Ascanio, Tiberio e Sulpicio, al cospetto della Benemerita, visti ironicamente da Chat GPT.
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Mario Martorelli, che d’inverno vive nella Capitale e d’estate nel Lido delle Rose, ci parla di due amici uniti da una grande voglia. Terza puntata.
Roseto degli Abruzzi (TE)
Venerdì, 27 Marzo 2026 - Ore 20:15
Il forzuto cameriere non ha pietà per nessuno dei tre. In mano tiene un nodoso mattarello per stendere la pasta fresca: “Non mangio chiacchiere, sganciate i soldi, sinnò prima ve stendo co’ sto stennerello e poi chiamo i carabinieri e l’ambulanza”.
Che fare? Ognuno dei tre, ormai senza vie di fuga, mette mano al portafoglio e paga la sua quota dell’attufata. “Per oggi niente zecchinetta alla bisca der cinese!”, pensano all’unisono.
I tre escono dalla trattoria: “E mo’ come tornamo a casa?”. Ascanio e Tiberio rivolgono lo sguardo a Sulpicio. “Lasciateme pensà un momento!”.
Ululare di sirene ed ecco due gazzelle dei Carabinieri che li bloccano. “Marescià, a voi pensavo!”, dice Sulpicio.
“Tutti in macchina!”, dice perentorio il maresciallo.
“Ma c’avemo fatto?!”.
“Tutti in macchina e ricordatevi che ogni cosa che direte sarà utilizzata in giudizio contro di voi!”
Di corsa alla stazione più vicina.
“Ma insomma, c’avemo fatto?”.
“Non avete fatto niente! Avete solo coltivato hashish in quantità industriale!”.
“A marescià, che dice? Noi manco sapemo che è ’st’hashish!”.
“Conoscete Ottaviani Armida, vedova Brigante di anni 74?”.
“No, nun me pare!”.
“La predetta ci ha relazionato che le piante gliele avete fornite voi e che le andate a curare a turno almeno tre volte la settimana!”.
“Me faccia pensà, marescià… Non sarà mica quella matta sempre mbriaca che gira in ciocette e vestaglia sempre aperta?”.
“A noi non è sembrata matta! Parlatene tra voi e poi verbalizziamo le vostre dichiarazioni”.
I tre vengono lasciati soli e gli occhi di Ascanio e Tiberio implorano Sulpicio: “Facce uscì da ‘sta situazione de merd..”.
“E che problema c’è? Risponde Sulpicio. È fatta! Reggeteme er moccolo!”.
Sulpicio chiede al piantone di chiamare il maresciallo.
“Marescià, è tutto in regola, è tutto ’n equivoco! Vede, Tiberio è invalido civile e io, pe’ aiutallo, ho chiesto ar medico dell’ospedale dove va ogni settimana: ‘Dategli qualcosa pe’ er dolore’.
Er medico mio lavora all’ospedale, ha parlato cor medico che cura Tiberio e m’ha rilasciato la ricetta. Pe’ evita’ ogni volta de fa’ affaticà er medico a fa’ ricette, co’ ’sti du’ amici avemo pensato de mette un po’ de piante sul terrazzo de zia Armida pe aveccele. Nun volevamo disturbà nissuno”.
“Allora Ottaviani Armida, vedova Brigante di anni 74, è sua zia?”.
“Ma no, marescià, a Roma “zia” o “zio” sta pe’ una persona sempre pronta ad aiutatte. Come “sora”, che nun vuol di’ sorella: può esse ’na vicina de casa o moglie de qualcuno che conoschi”.
“Marescià, ma lei de n’dov’è?”.
“Roseto degli Abruzzi”.
“Ma che me dice? Allora conosce Riccillo?”.
“No, chi è?”.
“È quello der lido su lungomare Roma”.
“Ma da quando?”.
“Almeno cinquant’anni fa!”.
“Io ho quarant’anni! Facciamola corta: adesso ve ne andate a casa, ma tenetevi a disposizione”.
“Marescià, lo dicevo che lei è proprio un brav’uomo!”.
Arriva il piantone: “Maresciallo, ci sono due signore che dichiarano d’essere le mogli di Ascanio e Tiberio. Che faccio?”.
“Falle entrare!”.
(continua...)
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