Ciro Romualdi. [Teramo Fotografie]
|
Uno scritto di Mario Giunco, pubblicato su Koinè.
Roseto degli Abruzzi (TE)
Martedì, 27 Ottobre 2026 - Ore 18:30
Ciro Romualdi (Montepagano, 1805 – Notaresco, 1886) era un liberale della prima ora.
“Sempre vagante, per ordire, comunicare, annodare le fila della rivoluzione, sicché si reputa essere stato membro di quasi tutti i comitati della provincia. A Notaresco fu instancabile nella causa sovversiva e spiegò energia e attività maggiore di tutti”.
Così lo descriveva la Gran Corte Criminale di Teramo, che lo processò a più riprese nel 1851, con l’accusa di aver guidato, nel 1848, una sommossa durante una festa a Cologna, al grido di “Viva l’Italia, Viva la libertà, Viva Carlo Alberto” e di essere stato, nello stesso anno, uno dei mandanti della uccisione del parroco di Guardia Vomano, don Pantaleone Bindi.
il processo si risolse con una condanna a morte, eseguita mediante ghigliottina, sul ponte Vezzola di Teramo e con altre condanne all’ergastolo.
Romualdi si rifugiò in Liguria, dove esercitò la professione di medico per quasi un decennio. Il figlio diciassettenne Alessandro, volontario garibaldino, morì nella battaglia del Volturno (1860) e altri due figli, Carlo e Pasquale, parteciparono alle vicende politiche del Risorgimento.
Univa pensiero e azione, secondo gli ideali mazziniani.
Aveva una accurata formazione umanistica. Era convinto, come Manzoni, che l’Italia dovesse essere “una d’arme, di lingua (non ‘d’altare’, perché dispose che il suo funerale fosse solo civile, escludendo ogni forma di partecipazione religiosa), di memorie, di sangue, di cor”.
Dedicò alcuni fortunati scritti a un problema che già cominciava a dibattersi. Come potevano intendersi gli italiani quando parlavano e scrivevano, dal Piemonte alla Sicilia? Manzoni, dopo varie incertezze (la famosa “risciacquatura in Arno”), aveva trovato un modello, la lingua parlata a Firenze, esempio di incontaminata purezza e vi aveva adattato i “Promessi Sposi”.
Romualdi va alla radice. Bisogna iniziare dall’ortografia. Pubblica nel 1860 e nel 1863 (seconda edizione) in Oneglia, presso la tipografia di Giovanni Ghilini, il manuale “Ortografia italiana ed elenco di voci legitime ed alterate”, preceduto da un avviso al lettore, che porta l’indicazione “Montepagano, Abruzzo Ultra 1°”, una vera e propria dedica.
Venticinque anni dopo esce il volume “Suggetto e sue varietà determinanti l’uso degli ausiliari avere ed essere” (Teramo, Tipografia Marsili 1880, seconda edizione 1885).
Se in politica Romualdi era “sovversivo” per la Gran Corte Criminale, in linguistica dovrebbe essere considerato un conservatore, al massimo un blando riformista. Il suo modello ha scarsi riferimenti al parlato.
È un succedersi di norme e prescrizioni, forse necessarie, ma un po’ troppo rigide e pedantesche, che imbrigliano la fantasia e la libera creazione. Sorvola sulle “parole nuove” e su qualche termine straniero, che meritavano di essere sdoganati.
Tornato, dopo l’esilio, nel paese natale, si costruì un villino in prossimità della spiaggia.
Nel 1861 cominciò a chiamare “Rosburgo” l’apprezzabile aggregato di abitazioni e fece riportare il nome sul quadrante di una meridiana. Nel 1878, insieme ad altri proprietari, rivolse istanza al Comune, affinché la denominazione fosse recepita negli atti ufficiali. Senza comprensibile motivo la richiesta non fu sottoposta all’attenzione del Consiglio Comunale.
Nessuno si preoccupò di riproporla. Divenne oggetto di derisione e di battute salaci. Romualdi difese la sua creazione, chiarendo che significava “Borgo di rose”.
“Inoltre, nella dissertazione etimologica – scrive Raffaele D’Ilario – il dotto medico fa derivare ‘Rosa’ da ‘Ros’, vocabolo con il quale i Greci indicavano il ‘Capo’, la parte creatrice del corpo umano”. Forse era un presagio: il paese sarebbe diventato il “Capo” della comunità.
Inaspettatamente, otto anni dopo il rinvio da parte del Consiglio Comunale, apparve sul “Corriere Abruzzese” la notizia che “sotto il nome di Rosburgo stava per entrare nel dominio dei geografi il nuovo paese sorto sulla spiaggia di Montepagano, tra le due stazioni ferroviarie Mutignano e Giulianova”.
Chi lo aveva stabilito? Mistero.
Il consesso municipale ne prese atto il 14 ottobre 1886 e si adeguò. Nel frattempo (12 luglio 1886) Ciro Romualdi era morto. Senza vedere realizzato il suo sogno, per il quale tanto si era battuto.
Destino condiviso con altri “sovversivi”.
Mario Giunco
|