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Sabato, 30 Maggio 2026 - Ore 10:43 Fondatore e Direttore: Luca Maggitti.

Serie A2 – Pallacanestro Roseto
EUTANASIA DI UN AMORE
Eutanasia di un amore.
[Luca Maggitti Di Tecco & Chat GPT]


Una stagione fallimentare ripercorsa un’ultima volta, per capitoli, per dovere giornalistico e per poi archiviarla e dimenticarla per sempre. Versione scritta della puntata 36 di Timeout 2.0, il cui video sarà tolto dopo 30 giorni da Facebook.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Sabato, 30 Maggio 2026 - Ore 09:00

PERCHÈ EUTANASIA DI UN AMORE.
È il nome di un vecchio film del 1978, diretto da Enrico Maria Salerno e tratto dall’omonimo romanzo di Giorgio Saviane, con Ornella Muti, Tony Musante e Monica Guerritore principali protagonisti. 
Il titolo spiega bene – se dovessimo appunto riassumere in un titolo – cosa è stata questa stagione. Ovviamente, a mio avviso.
Come avevo detto e come giusto e logico, a fine stagione è doveroso un momento di riflessione e di analisi.
Se vinci scrivi un libro, se perdi fai questa cosa triste, ma va fatta.

LA SERIE A2 DOPO UNA RINCORSA DI 5 ANNI.
Dal 2020/2021 al 2023/2024, in 4 campionati di B il Roseto aveva raggiunto 3 volte la finale promozione in A2, perdendo contro Nardò (coach Trullo), Rimini (coach quaglia) e Livorno (coach Gramenzi).
Al quinto tentativo e alla 4^ finale, arriva la volta buona.
La Pallacanestro Roseto ha giocato la Serie B Nazionale, Girone B, 2024/2025.
Nelle 37 partite di campionato, ha vinto 32 volte e perso 5, segnando complessivamente 3.123 punti e subendone 2.632 nelle 36 partite conteggiate, visto che, a causa del ritiro del Chieti, c’è una vittoria di meno in classifica (quella casalinga nel derby di andata) e quelle statistiche non fanno computo.
In casa ha vinto 17 gare, perdendone 2. In trasferta ha vinto 15 volte e perso 3.
Ha concluso il campionato al 1° posto a 62 punti, tenendo la seconda in classifica, Ruvo di Puglia a 12 di distanza (50 punti) e accedendo ai playoff con il fattore campo sempre a favore, essendo testa di serie numero 1.
Nel Tabellone 2 dei playoff ha ottenuto un percorso netto da record, fatto di 3 perentori 3-0.
Nelle statistiche disponibili sul sito della Lega Nazionale Pallacanestro, la Pallacanestro Roseto ha segnato 86,8 punti per partita, tirando da 2 punti con il 58%, da 3 punti con il 38% e i liberi con il 78%. Ha conquistato 36 rimbalzi a partita, dei quali 27,1 difensivi e 8,9 offensivi. Ha perso 15,2 palloni per gara, recuperandone 9,2.  Ha dispensato 19,9 assist e totalizzato 101,3 di valutazione complessiva.
In Supercoppa ha giocato 2 partite, vincendo la semifinale contro gli Herons Montecatini di 18 punti (76-58) e la finale contro i padroni di casa della PL Livorno di 31 punti (84-53). 
In Coppa Italia ha giocato 2 partite, vincendo la semifinale contro Treviglio (78-75) e perdendo la finale contro la Gema Montecatini (64-71).
In totale, una stagione da 50 partite, delle quali 44 vinte e 6 perse, con una percentuale complessiva di vittorie del 88%.
La vittoria più ampia è stata nella prima partita di campionato, contro la Luiss Roma, con un distacco di 41 punti (108-67).
La prima partita di playoff è stata vinta con 39 punti di scarto, battendo Faenza per 101-62.
La Pallacanestro Roseto non ha mai perso con uno scarto in doppia cifra in tutta la stagione. La sconfitta più pesante è stata in trasferta in campionato, contro il San Severo, per 8 punti (93-85). La sconfitta in finale di Coppa Italia è stata di 7 punti (71-64), le altre sconfitte sono state quelle di campionato in trasferta a Livorno di 3 punti (77-74), in trasferta a Jesi di 4 punti (69-65), in casa contro Salerno di 6 punti (79-85) e in casa contro la Virtus Roma di 6 punti (71-77).
Nel girone di andata della stagione regolare, dalla prima giornata, c’è stata una serie di 17 vittorie consecutive, che sommate alle 2 vittorie in Supercoppa hanno portato il Roseto a una striscia di 19 vittorie consecutive: unica squadra d’Italia fra Serie A, Serie A2 e Serie B (76 squadre in totale) a poter vantare tale striscia positiva.
La promozione in Serie A2 è la 4^ in 104 anni di storia, dopo quelle del 1957, del 1982 e del 1998 ed è la seconda per importanza, dopo l’unica e storica promozione in Serie A1 del 2000.
La Pallacanestro Roseto, dall’estate del 2020, data della sua fondazione, acquisendo il titolo sportivo da Lecco, in 5 anni solari e altrettante stagioni ha conquistato tutti i 3 trofei della LNP (Lega Nazionale Pallacanestro), vincendo la Coppa Italia di Serie B nella stagione 2021/2022, la Supercoppa e il Campionato di Serie B nella stagione 2024/2025. Inoltre, nel 2020 ha vinto la 75^ Edizione del Trofeo Lido delle Rose.
Nella stagione 2023/2024, il comunitario greco classe 1990 Vangelis Mantzaris – all’epoca il giocatore più blasonato in 103 anni di storia rosetana, avendo firmato per la compagine del Lido delle Rose dopo aver vinto con l’Olympiacos Pireo 1 Coppa Intercontinentale, 2 Euroleghe e 3 Campionati in Grecia – realizzò una tripla doppia (che dovrebbe essere la prima, registrata, in gare ufficiali maschili della pallacanestro rosetana di alto livello) durante la partita di stagione regolare casalinga vinta 94-74 contro Mestre, domenica 4 febbraio 2024, chiudendo con 10 punti, 10 rimbalzi, 12 assist e 31 di valutazione, in 29 minuti di gioco. Un anno dopo, Roseto avrebbe ottenuto la promozione in Serie A2 battendo Mestre in finale playoff. 

