il potere logora chi non ce l’ha, stona la scelta del sindaco in carica di farsi fotografare senza cravatta, dando un’immagine sciatta (senza cravatta, mani in tasca, giacca slacciata causa panza evidente... bastava un taglio diverso della foto) rispetto al 2011.
Vedremo se Enio Pavone andrà “AVANTI PER ANDARE OLTRE” o se modificherà il suo slogan.
Vedremo se “Insieme a Te” accompagnerà Rosaria Ciancaione fino a fine elezioni.
Vedremo come Sabatino Di Girolamo comunicherà la voglia del Pd di riprendersi il Comune.
Vedremo come Milco Fasciocco canalizzerà la rabbia del Movimento 5 Stelle.
Vedremo se altri si candideranno a sindaco e con quali slogan.
In attesa, ecco una intervista video ai primi tre candidati sindaci in ordine di tempo: Enio Pavone, Sabatino Di Girolamo, Rosaria Ciancaione.
Il prezioso lavoro, realizzato da Francesca Martinelli per Pubblivideo, permette in 33 minuti di ascoltare i tre, valutandoli sia per quel che dicono sia per il loro linguaggio del corpo (mentre parlano o aspettano il loro turno).
Queste le mie impressioni.
ENIO PAVONE
Pacato, sorridente il giusto, è il potere che affronta il futuro con un pizzico di paura di perdere il posto (e si vede e si sente) e quindi con la necessaria dose di realismo. Adotta la strategia del buon padre di famiglia (l’unica che politicamente possa pagargli dividendi), abbandonando i toni usati in quasi tutto il primo mandato, fatti di aggressiva denuncia delle cose realizzate male da chi c’era prima (adesso che l’uscente è lui, diventa improponibile continuare quella narrazione).
SABATINO DI GIROLAMO
Grande capacità nel parlare (avvocato cassazionista), fa forse la miglior figura di tutti a livello di chiarezza espositiva. Sembra però annoiarsi, dando una pericolosa (per l’elettorato) immagine di snobismo che – unito al fatto di non sorridere – potrebbe nuocergli. Il sindaco non sbuffa, né si sente superiore agli altri. O, per lo meno, non lo dà a vedere.
ROSARIA CIANCAIONE
Deve ancora lavorare per parlare con serenità in pubblico, stante il visibile nervosismo (fatto anche di un sorriso così smagliante da apparire costruito). D’altronde, è l’unica non politica dei tre, oltre ad aver fatto finora un lavoro in cui ha potuto comandare senza perdere troppo tempo a spiegare le sue ragioni. Ridondante su alcuni vocaboli (“diciamo”), “balla” troppo sulla sedia o gioca con gli occhiali, comunicando così nervosismo anche a chi l’ascolta.
Lettrici e lettori, guardate voi stessi. Magari le mie impressioni – che valgono uno e non pretendono di insegnare nulla a nessuno – a vostro avviso sono completamente sbagliate.
Ultima cosa. Spero che nessuno dei candidati si offenda per queste mie riflessioni. In fondo sono consigli gratuiti per tutti, visto che non sto cercando ingaggi e che spero che le mie riflessioni, se condivise, portino i candidati a migliorare la loro comunicazione.
Perché a me – fondatore di ROSETO.com e amante della mia città – importa solo una cosa: che cittadine e cittadini rosetani abbiano le idee più chiare possibile sui programmi dei candidati, il giorno in cui sceglieranno il sindaco.
ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2016
Intervista stile “Iene” di Francesca Martinelli, per Pubblivideo, a Pavone, Di Girolamo, Ciancaione, datata 3 marzo 2016.