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Scuola e discriminazioni
NESSUNO ESCLUSO


Lettera aperta di una famiglia che si vede negare dalle istituzioni scolastiche un insegnante di sostegno per la figlia, affetta da Sindrome di Down, nonostante il pronunciamento del Tribunale. Politica e istituzioni, avete il dovere di intervenire.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Sabato, 13 Aprile 2019 - Ore 12:00

Lettera aperta agli Organi di Informazione

A nostra figlia con Sindrome di Down viene negato dalle istituzioni scolastiche un insegnante di sostegno, nonostante il pronunciamento del Tribunale

Gentile Redazione,
scriviamo questa lettera per denunciare pubblicamente il caso di nostra figlia, affetta da una delicata condizione clinica di Sindrome di Down e crisi epilettiche, che frequenta la scuola statale di Morro D’Oro.
La battaglia, anzi il calvario, che la mia famiglia sta affrontando per vedere riconosciuti i diritti fondamentali della bambina inizia circa dieci anni fa, sin dalla scuola dell’infanzia, quando le vengono ridotte le ore di sostegno a solo 9 ore a settimana a fronte di una diagnosi funzionale della Asl che prevedeva un rapporto di 1:1. Abbiamo impugnato il provvedimento dinanzi al TAR Abruzzo, che con sentenza del 2013 ha disposto l’annullamento dello stesso, sancendo il diritto della minore ad essere affiancata da un insegnante di sostegno qualificato nel corso dell’intero orario scolastico. Negli ultimi due anni né la scuola, che fa parte dell’Istituto Comprensivo di Notaresco, né l’Ufficio scolastico provinciale, si sono dimostrati in grado di trovare una soluzione al problema, mettendo finalmente nostra figlia in condizione di fruire di un insegnante di sostegno qualificato in maniera strutturata, in un vergognoso rimpallo di responsabilità.
Il risultato è che dal settembre 2017 ad oggi a nostra figlia è stata assegnato un insegnante ordinario, di inglese (anno 2017/2018), poi in quest’ultimo anno scolastico 2018/2019 è stato sempre assegnato inizialmente un insegnate ordinario di inglese che a seguito di una richiesta di permesso è stato sostituito da un insegnante di educazione fisica in luogo di un docente di sostegno qualificato, accampando come scusa la “carenza di organico”. Oltre al danno la beffa: la sostituzione, da noi richiesta con forza, del docente ordinario con un insegnante di sostegno qualificato ci è stata negata dalla scuola per di più perché avrebbe “compromesso l’andamento generale della classe”.  Il risultato è che negli ultimi due anni l’effettiva integrazione scolastica di nostra figlia è stata completamente demolita e vanificata dalle istituzioni scolastiche a causa della mancata assegnazione dell’unica figura professionale munita di conoscenze e competenze specifiche per seguirla. La scuola si è dimostrata completamente inadempiente, insensibile e sorda di fronte alle richieste avanzate da noi genitori. Il silenzio si è fatto ancora più assordante a seguito delle reiterate diffide legali che ci siamo visti costretti ad inviare dal mese di ottobre 2018 sia alla dirigenza dell’Istituto, all’Ufficio Scolastico Provinciale e Regionale, ultima quella del marzo 2019, per veder garantito il diritto di nostra figlia ad essere seguita da un insegnante di sostegno in esecuzione della sentenza del Tribunale.  Potete immaginare il senso di frustrazione, rabbia, dolore, impotenza che abbiamo provato nel portare avanti per tutti questi anni una battaglia contro l’istituzione scolastica, che dovrebbe essere per definizione una comunità accogliente e garantire a tutti gli alunni, a prescindere dalle loro diversità funzionali, NESSUNO ESCLUSO, il diritto allo studio e alla crescita individuale e sociale.  Se la tutela e l’integrazione dei disabili non parte proprio dalla scuola, se i diritti costituzionalmente sanciti rimangono lettera morta, se le sentenze di un Tribunale non vengono applicate significa che stiamo costruendo una società in cui non c’è spazio né futuro per nostra figlia, per tutti i ragazzi come lei, per le famiglie che lottano per la tutela dei loro diritti basilari.
Quello che sta accadendo nella scuola di nostra figlia, i diritti che le sono stati negati e i conseguenti danni subiti, non sono cosa degna di un’istituzione scolastica né di un paese civile. Noi siamo ben determinati ad andare fino in fondo in questa battaglia a tutela di nostra figlia e di tutti i ragazzi che potrebbero venire a trovarsi nelle sue stesse condizioni. Ci resta la speranza che questa brutta storia possa avere un lieto epilogo insieme alla certezza che, in ogni caso, meriti di essere raccontata.

Claudia Frezza
Vito Di Bonaventura  
 

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