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LA GIUSTA DISTANZA: QUANDO FRANCESCO PICCOLO SCRIVEVA DI BASKET A CASERTA...
La copertina del libro Il desiderio di essere come tutti, di Francesco Piccolo, vincitore del Premio Strega 2014.

Nel libro vincitore del Premio Strega 2014, c una riflessione su come si pu scrivere di basket da giornalisti tenendo la giusta distanza, che fa la sostanziale differenza fra informazione e comunicazione.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Domenica, 05 Febbraio 2023 - Ore 15:45

Francesco Piccolo, nato a Caserta nel 1964, è un importante scrittore e sceneggiatore. Con Nanni Moretti ha realizzato – tra gli altri – film come “Il caimano” e “Habemus Papam” (con il quale ha vinto il Nastro d’Argento) e con Paolo Virzì il “Il capitale umano”.

Nel suo romanzo autobiografico “Il desiderio di essere come tutti” libro, definito da Wikipedia “romanzo-confessione” sulla sinistra italiana e vincitore del Premio Strega 2014, il Nostro parla anche di quando era giornalista corrispondente da Caserta, seguendo la squadra di basket e impartendoci una utile lezione sulle modalità di fare il giornalista che segue una squadra sportiva.

Vi propongo, di seguito, le sue riflessioni e – in calce – il link a un precedente articolo scritto a Ferragosto del 2014, in cui partivo sempre da questo bel libro per parlare di pallacanestro.


[Pagine 223, 224, 225.]

Quando vivevo ancora a Caserta, la domenica andavo al palasport, guardavo la partita insieme al mio amico Alessandro e agli altri giornalisti, alla fine correvamo tutti in sala stampa e scrivevamo la cronaca della partita, davamo voti a giocatori e allenatori delle due squadre e spedivamo il tutto, il più presto possibile.

Un po’ perché credeva che fosse giusto, un po’ perché gli piaceva vivere le cose da vicino, Alessandro era attratto dalla squadra e dai fatti che le accadevano intorno; così, aveva cominciato ad andare agli allenamenti tutti i giorni. Restava lì a chiacchierare, anche dopo, con i dirigenti, l’allenatore; qualche volta andava a cena con loro. Cominciò anche a seguire la squadra in trasferta; a viaggiare insieme alla squadra, a vivere il prepartita, il dopopartita. Partecipava. Si sentiva totalmente coinvolto. Eravamo tutti e due tifosi della nostra squadra, la seguivamo fin fa quando eravamo piccoli. Ma adesso, lui soffriva più di me se perdeva, gioiva più di me se vinceva. Chiamava i giocatori per nome, scherzava con loro, mi riportava un sacco di aneddoti e retroscena. Non solo. I suoi articoli e i suoi voti, adesso, erano più generosi; era sempre molto indulgente, spiegava di continuo i motivi per cui un giocatore aveva giocato male; li spiegava perché li sapeva.

Io davo dei giudizi più critici. Esprimevo convinzione quando la squadra giocava bene, e scetticismo quando giocava male. In questo caso, i miei giudizi innervosivano sia i dirigenti sia l’allenatore, che un giorno mi chiese di andare a incontrarlo dopo l’allenamento. Mi disse: puoi scrivere quello che vuoi, ma per farlo con maggiore oggettività devi venire qui ogni sera, devi osservare la squadra durante la settimana, devi capire perché uno gioca male la domenica, perché casomai non si è allenato bene, è in un periodo triste, ha dei problemi con la fidanzata, con i genitori, ha dolori muscolari; non puoi raccontare una stagione senza occuparti di tutto quello che accade durante la settimana, non puoi venire a vedere la partita la domenica e interpretare soltanto quello che vedi.

Il sospetto che l’allenatore cercava di infilare dentro la mia coscienza, era quello di non voler abbastanza bene alla squadra. Come se Alessandro, partecipando, mostrasse con maggiore convinzione la sua appartenenza.

A me sembrava che la questione più equilibrata invece fosse: io amo la squadra quanto la amano tutti i miei concittadini, ma il mio ruolo è di osservatore. Pur amandola, devo cercare di dire la verità. Perciò risposi quello che mi era sembrato giusto, e che adesso le parole dell’allenatore avevano in qualche modo chiarito: no, dissi, per scrivere con maggiore oggettività, devo venire al campo la domenica, guardare la partita e scrivere quello che vedo. Devo conservare la distanza tra me che guardo e voi che giocate.

Il mio ruolo era cercare di raccontare ciò che vedevo. Non assistere ai retroscena. Anche perché assistere ai retroscena, andare in trasferta con la squadra, vedere gli allenamenti significava cominciare ad avere un rapporto compromesso dall’affetto, dalla comprensione, dall’amicizia, dalle complicità; o al contrario, poteva nascere un’antipatia, un fastidio, un rancore personale; e quindi non avrei avuto più la pulizia necessaria per scrivere.

Andare al campo e vedere la partita era un atto pubblico, assistere ai retroscena era un atto privato. Era come se i giocatori negli spogliatoi, seminudi e rilassati, fossero Diana; e io Atteone che indagava.

Nella sostanza, e senza che potessimo nemmeno lontanamente immaginarlo, io e Alessandro stavamo prendendo le due posizioni in contrasto che per molti anni sono state dibattute a proposito degli intellettuali e del loro rapporto con la vita pubblica.

Alessandro riteneva che il ruolo dell’intellettuale fosse quello di aderire, partecipare, e all’occorrenza piegare i fatti in favore delle idee della sua parte (Sartre); io ritenevo che bisognava stare fuori dalle pressioni di una parte, per conservare la capacità di comprensione e interpretazione degli accadimenti (Aron).

In tutti e due i casi, avrebbe detto Bobbio, non eravamo neutrali (eravamo tifosi della nostra squadra), però ci differenziavamo perché Alessandro tendeva a essere parziale e io tendevo a essere imparziale.

E la questione fondante era che non c’è nessun bisogno di essere neutrali per essere imparziali.

Francesco Piccolo
IL DESIDERIO DI ESSERE COME TUTTI
Einaudi, 2013.


ROSETO.com > Archivio > 15 agosto 2014
Letteratura e Basket
FRANCESCO PICCOLO, IL PREMIO STREGA 2014, BERNARD TOONE E IL TERREMOTO DEL 1980.

Nel libro ‘Il desiderio di essere come tutti’, vincitore dell’ultimo Strega, riferimenti al terremoto dell’Irpinia del 1980, al Chieti, alla Juvecaserta e a Bernard Toone, giocatore che poi si è perso nel vortice della droga.
http://www.roseto.com/scheda_news.php?id=12752


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Luca Maggitti Di Tecco
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