Giorgio Di Bonaventura, in campo a Ferrara con la Luiss Roma, nelle finali che hanno decretato la vittoria del campionato di Serie B e la promozione in Serie A2.
Giorgio Di Bonaventura si gode la vittoria con il trofeo.
Giorgio Di Bonaventura si gode la vittoria con il trofeo.
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Intervista all’atleta abruzzese, ex Roseto Basket, Giorgio Di Bonaventura, che dopo lo storico successo con gli universitari capitolini della Luiss abbraccia un nuovo progetto di vita, andando a lavorare in Giappone.
Roseto degli Abruzzi (TE)
Domenica, 25 Giugno 2023 - Ore 19:15
Alzi gli occhi e sono passati 11 anni.
Fai una sottrazione e sono intercorse 9.980 notizie, fra quella intervista di 11 anni fa e questa.
11 anni fa, autorizzato dai genitori Angela e Gabri, intervistai Giorgio Di Bonaventura, 15enne lanciato all’inseguimento del suo sogno chiamato pallacanestro.
Oggi intervisto Giorgio Di Bonaventura sul campionato di Serie B vinto con la Luiss Roma.
In mezzo, qualche altra piacevole conversazione: da quando vinse lo Scudetto Juniores a Roseto a quando andò in TV a “Uomini e Donne” diventando popolarissimo e molto concupito, passando per i Mondiali Under 23 di Basket 3x3 giocati in Cina e per la sua militanza in A2 a Roseto nel 2017/2018. E altro ancora.
Alzi gli occhi. E sono passati 11 anni.
Quel ragazzo col viso dolcissimo è diventato un uomo e ha pure sfoderato baffoni nel momento finale del campionato.
Che gioia per lui e che angoscia per me, che nonostante i 18 percepiti ormai vado verso i 54!
Vabbè, non incupiamoci.
Ecco l’intervista a Giorgio Di Bonaventura: atleta e ragazzo esemplare, dopo la vittoria della cadetteria con la sua Luiss Roma.
Giorgio, la prima domanda dopo un importante risultato raggiunto è sempre la dedica. Tu a chi dedichi questa promozione in Serie A2?
«La dedico alle due anime pure che più di tutte le altre, dal primo giorno all’ultimo, si sono preoccupate esclusivamente di aiutarmi a trovare gioia e serenità, dentro e fuori dal campo: Mamma Angela Converti e papà Gabriele Di Bonaventura».
Vincesti lo Scudetto Juniores a Roseto, da Capitano di Moncalieri. Che differenza c’è fra quella vittoria da junior e questa da senior?
«Lo scudetto vinto in maglia PMS Moncalieri, che ahimè si allontana sempre di più, è uno dei ricordi più belli che ho. Credo però che questo campionato vinto assuma un valore diverso, grazie al contesto in cui è arrivato. Maturare e “diventare grande” ti permette di visualizzare la situazione con occhi diversi; ti rendi conto di tanti dettagli in più, l’estrema lucidità che ho avuto durante questo magnifico viaggio ha creato un “impatto finale” devastante sto ancora cercando di abituarmi».
La Serie B 2022/2023 è stato un campionato che ho definito un mix tra la Parigi-Dakar e la roulette russa e che all’interno racchiudeva 3 “sotto-tornei” e cioè regular season, playoff e finali a 4 con girone all’italiana (dopo i playoff!). Col senno di poi: cosa vi ha tenuti vivi e attenti fino all’atto finale?
«Risposta facilissima: il gruppo! Le qualità umane di ogni membro di questo progetto hanno rappresentato la vera risposta alla domanda “come avete fatto?!”. Il sistema funziona, finché non ci sei dentro non capisci. È una famiglia che sta insieme tutti i giorni e si raduna il weekend per giocare assieme. E se battono in palleggio “mio fratello”, stai sicuro che sarò il primo ad aiutarlo».
La vostra squadra ha dimostrato – sia contro Rieti sia, soprattutto, contro Vigevano... ma pure nell’ultimo impegno contro Orzinuovi – di non arrendersi mai. Letteralmente mai. Questo atteggiamento da invitti è figlio di quali pratiche o di quali elementi interni alla squadra?
«Continuare ad aiutarci a vicenda, mettendo da parte il singolo per concentrarci sul gruppo. Questa è stata la chiave. Ognuno sa quello che deve fare e sa che può essere decisivo in qualsiasi momento di qualsiasi partita. La missione è farsi trovare pronti!».
Un pensiero su “D’Argenzio vivo”, tornato in campo nella stessa stagione in cui la malasorte gli ha completamente disfatto un ginocchio?
«D’Argenzio è un ragazzo di cuore, spaventosamente determinato e coraggioso, oltre ad essere un giocatore sopraffino; ma non serve il mio parere riguardo questo, basta guardare le sue partite e accorgersi degli occhi che ha nei momenti più “complicati” delle partite. Ha qualcosa di speciale, ne sentiremo parlare spesso».
