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Lunedì, 14 Settembre 2026 - Ore 13:12 Fondatore e Direttore: Luca Maggitti.

Roseto Basket Story
MARIO BONI IN VINO VERITAS, ALLA CANTINA DI EPICURO, FRA BRECHT, WILDE, CHE GUEVARA, LEONARDO, SHAKESPEARE, POUND, GUCCINI, HIKMET, ROSE...
Mario Boni schiaccia in maglia Roseto Sharks, nella stagione di Serie A1 2001/2002.

Roseto degli Abruzzi, La Cantina di Epicuro, 18 dicembre 2001. Mario Boni e Luca Maggitti con una preziosa bottiglia di Tignanello.

Chieti, studi televisivi di Rete 8, 7 novembre 2001. Un momento di una puntata di Sotto Canestro. Da sinistra: Lorenzo Settepanella, Mario Boni, Giorgio Pomponi, Luca Maggitti.

Una intervista di 7 minuti del 2002, dopo un quarto di secolo, grazie a Daniele Francani per Roseto Basket Story. Erano i tempi di Sotto Canestro e del basket in TV su Rete 8. Intervista di Luca Maggitti, citando poeti, artisti, scrittori e cantanti.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Lunedì, 14 Settembre 2026 - Ore 11:45

Daniele Francani non finisce di stupire, con il suo grande amore per la pallacanestro rosetana.

Il curatore di Roseto Basket Story ha ripescato, dal mare magno di videocassette che hanno resistito un quarto di secolo, questa intervista a Mario Boni, trasmessa su Rete 8 nel corso della trasmissione Sotto Canestro.

Daniele mi ha collocato precisamente la puntata, nonostante siano passati quasi 25 anni. Si tratta della puntata subito dopo la vittoria del Roseto a Reggio Calabria del 21 aprile 2002, nella stagione di Serie A1 2001/2002. Sempre Daniele mi ha ricordato che poi c’era un infrasettimanale che si giocava il 24 aprile, contro Verona in casa. Roseto vinse anche quella.

Rivedere questa intervista – che mi ricordavo, ma che ovviamente non potevo rimembrare a memoria – mi ha commosso. Perché l’amicizia nata nel 2000 – quando SuperMario arrivò a Roseto, nella seconda metà della trionfale stagione di Serie A2 1999/2000, per sostituire l’infortunato Paolo Moretti – dura ancora.

Perché dopo Roseto c’è stato Teramo e ancora una lunga carriera. E poi la comune progettualità e militanza nella GIBA, il sindacato dei giocatori militanti in Italia, insieme al presidente Marzoli (Marione è il suo vice).

Che bella conversazione, cullati dalla strepitosa Cantina di Epicuro (segno dei tempi: il ristorante non c’è più) di Mimmo Pelusi e di chef Marino Di Colli. Che piatti, e che vini!

E poi l’intervista, citando nell’ordine: Bertolt Brecht, Oscar Wilde, Ernesto Che Guevara, Leonardo da Vinci, William Shakespeare, Ezra Pound, Francesco Guccini, Nazim Hikmet e – unico riferimento al basket – coach Lee Rose.

Che dire? Vi invito a vederla, per la qualità di SuperMario anche fuori dal campo, rispondendo con una “raffica di triple” alle mie domande.

Trovate il link al video qui sotto. 

Poi, pubblico la lettera privata datata 21 maggio 2001, un anno prima, che consegnai a Mario Boni quando, dopo la prima, storica, stagione in Serie A1 del Roseto Sharks (2000/2001), a stagione finita, tornò a casa a Montecatini, in Toscana, dopo aver giocato alla grande trascinando il Roseto di coach Phil Melillo – squadra matricola – alla Final Eight di Coppa Italia e poi ai Playoff Scudetto, uscendo ai Quarti di Finale contro la Virtus Kinder Bologna di coach Ettore Messina che vinse il Triplete (Coppa Italia, Campionato, prima edizione dell’Eurolega).

Infine, per i pochi che magari non conoscono Mario Boni, la scheda dedicata a SuperMario, tratta dal mio libro del 2014 “il CUORE del ROSETO”.

Grazie ancora, Daniele Francani. Grazie sempre, Mario Boni.

VIDEO
Sotto Canestro
IN VINO VERITAS

Mario Boni intervistato da Luca Maggitti

CLICCA SUL LINK PER VEDERE IL VIDEO
https://www.facebook.com/reel/1591171686372450


[Lettera di commiato, consegnata a Mario Boni il 21 maggio 2001]

