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Roma Amor [Riflessioni dalla Capitale, di Mario Martorelli.]
MIGRANTI: LA STORIA DI MOHAMED.




Mario Martorelli, che d’inverno vive nella Capitale e d’estate nel Lido delle Rose, ci regala i suoi pensieri. Fra metafore e allegorie, il senso della vita.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Domenica, 06 Giugno 2021 - Ore 18:15

Poche sere fa, assistendo ad alcune trasmissioni televisive, vengo a sapere che a Ceuta, più di ottomila migranti superano irregolarmente il confine che divide il Marocco dalla Spagna. Il tutto avviene alla luce del giorno. Al momento, a me sembra come se tutti i migranti si siano dati un appuntamento allo stesso giorno, alla stessa ora, allo stesso luogo, ossia il confine. Da qualche parte si sono mollati i controlli.

Mi viene in mente un mio viaggio in tempi passati. Mi sto spostando in macchina  da Bratislava a Budapest, quando comincio a vedere centinaia e centinaia di macchine i cui modelli mi  sono sconosciuti. Queste macchine, la maggior parte sgarrupate, sono stracariche di masserizie e dentro qualcuna ci sono anche piantine da giardino. Seguono il mio stesso  percorso.
 
Da uomo semplice, penso: “Staranno andando in vacanza al lago Balaton”. Quando arrivo a Budapest, dalla TV nazionale  riesco a capire che si tratta di migranti che hanno lasciato la Germania Est. Il muro di Berlino cadrà un mese dopo. Volendo sapere qualcosa di più su Ceuta, da amante della carta, il primo pensiero è quello di consultare un atlante, ma poi penso che è  più comodo collegarmi a Google Earth. Vedo perciò che alla punta dello stretto di Gibilterra esiste un lembo di terra spagnola (enclave) in territorio marocchino. Questa “stranezza” mi ricorda l’enclave britannica di Gibilterra in pieno territorio spagnolo.
 
A ben vedere, Ceuta è un punto di passaggio per quei migranti che, provenienti dall’Africa, vogliono entrare in Europa. I rispettivi confini sono fisicamente separati da ostacoli artificiali e da alte muraglie. Le guardie di frontiera sono lì a presidiare.

Vedo in TV come molti migranti provino a superare il confine via mare, e qualcuno non sa neanche nuotare. Le guardie spagnole, obbedendo alle diverse Convenzioni internazionali che prevedono l’obbligo di portare soccorso in mare a chi ne ha bisogno, li salvano dall’annegamento e li portano in territorio spagnolo.  
La TV Sky, nell’evidenziare che il Governo spagnolo ha fatto intervenire duecento uomini dell’esercito, racconta che ben quattromila migranti sono stati rimandati indietro. Su come il Governo Spagnolo gestirà i quattromila già “passati”, non è dato sapere.

Continuo a guardare la televisione. Si presentano giornalisti di televisione e di quotidiani i quali, prendendo spunto dall’evento, parlano dell’immigrazione in Italia. Numerosi personaggi politici partecipano. Raccolgo i loro commenti.

Viene esaltata la “forza” del Governo  spagnolo in grado di rimandare indietro quattromila persone ed evidenziata la debolezza del nostro Governo a fare altrettanto coi migranti che sbarcano a Lampedusa provenienti dalla Libia. Si accende un acceso dibattito sulla diversa tipologia di confini fra Lampedusa e l’enclave Ceuta.
 
Sento sostenere che se non ci fossero le navi “ONG” l’immigrazione cesserebbe. Qualcuno  è dell’avviso di “aiutarli nel loro territorio”, mentre altri propongono il “blocco navale”. Uno dei presenti ricorda che un certo personaggio aveva affermato: “Fermiamoli a cannonate”. Per qualcuno si tratta di una chiara emergenza immigrazione, per altri, visto che il fenomeno dura da oltre venti anni, è invece un problema strutturale.

Quello che trovo suggestivo in ogni dibattito è l’attribuzione della colpa agli altri. “La colpa è dell’Unione Europea”. “No, la colpa è vostra che date milioni di dollari senza verificare come verranno spesi”. “Siete voi che non avete fatto…”. “No, siete voi che non avete fatto…”.
 
E giù a ricordare vicendevolmente: “Sei stato al governo senza mai aver presentato agli italiani un piano dettagliato in grado di dare soluzione al fenomeno”. È un chiaro: “Tutti noi contro tutti voi”. Sembra di trovarsi di fronte ad un ventilatore accesso sul quale viene sparata della cacca. Il mio mito, comunque, è sempre dato dalla presenza di un qualcuno che è eternamente alla ricerca della “quadratura del cerchio”.

Riconosco apertamente di non avere adeguate capacità e conoscenza per dare suggerimenti utili alla soluzione della diatriba. Se mi fosse consentito, seguendo la mia pacifica natura, visto che si tratta di interessi che riguardano la nazione, direi ai dialoganti di  cercare  un accordo condividendo le buone idee contenenti piani dettagliati, pur se provenienti da parte avversa.

