Alessandro Ramagli Coach of the Year dopo la conquista della Serie A con Verona. [LNP/Ciamillo & Castoria]
Roseto degli Abruzzi, Ciambi @ Cabana Park, 18 aprile 2026. Alessandro Ramagli e Walter De Federicis. [Luca Maggitti Di Tecco]
|
Tre domande ad Alessandro Ramagli, che con Verona, qualche giorno fa, ha vinto il suo 5° campionato di Serie A2. Un record. Il suo sentimento, le sue riflessioni su Federico Zampini e – chissà – fra qualche anno un futuro da dirigente.
Roseto degli Abruzzi (TE)
Domenica, 28 Giugno 2026 - Ore 14:30
Alessandro, 5 promozioni in Serie A rappresentano un record. Cosa provi?
«Non è banale, è il tempo che passa. Cinque campionati vinti sono motivo di grande orgoglio, non lo nascondo, anche per il modo in cui sono arrivate le vittorie, perché per me il modo non è negoziabile. Aver vinto a Verona non è stata una rivincita, perché io ero in cerca di sfide e non di rivincite. Ho trovato una squadra onestamente forte e c’erano i margini per provare ad arrivare al bersaglio grosso».
Il tuo pensiero fu Federico Zampini?
«Federico è un ragazzo perbene, con una famiglia perbene composta da due genitori che fanno capire bene cosa sia insegnare ai figli come crescere. Federico non è mai stato fortunato. Federico è un talento e anche un talento fisico, un moderno play che interpreta alla perfezione una pallacanestro giocata ad alto ritmo e che ha coronato con la vittoria del campionato il suo ritorno stabile sul palcoscenico del basket, visto che da qualche stagione non deve rincorrere i problemi della sorte. Direi che è il giusto coronamento per un giocatore forte, che lo merita anche come persona».
Quando sei tornato a Roseto per giocare in campionato, lo scorso aprile, mi hai detto che in futuro ti piacerebbe fare il dirigente sportivo. Adesso che hai vinto, hai cambiato idea?
«Sono allenatore e mi sento allenatore. Solo che – anche parlandone con un agente – c’è da dire che nei primi due campionati italiani per la maggior parte non ci sono dirigenti sportivi che hanno fatto i coach. L’agente mi diceva che il motivo è perchè gli allenatori lavorano anche oltre i 60 anni e questo poi significa che non c’è tempo di fare altro. Io credo che, dopo i 60 anni – come insegnano anche i manuali aziendali e comportamentali – può essere un buon momento per restituire quel che si è imparato. E siccome io credo che allenare è un mestiere in cui si impara molto, mi pare quasi naturale restituire qualcosa. Attualmente questo non è all’ordine del giorno, ma non ti nascondo che è qualcosa che per il futuro mi intriga, alletta e potrebbe farmi esprimere e restituire molte cosa che ho imparato negli anni di carriera».
Luca Maggitti Di Tecco
|