LA DIASPORA.
Dopo la straordinaria stagione 2024/2025, si assiste a una sorta di diaspora della squadra intesa nel suo senso più ampio.
Il presidente (o legale rappresentante, che dir si voglia) Ernesto Ciafardoni invia una lettera di dimissioni con scadenza uguale a quella del suo contrato, che la società comunque non gli avrebbe rinnovato. Quindi, diciamo, comunità di intenti fra chi si dimette e chi non voleva rinnovarlo. Si lasciano malino, ma dopo 5 anni in cui più di qualche ruggine era venuta alla luce, ci sta che le strade si dividano.
Coach Franco Gramenzi dà il suo addio quasi subito, richiamato da Latina in B d’Eccellenza, dove firma un impegno annuale, legato anche alla ricostruzione del palazzetto in città, visto che la compagine pontina ha poi giocato la stagione appena conclusa fra Cisterna e Ferentino anche in questa stagione.
Il premiatissimo (2 trofei personali su 2) direttore sportivo Marco Verrigni viene ricollocato da direttore sportivo a scout.
Sono 3 movimenti che hanno fatto discutere e che col senno di poi si sono rivelati sbagliati, ma io invito, come sempre, facendo il giornalista e parlando solo di ciò che davvero è avvenuto, a valutare una cosa: tutte le azioni sono avvenute senza litigi evidenti fra le parti, visto che non c’è nessuna causa pendente. 
In altre parole: è andata bene a tutti, ovviamente tranne che alla pallacanestro rosetana.
Ma questo fa parte delle cose della vita. A ognuno di noi vanno male un sacco di cose e tutti noi sbagliamo, molte volte, ogni giorno.
Poi c’è chi non sbaglia mai, perché la sua unica attività è criticare le azioni degli altri e non vive, bensì esiste.

