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AQUILONE41 TORNA IN CIELO
Nino Bindi.

Nino Bindi e Psiche, nel 2010 ad Atri.

Nino Bindi e il suo libro ‘Lettere e pagelle a un professore’.

Ci ha lasciati Nino Bindi, uomo di pensiero e azione, amatissimo professore. Le esequie venerdì 19 febbraio 2021, alle ore 15, nella Cattedrale di Atri. Un ricordo.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Giovedì, 18 Febbraio 2021 - Ore 17:00

aquilone41@libero.it

Eccolo l’indirizzo e-mail di Nino Bindi da Atri. Poteva essere diverso?

L’amatissimo professore è stato sempre un aquilone libero, ben prima che inventassero le caselle di posta elettronica. E però a questo indirizzo ho pensato, quando oggi l’amico Domenico Felicione mi ha comunicato la tristissima notizia.

Quando muore una guida, un maestro, che negli anni hai avuto il privilegio di veder diventare amico, il dolore ti fa fare sciocchezze. Tipo andare su WhatsApp, al suo numero, e leggere: “Ultimo accesso ieri, ore 18.22”.

Nino non c’è più. L’Aquilone è tornato in cielo, la corda che lo legava quaggiù è stata recisa da un cuore che – da quanto mi ha detto Domenico – si è fermato improvvisamente. Ancora una volta, visto che a metà degli Anni 80 arrivò il primo inciampo cardiaco e noi della Sezione E del Moretti (e ragionerie) di Roseto perdemmo il nostro amatissimo Professore di Diritto ed Economia.

Quello che ci veniva a riprendere al Bar Porrini, quando facevamo “cup” e pensavamo fosse molto figo darci un tono giocando a ping pong invece di studiare. Con la voce più affascinante del mondo, bassa e suadente, Nino operava da paziente pastore con noi pecore matte, riconducendoci in classe. Dove, a volte, sempre per fargli vedere quanto eravamo moderni (eravamo solo supercretini, ma – come si dice – “se i giovani sapessero, se i vecchi potessero”), provavamo a coinvolgerlo in alcuni quiz di gruppo nei quali si doveva rispondere ad alcune domande. Una – che credo gli fece Domenico Pelusi, o Marco D’Angelo (della gang dei pinetesi) – era: “Prufssò, come vorresti essere ricordato?”.

E Nino, algido ma con voce da crooner: «Non vorrei essere ricordato». Così, col condizionale, perché le pose autoritarie gli facevano orrore. Bella forza! Uno con la sua autorevolezza e il suo fascino ci palleggiava con la masnada di imbecilli che eravamo e con l’inutile fardello di tutti gli “ismi”. Così noi, capaci di fare gavettoni o mandare all’altro paese qualche suo collega (beccando 6 in condotta al primo quadrimestre... ti ricordi, Sandro Vagnoni?), davanti a Nino eravamo un branco di “caccionelli”, peraltro neanche buoni per accompagnarlo a caccia.

Comunque “Findus” (non ricordo il motivo) o “Tacco Country” (per i colpi di suola/tacco che dava alla cattedra quando non ne poteva più dei nostri ragli e ci richiamava all’ordine) prese a benvolerci, manco fossimo i figli della sua amata Baffina (una decina di anni fa lo fotografai invece insieme a Psiche).

Andò a finire che Nino ebbe un infarto e ci lasciò in mano a una giovane e fascinosa supplente, che ricalcava in pieno il cinema scollacciato di quegli anni, popolato di Fenech, Cassini e Guida varie.

Noi maschietti, in preda a indicibili tempeste ormonali, per lui rinnegammo anche la penna lasciata cadere a terra per ammirare lo spacco della gonna della docente, andando in pullman in pellegrinaggio a via San Domenico, nella Civitas Vetusta, per sincerarci delle sue condizioni quando fu dimesso dall’ospedale. Ci eravamo fatti strada con una lettera, nell’incipit della quale gli avevamo confessato: “Professore, le nostre preghiere hanno raggiunto l’insegnante sbagliato...”. Lui ne rise e mandò un’ambasciata – erano i tempi pre-cellulare e non ricordo se il Professore avesse o meno il telefono a casa, di certo non aveva il televisore – per dirci che potevamo andare a trovarlo.

