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Certificato medico, oppure impegno vero fino alla fine, come si addice a chi sta onorando un contratto professionistico. A voi la scelta. Lettera aperta alla squadra Pallacanestro Roseto.
Roseto degli Abruzzi (TE)
Giovedì, 22 Gennaio 2026 - Ore 21:15
Cari componenti della squadra Pallacanestro Roseto,
avete vinto 4 partite su 23 (il 17,4%) e anche io, che per 19 partite vi ho difeso a oltranza e testa bassa, mi permetto per una volta (e cercherò di farla restare l’unica volta, fino ai bilanci che si faranno al termine della stagione) di criticarvi e darvi un consiglio.
Oggi la vostra squadra somiglia a una di quelle finestre rotte che hanno generato l’omonima teoria (Broken Windows Theory) e cioè l’ipotesi criminologica secondo la quale piccoli segni di degrado (come una finestra rotta, a livello urbano) segnalano atti vandalici, incuria e mancanza di controllo, incoraggiandone di ulteriori e perciò creando una vera e propria spirale del degrado: un buco nero che tutto inghiotte. E, nel nostro caso, porta dritti in Serie B.
Come si combatte il degrado? Con la tolleranza zero. Come quella che ha ripulito New York negli Anni 90, attraverso l’opera del sindaco Rudolph Giuliani, il quale applicò le contromisure proprio basandosi sulla “Broken Windows Theory” nata nel 1982 (anno della seconda promozione del Roseto in A2, dopo quella del 1957).
La finestra rotta va aggiustata, subito e senza indugio. Il buco nella strada va ricoperto, immediatamente. Il semaforo che non funziona rimesso in sesto, nel giro di poche ore. Chi delinque va arrestato e deve restare al fresco.
Le contromisure in campo cestistico, nella fattispecie applicate alla Pallacanestro Roseto, io non le conosco. Nel senso che non ho abbastanza intelligenza per elaborarne. Concordo però con i principi che combattono il degrado: decisioni nette e nel più breve tempo possibile da parte di chi comanda, anche per affermare che noi rosetani – piccola città dal cuore cestistico con 105 anni di storia e il torneo estivo più antico del mondo – siamo meglio di una finestra rotta. E che chi indossa la nostra maglia deve onorarla sudando, impegnandosi ed essendo un esempio positivo in accordo con i valori dello sport.
Un impegno che ieri sera è apparso flebile, un esempio che invece di essere positivo è stato negativo, vista l’espulsione. E però l’espulsione – condannabile, condannata, ingiustificabile e ingiustificata – di uno (per quanto il capitano) non deve essere il paracadute di tutti gli altri. Non deve coprire le terga di nessuno. Non sarebbe né giusto né onesto che uno paghi per tutti. Perché se finora la vostra stagione fa schifo, è colpa di tutti.
Perché si poteva reagire diversamente dopo il fattaccio, invece di naufragare tutti. Si poteva abbassare il deretano, piegare le ginocchia e difendere alla morte su ogni possesso, invece di annotare numeri di targa/maglia. Insomma: il singolo ha commesso un’atrocità sportiva, ma la squadra è evaporata immediatamente. E quando è tornata in sé era ormai troppo tardi.
E sì che la proprietà – da quanto mi risulta – al costo di molti sforzi, non vi fa mancare nulla e vi paga bene. Bene, credetemi, perché conosco i vostri contratti, ma pure quelli dei giocatori di Mestre, che magari in alcuni casi si sono ridotti lo stipendio passando dalla cadetteria alla A2, pur di avere una chance di giocare al piano di sopra.
E ieri sera hanno dimostrato plasticamente – per quanto a prova contraria – l’aforisma di Eugene Delacroix: “L’avversità restituisce agli uomini tutte le virtù che la prosperità toglie loro”.
E se ve lo dico io – 56 anni compiuti, che scrivo ancora articoli a 15 euro lordi (10 euro netti) pur di onorare la nostra amata Roseto – potete credermi. Io, che non sono pagato bene, plaudo a voi sia perché siete più giovani di me e atletici e belli sia perché siete pagati – in rapporto alle ore di lavoro – una caterva di soldi. Bravi voi, sia chiaro. Ma non vi invidio, perché poi sul banco dell’essere uomini per me contano altri fattori, oltre al denaro. Contano i valori (non quelli bollati) e i principi.
E però, tornando ai valori che stanno in saccoccia, quei soldi bisogna guadagnarseli, anche se il contratto non è legato al rendimento. Se la proprietà del Roseto vi paga bene puntualmente, dunque si comporta professionalmente, avete anche voi il dovere di comportarvi professionalmente. O, almeno, seriamente.
Anche perché siete quello che negli Stati Uniti d’America chiamano “role model”: modelli di riferimento per i più giovani.
E se voi, da adulti, ancorché giovani, fate i bulli o sbuffate, o non difendete, o borbottate, o disattendete piani di lavoro (gioco, nel vostro caso), sappiate che i piccoli che vi guardano – gli uomini di domani – percepiranno che è così che ci si comporta e che va bene così.
Invece no. No, no, no, no!
Alti stipendi – in rapporto a formazione, preparazione e abnegazione – per poche ore di lavoro implicano che almeno in allenamento e, soprattutto, in gara, voi siate ineccepibili, corretti e di sana ispirazione per i più giovani.
Perché indossate una maglia per la quale alcuni sono morti, altri hanno sacrificato aziende e piccoli imperi economici e tutte le varie proprietà che si sono succedute – compresa l’ultima, in carica – gettano un sacco di soldi al vento della passione.