IL COACH, IL MERCATO E IL TAVOLO TECNICO.
Il nuovo coach è Alessandro Finelli, che arriva dopo che Matteo Mecacci, Gennaro Di Carlo, Alessandro Ramagli e qualche altro hanno detto no. Finelli arriva dalla B Interregionale, dove aveva finito la prima stagione di un contratto triennale, che transa pur di tornare 2 categorie sopra.
Il mercato viene fatto da una delle entità che ha più segnato la stagione. Diciamo che non ha portato fortuna. Il famoso, o famigerato, tavolo tecnico.
Restano 3 giocatori: Durante, Donadoni e Tsetserukou.
Viene fatta una squadra farcita di nomi di A2, costosi, costruita però con qualche sbilanciamento, vedasi i problemi nel ruolo di ala grande.
Gli stranieri sono di alto livello, se non altro per gli stipendi, ma pure per le carriere: Justin Robinson, play, e Jalen Cannon, centro. Stranieri perfetti per squadre forti, forse meno se chiamati a trascinare loro la squadra.
Personalmente, senza pregiudicare nulla, la scorsa estate ebbi un solo dubbio, scrivendo cioè che Nazzareno Italiano – designato 3 del quintetto e cioè ala piccola, da coach Finelli – non sarebbe stato adatto, visto che nella sua carriera aveva quasi sempre giocato da 4 e cioè ala grande. 
Non sarà un caso se Italiano ha poi vinto la A2 con Scafati – squadra alla quale Roseto l’ha ceduto dopo averlo messo fuori squadra in precampionato – giocando però da “5” e cioè con Vitucci che lo ha messo a marcare il lungo di Rimini nella partita decisiva.
Le altre due neopromosse, intanto, cioè Ruvo di Puglia e Mestre, fanno due squadre che tendono a conservare il nucleo della promozione, spendendo meno di Roseto e puntando allo spirito di gruppo.
Coach Finelli dirà, nei mesi bui, che alcuni giocatori avevano rifiutato Roseto, così come i coach, e che Roseto ha fatto mercato tardi. Ma è pur vero che Pesaro – che ha sfiorato la promozione – ha fatto mercato un mese dopo Roseto e che Mestre, promossa allo spareggio, è partita ancor più in ritardo col mercato, salvandosi senza playout. Insomma: le motivazioni che portano alla costruzione di una squadra che non ha funzionato paiono flebili.
Senza dubbio è mancata una figura esperta per il mercato, a protezione della società dai famelici procuratori e dalle loro mire. E spiace che Marco Verrigni, vincitore di entrambi i premi di DS nell’anno del Double, non sia stato confermato in quel ruolo. E però Marco è restato nei ranghi societari in qualità di scout.

IL CAMPIONATO.
Prima vittoria contro Fortitudo Bologna che illude, all’esordio in campionato.
Poi, le 5 perse con l’esonero di Finelli.
Arriva Francani, 1/3, poi lascia anche Nando e arriva Bassi: 2 su 14 e dimissioni dopo Mestre, quando Cinciarini rimedia due tecnici con espulsione e determina la frattura con la tifoseria, che per Landi c’era già per le sue prove insufficienti in campo.
Bassi lancia un aut aut: o me o Cinciarini. La società, come anche accaduto negli anni scorsi ai tempi di Trullo/Amoroso e Quaglia/Amoroso, sceglie il giocatore e Bassi si dimette.
Torna Finelli: 3/14 in campionato e 2/8 nei playout.
Questo è il campionato con la sua coda, in estrema sintesi.
Mai 2 vittorie di seguito.
1 vittoria in trasferta il 21 dicembre contro una rimaneggiata Urania Milano a opera del Roseto di Bassi.
Mai 1 vittoria in trasferta da parte del Roseto di Finelli. E in una stagione intera ce ne vuole per non riuscire a vincerne una che sia una!
La squadra ha giocato sempre in modo insoddisfacente, salvo la prima vittoria e rarissimi casi di redenzione accennata ma mai davvero compiuta.
Con Finelli si privilegiava l’attacco, che è pure un modo per dire che non si difendeva mai o quasi.
Con Francani c’è stato un richiamo al basket gramenziano della precedente stagione.
Con Bassi si è provato a mettere ordine in difesa, anche a scapito dell’attacco.
Mai la squadra è stata lontanamente competitiva per salvarsi con le sue forze, nonostante i tanti soldi spesi e il curriculum dei giocatori.
Mai è parso vedersi impegno vero e reiterato, partendo dalla difesa. Non me ne voglia nessuno.
Il mercato di riparazione, che è davvero costato moltissimo, ha portato a Roseto prima Laquintana da Ruvo di Puglia, che al suo posto ha preso Miccoli che in Gara 5 ci ha affossato, poi Del Chiaro da Forlì, risultato impalpabile, poi Abramo Canka dalla Virtus Bologna (deludente assai), quindi D’Angelo Harrison da Bergamo: un costosissimo gioiello che ha brillato poco e quando serviva si è fatto purtroppo male.

