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QUANDO GIAMPAOLO PANSA SCRISSE LA PREFAZIONE A UN SAGGIO DI LEO NODARI SULLA POLITICA
La copertina del libro ‘Nell’orizzonte del possibile’, scritto nel 1993 da Leonardo Nodari, con la prefazione di Giampaolo Pansa.

Teramo, 1998. Leo Nodari con Sergio Mattarella, attuale Presidente della Repubblica Italiana, nell’ambito degli incontri del Premio Nazionale Paolo Borsellino.

Un ricordo di 27 anni fa.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Lunedì, 13 Gennaio 2020 - Ore 14:15

In memoria di una serata di 27 anni fa – il 22 gennaio 1993 – trascorsa con gli amici Leo Nodari e Roberto Clementoni e con Giampaolo Pansa, che sorrise vedendo Leo e me andargli incontro per accoglierlo indossando la kefiah.
Di seguito, la prefazione al libro di Leo, firmata da Pansa. Quel volume aveva questa dedica:
A don Tonino Bello, profeta di cambiamenti, Vescovo dalla parte della gente.

PREFAZIONE

Nel novembre 1992 mi telefonò all’”Espresso” una voce.
Scrivo “una voce” e non una persona perché chi lavora in un giornale, e di solito si occupa di questioni italiane, in questi tempi travagliati è assediato dalle voci.
Sono voci di cittadini sconosciuti. Cittadini qualunque, incavolati, arrabbiati, infuriati e, soprattutto, inquieti, qualche volta impauriti. Le voci vogliono parlarti, sfogarsi, denunciare arroganze subite, gridare la loro rabbia.
Ma da queste voci siamo costretti a difenderci. Non perché siano sgradite o moleste, bensì perché sono tante, tantissime.
Ascoltarle tutte, e rispondere a tutte, risulterebbe un’esperienza salutare e straordinaria, ma di fatto impossibile. Dovremmo passare la giornata al telefono, e sarebbe di certo una buona giornata, anzi, una giornata assolutamente particolare per chi è costretto a sopportare le voci stanche, snervate, ambigue, del palazzo politico. Ma, alla fine, dovremmo avere un altro giorno per cercare le notizie e per scriverle, insomma per fare il lavoro che i lettori si aspettano da noi.
Così, di solito, le voci vengono respinte su di una prima trincea. È quella delle segretarie, energiche signore costrette a mentire: «Il dottore non c’è, il dottore è in riunione, il dottore è fuori per un’intervista...».
Quel giorno di novembre, però, una voce non si lasciò fermare dalla trincea. E così gli parlai. Disse: «Sono Leonardo Nodari, la chiamo da Teramo. Rappresento un gruppo di giovani cattolici. Vorremmo presentare e discutere il suo ultimo libro».
Ormai la voce mi aveva afferrato e compresi che non avrebbe più lasciato la presa. Anche perché era una voce energica, limpida, spiccia.
Chiesi: «Quando dobbiamo farla, questa discussione sul libro?». La voce fu generosa: «Subito. O quando può». Subito non potevo. Avrei potuto soltanto nel gennaio successivo. La voce su comprensiva: «D’accordo. Facciamo per venerdì 22 gennaio 1993?». Ottimo, ci saremmo visti di lì a due mesi, a Teramo.
Quel 22 gennaio, verso sera, alla “Scolastica”, la libreria storica di Teramo, il libraio, Paolo Araclio, mi disse: «Ecco, questo è Leo Nodari». E così la voce ebbe una faccia. Una faccia del tutto uguale alla voce: forte, cordiale, pratica e assolutamente umana. Ha senso scrivere che una faccia è umana? Certo che ce l’ha, in tempi di facce per niente umane. Guardatevi le facce che compaiono in tivù e capirete subito che cosa intendo dire.
Quando poi cominciammo a parlare, e anche dopo, ossia al momento di introdurre il dibattito con il pubblico di Teramo, mi resi conto che Nodari non era solamente umano. No, era un umano di tipo speciale, una persona che vive più per gli altri che per sé. Insomma, un cittadino di una Repubblica già esistente, ma del tutto diverso, per non dire opposta, rispetto alla repubblica ufficiale.
Che cosa sia questa repubblica ufficiale (quella, per intenderci, che si va sfasciando) non credo debba essere spiegato a chi ha preso in mano questo libro. Quale sia, invece, la repubblica degli esseri umani come Leo Nodari varrebbe la piena di spiegarlo a lungo.
