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Roma Amor [Riflessioni dalla Capitale, di Mario Martorelli.]
N’ATTUFATA ALL’AMMAZZATORA DE TESTACCIO / ER PIRATA
Er Pirata, nella immaginazione di Andrea Armeni con ChatGPT.

Mario Martorelli, che d’inverno vive nella Capitale e d’estate nel Lido delle Rose, ci racconta di come può evolvere il progetto di una mangiata (progettata a sbafo) nella Capitale. Nona puntata.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Mercoledì, 20 Maggio 2026 - Ore 19:30

Sulpicio: “Annamo dar Pirata!”

Er Pirata” era uno di quei “smanettoni” che pur non avendo studiato informatica, aveva però frequentato la “gente giusta”: gli hacker. Nel quartiere era una leggenda: un po’ disordinato, un po’ genio, sempre pronto ad aiutare tutti.  La sua bontà d'animo lo spingeva a non dire “No” a nessuno. In questo modo ne deludeva sempre tanti.

Non era mai puntuale. Era capace di dare appuntamento a tre persone diverse alla stessa ora ed in luoghi distanti fra loro.  La gente nel non vederlo arrivare capiva con ritardo perché lo chiamavano il “Re delle buche”.

Lui ,però, aveva sperimentato un sistema che acquetava tutti. Segnalava che l’impedimento era dipeso da altri. Nel novero inseriva prima i parenti più stretti, si allargava ai vicini di casa, all’urologo, per poi strabordare col gatto o col cane che non aveva. Il maggior successo lo otteneva quando con voce bassa “nciafrugliava”: “Il gatto ha fatto la cacca verde sul tappeto persiano  e l’ho dovuto portare di corsa dal veterinario!”.

Il suo rifugio di giorno e di notte, era un garage.  L’aveva adattato a dormitorio, sala meeting e laboratorio informatico. “Questo è l’Hilton dei poveri!”, ripeteva a tutti. Sfornava sempre nuove idee “pe svortà”. I suoi progetti però si arenavano sempre perché uno si sovrapponeva ad un altro, ad un altro e poi ad un altro ancora. Era contento così.

Aveva dieci computer ed altrettante tastiere. Di mouse ne aveva solo cinque.  Gli chiedevi di far fermare la macchina di uno che ti stava sulle scatole e lui cliccava diversi tasti sulle tastiere dei suoi computer. La macchina si spegneva. Doveva quindi intervenire un carro attrezzi e l’officina non riusciva a capire  cosa era accaduto.

A lui bastava chiacchierare con te soltanto due minuti per mandare in rete un filmato in cui ricevevi il premio Nobel per la pace. A ben vedere Trump l’avrebbe potuto ottenere direttamente dal pirata che produceva immagini e audio in HD. I suoi “lavori” superavano di gran lunga le migliori piattaforme streaming.  Il suo tallone d’Achille: il  maritozzo con panna.

Ascanio, Tiberio e Sulpicio si presentano dal Pirata portandogli un cabaret di maritozzi con panna “creati” da Domenico, un  pasticciere originario di Roseto degli Abruzzi ma che aveva  il “laboratorio” dalle parti di piazza Lecce. Il suo maritozzo era così pieno di panna che trasbordava da tutte le parti. Se andavi in giro per il quartiere e ti fermavi ad un qualsiasi bar o pasticceria per comprare un cornetto ripieno, avevi bisogno del lagozzo specializzato in tartufi per trovarci dentro marmellata o crema.

Sulpicio, nell’esporre il progetto al pirata, specifica che Tazio er Roscio non aveva collaboratori, lasciava il negozio soltanto il giovedì  alle quattro del pomeriggio ed aveva sempre cura di “inchiavardallo”. Il negozio era impenetrabile.

Tazio si recava sempre allo stesso bar ,quello  “der banana” per riferire al “personaggio” i fatti del quartiere. Lui ed il “personaggio”  occupavano due distinti  tavolini. Ognuno dei due dava le spalle all’altro , facevano finta di parlare al cellulare, convinti che nessuno avrebbe mai immaginato che stessero in combutta fra loro.

Fornite le informazioni, Tazio si allontanava ed il “personaggio” si tratteneva ancora per dieci minuti prima di alzarsi ed andarsene. Tutti gli “scafati” però sapevano che Tazio era “un soffia”.

Ascanio: “A pirata:  ce serve  de restà dentro ar negozio de Tazio, ma lui deve da sta fora”.

Er pirata: “Eccove sta penna videocamera, ariportatemela  cor  personaggio che parla, al resto ce penso io”.

“E mo’ come famo?”  è la prima risposta di Ascanio e Tiberio.

Sulpicio: e che problema c’è?
 
(continua...)

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Mario Martorelli
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