Marione,
…il Solaia canta le ultime strofe della sua romanza. Scampoli di Poesia.
Mi sono riletto la lettera che scrissi a Giovanni Savio quando andò via e mi è salita la malinconia.
Sai, è una brutta bestia, che non sai da dove nasce, ma che quando la guardi è già cresciuta e te la ritrovi fra le scatole muscolosa, tonica, pronta a rullarti come la migliore Kinder di stagione.
È come una cosa che sai che accadrà, ma finché puoi la scansi. È il dente del giudizio che lasci sottopelle finché non ti fa male, è lo sciroppo che non prendi finché la tosse non ti sconquassa il petto.
Si chiama malinconia, oppure tristezza, o anche consapevolezza dell’addio. E non vorresti venisse mai.
O forse no.
Forse è giusto che venga.
Forse è giusto che il sole si porti via la neve e che la neve ricopra di nuovo le terre assolate.
È la vita. E ci piace perché è nel suo mutare che troviamo la forza di stupirci ogni giorno.
Così come non avremmo la forza di alzarci dal letto se sapessimo già che tutto è uguale a ieri, è giusto che una stagione, bella e forse irripetibile, trovi puntuale il sipario che cala.
Ci vuole il drappo rosso che scende, dopo che la ribalta ha tributato gli applausi. Altrimenti che momenti degni di storia sarebbero?
Se si continuasse in un ciclo infinito, come  farebbe la pelle a diventare d’oca al solo ricordo?
Perciò è giusto che tutto abbia un inizio e che tutto finisca. Come finisce la bottiglia di Solaia, che ti avverte quando sta per scappare e tu ti affretti a mettere in fila i pensieri migliori, ché forse li puoi ancora insaporire con quella spremuta che cielo, terra, sole e uomo hanno mirabilmente composto.
Così finisce anche questa stagione meravigliosa e irripetibile, che ci ha fatto sentire tutti fenomeni (mentre i fenomeni eravate solo voi in campo).
Se metto la testa fra le mani e chiudo gli occhi, lanciandomi in una discesa libera nei ricordi, questa stagione è una delle cose che mi tornerà in mente.
Prenditi la testa fra le mani. Pensa a 10 cose importanti della tua vita. Davvero importanti. Non è così facile, vero?
Amico mio, amico burbero trovato passo dopo passo sulla strada della quotidiana scoperta, amico amante della cultura e della poesia, mi mancheranno le serate illuminate dal guizzo dell’intelletto birbante, mi mancheranno le bischerate, l’essere dolci e l’essere truculenti, gli approfondimenti, i ragionamenti.
Mi mancheranno… anzi no.
Perché essi esistono. E me li porterò dentro, perché sono leggeri. Sono le piume delle ali di cui abbiamo bisogno.
Me li porterò dentro. Per sempre.
Al piacere di rivederti, Amico mio.
Abbraccia forte Arianna e Giacomo.
Con affetto.
Roseto, 21 Maggio 2001

Luca Maggitti


Mario Boni
“SuperMario”: l’uomo che urlava ai canestri.

Mario Boni, classe 1963, arrivò a Roseto in corsa nella stagione 1999/2000 per sostituire lo sfortunato Paolo Moretti, che sull’altare della Cordivari Roseto poi promossa in Serie A1 sacrificò un ginocchio. SuperMario era finito fuori squadra in Spagna, giocando nella ACB per i Cantabria Lobos. A domanda sul perché della tribuna, ridendo, rispose: «L’allenatore mi disse che mi avevano ingaggiato perché pensavano fossi un grande difensore!». Michele Martinelli invece lo ingaggiò per fare il suo lavoro: canestro. La sua prima partita rosetana fu il 13 febbraio 2000,  in casa contro Avellino, nella prima giornata della seconda fase. Roseto veniva da 3 vittorie consecutive senza Moretti e più di qualcuno mormorò che Boni – arrugginito e piantagrane – avrebbe dato più dolori che gioie a coach Phil Melillo. La storia invece è un’altra, a cominciare dall’esordio: partenza in quintetto, 25 punti in 35 minuti con 16 su 17 ai liberi e amore a prima vista con i tifosi. Si ritrovò condottiero ma lui, intelligentemente, disse che il leader di quella squadra era Leo Busca (che a sua volta sottolineò l’importanza di Giovanni Savio). Ecco Mario Boni: maramaldo fino alla rabbia con gli avversari e odiatissimo dalle tifoserie avversarie, ma capitano leale pronto a dare la ribalta ai compagni dopo la vittoria e a rispondere in prima persona quando la sconfitta chiude più di qualche bocca. Non la sua. Capocannoniere della Serie A 26 anni dopo Dado Lombardi, dio in terra a Montecatini, idolo delle folle in Grecia a Salonicco, dove vinse Coppa Korac e Coppa di Grecia con i tifosi che gli cantavano “E’ matto l’Italiano” e poi ancora uomo della provvidenza per l’Abruzzo cestistico, visto che prima portò in Serie A1 Roseto e poi concesse il bis con la maglia di Teramo. Ma prima di trasferirsi nel capoluogo, Mario Boni giocò due stagioni in Serie A1 con la maglia rosetana, segnando e offrendo sempre uno spettacolo diverso a guardarlo in viso: occhi che esplodevano, bocca contorta ed urlante, pugni chiusi e tesi verso il prossimo canestro. In Serie A2 giocò 10 gare (tutte in quintetto), segnando 20,6 punti di media (high di 30) in 32,5 minuti. In A1 nella stagione 2000/2001 giocò nella stagione regolare 34 gare (33 in quintetto) con 23,7 punti di media (high di 40 a Verona che gli valse la copertina di Superbasket) in 34,5 minuti. Giocò anche la Final Eight di Coppa Italia e 3 gare di Playoff Scudetto, come ciliegina sulla torta di una stagione strepitosa. Sempre in A1, nella stagione 2001/2002, giocò in stagione regolare 34 gare (sempre in quintetto) a 21,1 punti (high di 32) in 31,1 minuti, con 2 gare di Playoff Scudetto. Oggi “l’ultimo dei romantici” gioca ancora a 51  anni, avendo vinto lo scorso campionato di DNC e un anno fa i Mondiali Over 50. Già volto televisivo di Sky, è Vice Presidente della GIBA, il sindacato dei giocatori di basket. A Roseto la sua immagine imperitura è la gladiatoria esultanza dopo aver espugnato Roma, con il coretto dei tifosi in visibilio: “Ce l’abbiamo solo noi… Mario Boni!”.

[Tratto dal libro]
Luca Maggitti
il CUORE del ROSETO
Tifosi e giocatori che hanno fatto grande la squadra di basket del Lido delle Rose
Foto di Mario Rosini e Aldo Pinciotti
2014


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Luca Maggitti Di Tecco
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