NUMERI E NOMI DI UNA STAGIONE FALLIMENTARE.
La Pallacanestro Roseto nella stagione regolare ha giocato 36 partite, vincendone 7 e perdendone 29, pari al 19% di vittorie.
Nei playout, 8 partite con 2 vinte e 6 perse, pari al 25% di vittorie.
Il Roseto di Finelli, complessivamente, ha vinto 6 partite su 27, pari al 22% di vittorie, senza vittorie in trasferta.
L’infortunio in prestagione di Giordano Durante e il taglio in precampionato di Nazzareno Italiano, con gli ingaggi estivi di Antonino Sabatino e Marco Timperi e il mercato di riparazione composto da Tommaso Laquintana e Angelo Del Chiaro prima e Abramo Canka e D’Angelo Harrison poi ha portato al tesseramento di 15 giocatori professionisti, visto che sono andati via Sperduto, Tsetserukou e Robinson. Un budget che dovrebbe collocarsi a metà fra i 20 della Serie A2, più verso i primi 10 che verso i secondi. Quindi, economicamente, un bagno di sangue, purtroppo per chi li ha tirati fuori.  
Ho letto da più parti che Roseto non merita la retrocessione, che la città è da Serie A1, così come i suoi tifosi.
Io stesso, più volte, ho cavalcato la tradizione dei 105 anni. 
E però questa stagione non ha fallito soltanto la società, perché mi risulta che Roseto ha giocato 5 giornate a porte chiuse per problemi legati alla tifoseria. Quindi, bisogna interrogarci tutti sulla necessità di ricostruire, insieme, puntando davvero a un progetto nuovo. Perchè Roseto non si può più permettere di pagare simili costi, visto che la stragrande maggioranza dei suoi tifosi chiede solo di poter seguire in allegria e con gioia la sua squadra.

LE RESPONSABILITÀ.
Ovviamente, una stagione così nera e fallimentare ha, come logico, la responsabilità in capo alla società e dunque alla sua proprietà.
E però io invito, come ho fatto nei mesi scorsi, a fare una riflessione logica e oggettiva.
Se il merito del Double della stagione precedente era di Franco Gramenzi e Marco Verrigni, perchè il fallimento odierno è colpa di Brocco e dei suoi soci, che la stagione precedente non sono quasi mai stati citati come meritevoli per ciò che avevano costruito?
Io credo che le colpe, così come i meriti, siano sempre in capo a chi comanda. E va bene.
Ma poi chi comanda delega chi lavora e va in campo.
Quindi, per me, detto della colpa della società, davvero non c’è da salvare nessuno fra staff tecnico e squadra, per come male hanno lavorato, lautamente e puntualmente pagati, per una stagione intera.
Una squadra che, anche come atteggiamenti, è parsa molto lontana dalla città.
Una squadra che è tutta, purtroppo, nel 17-0 di gara 5, di quell’inizio che è un terribile riassunto, in fondo, di una stagione scarsissima.
Tornando alla proprietà, chiedo: ma secondo voi a Fabio Brocco è piaciuto rimetterci un milione di euro di tasca propria e retrocedere?