Finì a risate pure quel pomeriggio, con il Prof ancora convalescente e noi a chiedergli di tornare in classe.

Dopo Roseto, insegnò ancora ad Atri se ben ricordo, facendo innamorare qualche altro migliaio di studenti.

Perché Nino, profilo dantesco e riporto sui capelli che gli valse il terzo soprannome (Reporter) era di una bellezza clamorosa. Era sexy, Nino. Lui parlava e tu cadevi in estasi mistica. Diritto, Economia, situazione politica, cultura, spettacolo, musica. Lui parlava, noi in deliquio. Per questo agognavamo a prenderci più tempo delle ore tabellari. Per questo facevamo a gara, noi di Roseto e Pineto, nel chiedergli di essere ammessi come passeggeri nella sua Citroen Visa. Chissà se oggi i professori danno ancora passaggi ai loro studenti.

Nino caricava regolarmente i pinetesi Francesco Ciarcelluti, Marco D’Angelo, Domenico Pelusi e Pasquale Montese. Se uno di loro mancava, qualche volta evitavo di tornare a casa a piedi, per sentire Nino riflettere su qualsiasi cosa. Tanto era sempre imparare qualcosa.

Ci teneva in pugno, avrebbe potuto schiacciarci come foruncoli e invece sempre ci innaffiò amorevolmente per vederci fiorire o, almeno, coltivarne la speranza.

Dopo la scuola, l’amicizia. E dopo l’amicizia, fatta di incontri e qualche pizza amarcord, come usa fra i reduci della scuola, il suo libro: “Lettere e pagelle a un professore”. Sul quale ho la sua dedica, datata 5 ottobre 2011, che tanto per cambiare è un colpo di tacco alla Maradona: «a Luca che... prima di sé... gli altri».

Quel meraviglioso libro, nel quale ho l’onore di essere con un mio contributo, che Nino mi disse avrebbe voluto scrivere davvero (dopo avercelo detto un quarto di secolo prima, forse per scherzo, sui banchi di scuola). E per varare il progetto mi inviò una email alle 10:01:10 del 24.11.2008, dopo una telefonata in cui mi aveva anticipato il progetto, scrivendo così:

Carissimo Luca,

non ricordo se ai tempi della tua ragioneria già vagheggiavo di scrivere un libro. Uno studente di Giulianova mi ha incontrato e mi ha chiesto del libro che non c'è. Poi ha detto che se morirò senza averlo scritto ci rimarrà male.
Certo è che lo sto scrivendo.
È sulla scuola vista non solo da me ma anche dall'utenza.
Ti chiedo pertanto di avere pazienza e di dedicarmi qualche minuto per compilare il questionario allegato.
Se poi potessi mettermi in rete il questionario insieme al mio indirizzo di posta elettronica  - aquilone41@libero.it - sperando d'intercettare qualche mio ex o comunque ragionieri diplomatisi dagli anni 70 in poi, te ne sarei grato.
Ciao.
Nino Bindi


Risposi al questionario, ma prima scrissi un pezzo (o, meglio, una chiamata alle armi per combattere al fianco di “Findus”) su Roseto.com. L’articolo piacque ad Antonio D’Amore che lo propose il giorno dopo sulle colonne del quotidiano La Città da lui diretto. Tantissimi ex studenti del grande Nino risposero all’appello e fu possibile stampare il libro, che ebbi l’onore di presentare il 14 ottobre 2011 al circolo virtuoso Il Nome della Rosa di Giulianova, intervistando uno dei miei miti assoluti della gioventù: il mio ex professore di Diritto ed Economia.

Quella sera vennero in molti a omaggiarlo e oltre ai miei compagni di scuola c’era pure il più anziano Flavio Pomante (altra creatura mitologica), che potrebbe essere lo studente di cui Nino mi parlava nella sua email del 2008.

E poi ancora altri incontri, a margine di serate culturali o del Premio Borsellino, al circolo di Giulianova o al Teatro Comunale di Atri (o magari visitando un mostra sulla Transumanza e ricordando Gavino Ledda, con il maestro Giuseppe Tracanna). E ancora qualche pizza, in qualità di ospite d’onore di noi reduci dai marosi della ragioneria di Roseto.