Il tuo campionato è stato da uomo-squadra, come ti conosciamo fin dai tempi di Roseto: portare palla, marcare duro, mettere una tripla, rubare una palla e capitalizzarla con un taglio sotto canestro e altre cose simili. È stato però un campionato in cui sei partito di rincorsa, avendo davanti Matteo Fallucca. Dal tuo punto di vista, che stagione hai vissuto?
«Nell’anno in cui ho inciso di meno a livello di statistiche e più nello specifico di punti generati, ho vissuto la stagione più bella della mia vita. Il modello Luiss è racchiuso proprio in questo concetto. Non è mai stata una rincorsa per me, anche perché mi sarebbe servita una Ferrari per stare dietro a un giocatore come Matteo Fallucca! Nessuno è stato più contento di me quando è arrivata la sua firma: è una persona speciale, un amico fidato e un giocatore di un’altra categoria; spero che sempre più gente del suo livello possa avvicinarsi al mondo Luiss».
La tua prestazione, entrando sul -15 se ben ricordo, contro Vigevano, è stata la ciliegina personale sulla torta della vittoria del campionato. Quando hai messo quella bomba – poi hai segnato 7 degli 11 punti della rimonta – ci credevi nel riacciuffare Vigevano? E cosa hai pensato?
«Non ho mai smesso di crederci, dall’inizio alla fine. Siamo una squadra che può tornare a galla in pochissimi minuti con sprazzi incredibili, e 18 punti a 7 minuti dalla fine non sono abbastanza per demoralizzarci. Ho pensato che fosse giusto concedere ogni mio ultimo sforzo, per onorare questo incredibile percorso che sapevo sarebbe stato quello conclusivo. Ci siamo riusciti, sono felice».
La Luiss Roma ha conquistato una storica promozione. Mai prima d’ora una banda di universitari longilinei è arrivata in Serie A(2). Vuoi raccontarci una vostra giornata tipo, fra studio e allenamenti, anche per far capire agli sportivi la differenza fra voi e le altre 63 squadre della cadetteria 2022/2023?
«Università (Master, Triennale o Magistrale, gli orari sono molto simili) dalla mattina alle 9 alla sera alle 18, con pausa pranzo tutti assieme. Poi allenamento alle ore 18.30. Cena tutti insieme e si riparte. I corsi sono molto stimolanti, spesso ci si scambiano consigli per aiutare i nuovi arrivati o per confrontarsi su degli esami comuni… insomma: si fa squadra! Il momento dell’anno in cui ci sono le sessioni di esami coincide quasi sempre con un “calo” fisico per lo stress e per l’estrema voglia di far bene in campo e fuori. Quest’anno siamo stati bravissimi a “limitare i danni” e a riprenderci immediatamente, abbiamo superato anche questa!».
Due stagioni fa, quando hai scelto la Luiss Roma, avevi anche altre proposte sportivamente più allettanti e premianti, ma hai scelto di studiare e giocare. Consiglieresti questo tuo percorso? E se sì, per quale motivo?
«Assolutamente sì! A patto che ci sia un vero interesse nel sacrificarsi parzialmente per limitare le distrazioni “extra campo” e per crescere, umanamente parlando. Appassionarsi a un corso di studi è l’augurio migliore che io possa fare ad un ragazzo nella mia fascia di età, perché studiare ti permette di vedere tutto in modo diverso, di creare equilibri concreti che ti aiutino a gestire meglio ogni difficoltà che ti si presenta davanti e, ovviamente, ti crea un “passaggio” parallelo alla pallacanestro a cui ti puoi dedicare come e quando vuoi. È una manna dal cielo: è il sistema Luiss, è sano e funziona! Una gemma rara, in un momento storico particolarmente difficile».
Salutaci e – se non è troppo presto – dicci che cosa pensi di fare la prossima stagione...
«Saluto tutti con grande affetto, con un pensiero particolare ai tifosi del Roseto: squadra nella quale ho avuto l’onore di giocare dopo che mio padre l’ha allenata anni prima. Quanto a te, Lucone, grazie mille del tempo e dell’attenzione: è stato davvero un piacere poter parlare qui su Roseto.com, dove tutto è iniziato 11 anni fa, quando mi facesti la prima intervista! Capitolo prossima stagione: mi prenderò una pausa dalla pallacanestro e mi immergerò in una nuova sfida, totalmente nuova e incredibilmente stimolante. Non ti dico altro, se non che il Giappone mi aspetta! Sayonara».
Grazie, Giorgio. È stato un onore seguire il tuo percorso e un piacere. Qui di seguito, per chi volesse, l’intervista al 15enne Giorgio, quando andò via di casa per inseguire la sua voglia di pallacanestro fino a Torino. Adesso riparte e va un po’ più lontano: in bocca al lupo!
ROSETO.com > Archivio > 10 settembre 2012
Basket Giovanile
GIORGIO DI BONAVENTURA: L’EMIGRANTE DEL BASKET.
Il figlio di coach Gabri Di Bonaventura va a giocare a Torino a 15 anni. La nostra intervista.
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Luca Maggitti Di Tecco
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