Duccio lo studente con Ascanio, Tiberio e Sulpicio, nella immaginazione di ChatGPT.
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Mario Martorelli, che d’inverno vive nella Capitale e d’estate nel Lido delle Rose, ci racconta di come può evolvere il progetto di una mangiata (progettata a sbafo) nella Capitale. Sesta puntata.
Roseto degli Abruzzi (TE)
Sabato, 02 Maggio 2026 - Ore 15:00
Qualunque accadimento, quando viene raccontato, subisce una perenne trasformazione. La deformazione dell’originale inizia dal momento in cui “la prima persona” riporta l’evento ad altri. Nel riportarlo, chi viene dopo aggiunge sempre qualcosa di personale. Anello dopo anello, quando si arriva alla fine della catena, ci si trova di fronte a un fatto completamente nuovo, che nulla ha a che fare con l’evento originale.
Ascanio, Tiberio e Sulpicio sono fuori ormai dalla Caserma dalla quale si allontanano di corsa. Sono indecisi sul da farsi.
“E mo’ che famo?”.
Come sempre, tocca a Sulpicio.
“Ciavemo l’hashish. Se la rivennemo ar biliardo, dar Sorcio”.
Er Sorcio - era noto nell’ambiente per essere ladro di appartamenti, ma ancor più noto perché non mai era stato colto in flagranza di reato. Lui riusciva a scappar prima che arrivassero le forze dell’ordine.
Con il suo “lavoro” aveva comprato una sala biliardo in società con un altro soggetto di eguale portata criminale.
Il biliardo “dar Sorcio” è un locale in cui la luce del giorno non penetra mai. “Qui non è vietato fumare”, dice un cartello appeso sopra l’ingresso. L’aria è di quelle irrespirabili e il vociare dei frequentatori rimane sospeso nelle nuvole di fumo, raramente costituito da tabacco dei Monopoli di Stato.
Il socio di maggioranza del biliardo è però “Er Frate”. Aveva soggiornato per qualche anno in un convento di frati certosini. Sapeva servire la messa in latino. Quando gli si chiedeva: “che fai” lui rispondeva: “Sto coi frati e zappo l’orto”.
È stato “Er Frate” che all’interno della sala biliardo aveva creato un privè in cui si trattavano affari che non si sarebbero potuti chiamare “puliti” neanche con la centrifuga.
Nel privè si giocava “grosso” con carte ovviamente truccate, ma l’acme si raggiungeva a tardissima ora, quando partiva l’estrazione dei numeri. Insomma, un secondo gioco del lotto fatto in casa.
Truffatori, fannulloni, mangiapane a tradimento, perdigiorno, giocatori patologici, erano ammessi al privè, alla sola condizione che avessero tanti contanti da spendere.
Non appena Ascanio, Tiberio e Sulpicio entrano nella sala biliardo, il vociare viene sostituito da un silenzio di tomba, ma, riconosciuti i personaggi, ricomincia con toni ancora più alti.
Duccio “lo studente”, si avvicina ai tre.
Era uno di quei giovani di famiglia borghese che per ribellarsi al “sistema” ed ai genitori che “lo opprimevano”, aveva preso a frequentare locali malfamati e tipi poco raccomandabili per poi vantarsene al liceo che ancora frequentava con profitto.
Aveva imparato a parlare in gergo stretto e ad atteggiarsi da coatto, ma non era un vero criminale, anzi, tutt’altro. Indossava sempre la kefiah ed una maglietta con la scritta “No war”.
(continua...)
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