Nel 2019, Mamma Liliana e i miei amici che la aiutarono a organizzare la festa a sorpresa per il mio 50° compleanno me lo fecero trovare in sala (ma c’era anche per il compleanno a sorpresa dei 40), insieme a tanti miei compagni di studi delle ragionerie. Qualche settimana fa l’ultimo scambio di messaggi, nella piazza di Facebook, commentando una foto in cui c’era pure il suo libro e io l’avevo taggato.

Oggi la telefonata che mi dice che Nino non c’è più. Che l’Aquilone è volato in cielo, staccandosi dalla corda che lo ha tenuto ancorato qui tra noi e salendo in alto, da dove magari vedrà meglio la sua Atri – e le sculture in pietra bianca della Majella, frutto del simposio che organizzò quando fu Assessore alla Cultura – o l’amata Roccacaramanico, sede del suo romitaggio.

Da domani, Nino non sarà più con noi. Questo significa che non avremo più il piacere dei suoi guizzi di pensiero, delle sue generose riflessioni condivise, del suo saper distillare letture dei tempi, grazie a una cultura tanto grande quanto libera e quindi giocoforza eretica.

Qual è, dunque, il nostro dovere? Qual è il dovere di ogni persona che nella vita ha avuto il privilegio di aver conosciuto – a vario titolo – Nino Bindi?

L’urgenza che mi viene in mente è quella di onorarne la memoria – contravvenendo al suo «Non vorrei essere ricordato» – attraverso una pratica quotidiana di cittadinanza e di agire intellettuale fatti di tolleranza, curiosità, apertura verso gli altri, profondo rispetto degli altrui diritti e puntuale conoscenza dei propri, uniti ai doveri. Provare, insomma, ad essere cittadini che in qualche modo puntino ad assomigliare, almeno in sedicesimi, al grande Nino. Provare ad essere degni di lui per restituirgli, almeno in parte, una goccia del mare che ci ha donato.

Credo poi sia doveroso, per la sua Atri, ricordarlo tesaurizzandone vita e opere attraverso un momento culturale o musicale – i suoi grandi amori, oltre l’insegnamento – che prendano il suo nome. So che entro a gamba tesa nella vita pubblica di una città che non è la mia, ma penso di poter affermare che Nino Bindi meriti assolutamente un evento che – una volta l’anno – lo ricordi in tutta la sua poliedrica valenza. A Sindaco, Giunta e Consiglio il compito.

Le mie condoglianze alla sua famiglia e a tutti coloro i quali gli hanno voluto bene. E cioè migliaia e migliaia di persone.

Riposa in pace, Prof. E grazie. Di tutto, per tutto.

In calce, alcuni articoli pubblicati in questi anni su Roseto.com, relativi a Nino o scritti da lui.

ROSETO.com > Archivio
NINO BINDI


28 Novembre 2008
Scuola
NINO BINDI: LE PAGELLE FATELE VOI (EX) STUDENTI!
Il mitico Professor Bindi ha un questionario da sottoporre ai suoi ex alunni e non. Stavolta il pagellone scolastico possiamo farlo noi. Cosa ne verrà fuori? Un libro!
http://www.roseto.com/scheda_news.php?id=8575

26 dicembre 2012
Mancanze
PIETRO TAVANI, MAESTRO COSTRUTTORE, MAESTRO SUONATORE.
Un pensiero di Nino Bindi – nato dalla foto di Cristian Palmieri – dedicato al Jimi Hendrix dell’organetto diatonico.
http://www.roseto.com/scheda_news.php?id=11072

23 agosto 2014
Libriamoci [invito alla lettura]
LETTERE E PAGELLE A UN PROFESSORE
Il maestro Donato Norante, la maestra Elisa Arru, l’Esperanto, la professoressa Rita Cioci e... ovviamente Nino. Il contributo di Luca Maggitti al libro del professor Bindi.
http://www.roseto.com/scheda_news.php?id=12776

7 dicembre 2014
Cultura
SABATO TRANSUMANTE: I TRATTURI, I FAUGNI, GABRIELE D’ANNUNZIO E GAVINO LEDDA...
Cronaca di un pomeriggio atriano, badando a un gregge di emozioni.
http://www.roseto.com/scheda_news.php?id=13093

Luca Maggitti
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