No, non investono. Ve lo ripeto: gettano soldi, per voi che li percepite e per far divertire noi tifosi e sportivi.
Un investimento produce frutti, mentre qui ci sono soltanto finestre rotte.
Voi però avete il controllo della situazione. Pardon: voi, lavorando duramente e facendo enorme professione di umiltà, potreste acquisire il controllo di ciò che state facendo, diventando un esempio virtuoso per la Roseto sportiva e per i giovani. E diventando voi stessi strumenti di un investimento, da parte della proprietà, in campo sociale e culturale attraverso lo sport più seguito a Roseto. In modo da far pesare meno gli esborsi, che così di certo risultano essere insopportabili per chi, mensilmente, deve mettere mano al portafogli.
La proprietà finora vi ha coccolato, blandito e pure vigorosamente difeso quando qualche spettatore – inqualificabile – vi ha vergognosamente sputato: atto giustamente e nettamente condannato.
Adesso sta a voi parlarvi. E capire se ci sono le condizioni per andare avanti lottando su ogni singolo possesso, fino a quando la matematica non vi condannerà alla retrocessione o alla salvezza, che è ancora possibile, magari a costo di una rivoluzione copernicana in termini di impegno e atteggiamento.
Se non ci sono le condizioni, vi prego: mandate un certificato medico e non prendete più parte alla festa che per una piccola comunità come quella rosetana è la partita di basket.
Perché se d’ora in avanti starete in campo senza battervi (quindi facendovi battere) i tifosi non ve lo perdoneranno più. E siccome i tifosi sono in larghissima parte madri e padri di famiglia che mediamente lavorano per circa 1.500 euro mensili di stipendio netto e che spesso (fidatevi) devono scegliere se venire alla partita o portare la famiglia fuori a mangiare una pizza, sappiate che essi vi chiedono soltanto impegno e amore per la maglia che indossate, consci del fatto che avete un bel lavoro e che esso è benissimo pagato, in rapporto ai nostri tempi e agli stipendi del 90% della popolazione attiva. Altrimenti, meglio andare a mangiare una pizza, piuttosto che perdere sempre.
Adesso sta a voi: tornare in palestra determinati a onorare il campionato e credere alla salvezza fino a prova matematica contraria, oppure presentare un certificato medico che vi salvi dalle brutte figure che, sono certo, non piacciono neanche a voi.
Ricordatevi: se un pizzaiolo brucia una pizza lo richiamano. Se ne brucia 19 su 23 probabilmente lo licenziano. Se un postino consegna 4 lettere su 23, lo denunciano. Se io faccio un refuso, il mio caporedattore mi cazzia, se ne faccio 19 su 23 righe, mi caccia. Se un medico sbaglia 19 diagnosi su 23 lo radiano dall’ordine o forse lo carcerano.
Solo la politica politicante ha un tasso di tolleranza come lo sport: chi sbaglia non paga quasi mai. Quindi siete lavoratori fortunati, quanto a comparto produttivo. Potete sbagliare molto, moltissimo, ma avrete l’amore incondizionato dei tifosi. Almeno fino a quando vi riconosceranno la buona fede.
Approfittatene perciò per invertire la rotta, finché siete in tempo. Perché lo merita la città di Roseto degli Abruzzi e perché lo merita il vostro specchio.
Vi racconto una cosa: nel 1997/1998, in Serie B d’Eccellenza, dopo 0 vittorie nelle prime 4 partite e un chiarimento dai modi diciamo franchi fra tifoseria e giocatori, i giocatori stessi si chiusero in spogliatoio. E, per non usare una metafora, qualcuno arrivò ad appendere qualcun altro, pur di chiarirsi. Fu poi firmata una “pace cestistica armata” fra i giocatori, divisi in due macrogruppi (li ricordo cognome per cognome, ma non importa qui elencarli perché lo scopo è trovare le motivazioni per una soluzione), uno più grande e uno più piccolo, che sostanzialmente si ignoravano fuori dal campo per tutto il campionato (si sfottevano pure, dicendosi anche cose pesanti), ma quando erano in campo “morivano” l’uno per l’altro. Fu così che quella squadra prima vinse la Coppa Italia e poi ottenne la promozione in Serie A2.
Forse non era la squadra più forte, di certo era la più motivata di quella stagoine.
Io credo che la Pallacanestro Roseto 2025/2026 non sia la squadra più scarsa della Serie A2 di questa stagione. E però, di certo, finora è la meno motivata. O è il gruppo meno squadra di tutti, fate voi. Perché il linguaggio del corpo dice sempre la verità, al contrario delle parole.
Certo, alcuni di voi hanno problemi personali e/o familiari che vanno oltre il campo e la professione e che devono giustamente essere tutelati. Ma, vi assicuro, tutti noi ne abbiamo. C’è gente che ha coniuge e due figli, uno stipendio da 1.500 euro mensili e ha pure qualche problema sia familiare sia al lavoro con il capo ufficio. Eppure va avanti, con impegno e abnegazione.
Perciò vi chiedo, umilmente, soltanto di essere la versione migliore di voi stessi nelle gare che mancano, da qui a fine campionato, mettendo la squadra al centro del progetto e lasciando le simpatie personali fuori dalla palestra.
Ogni allenamento, ogni partita, pensate al bene che vi vuole una intera comunità e a quanto sta sopportando in termini di frustrazioni derivanti dalle sconfitte. Ogni allenamento, ogni partita, abbiate dentro di voi la feroce determinazione di tutte le famiglie che non arrivano a fine mese, onorando così il privilegio di fare ciò che fate, in un posto che vive per ciò che rappresentate.
Forza, Roseto!
Luca Maggitti Di Tecco
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