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Nome della Rosa
GIOVANNI GALEONE AL CIRCOLO VIRTUOSO!


Giulianova, Il Nome della Rosa, martedì 17 dicembre 2019 ore 21. Intervista all’allenatore che a Pescara diventò un idolo.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Sabato, 14 Dicembre 2019 - Ore 11:00

Ho avuto l’onore di conoscere Giovanni Galeone nella stagione sportiva 2000/2001, grazie al “fratello planti” Pierpaolo Marchetti. Gale chiese di conoscere SuperMario Boni – che all’epoca imperversava a Roseto e così ci ritrovammo, con l’altro fratellone Giorgio Pomponi a chiudere il quintetto, alla Cantina di Epicuro di Roseto, per una cena ai confini dell’estasi, cullati in sala da Mimmo e in cucina da chef Marino.

Poi, nella primavera del 2002 – intervistandolo per il quotidiano IL TEMPO – gli chiesi: Giovanni, sei un profeta della zona. Sei finito in croce come ogni profeta che si rispetti? E mister Galeone, al volo sotto l’incrocio: «Ma sai, non è detto che uno debba stare in croce a lungo. Oggi il gioco è piatto e di un profeta ogni tanto c’è bisogno. Hanno anche rivalutato Zeman».

Gli chiesi anche: Luciano Moggi è il capo del calcio italiano? E “il Gale”, schietto: «Sì, da 10-15 anni. Ha preso il posto di Allodi». Vi ricordate cosa accadde, poi, nel 2006? Perché le cose, per essere davvero credibili e autorevoli, quando si hanno posizioni di rilievo bisogna dirle prima.

Fra le altre domande (ripropongo questa e basta): Giovanni, chi sono i veri padri del gioco a zona? «Dobbiamo cercarli prima di me: Amaral, Liedholm, Eriksonn. Poi però ci sono io con Sacchi, Orrico e Catuzzi. Oggi il 99,99% delle squadre fanno la zona».

17 anni dopo, avrò l’onore di intervistare ancora Giovanni Galeone, rivolgendogli magari anche le domande del 2002, oltre alle tante nuove curiosità. Anche perché, nel frattempo, ponendo lui ad archetipo di allenatore sono nati discepoli del calibro di Max Allegri, Giampiero Gasperini e Marco Giampaolo...

La serata – imperdibile per gli amanti del calcio (ma soprattutto della vita) – è per martedì 17 dicembre 2019, alle 21, al circolo virtuoso Il Nome della Rosa di Giulianova.

Giovanni, che avrebbe avuto altri millemila modi di passare una serata interessante, ha raccolto l’invito facendoci questo insperato quanto graditissimo regalo di Natale, che speravamo di ricevere dal 2006 e cioè da quando il circolo aprì i battenti.

Da allora, proposi a Roberto Di Giovannantonio – patron del Nome della Rosa – di intitolare l’incontro “Il battello ebbro”, in omaggio alla figura del Galeone che viaggia sempre in direzione ostinata e contraria e alla poesia di Arthur Rimbaud, che scrisse uno dei capolavori della poesia quando aveva soltanto 17 anni, immaginandosi vascello in balia delle correnti.

Vi aspettiamo, per omaggiare tutti insieme Giovanni Galeone e sentirlo raccontare di una vita fra i marosi del pallone e delle altre passioni.

GIOVANNI GALEONE
Profilo biografico pubblicato nel 2002 su IL TEMPO.
Giovanni Galeone nasce a Napoli, il 25 gennaio 1941 da papà Corrado, abruzzese di Pescina, e mamma Dorina, emiliana di Reggio. Nel 1948 la famiglia si trasferisce al nord. Giovanni si diploma al liceo classico e si iscrive all’università, facoltà di lettere con indirizzo in storia del cinema. La sua carriera di calciatore inizia nel Ponziana, prosegue a Monza, Avellino, Arezzo e finisce all’Udinese, dove rimane per 8 anni consecutivi, chiudendo la carriera a 32 anni, dopo aver promesso di smettere se la sua squadra fosse uscita sconfitta (e perse 2-0) da uno spareggio per salire in B. Appese le scarpe al chiodo, inizia ad allenare nelle giovanili dell’Udinese, per poi andare in quarta serie, prima col Pordenone e poi con l’Adriese. Dopo aver frequentato il supercorso di Coverciano va a Cremona in serie C1, nel 1979. Scende in C2, prima nella Sangiovannese e poi nel Grosseto, prima di tornare a Udine, per due stagioni nelle giovanili. Torna ad allenare in prima squadra alla Spal, nel 1983-1984, dove rimane per 3 stagioni, prima di firmare con il Pescara, che lo chiama nella stagione 1986-1987 per gestire il team che si ritrova in serie B, ripescato al posto del Palermo. E’ la squadra di Rebonato e di Gatta, che vince il campionato. A Pescara rimane altre due stagioni di A, che finiscono nella retrocessione in cadetteria. Se ne va e firma a Como per una breve parentesi, ma torna a Pescara, per gettare le basi della seconda promozione, che avviene nella stagione 1991-1992, con la squadra di Allegri e Massara. Dopo Pescara, Galeone vince la B ancora due volte: prima a Udine, nella stagione 1994-1995 e poi a Perugia, nella stagione successiva. Firma in A, a Napoli, per poi tornare per la terza volta a Pescara. Anticonformista e spirito libero per eccellenza, Giovanni Galeone è stato uno dei primi allenatori ad applicare la zona nel calcio. Persona colta, amante della vita e lontano dai cliché dell’allenatore tutto casa e stadio, Galeone è tutto in una frase a lui attribuita: “Il quarto passaggio è monotonia”. Uomo allegro e aperto, rifugge i luoghi comuni e il calcio dei cloni che non escono dal seminato. Prendendo in prestito una celebre pennellata del cantautore Paolo Conte, dedicata a Bartali, Giovanni Galeone ha: “Il naso triste come una salita e gli occhi allegri da italiano in gita”.

Luca Maggitti
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