I partecipanti ai diversi dibattiti ai quali passivamente assisto, non mi hanno certamente aiutato a comprendere la reale entità del problema. Questo rimpallarsi le responsabilità, senza che nessuno esca dal generico per entrare nello specifico, mi porta a pensare che chi interviene ai dibattiti ne sappia poco più di me sull’immigrazione.

Da parte mia, tutto quello che credo di sapere sull’argomento, l’ho appreso dai mass media e,  mi pare di capire che, pur se in presenza di trattati internazionali,  la gestione dell’immigrazione trovi il suo fondamento nella legge Bossi-Fini del 2002.
 
Non ho voglia di esaminare  ed approfondire i contenuti della legge, la lettura di freddi articoli sfianca. Sceglierò la strada più semplice per ottenere informazioni di prima mano. Mi rivolgerò a qualcuno che la legge sull’immigrazione la vive sul campo, un migrante DOC.
Sotto casa mia, così come in tutta Roma,  sono presenti giovani migranti che vendono merce varia su banchetti mobili. Uno di questi lo vedo lì da almeno tre anni. Mi farò raccontare come ha fatto a rimanere in Italia.  Ho l’impressione che lui, la normativa sull’immigrazione, l’ha stampata sulla pelle.

Lo scritto che segue è la pedissequa trascrizione di quanto narrato dal migrante. Sarà tutto vero? Boh!

«Mi chiamo Mohamed e vengo da un piccolo paese della Tunisia. Ho fatto il pescatore, ma quanto mi pagavano a giornata non era sufficiente a mantenere la mia famiglia. Ho tre figli. Sono in Italia da sei anni e non ho il permesso di soggiorno. Dormo in un appartamento con altri sei immigrati. In realtà ho un letto. Al mattino dobbiamo lasciare libera la casa e posso tornarci solo la sera per dormire.

I miei parenti pensano che io me la passi bene e che presto li potrò chiamare per ricongiungerci. Io glielo faccio credere mandando loro un po’ di euro ogni mese. Due miei  fratelli raccolgono i pomodori dalle parti di Napoli.

Adesso che conosco meglio la lingua, un signore italiano  mi affida oggetti da vendere qui al quartiere Nomentano. Più vendo  e più guadagno. Un giorno ho guadagnato cinquanta euro!
 
Qui mi conoscono tutti. Molti comprano volentieri da me perché io sorrido sempre.  Qualcuno mostra di accettare la mia presenza, mentre qualcun altro arriva anche a sputarmi addosso, ma io sorrido lo stesso.

Adesso ti do un po’ di dritte su come rimanere in Italia da immigrato!
 
Quando sei fermato dalla Polizia, devi sempre dichiarare che non hai documenti di identificazione e che sei fuggito da un paese in guerra. La merce comunque verrà sequestrata. Quanto dirai non ti farà ottenere un permesso di soggiorno, ma  ti servirà a guadagnare tempo fino a che arriveranno ad individuare chi sei realmente. Comunque, vedrai che rimarrai in Italia.

Se vieni portato in un centro di identificazione ed espulsione, non preoccuparti, ci rimarrai temporaneamente. Faranno accertamenti e, quando saranno in grado di verificare che non vieni da un paese in guerra,  sarai sottoposto ad un processo davanti un giudice di pace. Avrai un difensore d’ufficio.  Il Giudice dichiarerà che non hai titolo per rimanere in Italia e conseguentemente verrai espulso. Ti verrà intimato di lasciare l’Italia entro 15 giorni e ti sarà vietato ritornarci prima di cinque anni.

È vero, c’è anche la prigione se devi essere espulso per la seconda volta, ma alla fine vedrai, rimarrai in Italia. A meno che tu non rappresenti un pericolo per la sicurezza dello Stato o per l’ordine pubblico, nessuno ti accompagnerà alla frontiera. Quindi tu rimarrai in Italia.
 
Per riportarti in patria via aereo, occorre la presenza di due appartenenti alle forze dell’ordine per ogni espulso.

L’Italia non vuole spendere i soldi per questo tipo di trasferimenti. Tu certamente non lascerai il territorio italiano e ritornerai a fare quello che facevi.

Potrai comunque fare ricorso al Giudice Unico del Tribunale (del luogo in cui la polizia ha dato l’espulsione), e successivamente alla Cassazione. Insomma: vedrai che rimarrai in Italia.

Prima o poi otterrò il permesso di soggiorno!».

Nel sentire l’intera narrazione di Mohamed sono portato a pensare che mi possa aver raccontato un bel po’ di balle.

C’è però un problema: non ho voglia di studiare l’intera normativa. Come fare a capire se, e quali fregnacce ha raccontato Mohamed?

Semplice: fra i lettori di Roseto.com, di esperti in materia ce ne saranno un buon numero.

II loro intervento e la loro guida saranno certamente graditi a tutti quelli che, come me, vorrebbero andare oltre le chiacchiere da bar dello sport.


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Mario Martorelli
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