CONSIGLI PER UNA NUOVA STAGIONE DELL’AMORE.
IL RIPESCAGGIO. Roseto è la prima avente diritto al ripescaggio in Serie A2. Non voglio illudere nessuno, ma così come accaduto per Trapani e Bergamo, se dovesse esserci qualche storia strana per le iscrizioni, Roseto potrebbe essere ripescata. Non faccio lo sdegnoso, visto che ai tempi del Roseto Sharks siamo stati ripescati una volta da secondi in B1 e una volta da secondi in A2 Silver. Quindi, a me non farebbe schifo.
LA SOCIETÀ. Spero che Fabio Brocco e i soci non si stufino, perché se si stufassero, a occhio e croce, ci toccherebbe ricominciare dalla Serie C o dalla Divisione Regionale 1. A meno che, magari, uno dei raffinatissimi insultatori che criticano sempre tutto e tutti – ma spesso non hanno i soldi per offrire un caffè o sono imprenditori falliti – non rilevino loro la società. Ma qui si parla di cose serie, quindi credo che non sia possibile.
IL LEADER. A mio avviso c’è bisogno di fare piazza pulita con il progetto di questa stagione. Poi c’è bisogno di un leader. E, sempre a mio avviso, sarebbe importante chiamare un leader riconosciuto che già sia a suo agio qui. Soprattutto, che sia amato dalla piazza. Trullo è uscito da Matelica, Quaglia è libero, Gramenzi viene dato in uscita da Latina, Verrigni è libero. Uno potrebbe tornare, uno sarebbe auspicabile. Io non credo che un leader che non conosca la piazza sia oggi spendibile, per una sola ragione: se tutto riparte da zero, anche il leader nuovo ed esordiente è una scommessa troppo grande. Io, almeno, la penso così. Ovviamente un leader riconosciuto e apprezzato sarebbe anche l’ideale per far sbocciare una nuova stagione dell’amore, riavvicinando tifosi delusissimi.
IL PROGETTO. Secondo me Roseto deve tornare a un progetto che ha sempre pagato, almeno negli ultimi 29 anni, da quando seguo io il basket qui. E cioè la squadra operaia, che lotta. Da Sandro Fabri in C1 a Loriga in B2 a Facenda in B1 a Busca e via andare. Certo, poi servono pure Bonaccorsi, Boni, Rauf e compagnia bella. Ma le stelle basta che siano un paio, per il resto ci vogliono i soldati. Altrimenti, come visto in Gara 5 a Ruvo, tutti si credono scienziati e il disastro è inevitabile, anche con la confusione dei ruoli. Un altro aspetto importante è la gioventù. Roseto deve lavorare coi giovani, come ha dimostrato il sodalizio Panthers nella femminile e come impone un basket in cui o hai tantissimi soldi oppure devi ripensare un modello di sviluppo. C’è la Roseto Basket Academy e l’unica nota lieta della stagione è che è sbocciato il classe 2009 Filippo Gaeta: io stringerei ulteriormente la partnership fra Pallacanestro Roseto e la Academy di Cimorosi. Infine, importante la componente mentale: io reinserirei la figura dello psicologo dello sport.
LA COMUNICAZIONE. Ormai il mondo è dei social media. Siamo nell’epoca della post verità. Ormai, (basta guardare Trump e compagnia brutta), non conta più neanche la verità dei fatti, conta la loro imposizione nell’agenda social di ognuno di noi. E allora io credo che Roseto debba dotarsi di un settore comunicazione che non ha mai avuto. Intendo un settore professionale, che monitori i social media, che vanno riaperti, eliminando i diffamatori e gli insultatori e valorizzando i contributi di chi ama la società. Un settore che porterebbe pure sponsor a riavvicinarsi, a patto di una narrazione azzeccata. Roseto ha tantissimo da dare e da dire, e bisogna ormai farlo in modo professionale. Non bestemmio se affermo che magari è meglio firmare un giocatore di meno e destinare quel budget a un professionista – o un paio – della comunicazione, che azzecchi la campagna abbonamenti, che stringa partnership con enti pubblici e società, che dia sempre nuove idee e che gestisca la comunicazione della squadra intesa come narrazione sei singoli componenti. Roseto è l’unica squadra di alto livello in Abruzzo, maschile e femminile. C’è un mercato potenzialmente mai così florido, se si riesce ad allargare la narrazione e far percepire – giustamente – i due sodalizi come squadre dell’Abruzzo, come hanno già fatto gli Amicacci Giulianova per il Basket in Carrozzina e come sognava Giovanni Giunco.

Luca Maggitti Di Tecco
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