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Martedì, 29 Novembre 2022 - Ore 12:33 Fondatore e Direttore: Luca Maggitti.

Roma Amor [Riflessioni dalla Capitale, di Mario Martorelli.]
UN BUON WHISKY


Mario Martorelli, che d’inverno vive nella Capitale e d’estate nel Lido delle Rose, ci regala i suoi pensieri. Fra metafore e allegorie, il senso della vita.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Sabato, 09 Aprile 2022 - Ore 14:45

Son seduto al bar del “cinese”, col gruppo degli sfaccendati con i quali ho piacere a passare qualche ora prima di salire a casa.

Accanto a me c’è Vittorio Carlo Alberto Emanuele. Lo chiamiamo “il comandante” perché nel passato è stato ufficiale nell’Arma dei Carabinieri. D’altronde quell’altisonante nome di battesimo che altro gli poteva consentire di fare? Beh, forse  il Ministro degli Esteri!

Sentiamo che ci dice.

«Ci era giunta voce che un noto e violento pregiudicato, sospettato di aver partecipato ad una rapina a mano armata, sarebbe passato dalle nostre parti a bordo di una BMW rossa. “È armato e pericoloso”, ci avevano avvertito. A nessuno piace farsi sparare, né a noi piace sparare e però, nel rispetto del “semper fidelis ed usi obbedir tacendo”, non ci saremmo mai tirati indietro.

Avevamo istituito un posto di blocco e posizionato una serie di birilli colorati che lo segnalavano. Eravamo tutti in divisa e muniti di pistola, manette, tonfa, giubbotto antiproiettile e Beretta Pm12. I lampeggianti erano accesi e le tre macchine comandate al servizio erano posizionate in modo da forzare gli automobilisti a rallentare per poi fermarsi in un apposito spazio che avevamo lasciato libero.

A roteare nell’aria la paletta catarifrangente di servizio si trovava un esperto moviere, col compito di avvicinarsi al conducente. Noi colleghi ci posizioniamo a distanza di sicurezza, avendo l’accortezza di non trovarcelo mai nella nostra linea di tiro. Il tempo passa, ma del presunto rapinatore  non c’è traccia. Stare in piedi per ore manda i reni a fuoco e la prostata comincia a reclamare!

Io, che ero al comando, ricevo una telefonata. “Sta arrivando: all’erta!”.

Poco dopo si  avvicina alla nostra postazione una BMW rossa il cui conducente,  quando si rende conto della nostra presenza, sembra quasi volersi fermare. Poi, invece, accelera, sfiora il maresciallo che gli aveva fatto cenno di accostare e procede diritto oltre noi.
 
“Figlio e’ ndrocchia”. È la voce dell’appuntato munito di Beretta Pm12. Ci allarmiamo non poco e, dopo la spericolata manovra, siamo pronti a scommettere che il rapinatore è proprio lui, il guidatore della BMW. Come sbagliarsi? Tutto coincide: la macchina  e la sua condotta da vero delinquente!

Un cupo pensiero mi assale, pensando a come potrebbe andare a finire. Mi vedo ricoverato in ospedale, sofferente per una ferita d’arma da fuoco. C’è però con me il Ministro dell’Interno e tutta l’amministrazione che conta. Mi viene appuntata  una medaglia “Per l’eroico comportamento da Lei tenuto”. La mia stanza diventa una sorta di itinerario del tipo il Cammino di Compostela. Tutti mi vogliono conoscere!

È un attimo e il pensiero svanisce.
 
E che cavolo: un po’ di ottimismo! Non è detto che chi non si ferma al nostro ordine debba essere per forza un delinquente. Quante volte m’è  capitato di dover inseguire qualcuno che non s’era fermato perché non aveva pagato la tassa di possesso, oppure  l’assicurazione, oppure ancora non aveva la patente?

La BMW percorre circa cinquanta metri e poi si ferma. Ho la sensazione che stia per ripetersi un analogo episodio a quello che si sentiva raccontare in Caserma il mese scorso. Un militare che aveva assistito all’investimento del capo equipaggio, aveva quasi completamente scaricato la pistola mitragliatrice Beretta Pm12 contro il guidatore, ferendo gravemente sia lui che il passeggero. L’evento era andato a finire sui giornali ed i commenti nei riguardi dell’Arma erano stati oltremodo malevoli.  

In tre corriamo verso l’auto. Armi in pugno, senza sicura, pronti allo scontro a fuoco. Ci disponiamo separati per evitare di essere colpiti dal nostro stesso fuoco amico. Coraggio e petto in fuori. Cerchiamo riparo fra le macchine ferme e confidiamo nel giubbotto antiproiettile. Peserà tanto, ma speriamo almeno che risulti utile!

Si apre lo sportello della BMW ed ecco scendere il guidatore. Sui quarant’anni, corporatura robusta, ben vestito. Indossa un principe di Galles con camicia, cravatta e scarpe en pendant. Orologio d’oro massiccio al polso.

Mi viene da osservare: ma guarda sto str.... come si veste bene! Tiene alla cura della propria persona e se ne sbatte degli altri... Per poco non ci ammazza!

Quello che stona è il taglio dei capelli. Deve aver letto (o visto) “L’ultimo dei Mohicani”. Si ferma accanto allo sportello anteriore sinistro e ci guarda. Noi lo guardiamo ed io penso: e mo’?
 
Ha in mano una bottiglia di whisky e nell’altra un telefonino.

Ripone con calma il telefonino nella tasca della giacca.

Ci guarda e, per farci constatare che la bottiglia è ancora da aprire, quasi che fosse un prestigiatore, rovescia la bottiglia a testa in giù e poi con calma estrae il tappo.

Inizia a bere a garganella e, ripreso il telefonino, comincia a filmarsi e a filmarci.

Il fiotto di whisky che esce dalla bottiglia gli si versa in gola e lui emette grugniti di soddisfazione. Parte del liquore gli scorre giù dalle labbra e grosse macchie si formano sul bel principe di Galles.
 
Sono passati pochi minuti e l’uomo è riuscito a bere quasi mezza bottiglia. Una folla si è formata tutta intorno.

Lui guarda tutti, e poi, con voce stentorea: “Carabinieri, guardate bene, la bottiglia era chiusa quando sono sceso dalla macchina. Io ho cominciato a bere da quel momento e non prima! Adesso potete farmi l’esame dell’alcool test. È da questo momento che non sono in grado di guidare la mia BMW. Sono quindi certo che sul vostro verbale non scriverete che in precedenza sono stato alla guida di un autoveicolo in stato di ebbrezza!”.
 
Passano dei minuti e la tensione è scemata. Potevamo affermare che l’uomo era già ubriaco prima di fermarsi? Ad essere sinceri la sua guida non era mai sembrata incerta. Anzi, tutt’altro!».
   
Il “comandante” si alza, si allontana dal bar del cinese e lo sentiamo bofonchiare: «Debbo andare a casa, sta arrivando il fisioterapista che mi cura il mal di schiena».

Ma come: ci lasci sul più bello? Dicci, come è andata a finire con quello che beveva il whisky al posto di blocco?

Il “comandante” non ce lo dice. È già al portone di casa. Così come capita nella vita di tutti i giorni, ognuno di noi si sente autorizzato ad esporre la propria idea  su com’è andata a finire.
 
Già... com’è andata a finire?
 
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Mario Martorelli
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