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Cultura
LA MAESTOSA BELLEZZA DI VILLA CLEMENTE
Villa Clemente, nel suo aspetto originario, da Wikipedia.

Uno scritto di Mario Giunco, pubblicato su Koinè.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Lunedì, 08 Giugno 2026 - Ore 17:30

Giorno dopo giorno Villa Clemente riprende l’aspetto originario. 

Rimossa parte dei ponteggi, la facciata appare nella sua maestosità, con richiami di ispirazione neogotica, simile a un guscio che presto dovrà essere riempito con gli interni, tra cui la sala polivalente, capace di 260 posti. 

Progettato da Vincenzo Clemente nel periodo della scoperta delle vacanze balneari,  l’edificio incorporava una costruzione preesistente a un piano (sul tipo di Villa Thaulero) avuta in eredità dallo zio Belisario Clemente (Pescara, 1798 – Castelbasso, 1880), iscritto alla Carboneria abruzzese a sedici anni, patriota, politico, scrittore, poeta, consigliere e vice presidente della Provincia di Teramo per tre legislature. 

Vincenzo Clemente aggiunse allo stabile il secondo e il terzo piano. I soffitti furono affrescati dall’artista decoratore Vincenzo Paris, noto per i suoi lavori nelle principali ville rosetane (Villa Paris, Villa Savini, Villa Passamonti, Villa Ponno).  

Il secondo piano consisteva in una grande loggia, usata come salotto, con divani e lampadari, che potevano essere calati per accendere i lumi. 

Nella torre altana, sul lato nord, era collocata la scala che serviva i tre piani, dalla quale si accedeva al belvedere. Il giardino, tagliato dalla ferrovia, arrivava fino al mare. 

Negli anni Venti, nella parte verso la spiaggia, fu costruito un elegante villino, stile Bauhaus, su progetto di Le Corbusier.  

Oggi, mentre i più piccoli fantasticano sui castelli di Harry Potter o del Signore degli Anelli, gli anziani riflettono sul rifacimento – perché di questo sostanzialmente si tratta – dell’edificio, divenuto proprietà del Comune nel 1980 e da allora lasciato nell’abbandono, nonostante i disegni, i progetti, le illusioni che per lungo tempo animarono i dibattiti consiliari. 

Perché comprarlo, se non si sa che farne, era il tema ricorrente. 

Nel 1997 si svolse un concorso nazionale, promosso e organizzato dalla Fondazione Tetraktis, per cercare di dargli una destinazione. 

Forse presaghi, i vincitori (architetti Giovanni Andrea Candeloro e Vincenzo Letta di Avezzano) avevano posto come motto al loro lavoro “Hic manebimus optime”: qui resteremo ottimamente. 

Se il progetto fosse stato realizzato in tempo debito, Villa Clemente avrebbe avuto tutt’altra conformazione. “La configurazione data all’intervento – scrivevano i progettisti – è quella di realizzare un edificio compatto, posizionato dietro le quinte murarie della villa, piuttosto defilato rispetto al punto di vista della percorrenza automobilistica dell’asse della Nazionale, per recuperare l’intera area al vivere quotidiano della città. Il nuovo edificio sarà scoperto in modo graduale e consecutivo, attraverso una ‘passeggiata’ architettonica, che lo pervade, lo penetra, porta il visitatore su e giù nel connettivo posto tra lo spazio espositivo, sovrastato dalla sala per riunioni, situata a quota m. 7,40 e il grande volume del cinema-teatro”.  

Come talvolta accade, il progetto vincitore finì nel dimenticatoio, non fu realizzato per motivi economici, rinfocolando antiche polemiche. 

In concomitanza con l’acquisto di Villa Clemente, nel 1980 fu abbattuto, in una sola notte, lo studio del pittore Pasquale Celommi, preludio a una “sistemazione” urbanistica di via Colombo e del lungomare Roma (i famosi “comparti a progettazione unitaria” ) che provocò, oltre alla distruzione del  “castelletto” celommiano, la perdita del Supercinema e la scomparsa di via Grottaferrata, fagocitata da due imponenti palazzi e rimasta solo nell’insegna stradale. 

Essere diventata un rudere pericolante ha paradossalmente preservato Villa Clemente da cupidigie e tentazioni di ogni genere. 

Grazie ai fondi del Pnrr, intercettati e sfruttati da due amministrazioni comunali, l’edificio tornerà a nuova vita nella forma pressoché originaria, a seguito delle prescrizioni dei vari enti preposti e delle conferenze dei servizi. 

Come se il tempo non fosse passato.

Mario Giunco
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