Non lo farò io, perché sarà la lettura di questo lavoro a raccontarvelo. Dirò soltanto che, quella sera a Teramo, prima, durante e dopo il dibattito, ascoltando Leo ma anche i suoi amici, compresi quanto fosse vera la speranza di chi sostiene: in Italia c’è una nuova classe dirigente che aspetta soltanto il momento di mettersi al servizio della Repubblica.
Alla fine, quando Leo mi diede da leggere il brogliaccio del suo ultimo libro sulla riforma elettorale, m’accorsi di aver visto giusto.
C’è in queste pagine una passione e, insieme, una razionalità che non si trovano quasi più negli scritti dei politici professionali e che sopravvivono soltanto, ma non con la stessa freschezza, nei lavori di qualche studioso della nostra crisi partitica. Eppure Leo non fa di mestiere l’analista dei sistemi politici. Non è nemmeno un ingegnere elettorale. E non è, o non è ancora, un dirigente politico ufficiale, con tanto di bollo e di timbro. È però un dirigente già in attività, anche se, ancora per poco, clandestino. Clandestino nel senso che ho detto prima: in attesa di emergere, di farsi riconoscere da chi non ha più fiducia nei politici oggi sconfitti o screditati, da chi aspetta di incontrare, appunto, una nuova classe dirigente.
In questi orribili mesi di crisi, in questo crollo grottesco e tragico della Prima Repubblica, una convinzione s’è fatta strada in tanti di noi: la classe dirigente che già esiste ed è pronta a sostituire i naufraghi dei vecchi partiti, potrà emergere del tutto soltanto con l’aiuto di una nuova legge elettorale. Ma quando scrivo “nuova” mi rendo conto di dire poco, pochissimo. Dovrei scrivere “rivoluzionaria”.
Sì, occorre una legge elettorale che aiuti gli italiani a fare quella rivoluzione che con la vecchia legge proporzionale non si può di certo fare: un rinnovamento radicale e totale dell’attuale rappresentanza politica in Parlamento e negli enti locali.
Devo essere più chiaro? Bisogna avere una legge che consenta di sostituire con persone nuove coloro che, nei partiti di governo e di opposizione, non sono più in grado di costruire la Seconda Repubblica, la repubblica dei cittadini; e non lo sono più perché hanno vissuto la loeo esperienza politica nella repubblica del partitismo, della corruzione, dell’inefficienza, dell’arroganza politica.
Messo giù così, sembra un programma semplice e chiaro. E anche un programma immediatamente realizzabile. In realtà, la sostituzione pressoché integrale di chi oggi comanda nel Palazzo Politico è un compito estremo ed immane. Un compito che ci riporta alla memoria altri passaggi d’epoca: per esempio quello della guerra e dell’ingresso sulla scena italiana della classe dirigente uscita dall’antifascismo e dalla Resistenza. Oggi siamo esattamente allo stesso punto. E speriamo sia soltanto una guerra politica, una lotta di idee, un confronto duro, però non sanguinoso.
Occorre essere preparati a questo futuro che è già cominciato. E bisogna saperlo affrontare con idee chiare.
Questo libro di Leo Nodari mette nel nostro zaino di combattenti molta umanità e molta chiarezza.
Ma sì, voglio dirlo: Leo sarà un amico indispensabile nella lunga marcia che aspetta tutti gli italiani per bene.
Le pagine che adesso leggerete non solo vi aiuteranno a conoscere meglio la realtà politica difficile che il nostro Paese sta vivendo ed a comprendere le riforme, il cambiamento che è nell’orizzonte del possibile, ma vi aiuteranno a conoscere meglio Leo. E ad avere fiducia in lui, in voi, in noi che vogliamo, tutti insieme, un’Italia migliore.

GIAMPAOLO PANSA


Leonardo Nodari
NELL’ORIZZONTE DEL POSSIBILE
Le riforme istituzionali ed elettorali. I Referendum e la questione morale. La riforma dei partiti e la democrazia compiuta. La politica nuova e la nuova resistenza.
Prefazione di Giampaolo Pansa
ED INSIEME – 1993 – 22.000 Lire.


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Luca Maggitti
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