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Lunedì, 1 Giugno 2026 - Ore 12:56 Fondatore e Direttore: Luca Maggitti.

Roma Amor [Riflessioni dalla Capitale, di Mario Martorelli.]
N’ATTUFATA ALL’AMMAZZATORA DE TESTACCIO / ‘E MALOMME
Ascanio, Tiberio e Sulpicio, con alle spalle il pericolo incombente, nella immaginazione di Andrea Armeni con ChatGPT.

Mario Martorelli, che d’inverno vive nella Capitale e d’estate nel Lido delle Rose, ci racconta di come può evolvere il progetto di una mangiata (progettata a sbafo) nella Capitale. Undicesima e - forse - ultima puntata.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Lunedì, 01 Giugno 2026 - Ore 10:30

Ascanio, prima di lasciare  il negozio di Tazio, controlla che questi si sia allontanato a sufficienza. 

Non sta nella pelle, non vede l’ora di rincontrare gli amici. Quando Tiberio e Sulpicio gli si avvicinano prendono a raccontarsi la storia che hanno vissuto. Ovviamente, ognuno di loro aggiunge qualcosa.

“Ao fermateve me fa male la panza” e giù: “Quanno  er roscio m’ha detto:  Ascà me ita a foco casa, daje sta busta a un padre de famija, je stavo a scoppià a ride nfaccia”.

“E mo che ciavemo 5.000 euri che famo? Arigiocamo al lotto?”.

Sulpicio è sempre il più veloce: “Annamo a giocacceli ar privè der frate. A zecchinetta so imbattibile!”.

Arrivati al biliardo der sorcio, continuando a ridere.

“Ma che ve sete fumati?” 

“Niente... è che semo tre artisti. Stamo a scrive la  storia de Roma””

Non possono fare a meno di raccontare ad alta voce della truffa a Tazio, del quale imitano la voce ed  il tono,  ed i gesti.

“Ao, quanno Tazio dice ar personagigo: nun se po fa gnente?” Giù a ridere tutta la sala.

Entrati al privè del frate vincono, come aveva predetto Sulpicio? Ma quando mai! Riperdono tutto. Bastano soltanto tre ore.

Nel frattempo, Tazio er Roscio, ancora col fiatone e con la testa che gli rimbomba, riesce a contattare  “er “personaggio”.

“Ho fatto tutto come m’avete detto voi ar telefono: libro, sordi, cinque mila euri, eh!”.

Dall’altra parte cala un silenzio corto, ma pesante.“Ma quale libro? Ma quali sordi?” risponde il personaggio.
  
“Ma eravate voi ar telefono, v’ho visto e v’ho sentito! Eravate voi!”.

“A Tazio, t’hanno fregato e de brutto!”.

Tazio si sente come se lo avessero bastonato. “Che state a dì…”.

“È na truffa, bello mio e pure raffinata. Qualcuno t’ha fatto sentì e vedé me, ma nun ero io. T’hanno biscottato”.

Tazio resta zitto. Poi abbassa la voce.

“Sentite, io nun so nessuno, nun m’hanno biscottato a me, ma hanno biscottato gente grossa che me sta sopra. E gente che nun ride!”.

Er personaggio capisce subito. “Lascia perde, Tazio. Più te muovi, più te infogni”.

“Nun me interessa. Io li devo da trovà . E chi me dice n’do stanno se becca 10.000,00 euri”.

Tazio fa girare la voce. È un coatto, amico peraltro di Ascanio, che dal suo telefono scrive a Tazio: “Stanno ar privè del sorcio. Mo’ passo a pijamme i sordi!”.

Era evidentemente uno che aveva frequentato i corsi serali di Giuda Iscariota!

Tazio chiama “mammasantissima”, il vero proprietario dell’intera attività  e gli riferisce dove si trovano quelli che lo hanno truffato.

La risposta è fredda e secca: “Ci penso io!”.

Intanto Ascanio, Tiberio e Sulpicio, giocano al biliardo continuando a narrare la truffa. Ridono e parlano, troppo. In certi ambiento un poco di omertà è alla base della sopravvivenza!

Passano pochi minuti, una macchina si blocca davanti la porta d’ingresso. Riescono a vederla tutti.

Scendono quattro. Non c’è dubbio sono “quei bravi ragazzi”  inviati da “mammasantissima”. 

In  faccia hanno scritto: “killer a pagamento”. Sono armati di pistole e  tirapugni. Due mostrano anche un coltello. Che dire: avranno il porto d’armi?

Nella sala si avverte che sta avvenendo qualcosa di pesante. “Nun so madame, nun so carrubba, non so guardie de finanza. Questi stanno a venì p’ammazzà quarcuno!”.

In tutta la sala tutti s’interrogano: a chi jo fatto lo sgarbo?

Il più lucido ed intuitive è al solito, Sulpicio: “A rega! Questi so venuti pe noi! Nun se mette bene! È  ora de levasse! Damose!”.

I tre amici si dirigono verso la cucina del biliardo, perché sanno che là c’è una porta che conduce sulla strada. Sulpicio comincia a gettare per terra tutte le bottiglie di olio che trova. Ascanio sta per scivolare, ma Tiberio viene in suo soccorso.

Sentono i passi pesanti dei quattro brutti ceffi, li vedono puntare le pistole contro di loro, ma cadono tutti a terra a causa del pavimento reso fortunatamente scivoloso da Sulpicio.

I tre amici sono ormai sulla strada, cominciano a correre per allontanarsi il più possibile dal posto. Un grosso mastino napoletano  li fissa. 

“È bono?”.

Il cane ringhia. 

Partono di corsa, e pure il cane che mira alle loro caviglie. Ascanio sta per essere raggiunto. La catena alla quale il cane è legato comincia a strozzarlo. Il cane stramazza al suolo, senza fiato.

La notte inghiotte tutto e pure loro. Passano per campi e strade solo a loro note. Arrivano al bar dell’Alberone. 

Ridono istericamente. 

Riprendono il loro spirito: “Je l’avemo fatta! L’avemo sfangata! Hai visto come so cascati per terra?”.

Bevono alcolici per darsi coraggio. Ormai sono definitivamente in salvo!

Una macchina  si ferma a distanza. I  tre amici sono illuminati a giorno! Riescono a malapena ad intravedere i quattro ceffi che scendono lentamente dall’auto.

La storia finisce qui?

Chi lo sa? Forse si... forse no!

(continua?)

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Mario Martorelli
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